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Adro: contenzioso per la manipolazione dei fanciulli PDF Stampa E-mail
Scritto da Alfredo IBBA   
Giovedì 30 Settembre 2010

La ripresa delle lezioni è contrassegnata dal disastro di enormi tagli al personale e alle strutture scolastiche mascherati da riforme nel linguaggio “gelminiano”: le scuole di poche classi e collocate in piccoli centri abitati chiudono, centinaia di migliaia tra insegnanti, bidelli, impiegati perdono il posto, e il numero minimo di alunni per classe è stato portato a 30. Alle scuole spesso mancano i soldi per comprare attrezzature, mobili, detersivi, gessi, carta igienica, per ristrutturare, per aggiustare cose rotte; al punto che devono essere i genitori e gli insegnanti a fare colletta con soldi propri (non prelevati dal fisco) per comprare ad esempio la carta igienica e i detersivi. Con queste trasformazioni la scuola non potrà adempiere neppure ai compiti per la quale esiste: la formazione di personale adatto a determinati impieghi, cosa che non è mai riuscita a fare, e l’addomesticamento, cioè la formazione di “buoni” lavoratori, consumatori ed elettori obbedienti ai desideri delle classi dirigenti. Una cosa che alla scuola riesce è l’inserimento nella testa degli studenti di nozioni distorte, di pre-concetti, che possono influenzare come essi analizzeranno la realtà e si rapporteranno ad essa, poiché oggi sono pochi tra essi quelli che avranno i mezzi e, purtroppo, cosa più importante, il carattere, la spinta, ad approfondire, a verificare. La vicenda che all’inizio del corrente anno scolastico ha destato le maggiori polemiche è stata l’apertura di un nuovo polo scolastico ad Adro, un piccolo comune della Pianura Padana, guidato da un’amministrazione leghista. Il complesso scolastico, avente come nome quello di uno dei fondatori della Lega Nord morto nel 1999, Gianfranco Miglio, è stato arredato con arredi recanti il “sole delle Alpi”, antico simbolo dei celti dell’Italia settentrionale diventato il simbolo della Lega Nord. In quella scuola sono oltre 700 i “soli alpini”, persino nei cessi. La cosa ha destato lo sdegno sia delle persone legate politicamente e culturalmente alla fazione politica antifascista, costituzionalista e erede della “Resistenza”, sia di cittadini, comprese molte mamme di scolari, che, a ragione, trovano scorretto che in un edificio pubblico quale una scuola compaia in bella vista il simbolo di una organizzazione privata e particolaristica quale appunto un partito politico. Ci sono state quindi forti pressioni, finora ignorate dalla locale amministrazione leghista, perché venissero rimossi i simboli leghisti dalla scuola.

Si tratta di una diatriba tra 2 fazioni della democrazia partitica: da un lato il filone resistenziale, antifascista e costituzionalista, geloso appena qualcun altro lenisce il suo monopolio quarantennale nel mondo della scuola e della cultura, dall’altro il leghismo che dà voce alla difesa della propria identità, delle proprie tradizioni, talvolta purtroppo confondendolo entro un antagonismo nei confronti dei popoli del terzo mondo e inquadrandolo in funzione della disgregazione degli stati nazionali.

 

Se riempire una scuola di centinaia di simboli di un partito, può sembrare stravagante e pittoresco, al limite del comico (ma la Lega ci ha abituati a certe manie), oltre che un’appropriazione di un luogo che dovrebbe essere della comunità, non di un organizzazione di fatto privata, non meno fastidiose sono state le prevaricazioni della cosiddetta sinistra antifascista nel mondo dell’istruzione e della cultura, campi in cui essa è predominante da oltre 40 anni. Essa si è macchiata di atteggiamenti prevaricatori, di forzosi indottrinamenti, senza peraltro porre degli anticorpi per affrontare l’imperante berlusconizzazione dell’Italia. Ha insomma contraddetto le belle parole su cui ha preteso di fondare la sua autorità. Pensiamo ai professori che sono stati puniti, anche con il licenziamento, in seguito alle pressioni dei colleghi, per aver espresso opinioni e analisi non conformi sul presunto olocausto ebraico, sul Fascismo, sulla questione ebraica. Pensiamo ai tanti alunni penalizzati perché non allineatisi con il pensiero del docente di “sinistra”, che poi alla fine pensa come comanda la moderna società borghese. Pensiamo agli studenti che si sono trovati valutati male temi obiettivamente validi per aver scritto preoccupazioni e riserve sul fenomeno migratorio. Pensiamo agli studenti sospesi perché hanno dichiarato le loro reali opinioni circa ebrei, seconda guerra mondiale etc. E infine ai ragazzini schiaffeggiati perché sorpresi dal docente “sinistro” a fare un saluto romano. E adesso quindi questi “fossili” dell’antifascismo di cosa si lamentano? Che altri sanno fare i prepotenti come loro hanno fatto per oltre 40 anni? In definitiva la polemica di Adro è la solita triste battaglia per la manipolazione delle menti in formazione dei bambini e dei ragazzi. Le vere vittime.

Il ridimensionamento del filone antifascista nel mondo della scuola non è certo una perdita, al di là dei danni ancora maggiori che faranno in tempo a fare i berlusconidi, co-autori in larga parte delle prepotenze antifasciste su enunciate. Al limite, un controllo delle scuole da parte della Lega potrebbe tradursi nella promozione di una riscoperta e conservazione delle tradizioni, della storia e dei dialetti locali, anche se vedendo come si sta riducendo la Lega, temo che il suo tradizionalismo sia caricatura di tradizioni passate, scimmiottamento di forme esteriori, senza sforzarsi a entrare nel vivo della mentalità che produsse tali forme, campanilismo da 4 soldi che evita come avversari i responsabili (mafiosi compresi) delle distruzioni immani, come la cementificazione selvaggia, il sotterramento di enormi quantità di scorie tossiche, che si stanno abbattendo sulla Pianura Padana.

Visto lo sfascio dell’istituzione scolastica, ma soprattutto il fatto che essa non serve a formare persone critiche e consapevoli, ne a insegnare i meccanismi alla base di molte cose, ma anzi, persegue scopi contrari, provocatoriamente mi domando se non sia il caso, se se ne hanno le possibilità, cosa molto rara, di fare studiare i bambini e i ragazzi a casa, e farli sostenere da privatisti gli esami per ottenere gli agognati titoli. Giusto per tenerli lontani da certe influenze sistemiche sociali.

 
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