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Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
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L' AVVENTO DELL' ANTICRISTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunità Politica di AVANGUARDIA   
Lunedì 11 Febbraio 2013

Joseph Ratzinger, deus ex machina teologico agente dietro le quinte del Secondo Concilio Vaticano, cioè la più vasta opera di sovversione mai compiuta in duemila anni di storia, ha dato l’ultima spallata alla già traballante Cattedra di Pietro (la Chiesa di Giovanni, la Chiesa interiore, ahinoi! si occultò nel lontano 1244, a Montségur).

Oggi, tutti i fogli sistemici ritraggono in prima pagina il “papa dimissionario”: l’ebreo Ezio Mauro, direttore del foglio ebreo-sionista “la Repubblica” (proprietà dell’ebreo-sionista Baruch De Benedetti), osserva, estasiato: “la modernità irrompe in Vaticano!”. L’apparente, quanto irrisoria, giustificazione del Ratzinger: “lascio per l’età avanzata e per il bene della Chiesa”, sterco disinformativo da propinare alla massa telelobotomizzata.

Joseph Ratzinger, superando in empietà il suo degno predecessore Wojtyla, in otto anni di “pontificato” (usiamo questo termine per comodità lessicale), ha oltraggiato il cattolicesimo come più non avrebbe potuto, genuflettendosi di fronte ai suoi peggiori nemici storici: la comunità ebraica romana, gli anglicani, i sionisti (molteplici tentacoli della stessa PIOVRA GLOBALE) e perfino i bersaglieri, i discendenti di coloro i quali, nel 1870, gettarono le basi per la distruzione del potere secolare cattolico (nel 2010, in occasione del 140° anniversario della “breccia di Porta Pia”, Ratzinger si fece ritrarre con un cappello piumato sulla testa).

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GIOCHI DI GUERRA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI   
Sabato 09 Febbraio 2013

L’ex “mare nostrum” è divenuto un pantano sovraffollato dalle Marine Militari di mezzo mondo. Mentre i cieli d’Italia, da Capo Passero all’intero arco alpino, si trasformano in reticoli chimici, sintomi evidenti di una guerra non ortodossa in atto, i vascelli della N.A.T.O., della Federazione Russa, della Repubblica Popolare Cinese, di Israele e di chissà quanti altri intrusi sfiorano le nostre coste in attesa di un segnale. Il perché di ciò è presto detto: la Repubblica di Siria rappresenta uno degli ultimi Contrafforti ostili al trionfo del mondialismo giudeo-sionista. Bashar al-Assad, in verità, può contare solo su una minoranza di fedelissimi. La Repubblica di Siria è un mosaico etnico-confessionale all’interno del quale gli Alawì, cioè gli gnostico-shi’iti al potere, rappresentano poco più del 10% degli abitanti: Drusi, Armeni, Curdi, Circassi, Turcomanni sono elementi instabili, sempre pronti a innescare tensioni sociali utilissime al nemico; gli Arabi sunniti, a loro volta frammentati in ulteriori sottogruppi, rimangono completamente permeabili alla propaganda dei burattini del sionismo dissimulato (qatarioti, sauditi, etc.).

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SOLI CONTRO TUTTI. PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Venerdì 01 Febbraio 2013
“Se il mondo delle democrazie plutocratiche ha scatenato proprio contro la Germania nazionalsocialista la più selvaggia delle guerre e dichiara che il suo supremo scopo di guerra è la distruzione di questa Germania, ciò non è che una conferma di quanto sapevamo già: e cioè che il pensiero dell’unità nazionalsocialista ha reso il popolo tedesco particolarmente pericoloso anche agli occhi dei nostri avversari, perché lo rende invincibile. Al di sopra di tutte le classi sociali, professioni, religioni, e di tutti gli altri grovigli della vita, si innalza l’unità sociale degli uomini tedeschi senza riguardo alle condizioni e alle origini, consacrata nel sangue, forgiata da una vita millenaria, resa compatta dal comune destino sia nel successo che nella rovina. Il mondo desidera il nostro dissolvimento. La nostra risposta può soltanto essere il rinnovato giuramento di rimanere sempre uniti indissolubilmente. Il loro scopo è la scissione tedesca. La nostra fede, l’unità tedesca. La loro speranza è il successo degli interessi capitalistici, e la nostra volontà è la vittoria della comunità nazionalsocialista… In quasi quindici anni di lavoro faticoso, il nazionalsocialismo ha liberato il popolo tedesco dallo stato di tragica disperazione, con un lavoro senza precedenti nella storia ha ridato alla nazione una coscienza e ha scacciato i miserabili spiriti della capitolazione disfattista, ha creato le premesse politiche per il riarmo. Ciò nonostante, per molti anni io sono stato pronto a porgere al mondo la mano per una vera intesa. Ma il mondo ha respinto l’idea di una conciliazione dei popoli basata sulla parità di diritti di tutti”.

Adolf Hitler
 
LA BELLEZZA PERDUTA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Venerdì 01 Febbraio 2013
“Chi può seriamente dubitare circa l’esistenza di un’anima finemente modellata negli animali? Non saprei proprio. L’idea di ammazzare e di mangiare una creatura con una vita interiore così sensibile rispetto a quella della maggior parte degli uomini è orribile. Non credo che l’anima degli altri animali – animali che costituiscono un alimento “normale” per l’uomo – sia di un livello inferiore di quella di un cane”.

Rudolf Hess
 
PERLE DI SAGGEZZA DI UN PASSATO GLORIOSO. PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunità Politica di Avanguardia   
Venerdì 01 Febbraio 2013
"...Si potrebbe definire l'ebreo come un'incarnazione deviata del complesso d'inferiorità. Non lo si può colpire più profondamente che descrivendolo con la sua effettiva essenza. Chiamalo mascalzone, farabutto, mentitore, criminale, assassino e omicida. Tutto ciò lo toccherà appena, internamente. Guardalo calmo e severo per un breve tempo e digli: «tu sei proprio un giudeo!» e ti accorgerai con stupore come nello stesso istante egli diverrà insicuro, imbarazzato e consapevole della propria colpa".

Paul Joseph Goebbels
 
LA GRANDE DERATTIZZAZIONE ERA INIZIATA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Mercoledì 30 Gennaio 2013
30 gennaio 1933: ottant’anni fa Adolf Hitler diveniva Cancelliere del Reich. Quella stessa sera, le sue truppe d’assalto sfilarono in parata alla luce delle torce. La Germania tornava ad esser libera! In quel giorno, dalle centrali dell’Alta Banca ebraica disseminate ovunque si alzò un urlo di disperazione: decine di milioni di Tedeschi erano state liberate dall’artiglio della Grande Usura.
Da allora in poi non sarebbe stato più possibile creare moneta dalla moneta, cioè “credito” dal debito. Da allora in poi, piccoli e grandi parassiti dei lavoratori e dei pensionati tedeschi avrebbero cominciato a sciamare fuori dalla rinata Germania.
Era iniziata la GRANDE DERATTIZZAZIONE!
 
TEMPO QUALITATIVO ED ESTINZIONE DEL VALORE DELLA MONETA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Martedì 29 Gennaio 2013

…il termine reale della tendenza che conduce gli uomini e le cose verso la quantità pura non può essere che la dissoluzione finale del mondo attuale” (1).

Diciamo subito che, quando si parla di mondo attuale, quel che se ne può dire è che esso è il prodotto di una sequela di devastazioni di ordini e di idee che vanno ben oltre la nostra capacità di comprensione. Gli eventi a cui stiamo assistendo in quest’ultimo torno d’anni, che vanno sommandosi come addendi di quantità sempre più nefaste, procedenti verso la completa saturazione, rappresentano il moto d’allontanamento intrapreso dall’anima umana opposto a quello necessario per ritornare all’ “En” platonico (“Ordinatio ad Unum”): “L’anima… ricondotta all’Intelligenza è molto più bella” (2). E’ anche utile chiarire che questo progressivo allontanamento dal Bene originario non può essere arrestato. Cosa sarebbe la tanto decantata “globalizzazione”, se non l’instaurazione di ciò che Guénon chiama il “Regno della Quantità”?

Si rifletta anche su come questo movimento di dissoluzione segua il verso Est-Ovest, lo stesso movimento apparente del sole; allo stesso modo, questo ciclo non può non seguire lo stesso verso. L’America, infatti, rappresenta il terreno di coltura dell’ultimo uomo. Questo potere stante sotto la stessa manifestazione (dunque nell’infraumano) possiede intere legioni di demoni al suo servizio, sia che indossino divise mimetiche o che si sbraccino, urlanti e madidi di sudore, nei carnai di Wall Street (“HYLE ”, in greco, significa anche “ciò che estende le proprie radici nell’oscurità sotterranea”). Com’è noto, la manifestazione si compone di forma e materia, ma la materia pura, assolutamente informe, è, di fatto, un’astrazione (ci si rammenti della “nausea” sartriana).

Non è un mistero che il mondo moderno avanzi, oramai da almeno sette secoli, in questa pericolosa direzione, cioè verso l’assoluto informe. “…si potrebbe anche dire che la “materializzazione” esista come tendenza, ma che la “materialità”, termine ultimo di questa tendenza, sia uno stato irrealizzabile” (3). La sostanza universale è quel principio tenebroso, stante al di sotto della stessa manifestazione, che permane come limite irraggiungibile: qualcosa paragonabile a un limite matematico. Quando si parla di “limite matematico”, si intende qualcosa di eternamente sfuggente: si pensi solamente al rapporto 1/0, cioè l’unità divisa per la nullità, il cui risultato non può che condurre all’indefinito matematico. E’ evidente che ogni spiegazione del mondo basata sull’esperienza, in quanto approccio dal di fuori dell’essenza delle cose, non può che essere semplice rappresentazione (spiegare l’universo per il tramite del concetto, come intuì Platone, è tentativo destinato al fallimento). Già Leibniz aveva dimostrato tutta la fallacia del meccanicismo cartesiano. Da Cartesio in poi, infatti, intere schiere di materialisti hanno tentato di spiegare le differenze esistenti nella manifestazione come derivate dalla pura quantità: le qualità presenti nell’uomo sarebbero accidentali, deriverebbero cioè da variazioni delle quantità di particelle elementari. Questo è il solito escamotage col quale la tendenza materialistica, oggi dominante, tenta di spiegare ancora una volta il superiore per mezzo dell’inferiore, la qualità per mezzo della quantità. Oggi, questo metodo gnoseologico sta cominciando a venir meno sotto ogni aspetto -si pensi solamente all’ottusa volontà di aggiungere un passo in più nella ricerca verso l’“infinitamente piccolo”, quasi che la divinità si celasse in qualche remota regione subatomica-, come se quella finta alterità del “cogito” cartesiano -la “res extensa”- avesse deciso di farsi beffe di tutti i suoi ciechi epigoni materialisti. “La stessa idea di materia… ciò che essa più o meno confusamente esprime, non è in ogni caso nient’altro che un limite, il quale, nel corso della discesa… non potrà mai essere raggiunto (4). Il termine “Materia” è, dal punto di vista semantico e da quello semiologico, direttamente collegato al termine “Mater”. E’ nota la visione del mondo, apparentemente di tipo binario, delle civiltà tradizionali, come l’indo-iranica o la pitagorica, all’interno delle quali il Principio uranico e maschile si contrappone a quello demetrico-feminile: in tal modo, la Luce si contrappone alla tenebra, l’Unità alla molteplicità, la Forma alla materia, l’Essenza alla sostanza, Purusha a prakriti

E qui vige il sommo paradosso: anche se la discesa intrapresa dall’ultimo uomo rappresenta un limite, essa, tuttavia, giungerà, come un nero uccello planante dal cielo. Ciò significa che la realtà supererà d’un balzo l’abisso, raggiungendo, in un’esplosione fantasmagorica, l’“irraggiungibile”, concludendo –così- un intero ciclo cosmico. Poiché il tempo diviene ciclicamente, non certo per via rettilinea e progressiva -come pretenderebbero i contro-iniziati all’evoluzionismo-, esso accelera man mano che ci si avvicina alla “fine”. La manifestazione, infatti, è governata da leggi cicliche, poiché la circolarità e la sfericità rappresentano le migliori configurazioni cosmiche cui sottostà ogni fenomeno, dalle galassie alle gocce d’acqua. “Uno degli esempi più notevoli si ritrova nella proporzione decrescente delle durate dei rispettivi Yuga, il cui insieme forma il Manvantara. E’ proprio per questa ragione che gli avvenimenti si svolgono ad una velocità che va aumentando senza posa, e che continuerà ad aumentare fino alla fine del ciclo; si tratta di una specie di progressiva contrazione della durata, il cui limite corrisponde al punto d’arresto” (5). Volendo effettuare un paragone tra Macrocosmo e microcosmo, tra il Mondo e il singolo individuo, diremo che il primo invecchia con lentezza all’inizio -come accade a un bambino-, secondo la proporzione esistente nei numeri in serie decrescente 4, 3, 2, 1 -il cui totale dà comunque 10, cioè l’insieme di un ciclo vitale completo-, poi, sempre più velocemente, tende al completamento dell’ultimo Yuga concludente un intero ciclo cosmico. Lo stesso accade all’individuo umano, allorché il tempo qualitativo della decrepitezza si manifesta di gran lunga più rapidamente di quello dell’infanzia (è sufficiente ripercorrere con la memoria la prima decade della nostra vita e paragonarla all’ultima vissuta). Il punto d’arresto (apparente), cioè la morte, rappresenta il limite matematico separante la senescenza della vita precedente dalla rigenerazione di quella successiva, ma in un altro stato dell’Essere.

Ora, essendo il Cosmo e l’individuo inestricabilmente connessi (in quale modo sorprendente, al decadere disastroso di ogni etica umana corrisponda un proporzionale aumento del caos anche a livello meteorologico, tellurico, è sotto gli occhi di tutti), è semplice prevedere la fine prossima del mondo attuale, cioè di questa dimensione della materia. Scopo di questo studio sarà, dunque, tentare di descrivere in quale modo, al decadere della manifestazione, dunque con l’avvenuta fase di accelerazione del moto involutivo di cui l’uomo attuale è carnefice e vittima di se stesso, con la statuizione definitiva dell’èra economica, la moneta, da strumento avente benefiche ragioni e finalità simboliche dettate dall’originaria Autorità spirituale, sia divenuta mezzo pel raggiungimento della “damnatio animae” di tutti quei popoli asserviti allo ipercapitalismo, cioè vittime più o meno coscienti di quel potere che ha portato sul trono del Mondo l’Avversario in persona.

Quando si parla di “usurocrazia”, si intende questo: la creazione di moneta dalla moneta, cioè di un “credito” da un debito. Non abbiamo mai creduto alla buona fede di economisti e politologi di regime, allorché iniziano le loro geremiadi vòlte a identificare la causa della crisi economica attuale (vanno identificandola nella speculazione dei sì detti “mutui subprime”, ma sanno che essa è ben anteriore) quando non addirittura la cura, poiché essi tralasciano sempre di penetrare nel nocciolo del problema. Ora, s’è mai udito uno di questi Soloni chiedere perché il potere d’acquisto della moneta tenda sempre a diminuire e mai ad aumentare? La risposta a questa domanda è celata nel concetto di “degenerazione della moneta”.

Come osservato precedentemente: all’involuzione dell’anima umana corrisponde l’involuzione di tutto l’universo: “…se ci si attiene al semplice punto di vista “economico”, com’è inteso oggi, sembra proprio che la moneta sia qualcosa che appartiene interamente al “regno della quantità” (6). “...Poiché la quantità pura si trova al di sotto di ogni esistenza, quando si spinge la riduzione alle sue estreme conseguenze come nel caso della moneta, non ci si può che trovare di fronte ad una vera dissoluzione” (7). Diciamo subito che la moneta, al pari di tutte le altre forme di esistenza di questo mondo attuale, ha subìto un depotenziamento in senso qualitativo inverso al potenziamento che le si è voluto attribuire dal punto di vista della semplice quantità. La coniazione della moneta ha avuto, in origine, un carattere completamente diverso da quello attuale. E’ sufficiente osservare la simbologia romano-prisca per farsi un’idea della contrapposizione esistente con quella attuale. Anche questo fenomeno non è accaduto per caso. Infatti, nell’Antichità il controllo dell’emissione monetaria era di pertinenza esclusiva dell’autorità spirituale. Se al simbolo del Divus, in àmbito romano, oggi, possiamo contrapporre, come sua antitesi l’“uomo vitruviano” (l’ominide che s’è disfatto d’ogni apertura verso l’Alto), ecco che la moneta medesima inizia ad emanare il suo influsso nefasto sul portatore (rendendolo schiavo di quel potere corrispondente al polo tenebroso della materia informe detto HYLE), obbligandolo, ipso facto, all’indebitamento. Il dio dell’attuale “aristocrazia” del denaro -“In god we trust” sta impresso sulla piramide cabalistica rappresentata sulla banconota da 1 dollaro, accanto al motto “Novus Ordo Seclorum (quest’ultimo termine, sincope di “Saeculorum”)- rappresenta sic et simpliciter l’Avversario. Se a ciò, per soprammercato, si aggiunge l’assenza di valore rappresentativo della moneta medesima, s’ha più chiara la visione che abbiamo in mente.

Tralasceremo, dunque, per comprensibili motivi di spazio, l’approfondimento del paradosso di banconote, come il dollaro o l’euro, aventi pretese egemoniche globali, pur non possedendo né la copertura aurea, né tanto meno quella del lavoro. Ma qual è l’anno zero di quest’epoca di sovvertimento che ha operato -per mezzo dello strumento monetario convertito- il suo malefico influsso sui popoli? Guénon lo individua nel 1307, nel momento in cui il re-falsario Filippo IV di Valois detto “il bello”, con la complicità dell’antipapa di Avignone, Clemente V, defraudò i Cavalieri del Tempio dal potere di battere moneta in quanto legittima autorità spirituale. Se a ciò si aggiunge che in quegli stessi anni -meno di un decennio innanzi- l’Alighieri, non sappiamo quanto ironicamente, codificava il suo capolavoro in una lingua che avrebbe funto da base lessicale e grammaticale del futuro “Italiano nazionale”, ecco che s’ha un quadro più chiaro sulla importanza di quel periodo.

La Croce a bracci uguali -detta “greca”-, simbolo dalla potentissima valenza (adottato dai “Poveri Cavalieri di Cristo”), ha smesso di emanare il suo influsso benefico sul Mondo con la caduta del Terzo Reich. Simbolo del Sacro Romano Impero, ha rappresentato il polo del Bene contrapposto al pentaculum (o “pantaculum”) demonico-afroditico oggi troneggiante da per tutto. La “solidificazione del mondo” è venuta realizzandosi in un arco temporale di svariati millenni (ultima barriera separante il mondo della Tradizione dalle prime ragguardevoli affermazioni della sovversione s’è avuta intorno al VI secolo avanti l’èra volgare), ma sopra tutto, affinché essa si realizzasse, proprio in quanto età innaturale, fu necessario l’impiego di più generazioni di agenti sovversivi: “Evidentemente un tale lavoro non poteva essere portato a compimento in un unico momento, anche se ciò che forse è più stupefacente è la rapidità con cui gli occidentali hanno potuto essere indotti a dimenticare tutto quel che per loro era legato all’esistenza d’una civiltà tradizionale; quando si pensa alla incomprensione totale di cui i secoli XVII e XVIII dettero prova nei confronti del Medio Evo, e ciò da ogni punto di vista, dovrebbe essere facile capire che un cambiamento così completo e così brusco non poté compiersi in modo naturale e spontaneo (8). E’ interessante seguire minuziosamente la parabola del Cristianesimo, dalle sue controverse origini fino alla divaricazione in mille rivoli seguente allo sfaldamento della Chiesa di Roma, quasi che la solidificazione del mondo, per una specie di legge del contrappasso, avesse utilizzato il carnefice della Religione dei padri (volgarmente conosciuta col termine “Paganesimo”) come carnefice di se stesso. Cos’altro sarebbe il Protestantesimo, anche nella variante luterana (la meno detestabile), se non il suicidio dell’assassino? “…occorreva prima di tutto ridurre, per così dire, l’individuo a se stesso, e questa, come abbiamo spiegato, fu soprattutto l’opera del razionalismo, il quale nega all’essere il possesso e l’uso di ogni facoltà di carattere trascendente; è cosa ovvia, però che il razionalismo incominci a far sentire i suoi effetti ancor prima di ricevere tale nome, riferito alla sua forma più particolarmente filosofica, così come vedemmo trattando del Protestantesimo. D’altronde l’“umanesimo” del Rinascimento non era altro anch’esso se non il diretto precursore del razionalismo vero e proprio, giacché dire “umanesimo” significa dire pretesa di tutto ricondurre ad elementi puramente umani” (9).

Per comprendere l’involuzione del valore qualitativo della moneta, ridotta alla rappresentazione non solo di quantità, ma di quantità inesistenti nella realtà, c’è sufficiente osservare la dicotomia “sfera-cubo” (la sfera è tutta potenza, come il germe, l’Uovo del Mondo o l’ovulo umano che sarà uomo, il cubo è pura attualità, è la rappresentazione della passione di Cristo portata a compimento –il “tutto è compiuto!” di evangelica memoria).

Secondo un punto di vista, la moderna massoneria, in tutte le sue varianti attuali, rappresenta una specie di scimmiottatura partorita nel XVIII secolo in Britannia da agenti al servizio della sovversione capitalistica. Compasso e squadra erano, un tempo, gli strumenti sacri necessari alla tracciatura del cerchio e del quadrato, perfettibili ma mai perfetti, realizzabili nella manifestazione fenomenica (cerchio e quadrato sono sezioni bidimensionali della sfera e del cubo). Oggi il compasso è divenuto il simbolo di una società di prestiti ad usura –per esempio: la “Compass”-, tanto per intravedere lo stato di degrado in cui le massonerie attuali sono precipitate. Per comprendere un lembo di verità sull’importanza simbolica di sfera e cubo, diciamo subito che la sfera è la forma primordiale, l’idea più perfetta della manifestazione sottile, poiché essa è simile a se stessa in tutte le sue direzioni (“Ens ipsissimum”): essa è, per così dire, perfettamente autosufficiente, perché contiene in germe tutte le forme della manifestazione, le quali, differendosi da essa, non possono che degradare (non solo il cubo, ma anche, ad esempio, l’ottaedro o il dodecaedro sono degenerescenze formali della sfera). Ecco perché è corretto affermare che la “manifestazione sottile” precede sempre, in un ciclo cosmico, la “manifestazione grossolana”, sì come il Bene sta sempre al principio dei tempi. Infatti, nella simbologia sacra la sfera rappresenta il Cielo, mentre il cubo è rappresentazione della Terra. La sfera è la manifestazione della perfezione dello stato primordiale di un ciclo cosmico, mentre il cubo è la manifestazione della massima decadenza, cioè della massima “solidificazione” -o, se si preferisce: della massima “materializzazione del Mondo”-.

L’opera di sovvertimento di tutti gli Ordini può dunque essere simbolicamente rappresentata come il passaggio dalla sfera al cubo.

Che l’uomo moderno si stia “mineralizzando” in una forma di ottusa immobilità (l’immobilità è l’esatto opposto della olimpica Immutabilità!), è confermato dalla gabbia sociale entro cui si è auto-recluso nel corso degli ultimi secoli. Non è per caso che Dante descriva il punto più basso del cono infernale (l’imo stante quale oppositum del paradiso terrestre) entro cui è infitto il principe delle tenebre dopo la sua estromissione dal paradiso, come una ghiacciaia completamente immobile ed eterna. Si potrebbe, dunque, dire che il cubo rappresenti il limite della manifestazione discendente, cioè il punto d’arresto della manifestazione.

Nel trentaquattresimo canto dell’inferno, l’Alighieri, dando fondo alla sua immaginazione, raffigura perfettamente il punto d’arresto della manifestazione discendente, coincidente con la fissità immobile e ottusa della materia oscura: “Vexilla Regis produerunt inferniLo imperador del doloroso regno, Da mezzo il petto uscìa fuor della ghiaccia…”.

Note:

  1. René Guènon: “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”. “Gli Adelphi” Edizioni, Milano, 2009.
  2. Plotino: “Enneadi”, I 6, 5.
  3. René Guénon: opera citata.
  4. René Guénon: ibidem.
  5. René Guénon: ibidem.
  6. René Guénon: ibidem.
  7. René Guénon: ibidem.
  8. René Guénon: ibidem.
  9. René Guénon: ibidem.

 
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