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Il mercato del terrore PDF Stampa E-mail

Dal n° 365 - Gennaio 2017

Scritto da Mario MARLETTA   

“…l’epoca moderna deve corrispondere necessariamente allo sviluppo di certe possibilità che erano incluse fin dal principio nella potenzialità del ciclo attuale. Per inferiore che sia il rango di tali possibilità nella gerarchia complessiva, pure esse dovevano ben esser chiamate a manifestarsi come le altre, secondo l’ordine ad esse assegnato. Sotto questo riguardo, ciò che secondo la tradizione caratterizza l’ultima fase del ciclo è, per così dire, lo sfruttamento di quanto era stato trascurato o respinto nel corso delle fasi precedenti. Infatti proprio ciò traspare dalla civiltà moderna, la quale in un certo modo vive solo di quel che le civiltà precedenti non vollero per se stesse … un’epoca di disordine è in se stessa qualcosa di simile ad una mostruosità che, pur essendo la conseguenza di certe leggi naturali organiche, non per questo cessa di rappresentare una deviazione e una specie di errore; o qualcosa di simile ad un cataclisma che, pur risultando dal corso normale delle cose, in sé considerato, appare pur sempre come uno sconvolgimento e una anomalia. La civiltà moderna, come ogni cosa, ha di necessità una sua ragion d’essere e, se con essa ha da chiudersi un ciclo, può dirsi che essa sia proprio quel che avrebbe dovuto essere, cioè che essa abbia trovato il suo tempo e il suo luogo. Non per questo ad essa deve applicarsi con minore severità un detto evangelico troppo spesso mal compreso: «Occorre che lo scandalo vi sia: ma guai a coloro che faranno accadere lo scandalo!»” (1).

Due guerre mondiali hanno lasciato in eredità la distruzione di quattro Imperi, l’annientamento del Reich hitleriano, l’instaurazione del focolaio sionista in Palestina e la definitiva occupazione d’Europa: chi mettesse in dubbio queste verità, solo per questo andrebbe considerato come un nemico. Questa funesta eredità ha portato il terrorismo in Europa e nel Vicino Oriente, cioè ovunque ci siano stati e ci siano in ballo interessi giudaici; e per dimostrare ciò, ci sia sufficiente formulare poche domande: chi conosceva il terrorismo nel tranquillo Impero ottomano, quando il sionismo era solo un progetto coltivato da poche menti criminali sparse per il mondo? Chi conosceva il terrorismo di piazza, quando l’Europa era ancora vincolata al sangue della stirpe e al suolo? Quale significato aveva il termine “terrore” prima della rivoluzione francese? E chi, nel Novecento, ha iniziato a praticare il terrorismo, spargendo il sangue di funzionari di Stati tradizionali come l’Impero russo o la Germania Nazionalsocialista [assassinî Stolypin e vom Rath], se non il giudeo? Eppure, oggi, son tanti gl’imbecilli che continuano a straparlare di “terrorismo ” come fenomeno di esclusiva matrice islamica; sono milioni gli ebeti che non riescono a comprendere che solo l’ebreo può avere avuto interesse ad aizzare l’Europa contro l’Islâm [e viceversa], a che l’occupazione della Palestina, gli U.S.A., le sì dette “petromonarchie” wahabite, l’U.E., la N.A.T.O. e tante altre entità criminali abbiano un futuro assicurato. Per fare un solo esempio: l’Indonesia, ex colonia olandese, con le sue grandi isole del Borneo, Giava, Sumatra, Nuova Guinea, è oggi il più popoloso stato islamico del mondo: oltre 200 milioni di musulmani vivono pacificamente coi vicini induisti, buddisti, cristiani, senza mostrare nessuna velleità di tipo espansionistico, senza che nessun tagliagole vada in giro a voler costituire una qualche parodia giudaica chiamata “stato islamico” [IS]. Risulta, dunque, una pura falsificazione quella su cui ha germogliato l’albero avvelenato del sì detto “terrorismo islamico” [non a caso maggiormente paventato dai migliori amici di Israele, come le sorelle Le Pen e Salvini], benché sia vero che il mondo arabo-islamico, soprattutto nel corso degli ultimi decennî, cioè da quando il modello capitalistico borghese s’è diffuso come una epidemia di peste dall’Estremo Oriente all’Algeria, abbia subìto una tale quantità di vessazioni da indurlo a odiare tutto il sì detto “Occidente” e a impugnare le armi; ma ciò che accade, per esempio, nella Palestina occupata, laddove un popolo resiste al genocidio attentamente pianificato dai più spietati assassini della storia [uno sterminio di massa che richiama alla mente quello perpetrato contro i Nativi americani], è qualcosa che nulla ha da spartire col sì detto “terrorismo” di cui oggi sono fatte oggetto alcune città del Vecchio Continente. L’Europa, come il mondo arabo-islamico, è vittima di un’occupazione seguita a un genocidio [1914-1945]. Se gl’invasori d’Europa, i loro tirapiedi insediati nei posti di comando di sedicenti “governi”, nelle banche e nelle centrali finanziarie, hanno attuato una politica di pura e semplice aggressione contro il mondo arabo-musulmano, ciò accade in ragione di ben precisi obiettivi geopolitici: i ladri di due guerre mondiali conoscono bene il pericolo derivante da un compattamento del blocco eurasiatico e islamico in nome di saldi principî tradizionali , la cui realizzazione rappresenterebbe la fine dell’attuale dittatura usuraia e guerrafondaia giudeo-atlantico-wahabita.

Pennivendoli operanti in quegli autentici verminai detti “redazioni giornalistiche”, oggi, sogliono spudoratamente equiparare le guerre che portarono le armate dell’Islâm oltre i Pirenei, sotto le mura di Roma e nei Balcani all’attuale deportazione di massa di sradicati prelevati sulle coste nordafricane. Ciò conferma le più pessimistiche previsioni effettuate su una massa il cui scompiglio mentale l’ha evidentemente privata degli elementari punti di riferimento storiografici, ancorché logici. Questa diseredata marmaglia, seppellita sotto le scorie di secolari bugie e depistaggi ideologici, non può certamente comprendere perché l’Islâm, come Roma prisca, debba essere inserito nel novero delle manifestazioni della tradizione; perché esso debba essere osservato quale apportatore di ordine strutturale, sì come l’architettura urbanistica di Palermo dimostra [celebri le descrizioni di Muhammad al-Idrisi all’epoca di Re Ruggiero II di Altavilla]; perché l’Islâm medesimo debba considerarsi quale propagatore di conoscenza, sì come la filosofia di Ibn Sinâ [Avicenna], Ibn’Arabî, Mollâ Sadrâ, Sohrawardî, al-Jabartî, al-Jîlî … e di tanti e tanti altri intellettuali attesta. L’Islâm, è bene ribadirlo, non ha mai covato mire espansionistiche di tipo borsistico-bancario, al contrario di quanto hanno fatto e fanno le nazioni moderne; l’Islâm non ha una storia di sfruttamento come quella scritta dai fautori del colonialismo ultramarino; l’Islâm, il vero Islâm [e non la sua giudeizzata contraffazione parodistica presente nella Penisola arabica], ha combattuto le oppressioni precapitalistiche e capitalistiche sotto tutte le latitudini, e fin dai suoi esordi, poiché esso è manifestazione di giustizia e di ordine, saldo approdo spirituale nel tempestoso fluire dei tempi ultimi: misconoscere questo elementare dato, significa solo mostrare mala fede o ignoranza!

Quanto al mondo moderno, esso è una semplice inversione di tutto ciò che fu ordine, gerarchia, tradizione, e benché sia propagandato come il migliore dei mondi possibili, esso è la dimensione entro la quale l’uomo non potrebbe sentirsi meno a proprio agio. Il concetto di “spazio vitale”, così necessario alla semplice sopravvivenza, considerato quale principio di tutte le società tradizionali [cioè il possedere la terra da cui trarre sopravvivenza, su cui far crescere la propria prole; il disporre di luoghi in cui poter passeggiare in solitudine, riflettere in silenzio e poter seppellire i propri morti] è oggi ridotto a un caos affaristico, una gabbia entro cui pullula la feccia di tutti i secoli pósta sotto perenne sorveglianza poliziesca, un’aberrazione divenuta così comune da non esser più scorta da nessuno [poiché nessuno è più in grado di comprendere cosa significhi esser veramente liberi]. Era questo l’obiettivo da raggiungere, allorquando si cominciò a sgretolare [dall’interno] la società feudale, l’ultima epoca [il Medio Evo] in cui l’uomo fu veramente libero, e al cui vertice dominarono il Trono e l’Altare, ovvero lo Scettro e il Pastorale: trascinare tutto e tutti in una prigione dalle sbarre invisibili, e spacciare questa cattività con la rassicurante espressione “sicurezza nazionale”. Un semplice gesto, uno spostamento nello spazio, sono divenuti interminabili incubi all’interno dei quali la libertà individuale non potrebbe esser maggiormente mortificata, e per comprendere ciò di cui si parla ci sia sufficiente osservare la trafila di perquisizioni, palpazioni, vere e proprie umiliazioni corporali a cui viene sottoposto il disgraziato che sceglie la sì detta “aviazione civile” quale mezzo di trasporto.

Questa perenne guerra a bassa intensità vòlta ad aizzare una contro l’altra la civiltà europea [ciò che in verità sopravvive di essa allo stato detritico] e quella islamica, non può giovare ad altri che al manipolatore di capitali [virtuali]. Qualcuno ha ipotizzato che i sedicenti “jihadisti”, operanti nell’Europa occupata, siano giovani della terza generazione di sradicati, elementi occidentalizzati a cui il Diavolo ha comprato l’anima [come sempre in cambio di una truffa]: far creder loro di agire per una “santa causa”, armarli e scaraventarli in qualche “Bataclàn”, cedergli il volante di una motrice da scagliare sui passanti, sì da possedere il pretesto per innalzare la tensione e spingere la già putrescente società ad accettare uno stato di sorveglianza ancor più capillare. Non a caso e sempre più spesso si propaganda l’“efficientissimo modello di sorveglianza israeliano”: sdoganare lo status poliziesco sionista su tutta la superficie terrestre, trasformare ogni singolo individuo in un terrorizzato psicotico pronto ad accettare lo stile di vita dei ladri-assassini usurpatori della Palestina.

Date queste premesse, dunque, perché non eliminare tutti gli eserciti, i corpi di polizia di Stato [come di fatto sta accadendo in Italia e in altre zone d’Europa], e affidare la sì detta “sicurezza nazionale” a contractors privati, spietati assassini addestrati a massacrare gl’inermi su tutti i fronti del XXI secolo - dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Libia alla Siria? Meglio ancora: perché non assoldare, raschiando il fondo del barile pubblico, ex agenti dello Shin Bet e del Mossad e dislocarli in ogni centro urbano, crocevia stradale, snodo ferroviario e aeroportuale della colonia italiota?.. Perché privarsi della pluridecennale esperienza antiterroristica della “sola democrazia mediorientale”, la “nostra più fedele alleata contro la barbarie islamica”?

 

NOTA:

1) René Guénon: “La crisi del mondo moderno”; capitolo primo: “L’età oscura”; Edizioni Mediterranee - Roma - Via Flaminia, 158. Prima edizione: 1972.

 
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