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Dal n° 364 - Dicembre 2016

Scritto da Mario MARLETTA   

Il sistema unipolare a conduzione giudeo-statunitense non appare alla luce all’indomani dell’implosione sovietica: la storia di questa dittatura planetaria affonda le sue radici assai più indietro nel tempo. Senza inerpicarsi a ritroso attraverso i secoli, questa dittatura, costruita sulle rovine di tutti gl’Imperi, di tutti i Regni e di tutte le Confessioni religiose, entra nella sua fase apicale nel dicembre del 1913, quindi appena pochi mesi prima dell’inizio della Grande Guerra, cioè nel momento in cui col «Federal Reserve Act» poche e potentissime famiglie ebraiche s’impadronisco interamente della finanza statunitense: “Il nome dei proprietari del pacchetto azionario della Federal Reserve – istituzionalizzata il 22 dicembre 1913 – è stato a lungo tenuto segreto. Sono stati poi identificati in dieci banche private, tutte ebraiche. Sei internazionali: Rothschild Bank of London, Rothschild Bank of Berlin, Lazard Frérès di Parigi, Israel Moses Seiff Bank of Italy, Warburg Bank of Hamburg, Warburg Bank of Amsterdam; quattro di New York: Lehman Brothers, Chase-Manhattan Bank, Kuhn Loeb & Company, Goldman Sachs” (1).

La completa privatizzazione della finanza statunitense consentirà a queste famiglie mafiose l’inizio della campagna di occupazione d’Europa, come dirà Ezra Pound: “Guerra dell’usura contro l’umanità; ovvero degli ebrei contro l’Europa”, devastante processo che si estenderà nel tempo e a fasi alterne dal 1914 al 1945 [per poi trascinarsi stancamente fino ai giorni nostri]; processo di annientamento di ogni retaggio spirituale, politico, culturale europeo. Parte integrante di questo processo, oltre all’ovvio annichilimento dell’idea di «Sacro Impero Romano Germanico», sarà la bolscevizzazione dell’Impero Russo, dalle cui macerie sorgerà uno dei più aggressivi soggetti geopolitici antieuropei del Ventesimo Secolo! Ecco perché, quando si parla di Stati Uniti d’America, non bisognerebbe mai dimenticare il ruolo storico svolto da siffatta compagine anche nel processo di bolscevizzazione di tutte le Russie: “La tesi interpretativa – accettata anche oltre gli spazi culturali e politici superficialmente marxisti, e subita, in termini di sudditanza psicologica, anche dalla gran parte del mondo cattolico – secondo cui la ‘rivoluzionÈ bolscevica sarebbe stata l’inevitabile sbocco di salvazione e di riscatto per il popolo russo che, esasperato dalle vessazioni, dalla miseria e dallo sfruttamento, si sarebbe spontaneamente ribellato agli ‘aguzzini’ zaristi, si sgretola a fronte di una valutazione che sappia gettare uno sguardo men che superficiale ‘dentro’, ‘dietro’, e ‘oltrÈ il fatto storico… Dagli Stati Uniti, diventati la vera ‘Terra Promessa’, il sionismo internazionale – operante tramite l’alta finanza e le multinazionali, proiezioni politico-organizzative e strumenti economici operativi del processo di espansione dell’ebraismo mondiale – vede dunque nella Russia [imperiale, aristocratico-feudale, cioè libera (in parte o del tutto) dai lacci del capitalismo apolide e usuraio - n.d.r.] un serio ostacolo da ‘rimuoverÈ sulla via della realizzazione del suo progetto di egemonia planetaria” (2). “Gli Stati Uniti d’America” – chioserà Werner Sombart – “sono per il capitalismo la terra di Canaan, la terra della promessa. Là soltanto, infatti, sono state soddisfatte tutte le condizioni che a esso sono indispensabili per il completo e integrale sviluppo della sua natura. Come da nessun’altra parte, Paese e genti erano stati creati per stimolarne lo sviluppo nelle sue forme estreme” (3).

Il Rogo di Berlino, atto di morte di un intero continente, segnerà l’inizio del definitivo assoggettamento dei popoli europei alle due ganasce di una identica morsa giudaica globale: quella sovietico-capitalistica orientale e quella liberal-capitalistica occidentale: questa spartizione territoriale proseguirà ininterrottamente dal 1945 al 1991. La sopravvenuta implosione sovietica, generata dallo sganciamento aureo del dollaro – essendo stata, la sì detta “Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche”, interamente vincolata al debito globale prodotto dalla Federal Reserve, cioè dall’autentico centro nevralgico di tutta la politica finanziaria globale -, svelerà il vero volto di una secolare cospirazione i cui mezzi – liberali o comunisti – assolveranno un unico e identico compito. Fagocitato il continente americano, cancellato dalle mappe d’Europa qualsivoglia retaggio politico tradizionale, l’attuale dittatura ebraica si concretizzerà sotto forma di correnti politiche, stilemi culturali, mode, intrattenimenti… – imposti apertamente o in maniera subliminale e sotto tutte le latitudini. Nella seconda metà del Novecento le si opporranno limitate sacche di resistenza solo in àmbito arabo-islamico, almeno finché l’affermazione della Rivoluzione iraniana, alla cui testa si porrà l’imâm Ruhollah Mousavi Khomeini, non trasformerà questa residuale resistenza in una potenza regionale ancora oggi risultata invincibile per il giudeo. Da allora la fabbrica del debito eterno perseguirà un metodico piano di accerchiamento geopolitico, che toccherà il suo maximum col sì detto “11 settembre”, il cui obiettivo consisterà nell’annientamento di questa roccaforte tradizionale sopravvissuta alla catastrofe dei tempi ultimi. Detto di sfuggita: “Tradizione” [dall’infinito presente della terza coniugazione latina “Tradere”, cioè “Tramandare”] rappresenta il “Collegamento”, interiore ed esteriore, per mezzo del quale gli uomini fanno ritorno al Principio. Individui senza tradizione, come gli Americani [ma più in generale come tutti gli sradicati popoli caduti sotto il giogo della globalizzazione], precipiteranno nell’abisso senza fondo, fino alle estreme propaggini della tenebra spirituale [stato dal quale non si fa più ritorno].

Dati questi presupposti, si comprenderà meglio perché l’elezione del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America dev’essere osservata come il consolidamento di una dittatura planetaria di cui non si riesce a scorgere il termine. Ma che gli Stati Uniti d’America, nell’immaginario di masse psichicamente plagiate da settant’anni, siano osservati come una insostituibile guida politica mondiale, è dimostrato dai cori di osanna provenienti sopra tutto dalle frange destrorse italiote. Intere collettività addestrate alla schiavitù dell’usura fin dai banchi di scuola, somiglianti ad uccelli nati in cattività che non saprebbero nemmeno immaginare la propria vita fuori da una gabbia, rappresentano il risultato finale di questa dittatura. I “salvini”, i “brunetta”, le “meloni” … incompetenti burattini osannanti l’“eterno vincitore” della “guerra di tutte le guerre”, si allineano nel coro d’elogio al “nuovo corso statunitense … che vede il popolo ribellarsi allo establishment mondialistico-finanziario”; lo stesso Grillo, sulla cui onestà politica troppi disgraziati ancora oggi scommettono, non ha fatto mistero del suo entusiasmo. Tutto ciò, ovviamente, non fa che confermare le più pessimistiche previsioni sulla capacità di intendere e di volere di una mistura subantropologica contro cui è inutile inveire.

Che la luce della conoscenza abbia abbandonato questa dimensione terrena, non è problema specificamente italiota: l’elezione di Trump, col corollario di invettive dei presunti “avversari sconfitti”, va considerata come una messa in scena necessaria al sistema, il quale vive di questa fittizia alternanza, come esemplarmente esposto nei «Protocolli»: “Abbiamo messo in contrasto gli uni contro gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili, fomentandone i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi venti secoli [Protocollo V]; “La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti dell’umanità per mezzo di comizî organizzati e di accordi prestabiliti, adempirà allora il suo ultimo compito … Per raggiungere la maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare, senza distinzione di classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottenere da classi educate o da una società divisa in caste” [Protocollo X]; “I nostri nemici confideranno in questa opposizione… Tutti i nostri giornali sosterranno partiti diversi… E questi giornali, come il dio indiano Visnù, avranno centinaia di mani, ognuna delle quali tasterà il polso della variabile opinione pubblica … I chiacchieroni che crederanno di ripetere l’opinione del giornale del loro partito, in realtà non faranno altro che ripetere la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far prevalere tra le masse ottuse; nella convinzione di seguire l’organo del loro partito, costoro seguiranno in realtà la bandiera che faremo sventolare innanzi ai loro occhi” [Protocollo XII]. Questa finta alternanza, volutamente ridotta a due soli schieramenti per comprimere al minimo l’illusione della scelta [e per risparmiare sui budgets], è il dogma del sì detto “bipolarismo anglosassone”, finzione che persegue il “cambiamento” affinché nulla cambi. Ecco perché anche questa ultima kermesse, al pari delle precedenti, dovrà essere considerata come l’ennesima buggeratura da propinare agli stolti - come dimostra la trasversalità dei maneggi dei “repubblicani” Bush [come se il concetto di “res publica” avesse qualche significato per dei plutocrati guerrafondai accaparratori di tutte le ricchezze del mondo], i quali si sono apertamente schierati in favore della “democratica” Rodham-Clinton.

Solo otto anni fa, format televisivi, testate giornalistiche, siti web… salutavano entusiasticamente il “primo presidente americano di colore” come la più fulgida speranza di distensione col mondo arabo-islamico; come colui che avrebbe reso più tollerabile la vita delle vessate minoranze di colore statunitensi [e perciò strumentalmente gratificato del Nobel per la pace]; cosa sia successo durante il mandato di questa bestiale marionetta a milioni di famiglie in Iraq, in Pakistan, in Afghanistan, in Libia, in Siria … quale sia stato il trattamento riservato agli afroamericani da parte delle forze di polizia statunitensi e, più in generale, quale cura sia stata elargita al quasi azzerato stato sociale americano, appare superfluo e offensivo da sottolineare. Eppure, e in ciò consiste tutta la nostra costernazione, masse sempre più disperate, nello stesso identico modo di otto anni fa, nello stesso identico modo da quando la truffa del sì detto “suffragio universale” è divenuta inattaccabile dogma sotto tutte le latitudini, paiono esultare all’arrivo dell’ennesimo pallone gonfiato con la menzogna [che puntualmente si sgonfierà cammin facendo]: cambia il colore della pelle dei morti di fame di turno i quali, incomprensibilmente, seppur privi finanche del diritto di pronto soccorso medico ospedaliero, perseverano ottusamente a riporre tutte le proprie speranze di riscatto in un miliardario plutocrate. Oggi, a inneggiare a questo nuovo campione della grande usura [che ha già promesso a israele l’inasprimento delle ostilità anti-iraniane] sono i sì detti WASP, gli anglosassoni protestanti [l’infame base razziale su cui è stato costruito lo sterminio dei Nativi americani nel corso degli ultimi cinque secoli] cioè quella parte del meticciato statunitense recentemente un po’ troppo trascurata dalla propaganda sistemica.

Ora, per identificare gli autentici ruoli di questa tragicommedia planetaria a cui tutti sono invitati [anche se in punto di morte], ci sia sufficiente ricordare il recente discorso pronunziato dalla Guida Suprema iraniana, imâm Alî Khamenei, nel quale viene fermamente ribadita l’intangibilità dei capisaldi della Rivoluzione islamica: la mortale inimicizia che la Repubblica Iraniana manterrà coi nemici di sempre, cioè con il «Piccolo» e col «Grande Satana». E se a questo esemplare monito si volesse accostare la tanto propagandata distensione USA-Russia [il cui prezzo consisterà nella continuazione del vuoto politico a cui l’Europa è sottomessa dal 1945], non dovrebbero sussistere eccessive difficoltà nell’identificare anche quale sia la realtà sul campo di battaglia siriano e, sopra tutto, quali siano gli autentici obiettivi perseguiti dal plutocrate del Cremlino, a dispetto di tutte le trionfalistiche analisi dei clowneschi russofili italioti [sopra tutto degli analisti da tastiera, che quotidianamente si affrontano sui social network della globale sorveglianza orwelliana], sedicenti “camerati” che arrivano persino a glorificare il nuovo pagliaccio della Casa Bianca solo perché di pelle più chiara del precedente. Ma questo è lo spessore del sì detto “antagonismo identitario” italiota, una scalcinata banda di bolsi individui, ex galeotti “rifulgenti di gloria” perché “distintisi” in questo o in quell’omicidio della tale o della tal’altra nullità in divisa, gentaglia che coi propri vaneggiamenti geopolitici contribuisce ancora oggi al mantenimento dello stato di occupazione d’Europa… e intanto: “America is back!

 

NOTE:

1) Mario Consoli: “Dall’isola di Jekyll al controllo del mondo: Il Federal Reserve System” (p. 40); estrapolato da “l’Uomo libero” n° 75, del giugno 2013;

2) “Russia 1917: golpe ebraico”; Fondamenti politico-culturali del progetto di alternativa rivoluzionaria al sistema “Eurasia-Islam”; capitolo secondo (pp. 139-143). Edizioni di Avanguardia, Trapani 2005;

3) Werner Sombart: “Metafisica del capitalismo”; “Il capitalismo negli Stati Uniti d’America” (p. 55); Edizioni “Ar”, Padova

 
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