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Gianfranco Fini il nuovo capo delle pseudo-opposizioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Alfredo IBBA   
Domenica 01 Agosto 2010

Le manovre ostruzioniste di Gianfranco Fini e dei suoi, nei confronti del Cavaliere, si sono concluse con la cacciata di Fini dal PDL da parte dello stato maggiore del partito. Lo stesso stato maggiore ha deciso il deferimento di 3 finiani particolarmente ostici al consiglio dei probiviri, un organo interno al PDL con la funzione di punire i membri del partito che sgarrano, organo di cui fanno parte personaggi della massoneria internazionale e dell’Opus Dei. I parlamentari finiani, nel momento in cui scrivo, stanno rassegnando le dimissioni dal PDL per costituire quel soggetto politico che Fini aveva in progetto da almeno un anno, che ha preso il nome di “Futuro e Libertà”.

Il camaleontico Gianfranco Fini ha assunto ormai il compito di capo dell’opposizione parlamentare, dato che il centrosinistra da anni non ne era più capace. La sinistra è ridotta ad un rottame, ad un cadavere puzzolente, bruciata dagli scandali, dalle sue manifeste incongruenze tra i valori dichiarati e la sua politica effettiva, incapace di darsi una condotta unitaria e un capo condiviso, litigiosa, necessitante sempre di aggregare a se ulteriori formazioni politiche di diverso tipo dando ancora di più luogo ad un condensato ingestibile di tutto e il contrario di tutto. Dacché un sistema parlamentare bipolare esige 2 poli apparentemente contrapposti, se la sinistra non poteva più fare l’opposizione, lo doveva fare qualcun altro. Fini, quindi, diventa la guida della nuova opposizione parlamentare, che raggrupperà diversi partiti: i finiani appunto, i cristiano-democratici di Casini, i rutelliani, il PD, l’Italia dei Valori. Il termine “opposizione”, si badi bene, non lo sto usando in riferimento all’opposizione come la vorremo noi, ma bensì alla fasulla opposizione quale deve essere quella in parlamento. Il compito assegnato all’opposizione parlamentare, che sia il centro-destra o il centrosinistra o un aggregato di centro-sinistra-destra, non è quello di osteggiare politiche anti-popolari e anti-nazionali: il compito è invece osteggiare la maggioranza governativa quando essa:

 

  • Fa cose troppo anti-capitaliste o anti-oligarchiche o anti-atlantiste.
  • Quando la sua condotta, gli scandali che la riguardano, rischiano di minare la credibilità delle istituzioni, del sistema, quando insomma si espone troppo, sbugiardando il sistema, considerato che un qualunque sistema di potere deve fingere un minimo di aderenza a principi e valori, come legalità, civiltà etc. per esser credibile ottenendo così più obbedienza.

Quello che effettivamente sta facendo Fini da un anno a questa parte, è osteggiare Berlusconi e i suoi sodali ogni volta che vengono colpiti da uno scandalo giudiziario pesante oppure ogni volta che le manovre del Cavaliere e dei suoi per tutelare i loro interessi privati, specie quelli giudiziari, sono troppo sfacciate ed evidenti, ad esempio la strana nomina di quel Brancher a capo di un ministero improvvisato sul federalismo nel momento in cui egli era vicino ad un processo; una mossa così goffa che è stata rimangiata dopo pochi giorni. Il messaggio di Fini al rivale in sostanza sarebbe che se la si fa troppo sporca, specialmente in tempi di “sacrifici” e impopolari cambiamenti, il consenso si può incrinare perché il sistema di potere finisce per essere visto senza maschera, per quello che è.

Gianfranco Fini, a livello di progetto politico, si propone come fautore di una destra moderna che riprende alcuni sani valori della destra nazional-conservatrice come la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, e nel contempo si apre al mondo che cambia, abbracciando e cercando di far accettare alcuni fenomeni irreversibili prodotti dal sistema economico, come l’immigrazione, la società multi-razziale, lo sdoganamento dell’omosessualità. Questa connotazione, assieme alle ultime sassate verbali contro il Cavaliere in tema di legalità, poteri occulti, corruzione, fanno si che Fini, Fabio Granata, Flavia Perina etc. piacciano assai a molti elettori tradizionali del centrosinistra, quelli moderati e di “larghe vedute” in particolare, che sicuramente oggi si fidano più di Fini che dei gerarchi PD.

I finiani probabilmente hanno l’appoggio di alcuni poteri forti, per lo più ambienti ebraici.

Fini ha i numeri per scalzare il Cavaliere? Al di là del fatto che i finiani sarebbero in numero insufficiente per far cadere la maggioranza, e che il Cavaliere sta provvedendo a fare campagna acquisti tra altri gruppi parlamentari, Fini può piacere molto al borghese progressista, ma non ha il carisma di Berlusconi sul “popolino”, quell’insieme vasto composto da tanti sottoproletari e proletari ignoranti e inconsapevoli, dai piccoli imprenditori convinti che il loro vero nemico sia solo la sinistra di Prodi, da plebei arricchiti, da asini che arrivano a certe posizioni perché accozzati o diplomati/laureati in scuole private, da casalinghe e ragazzini che guardano troppo Grande Fratello e Maria De Filippi. Berlusconi sa parlare alla pancia delle persone, in maniera chiara e diretta, sa essere simpatico, fa ridere. E, cosa importante, da la sensazione di credere in quello che dice; sicuramente a furia di ripetere tante volte le stesse scemenze con tutta quella foga, ha finito per crederci lui stesso alle fesserie che dice.

In questi tempi moderni, cercare il consenso di gran parte dell’elettorato predicando legalità e rispetto delle istituzioni, ostentando decoro, contenendosi nella propria vita sessuale e non ostentarla qualora sia un po’ “vivace”, ergendosi a guardiano di istituzioni e miti ormai visti da molti come ipocriti impedimenti ai propri interessi e istinti, o come maschere di forti interessi prevaricatori, non è produttivo. Poteva esserlo negli anni ’50, quando certi valori avevano a livello generale una buona considerazione, ma non in questa società del terzo millennio. Il fenomeno del berlusconismo ha invece mostrato che può politicamente essere vincente sbeffeggiare certe “sacre istituzioni”, solleticare gli istinti egoistici e anti-comunitari quanto le basse pulsioni, far vedere che delle regole te ne freghi e che fai quello che vuoi, essere goliardico, ostentare una sessualità promiscua e vivace. Del resto in questi tempi di globalizzazione senza maschera le costituzioni nazionali e le istituzioni politiche e giuridiche sono diventate superflue, dato che le norme vengono emanate sempre più da istituzioni transnazionali, che parlamenti, governi e corti di giustizia nazionali devono soltanto ratificare. Inoltre Fini può far ben poco per portare all’ovile della liberal-democrazia quanti si stanno distaccando dalla politica, quanti sono ribelli o hanno maturato consapevolezza di come funziona il sistema. Se Fini d’altronde per 15 anni ha approvato tutte le porcate del Cavaliere, riesce praticamente impossibile ritenersi sincero il suo “risveglio”.

I poteri forti Italiani, quindi Vaticano, Confindustria, i salotti buoni della finanza, sognano da molto tempo un governo di larghe intese, dove però resti a capo il plutocrate di Arcore, anche se ridotto a poco potere, giusto per l’importanza del suo carisma e della sua trasgressività per tenere consensi da dirottare verso le scelte impopolari che il sistema vuole concretizzare. In questo frangente forse gradirebbero che Berlusconi si liberi degli elementi a lui vicini troppo compromessi pubblicamente per gli scandali giudiziari o i rapporti con la criminalità organizzata, insomma, i vari Casentino, Verdini, Dell’Utri, Caliendo etc., giusto per ridare un tantino di decoro alle istituzioni necessario a mantenere il consenso e la fiducia della società civile, che è quella parte di società borghese che adesso ripone le sue speranze in Fini.

Togliendosi i finiani, il Cavaliere si è tolto un grosso impaccio, come dire “via il dente, via il dolore”, e ha ancora i numeri per governare. Altre fazioni della sua coalizione, come la Lega, potrebbero approfittare della situazione per rivendicare maggiori spazi e leggi a loro favorevoli, minacciando scissioni dalla coalizione governativa e boicottaggi a quelle leggi tanto desiderate da Berlusconi. Ma anche chi sogna la gloria liberandosi del Cavaliere dopo averlo usato per piazzarsi stabilmente, non può dormire sogni tranquilli. Berlusconi, Gianni Letta, Frattini e così gli altri membri dell’entourage berlusconiano sono uomini scaltri, navigati, ancora molto potenti, tra massoni internazionali, esponenti dell’alta finanza, bildeberghiani, con una significativa influenza su informazione, magistratura e servizi di sicurezza. Chi ha provato a smarcarsi da “Silvio” potrebbe pentirsene amaramente, colpito da inchieste e “scoop” giornalistici che magari non tirano fuori cose gravissime ma quanto basta a screditare un’immagine di ritrovato alfiere della legalità o di anti-berlusconiano dell’ultima ora.

Là tutti hanno scheletri nell’armadio, peccatucci, o si sono trovati in contesti che possono essere usati per muoverti accuse anche se sei innocente. Più precisamente, persone che non hanno nulla da nascondere ci sono, servono per far bella figura, perché hanno buone competenze, ma vengono imbrigliati e sono una minoranza.

Chiaro che una forza politica nazional-rivoluzionaria deve avere come obiettivo una classe politica sana e onesta, dove non ci siano persone ricattabili, così che possano assolvere al loro compito senza impedimenti. Al tempo stesso, bisogna diffidare di chi vuole porre argini alla corruzione politica e alle inefficienze burocratiche, accettando o difendendo però il liberismo economico, le delibere delle istituzioni internazionali che sottraggono la sovranità alle nazioni, i valori della moderna società borghese. Così si puntella il sistema, mascherando le sue dinamiche di sfruttamento e di distruzione con un po’ di decoro, visi puliti, perbenismo legalitario e politicamente corretto. Noi rifiutiamo la società borghese globalizzata in tutto e per tutto.

 
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