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Incontro/presentazione a Chieti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 09 Febbraio 2015

 
Solstizio inverno 2014 PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo RISTAGNO   
Giovedì 29 Gennaio 2015

“...ABRAXAS è un Dio che voi non avete conosciuto, perchè gli uomini lo hanno dimenticato. È più indistinto ancora di Dio e per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o Sole... Abraxas sta al di sopra del sole...il sole ha un effetto definito, e quindi ci appare molto più effettivo di Abraxas che è indefinito...

Abraxas è il Dio duro a conoscere, il suo potere è il più grande perchè l'uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l'infimum malum, ma di Abraxas la vita, indefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male.

 

… ciò che il dio sole dice è vita, ciò che il demonio dice è morte. Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme. Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile.

È splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda. È bello come un giorno di primavera, è l'ermafrodito del primissimo inizio. È la pienezza che si unisce col vuoto. È il santo accoppiamento. È l'amore e il suo assassinio. È il santo e il suo traditore. È la luce più splendente del giorno e la notte più scura della follia.

 

… Dio dimora dietro il sole, il demonio dietro la notte. Ciò che Dio genera dalla luce, il demonio lo spinge nella notte. Ma Abraxas è il mondo, il suo divenire e il suo passato.

 

… Ogni stella è un dio, e ogni spazio che una stella riempe è un demonio. Ma la vuotezza e pienezza del tutto è il PLEROMA.

L'effetività del tutto è Abraxas al quale sta opposto soltanto l'irreale.

Uno è l'inizio, il Dio Sole.

Due è Eros, perchè unisce due insieme e si estende in splendore.

Tre è l'Albero della Vita, perchè colma spazio  con forme corporee.

 

… La molteplicità degli dei corrisponde alla molteplicità degli uomini.

Innumerevoli dei attendono per diventare uomini. Innumerevoli dei sono stati uomini. L'uomo partecipa alla natura degli dei, proviene dagli dei e va verso Dio.

 

… La distinzione porta all'unicità. L'unicità è opposta alla comunione. Ma, data la debolezza dell'uomo, la comunione  è necessaria...

Nella comunione ogni uomo si sottomette agli altri, di modo che la comunione sia mantenuta, perchè voi ne avete bisogno.

Nell'unicità l'uomo singolo deve essere superiore agli altri, di modo che ogni uomo appartenga a se stesso ed eviti la schiavitù.

Nella comunione ci deve essere continenza, nell'unicità ci deve essere prodigalità.

La comunione è la profondità, l'unicità è l'altezza.

La giusta misura nella comunione purifica e preserva.

La giusta misura nell'unicità purifica e aggiunge.

La comunione ci dà calore.

L'unicità ci dà la luce.

 

… L'uomo è una porta attraverso la quale, dal mondo esterno degli dei, dei demoni delle anime, si passa nel mondo interiore, dal mondo grande al più piccolo. Piccolo è l'uomo, una nullità, quando lo avrete già alle spalle vi troverete ancora una volta nello spazio senza fine, nell'infinità più piccola o più intima. A incommensurabile distanza c'è una singola stella allo zenith. Questa è il Dio singolo di questo singolo uomo, è il suo mondo, il suo pleroma, la sua divinità. In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo. Questa stella è Dio ed è la meta dell'uomo. È il suo Dio singolo che lo guida, in lui l'uomo giunge al riposo, verso di lui procede il lungo viaggio dell'anima dopo la morte, in lui brilla come luce tutto ciò che l'uomo riporta dal mondo più grande. ...Quando il mondo più grande si raffredda, la stella risplende. Nulla c'è tra l'uomo e il suo singolo dio, per quanto l'uomo possa distogliere gli occhi dallo spettacolo fiammeggiante di Abraxas. Qui l'uomo, là il Dio. Qui debolezza e nullità. Là potere eternamente creativo. Qui null'altro che tenebre e vapore glaciale, là IL SOLE E NIENT'ALTRO CHE SOLE.”

 

tratto da I sette sermoni di C. G. Jung. In questo testo Jung si identificò, parafrasandolo, con lo scrittore gnostico Basilide inizio del secondo secolo dopo Cristo.

 


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