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“Nazi” USA: pagliacci senza gloria PDF Stampa E-mail

Dal n° 361 - Settembre 2016

Scritto da Daniele PROIETTI   

Il recente appoggio del partito nazista statunitense alla candidatura di Donald Trump, reso noto dal maggiore rappresentante di tale organizzazione Rocky Suhayda, ha fatto scattare l’allarme tra i feticisti della democrazia, soprattutto in molti membri del partito repubblicano, i quali sanno bene che l’accusa di essere in qualche modo riconducibile al nazionalsocialismo, per gli elettori che vivono nelle presunte oasi di libertà occidentali, è più grave di quella di omicidio e si sono preoccupati.

Evitino i cantori di storie che da decenni ci ammorbano con le loro menzogne e gli scendiletto dei giudei di iniziare a piangere, ripongano i fazzoletti sempre a portata di mano nelle tasche, niente da temere: Trump è uno di loro. Il candidato repubblicano non ha fatto passare molto tempo temendo di perdere consensi davanti ad una simile accusa e ha sfoggiato fiero il proprio albero genealogico. Egli ha cognato e nipoti ebrei, ma non basta: ha anche una figlia convertita all’ebraismo e sposata con un ebreo ortodosso, ed è nonno di tre bambini che già sventolano le bandierine israeliane e di notte sognano la terra promessa.

Tanto è più che sufficiente per ricevere il plauso generale e l’approvazione pressoché unanime. Ma gli Stati Uniti per gli ebrei hanno rappresentato sempre una nazione amica, dove spesso quelli che si travestono da lupi in realtà sono gli alleati più docili: i pericolosi ‘nazisti’ americani, descritti dalla stampa come aderenti in maniera integrale a quello che fu l’ideale espresso e portato avanti da Adolf Hitler, altro non sono che cagnolini ammaestrati dal giudaismo internazionale, che, muovendoli a suo piacimento da una parte all’altra, li fa andare dove esso vuole che vadano. Già dalla sua nascita questa malsana imitazione del nazionalsocialismo dimostrò esplicitamente di essere tale e si ridusse in maniera spudorata a braccio armato della reazione borghese e delle classi dominanti. Questi nordamericani, che credono erroneamente che basti tatuarsi una svastica sul corpo o rasarsi i capelli per essere veri camerati, non hanno alcuna rivendicazione sociale da fare, nessuna rivoluzione da programmare e cosi finiscono per apparire essenzialmente delle persone ridicole sia nella forma che nella sostanza; individui confusi che non offrono nulla se non qualche motivo per sorridere amaramente: costoro si trovano in una nazione in cui la sanità è privata e la gente muore fuori dagli ospedali per il solo fatto di non essere assicurata e per loro non è un problema: le questioni da risolvere sono altre, anzi, quasi esclusivamente una, quella riguardante i neri.

 

Ridurre l’idea che ha cambiato il corso della storia a un mero capriccio suprematista è oltraggioso per i tedeschi e gli europei che diedero la vita per combattere contro il giudaismo e il capitalismo. Il Nazionalsocialismo è una dottrina che ha bisogno di determinati requisiti per trovare attuazione: prima di essere afferente alla sfera politica infatti esso è un vero e proprio bisogno organico di ogni popolo che abbia delle radici ben definite di carattere storico e culturale. Ecco perché una nazione come la Germania, da sempre faro del vecchio continente, ne è stata la culla.

Gli Stati Uniti non possiedono le caratteristiche necessarie affinchè una dottrina tanto nobile possa attecchirvi: essi infatti sono il risultato della fallimentare politica coloniale europea, un amalgama malriuscito di razze, identità, culture, di malfattori e criminali, e tutto ciò esclude a priori qualsiasi tipo di sentimento patriottico. Lo stesso Goebbels, commentando in uno dei suoi diari un viaggio negli Usa svolto da alcuni membri del proprio partito, scriveva che gli americani dovevano occuparsi solo di cinema e macchine, in quanto non avrebbero mai capito la politica del Terzo Reich, e aggiungeva che non c’era nemmeno bisogno che la comprendessero.

Fatto questo tipo di preambolo appare chiaro il perché i giudei abbiano scelto proprio gli Stati Uniti per plasmare nel modo migliore il “nazista perfetto”, lo stereotipo da dare in pasto agli organi di informazione. Con il passare degli anni tutte le falsità raccontate dalla propaganda democratica contro Hitler e il suo governo, smentite dai fatti storicamente, sono diventate agli occhi ingenui e manipolati di milioni di persone verosimili grazie alle azioni messe in atto da questi gruppi di esaltati. Facciamo alcuni esempi per rendere il tutto più comprensibile: il sistema vuole che passi il messaggio che l’olocausto ha avuto veramente luogo e i responsabili di tale atrocità sono stati i nazionalsocialisti? Pronti i nazisti a stelle e strisce svolgono la loro funzione di servi del potere e nelle loro manifestazioni inneggiano a tale evento, facendo pensare quindi che sia realmente accaduto. Ancora: occorre far passare il messaggio che della presunta shoah siano state vittime anche omosessuali e zingari? Pure in questo caso gli amici dotati di svastica a libro paga non fanno attendere il loro apporto e si rendono protagonisti di aggressioni nei confronti di appartenenti a tali categorie, rivendicando tali azioni criminali e definendole come un modo concreto di esprimere la loro dottrina politica. Tutto questo ovviamente senza trascurare la caccia al nero, ovvero l’odiosa serie di omicidi dovuti meramente alla diversità del colore della pelle, a cui a volte partecipano attivamente.

L’appoggio a Trump dato da questi utili (al potere) idioti non è che la conferma dell’impossibilità dell’esistenza di un nazionalsocialismo autentico nello stato a stelle e strisce. Se ragionassimo in termini di democrazia parlamentare, leggessimo i punti programmatici del partito fondato da Hitler e li confrontassimo con quelli di questo folkloristico partitino statunitense, oltre a non trovare, come prevedibile, nulla in comune, catalogheremmo il primo come un soggetto politico di sinistra, e l’altro di destra.

Il mito della divisa, l’adorazione delle forze dell’ordine, il culto delle armi anche quando non servono, lo sciovinismo ingiustificato, l’imperialismo in politica estera contrapposto a una sorta di isolazionismo elitario in politica interna, non hanno nulla a che vedere con l’essenza del Nazionalsocialismo, ma rappresentano le basi ideologiche di un repubblicanesimo radicale, che infatti porta i nazisti yankee a stare alla destra di Trump e non, come è stato in passato e dovrebbe essere oggi un vero partito nazionalsocialista, all’opposizione dei poteri forti di entrambi gli schieramenti e dalla parte del popolo. La sensazione, che a dire il vero è molto più di questo, è che attraverso il termine nazismo, che peraltro è una parola utilizzata spesso e volentieri in senso dispregiativo nei confronti dell’esperienza tedesca, negli Stati Uniti si sia voluto dare una definizione politica a tutti i sentimenti derivati da scarti di un certo colonialismo.

Essendo gli Usa una nazione culturalmente e razzialmente disomogenea non ha potuto nel corso dei secoli sedimentarsi quel sentimento comunitario indispensabile affinchè possa crearsi il terreno fertile per l’affermazione di istanze nazionali e socialiste, si è innescata al contrario una guerra tra bianchi e neri, e si è identificato da parte bianca il patriottismo con la difesa di una presunta e falsa superiorità biologica della propria razza rispetto alle altre, arrivando, sulla scia dello scempio schiavista, a rivendicare un’egemonia sul resto del popolo destituita di qualunque base storica. Si è visto colpevolmente di Hitler solo ed esclusivamente quello che i giudei facevano trasparire di lui, ovvero un fantomatico becero razzismo, e per questo si è creduto di poterne fare una propria bandiera, quando in realtà la dottrina hitleriana differiva in maniera totale dagli interessi padronali e borghesi espressi tradizionalmente dalla destra estrema statunitense. Il nazionalsocialismo concettualmente non ha dato nulla al quadro politico degli Stati Uniti, tranne una nuova etichetta da usare per dare un nome diverso a quello che prima della guerra era semplicemente nazionalismo bianco ed un appellativo funzionale da dare ad un partito che affiancasse, con l’appoggio concreto dei servizi segreti, l’azione di organizzazioni terroristiche basate sull’esaltazione del concetto della superiorità bianca come il Ku Klux Klan.

L’inganno è andato avanti, e cosi ancora oggi, proprio quando è in forte ripresa la guerra tra razze, tanti giovani americani trovano in Hitler il loro punto di riferimento ideologico, ignari, grazie alla propaganda giudea che loro stessi tramite le loro azioni alimentano e diffondono, di essere solo utilizzati per ridicolizzare, anche dal punto di vista estetico, la migliore esperienza anticapitalista di sempre. Il ‘nazista americano’ (sic!) è, parafrasando una vecchia pubblicità degli anni novanta, come il giudeo lo crea, non solo mentalmente e politicamente, ma anche nell’aspetto fisico. L’ostentazione di determinati simboli, primo fra tutti la svastica, i molti tatuaggi sul corpo, e altre caratteristiche peculiari nel vestire e negli atteggiamenti, fanno di questi buffoni di corte non solo uno strumento politico, ma un mezzo di propaganda ambulante: il servirsi di elementi fisici riconoscibili è finalizzato ad instaurare nelle persone un processo di rapida identificazione di quello che deve essere percepito come male assoluto, e che poi viene riproposto nei film di bassa lega come ad esempio “Skinheads” o altri simili, sempre volti a dipingere in una determinata maniera il nazionalsocialismo.

Un ‘neonazismo statunitense’ forte, quindi, fa il gioco dei giudei e dei borghesi in generale, che ne incoraggiano la crescita sia dal punto di vista economico, attraverso ingenti finanziamenti, sia da quello meramente politico, come dimostra l’ingresso nel partito nazista americano di personaggi come Taylor Bowles, lobbista candidato alle presidenziali del duemilaotto. Ma non solo giudei e borghesi, c’è qualcun altro che vuole un partito nazista “forte” e avente determinate caratteristiche negli Usa: la Cia.

Dalla sua fondazione, nell’immediato dopoguerra, questa organizzazione si preoccupò di porre le basi per lo sviluppo di una destra radicale da usare per i propri scopi in ottica meramente anticomunista contro il blocco sovietico. Per fare questo da una parte si assicurò la collaborazione di militari anche importanti di grado garantendogli in cambio la sopravvivenza, dall’altra si impegnò affinche l’immagine autentica del nazionalsocialismo non venisse mai alla luce negli Usa e che anche l’Europa ne fosse influenzata. Ciclicamente mise in giro voci infondate sul conto di Hitler, prima che fosse ebreo, poi che addirittura fosse scappato in Brasile e non morto dopo la guerra, balla questa che sta tornando di moda ultimamente. Queste bugie furono riprese dai soliti organi di informazione cortigiani e nell’immaginario collettivo divennero realtà, devastando ogni ipotesi di rinascita di un hitlerismo coerente e rivoluzionario.

Il ‘neonazismo americano’, formato in una parte consistente da personaggi infiltrati dalla stessa Cia, vede la figura di Hitler quasi in maniera ironica, come uno spauracchio da agitare quando se ne sente la necessità. Eppure è proprio negli Stati Uniti, la nazione nella quale Hitler è sbeffeggiato anche dai suoi presunti pittoreschi seguaci, che molti sedicenti nazionalsocialisti europei vedono l’applicazione delle teorie hitleriane.

Questo significa che il progetto dei giudei e della Cia non ha funzionato solo negli Usa ma anche in Europa, dove molti tra coloro che si definiscono camerati sognano solo di poter avere in mano una pistola e vicino un nero a cui sparare, e non di compiere quella rivoluzione a cui ogni nazionalsocialista sincero dovrebbe aspirare fortemente. L’influenza che il modello americano ha sui giovani europei permette alla Cia, attraverso i propri infiltrati, di tenere a bada il fenomeno neonazista in tutto l’occidente, assicurandosi cosi che esso rimanga debole dal punto di vista politico e ideologico, ma vivo per poter servire ai suoi scopi. Non è un caso se sempre più spesso sentiamo dare la responsabilità di azioni terroristiche isolate a “neonazisti psicopatici”, categoria ormai usata in diverse circostanze dal potere per impedire che i popoli possano avere sospetti pericolosi. Non è casuale nemmeno che l’estrema destra europea, anche quella extraparlamentare, stia assumendo le stesse sembianze di quella statunitense, ricalcandone troppo spesso le azioni e i comportamenti, e vedendo spesso nella diversità estetica il problema essenziale da risolvere, quando invece le questioni da affrontare in senso nazionalsocialista sarebbero ben altre.

La Comunità Politica di Avanguardia rifiuta nettamente, al contrario di chi, speculando su facili sentimenti di odio, riprende tematiche di tipo beceramente razzista, qualsiasi cosa provenga dagli Stati Uniti, e denuncia la completa estraneità del fenomeno da baraccone rappresentato dal ‘nazismo’ in salsa a stelle e strisce rispetto alla formidabile esperienza politica vissuta in Germania dagli anni trenta fino alla fine della guerra. Ribadisce che il terreno su cui coltivare il sogno nazionalsocialista è stato e sarà prima di tutto l’Europa, e, semmai si dovrà volgere lo sguardo altrove, come la storia stessa ha dimostrato, sarà molto più facile trovare terreno fertile ad est, dove esistono popoli dalle tradizioni secolari che meglio possono comprendere certi valori e principii, e non ad ovest di essa, dove impera da sempre il capitalismo più becero e non c’è alcuna voglia o parvenza di giustizia sociale.

 
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