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Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
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Gli ebrei hanno voluto la guerra PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 23 Agosto 2015

Autori: Luchini, Evola, Scaligero, Preziosi.
Titolo: Gli ebrei hanno voluto la guerra
Formato: 15 x 21 brossura
Data di pubblicazione: 2015
Pagine: 80 Prezzo: 15 Euro


Dopo anni di oblio, finalmente disponibile la ristampa integrale di un testo indispensabile per comprendere che i veri responsabili del secondo conflitto mondiale furono l ' ebraismo internazionale e le servili potenze democratiche occidentali.
Il volume, pubblicato per la prima volta nel 1942 ed ora riproposto dalle Edizioni di Avanguardia, contiene gli scritti di cinque tra i più qualificati studiosi del tempo sulla “questione ebraica ”.
Attraverso i loro lucidissimi saggi gli Autori ci illustrano i retroscena e le motivazioni che nel 1939 portarono l'internazionale ebraica a dichiarare guerra alla Germania Nazionalsocialista.
Completano il volume il memoriale che Giovanni Preziosi inviò all'inizio del 1944 al Duce e due scritti di Maurizio Lattanzio.

 
Fronte dell'Est - Gli italiani in Russia PDF Stampa E-mail
Scritto da Parsifal   
Martedì 30 Ottobre 2012

Orazio Ferrara

Di questa monografia, edita dalla Delta Editrice di Parma nella collana I libri di War Set e che racconta di una spietata e allucinante campagna di guerra in cui la pietas sembrava scomparsa, stralciamo un passo tratto dal capitolo "Italiani brava gente":

«(…) a far da contraltare a questa concezione belluina della guerra c'era quella dell'esercito italiano, la cui massa di soldati era ancorata ai valori della terra e della famiglia e quindi lontano le mille miglia dal pensare di commettere violenze contro le popolazioni civili locali. Anzi gli italiani tendevano a fraternizzare, ricambiati, con quest'ultime. Contro il nemico in armi non nutrivano affatto odio, la qual cosa però non proibiva di combatterlo accanitamente e di portare quindi onorevolmente le stellette (…) Eppure c'è stato qualche nostro studioso che ha usato in modo beffardo la definizione "italiani brava gente"  per dire ma quando mai gli "italiani brava gente". E giù, per portare  sostegno alla sua tesi, a citare episodi di assassini, stupri, saccheggi, stragi di cui si erano resi colpevoli i nostri soldati. Tralasciamo le tesi denigratorie di chi non riesce neppure a nascondere troppo bene le motivazioni politiche e ideologiche che lo spingono a ciò. Parliamo dello studioso serio, che porta documenti e prove. Generalmente gli episodi contestati sono opera di singoli o di piccoli gruppi, rarissimi da parte dei comandi o di interi reparti. Episodi comunque da deprecare e da condannare senza attenuanti, senza ma e senza se. Si potrebbe facilmente obiettare poi che la guerra purtroppo non è mai stata una serata di gala. D'altronde episodi efferati si sono verificati in tutti gli eserciti e in tutti i tempi, come dimostrano anche le guerre recentissime. Per restare alla seconda guerra mondiale citiamo, per tutti, gli episodi che videro coinvolti reparti dell'esercito americano, il più democratico del tempo, nell'invasione della Sicilia del 1943 e che macchiarono il loro onore militare con l'uccisione sistematica di soldati italiani già arresisi (vedi strage di Biscari) e con stragi contro civili (vedi Canicattì). (...) Da noi, pur nella tregenda di una guerra apocalittica, funzionava un tribunale di giustizia militare, che aveva il coraggio di emettere sentenza di condanna a morte contro un nostro soldato, colpevole di aver ucciso un civile russo. Oppure di promuovere un processo penale militare a carico di un soldato resosi responsabile di un furto di una gallina ai danni di un russo; questo a Bologna il 17 luglio del 1943. Oh, incredibile e cara burocrazia del Regio Esercito! Negli anni Sessanta restava ancora nelle patrie galere un soldato imputato per fatti accaduti sul fronte russo, solo la grazia concessa dal Presidente della Repubblica del tempo gli ridiede la libertà nel 1962. Tutto ciò la dice lunga sulla correttezza del nostro comportamento sul fronte russo. Gli abusi furono sempre perseguiti (...)»

 

Fronte dell'Est - Gli italiani in Russia

Delta Editrice

 
Nicola Rao: la Fiamma e la Celtica PDF Stampa E-mail
Scritto da Parsifal   
Mercoledì 24 Ottobre 2012

LA FIAMMA E LA CELTICA Sessant'anni di neofascismo
da Salò ai centri sociali di destra

© 2006 Sperling & Kupfer Editori

408 pagine; € 12,00

 

 

Descrizione:

È il 30 marzo 2006. Per le strade dell'Eur un'auto investe, uccidendolo, un uomo a bordo di uno scooter. Quell'uomo è Peppe Dimitri. La notizia sembra passare quasi inosservata, ma il suo funerale, due giorni dopo, richiama una folla di ministri, parlamentari, ex terroristi, giovani militanti, ultrà da stadio e gente comune, riuniti per salutare quello che, per molti, e il simbolo di un'idea: mantenere in vita il fascismo dopo la fine del regime. In questo libro, Nicola Rao ha ascoltato decine di testimoni, raccolto le voci dei protagonisti, per ricostruire la storia completa di questa idea, sorta dalle ceneri del dopoguerra e sopravvissuta alla "svolta di Fiuggi".
 

Notizie sull'autore:

Nicola Rao (Latina, 1962) è un giornalista, scrittore e opinionista italiano. Per anni ha condotto ricerche sui fenomeni di terrorismo nazionale ed internazionale, pubblicando alcuni libri editi dalle case editrici Mursia, Marsilio e Settimo Sigillo.
Attualmente svolge l'attività di giornalista parlamentare per il TG2.

 

Recensione di Elia Pirone:

“Sessant’anni di neofascismo da Salò ai centri sociali di destra”. Così recita il sottotitolo del libro di Nicola Rao, “La fiamma e la celtica”, facente parte della collana “Le radici del presente”, diretta da Luca Telese. Si tratta senza dubbio di un notevole spaccato della galassia della destra italiana, “la storia del neofascismo raccontata dalla voce dei protagonisti”. Non solo, è anche un viaggio all’interno del simbolismo di destra e della sua evoluzione, un trattato sulle metodologie del “far politica” dei molti gruppi, movimenti, partiti che si sono succeduti ed evoluti nel tempo. Così abbiamo il tentativo di riscossa post-Salò dei Fasci di Azione Rivoluzionaria (FAR) quasi tutti ex reduci della GNR e della X Mas, e i nuovi progetti odierni che vedono la nascita dei centri sociali di destra, come Casa Pound, e del cosiddetto “squadrismo mediatico”. Tutto questo passando per la nascita del Movimento Sociale Italiano, primo partito di matrice neofascista inserito nel contesto istituzionale, e poi ancora con Borghese il Principe Nero, il filosofo Evola, Ordine Nuovo, Terza Posizione e i NAR, fino a giungere al noto – ahimè – strappo di Fiuggi e l’avvento di Fini che smantella il partito che fu di Almirante e fonda quell’ibrido che è Alleanza Nazionale. Come potete vedere, è un’opera che spazia molto tra l’universo nero italiano, e senza dubbio possiamo considerare il lavoro di Rao pregevole dal punto di vista della capacità di sintesi, ben strutturata e contenutisticamente efficace. Pur avendo la consapevolezza che un’opera di quattrocento pagine non può avere la pretesa di esplicitare tutte le questioni legate al vastissimo e frammentario universo della destra radicale italiana, chi volesse prendere visione delle “basi” politiche dell’area neofascista può benissimo acquistare questo libro, che si configura appunto come “prima pietra” sulla quale costruire – con altre più specifiche letture – non già una conoscenza più completa, bensì un approccio più approfondito alle varie tematiche prese in esame da Rao. Segnalo inoltre un capitolo interessantissimo che riporta ampi stralci del diario di Emanuela Sessa, entrata in Lotta Studentesca ad appena 14 anni (era il 1977); la documentazione citata da Rao in questo capitolo vale più di mille parole e dunque lascio ai lettori il compito di scoprire quanto riportato nel diario di Emanuela. Concludo menzionando i “consigli per l’uso” al termine del volume, che vogliono essere – a detta dell’autore – “una bibliografia ragionata e molto personale” nella quale Rao segnala libri, musica, siti web, film riguardanti tematiche care alla destra.

 
Rudolph Von Sebottendorf: la pratica operativa della antica Massoneria turca PDF Stampa E-mail
Scritto da Parsifal   
Lunedì 22 Ottobre 2012

Ci chiedono spesso del perchè della limitazione che certe leghe, associazioni, e simili ebbero dopo il 1933 in Germania. Crediamo che non vi sia migliore risposta – abbinata a un po’ di acume e di conoscenza su quel che furono gli anni tra metà XIX secolo e inizi del XX – di postare l’introduzione a quello che lo stesso Von Sebottendorf chiama “piccolo libro”, ovvero “La pratica operativa della Antica Massoneria Turca“, edito da Il Delfino nel 1980.

PREFAZIONE

Libelli habent sua fata (*)

Il manoscritto appartiene al libro. Il manoscritto di questa opera era già terminato, benché con una presentazione diversa, durante i primi anni dell’ultima guerra; tuttavia certi avvenimenti sfavorevoli di altro ordine si sono frapposti (impedendo) la sua pubblicazione.

Oggi ho approfittato di un soggiorno in Svizzera (soggiorno che non è, d’altronde, assolutamente volontario) e durante questo periodo ho rielaborato il manoscritto ed ho potuto affidarlo alla stampa.

Tutto sommato è meglio che questo manoscritto non sia stato stampato prima, invero gli spiriti sono maggiormente recettivi al giorno d’oggi, una scoperta mette nel dimenticatoio l’altra ed ognuna è un colpo di grazia alla filosofia materialista, al falso monismo. Non è forse solo ieri che, contrariamente a tutto quanto potevamo pensare in precedenza, ho letto che si è giunti adesso a disintegrare l’atomo di azoto, scomponendolo in idrogeno ed elio?

Ogni attento osservatore degli avvenimenti che si sono svolti in Oriente nel corso di questi ultimi anni ha dovuto domandarsi di frequente, con stupore, per capire come fosse possibile che un popolo come il popolo turco, la cui composizione razziale non è assolutamente un tutto omogeneo, abbia potuto sviluppare una tale resistenza da riuscire a cavarsela vittoriosamente da una guerra combattuta contro un mondo ostile, popolato di nemici.

Chiunque, allora, sa quanto questa nazione fosse umiliata (schiacciata) con il contributo di una guerra costante (sopportata unicamente dai Musulmani) già al momento nel quale venne trascinata nella guerra mondiale, non può che meravigliarsi, tanto più, della perseveranza e della sua stabilità di fronte alle condizioni di vita più difficili. Quale differenza esiste dunque tra la Germania, nazione che si trova piegata sotto il giogo di una pace notevolmente spaventosa, da una parte, e la Turchia, paese che ha rifiutato una pace di tal genere e che ha superato le difficoltà generate dalle condizioni (dei trattati) assolutamente differenti, dall’altra?

Nutrito di materialismo, lo spirito moderno tenterà invano di trovare delle ragioni di base, (in realtà) non si fermerà che alle apparenze.

Gli è, in ogni caso, praticamente impossibile realizzare che la direzione e l’insegnamento spirituale ai quali ogni musulmano è sottomesso dalla sua prima giovinezza, da soli, gli hanno permesso di traversare questo periodo estremamente difficile. Abbiamo anche occasione di assistere all’umiliante spettacolo di una gran parte del popolo tedesco che si è gettata nelle braccia dei bolscevichi ed aspetti ogni bene da quelli stessi che hanno deificato il materialismo, mentre vediamo la Turchia, questa piccola nazione indebolita, certamente accettare le risorse che le sono offerte dai Sovietici, ma lungi dal gettarsi nelle braccia del bolscevismo, impedirgli di installarsi sul suo territorio. Ecco dunque, da un lato, un popolo valutato fra i più sviluppati sul piano spirituale che accetta, si direbbe volentieri, un’andatura retrograda, mentre dall’altro, ecco un’altra nazione che veniva generalmente considerata con un certo disprezzo e che si qualificava inferiore, che stima questa andatura (come) retrograda e che ne rigetta non soltanto certe implicazioni, ma anche la semplice idea.

« Prima attacca il tuo asino, poi affidalo a Dio » dice un proverbio turco.

Agli occhi dell’Occidente l’Islam, come religione, si è praticamente sclero tizzato. Nulla è più sbagliato di questa opinione. L’Islam è ben più vivo della religione cristiana.

Ed ha d’altronde dimostrato questa sua vitalità. Il presente studio ci mostra molto chiaramente la sorgente della potenza dell’Islam; ci spetta il mettere a profitto, del pari, questa sorgente per il maggiore benessere della religione cristiana. È l’acqua viva di questa sorgente che fu l’elemento fecondante dei primi periodi della Chiesa e che, nel Medio Evo, diede origine alla prosperità più opulenta; il materialismo e il razionalismo, da soli, sono riusciti a disseccare questa sorgente.

Svelandola, non commetto qui alcuna profanazione, nessun sacrilegio, chiunque legga questa opera con attenzione e decida di dedicarsi agli esercizi che vi sono descritti, non può utilizzare abusivamente le forze così acquisite, poiché solo colui che è animato dalla sincerità, dal coraggio e dalla risoluzione potrà portare a termine i suddetti esercizi con profitto.

Scrivendo « profitto » io non intendo evidentemente la riuscita esteriore che non potrà manifestarsi che quando l’essere sarà diventato positivo fino in fondo alla sua essenza. Gli esercizi del massone orientale non sono d’altronde null’altro che una azione esercitata su di sé stesso e tendente a nobilitarlo, a permettergli di acquisire una conoscenza maggiore.

L’esposizione che segue dimostrerà che essi rappresentano il segreto della Rosa-Croce, le scoperte degli Alchimisti, la realizzazione di quanto fu la passione dei cercatori: la pietra filosofale.

Io infatti dichiaro: non vi è nulla oltre, è questa la sommità, l’unica straordinaria che possa attendere colui che cerca la conoscenza. Non chiedo al lettore di credermi sulla parola ma (invece) gli darò la dimostrazione di ciò che sto per esporre, dimostrerò che la massoneria orientale, ancor oggi, vive fedele ai filosofi antichi che la massoneria moderna ha dimenticato; conviene, in effetti, dall’inizio, dire che la Costituzione Libero-Muratoriana del 1717 non costituisce che una deviazione dalla retta via. Effettivamente, non sono le leggi che, prese all’esterno di lui, possono determinare la salvezza dell’uomo. Queste leggi sono sempre trasgredite da altre e dovranno sempre essere rimpiazzate da altre leggi; non è mai una azione che emana da noi stessi a poterci portare la salvezza.

Colui che può seguire coscientemente e rispettare le leggi divine e considerare non come una costrizione ma come un dovere queste leggi, opera nella verità per il miglioramento dell’essenza della umanità e, di conseguenza, al miglioramento dell’essenza dell’individuo. Le leggi divine sono, d’altronde, perfettamente esplicite (lett. chiare). Io non farò al lettore che una sola richiesta: bisogna che sia cosciente dell’unione in Dio; senza questa convinzione gli esercizi non gli saranno di alcuna utilità. A colui che crede ancora all’antico monismo, quale venne insegnato da Bùchner e da Hàchel, io consiglio, se realmente cerca la vera conoscenza, di leggere con oggettività uno dei loro oppositori, per esempio Surya ed il suo « Vero o falso monismo ».

Adesso, piccolo libro, vai per la tua strada, l’ora è propizia. Io ho messo mano a questa introduzione il 3 febbraio 1924 alle 12 e 30, vale a dire nel mezzo del giorno, a 46° di latitudine Nord ed a 9° di longitudine Est.

Diffondi grandemente la redenzione, grazie alla vera conoscenza.

(*) « Anche i piccoli libri hanno il loro destino »…

http://thule-italia.com/wordpress/archives/6630

 

 
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