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Marxismo, stalinismo, nazionalbolscevismo: il «ritorno dei morti viventi» PDF Stampa E-mail

Dal n° 362 - Ottobre 2016

Scritto da Mario Marletta   

Il compito che in questo breve scritto ci si propone di assolvere sembrerebbe arduo anzi tutto per lo spazio a disposizione: approfondire le ragioni della doppiezza del marxismo e dello stalinismo necessiterebbe l’uso di svariate centinaia di pagine, e glosse e postille tali da impegnare chiunque in uno studio spossante; ma qui ci si limiterà a citare le più macroscopiche aberrazioni, le schiaccianti connivenze che queste ideologie hanno avuto col capitalismo atlantico; qui ci si muoverà per sommi capi, elargendo poche tracce, sì da invogliare il lettore a procedere per conto proprio e a indurlo a verificare la fondatezza delle proposizioni seguenti.

Che la tradizione europea sia romana, che senza «ROMA» non sia possibile immaginare «EUROPA», e che la Russia bolscevica sia stata estranea all’Europa quanto lo è il capitalismo atlantico, non occorre ripeterlo a chi ancora oggi a dispetto di tutto possiede capacità di discernimento. Guido De Giorgio, a tal proposito, scriverà: “Gli avvenimenti che accadono nel mondo occidentale da più secoli e culminano nella crisi attuale sono stati preparati – in un travaglio lento di disgregazione sistematica - dalle forze dell’Antitradizione. E poiché in Europa e per l’Europa non esiste che una sola tradizione – il Fascismo Romano - l’antitradizione sarà soprattutto rappresentata da quella torbida e tortuosa corrente, in cui sfociano più rivoli detritici, che si oppone organicamente alla funzione, al mantenimento e al trionfo della Romanità… Questa legge altissima d’ordine sacro esprime la linearità reale appunto perché ideale dell’intellettualità sacra, la quale differisce dall’intellettualità profana per il suo carattere d’intransigenza assoluta di fronte al Divino considerato dinamicamente come conquista attiva e non come legato, deposito morto destinato a valere in funzione del proprio ingombro o del proprio peso. L’azione dell’Antitradizione, cioè dell’antifascismo, consiste appunto nel disseccare le sorgenti vive dell’universalità romana riducendo la norma sacra che la costituisce a uno schema irrigidito ove corre a rivoli canori il vento della sentimentalità nostalgica ed evocatrice … I segni sono piuttosto allarmanti fra tanta assenza di intellettualità sacra, tanto dilagare di sentimento e tanto strèpere di macchine. Si direbbe che l’umanità, incapace di elevarsi alla contemplazione reale del divino, tenda sempre più a chiudersi nella sua caverna, nella sua prigione – il cui silenzio è lacerato solo dal continuo rombo di motori (1).

Delineati i fronti della TRADIZIONE e dell’ANTITRADIZIONE, a quale dei due ascrivere l’attuale corso politico russo [che del materialismo sconsacrato, del capitalismo internazionale ha fatto le sue bandiere], se non a quella dell’antiromanità e dunque dell’antitradizione, qualunque forzatura venga trascritta sulle pagine della rivista «Eurasia» intorno a una presunta “ortodossia” della sì detta “Terza Roma” (Mosca) [cfr. “Geopolitica dell’ortodossia”, editoriale di Claudio Mutti del 22 settembre 2016] (2)? Come giustificare un sistema politico il quale, ancora oggi, implicitamente si considera figlio legittimo di una vittoria militare ottenuta contro «ROMA»? Come dissimulare questa contraddizione di termini, cioè lo spacciarsi quale capo politico tradizionale e poi celebrare coloro i quali furono i più acri nemici della tradizione, coloro i quali furono i «CARNEFICI DI ROMA», da Stalin a Zˇukov? Come giustificare la cortina di silenzio calata su quei Russi che si dissanguarono sul fronte occidentale per arginare l’avanzata delle orde anglo-giudaiche sbarcate in Normandia, come accadde al «1° Squadrone Cosacco, 82° Reggimento Tedesco» del capitano Zagorodni (3), e che combatterono in difesa d’Europa e dunque di «ROMA»? E che dire dei più ignoranti «corifei» di questa «putinmania», i quali definiscono «Zar» l’inquilino del Cremlino, mostrando così di misconoscere perché il termine «Czar» – per sincope sillabica avvenuta in àmbito slavofono - sia sinonimo di «Caesar», cioè di «Cesare»?

Al contrario di quanto Putin persegue in politica interna ed estera, il Fascismo e il Nazionalsocialismo strinsero un patto corporativistico con la mano d’opera salariata e con gli industriali al fine di strappare la sovranità monetaria alle banche apolidi che dettavano legge in Europa dopo «Versaglia», sì da restituirla allo Stato: questa fu la vera causa della seconda guerra mondiale, benché storici da strapazzo continuino a straparlare di un «hitlerismo guerrafondaio» o di un ancor più strampalato «razzismo alla Menghele», antistoriche corbellerie confezionate ad uso e consumo della decerebrata massa antifascista moderna. L’infatuato russofilo che inneggia a Putin e che, «retroattivamente» inneggia a Stalin come a un nemico del giudaismo [giungendo addirittura a farne il simbolo di un fantomatico «nazionalsocialismo» più grande del Nazionalsocialismo stesso], oltre a dimostrare di non comprendere nulla sulla reale valenza della BATTAGLIA ANTIPLUTOCRATICA HITLERIANA, rappresenta l’esempio di come la mala fede umana retroceda da un effetto alla causa [quando è noto a tutti che la legge di causalità proceda da una causa al suo effetto]; ma è così che si sono scritte migliaia di pagine sulla storia del Novecento!

Stalin, benché artefice di molteplici eliminazioni di elementi di origine giudaica, fu complice senziente, in combutta con l’ebreo americano Armand Hammer (noto uomo di paglia della «GOSBANK»), del processo di asservimento sovietico al signoraggio bancario mondiale ebraico, processo di privatizzazione che fu completato nel 1937 (4): «In Russia, dopo la morte di Lenin sopraggiunta nel 1924, Stalin, segretario del P.C.U.S. dal 1922, scatena il processo di eliminazione nei confronti della cosiddetta sinistra bolscevica. Si tratta dei Trotsky e dei Kamenev, degli Zinoviev e dei Radek, cioè dei “quadri” ebraici internazionalisti che avevano organizzato e diretto il golpe bolscevico del 1917, e che, dopo aver ricevuto cospicui finanziamenti dai loro consanguinei d’oltre oceano (i banchieri Schiff, Warburg, Guggenheim, ecc.) al fine di rovesciare il regime antigiudaico degli Zar, avevano conservato sempre solidi legami col capitalismo occidentale… Questa “purga” non deve però essere attribuita al presunto antigiudaismo di Stalin, cioè all’avversione spirituale ed etica nei confronti dell’essenza profonda e dei tratti qualificanti che caratterizzano la natura ebraica, né alla sua volontà di spezzare i legami che uniscono i trotskisti alla plutocrazia occidentale. Essa va invece ricollegata all’esigenza di sopprimere una tendenza politico-ideologica che, avendo elaborato una diversa interpretazione del pensiero marxiano, ne aveva dedotto moduli di gestione del potere sovietico opposti a quelli staliniani, qualificandosi quindi come fazione rivale di Stalin all’interno del partito comunista” (5).

Senza perdersi nel sottobosco delle frammentazioni ideologiche apparse prima e dopo la “rivoluzione d’ottobre”, delle faide interne (quasi tutte interebraiche) prolungatesi per tutto il corso del Novecento, è necessario sottolineare che Marx va respinto per la sua concezione economico-materialistica della storia; Marx va respinto per avere alzato barricate tra datori di lavoro e mano d’opera, cioè per aver fomentato una «lotta di classe» funzionale solo al capitalismo finanziario apolide e alla speculazione; Marx va respinto per tanto, tanto altro ancora; ma va sopra tutto avversato per la sua fede nei miti del «progresso» e della «evoluzione della specie»: sostenere l’ipotesi di una freccia evolutiva della specie umana è insensato nella misura in cui tale ipotesi è contraddetta da ciò ch’è intuibile nel corso di una sola esistenza terrena. L’osservazione della decadenza di questa specie, alla luce della recente accelerazione, pare inconfutabile a chiunque, a meno d’essere in perfetta mala fede o di avere subito – più probabilmente - il completo svuotamento della cavità cranica.

Che Marx sia figlio dell’antitradizione è perspicuamente dimostrato dal motto “L’economia è il nostro destino”: “Non è certo avvalorata dai dati dell’esperienza l’affermazione che la storia umana sarebbe parte della storia naturale, dominata da leggi naturali. Anzi, l’esperienza dimostra l’irriducibile autonomia delle leggi dello spirito e delle creazioni di esso … Quando Marx, contro ogni esperienza, formulava la sua teoria della storia … egli non faceva altro se non attribuire validità generale a certe caratteristiche, peculiari dell’epoca economica … Poche formule hanno causato tanta confusione come quella della autonomia delle leggi economiche, secondo cui dovrebbe esistere «una legge economica fondamentale del massimo edonistico», legge ancor oggi insegnata dalla maggior parte degli storici, anche non marxisti. Tutti questi fantasmi sono fenomeni tipici dell’epoca economica, e con essa si dilegueranno (6).

Ora, se si desiderasse davvero la liberazione d’Eurasia dalla dittatura della grande usura [di cui la N.A.T.O. è espressione militare]; se si desiderasse che le appendici politico-finanziarie di questo sistema di occupazione [le sì dette «Unione Europea» e «Banca centrale Europea»] venissero cancellate dalla storia assieme ai loro abominî, la sola strada da seguire sarebbe quella di una RINASCITA SPIRITUALE nel segno di ROMA, non quella di ideologie che scendono a patti col potere finanziario dominante, ideologie che vorrebbero ergersi quali antagoniste di un sistema accettandone le stesse regole.

L’ideologia di una Europa unita da Dublino a Vladivostok, l’ideologia che sarà della sì detta “Jeune Europe” [creatura del belga Jean Thiriart] - entità evidentemente collegata anche sul mero piano lessicale ad ambienti di segno giudeo-massonico – accomunerà neofascisti atlantici ad elementi dell’estrema sinistra maoista; da questo variegato humus «germoglieranno» soggetti i quali, in nome di un antiamericanismo di facciata, convergeranno persino all’interno dell’ambiente delle sì dette «Brigate Rosse», ambiente che la storia [ovviamente la storia non genuflessa al sistema usurocratico ed antifascista che ha ridotto l’Europa in poltiglia] impietosamente smaschererà come fenomeno contiguo alle strategie di sottomissione atlantica, come dimostreranno il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro [uno dei pochi personaggi della nomenclatura democristiana che abbia tentato di aggirare il signoraggio dell’Alta Banca ebraica imposto alla colonia antifascista italiota, e per questo liquidato dal braccio armato brigatista] (7).

«Ma chi è Jean Thiriart?”, annoterà Battarra, nella prefazione a un libello il cui titolo, ancor prima della sua prosa, esemplifica l’identità di questa ideologia antitradizionale: “Dalla Jeune Europe alle Brigate Rosse” [pubblicato per i tipi della «Società Editrice Barbarossa»]: “nato in una grande famiglia liberale di Liège che provava forti simpatie per la sinistra, Thiriart milita dapprima in Jeune Garde Socialiste, poi, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel Fichte Bunde – lega sorta dal movimento nazional-bolscevico di Wolfheim e Laufenberg … Inoltre porterà il sostegno della sua organizzazione all’O.A.S. [l’organizzazione militare atlantica sostenuta dagli americani, il cui obiettivo consisterà nel tentativo di mantenere l’Algeria sotto il controllo francese, becero colonialismo di stampo ottocentesco che Thiriart, a chiacchiera, dirà di voler combattere – n.d.r.] … Dopo il fallimento di questa operazione, ma soprattutto l’allontanamento dell’ala reazionaria del movimento, dal 1964/65, Jeune Europe praticherà una netta “svolta a sinistra” e tenterà di lavorare essenzialmente con la Cina (Thiriart incontrerà Chou En Lai nel 1966) [Zhou Enlai, nel 1972, sarà l’anfitrione di Richard Nixon durante la visita di distensione pianificata dall’onnipresente deus ex machina Henry Kissinger - visita che il presidente statunitense intraprenderà in Cina, nel quadro della sì detta «Diplomazia del ping pong» (8), vero atto d’ingresso della Cina medesima nel novero degli Stati capitalisti e imperialisti – n.d.r.] … La nuova situazione venutasi a creare in Russia dopo l’allontanamento di Gorbaciov, con la «destra» nazionalpopolare e la «sinistra» comunista che lottano unite contro il comune nemico – l’occidentalizzazione -, ha riportato alla vita politica Jean Thiriart, che oggi si definisce nazional-bolscevico europeo nella linea di Ernst Niekish [Niekish, il cui pensiero politico manifestamente ostile ad Adolf Hitler sarà considerato tra i più pericolosi circolanti in Germania tra le due guerre; Niekish abile provocatore che giungerà a minacciare fisicamente lo stesso dottor Göbbels (9) – n.d.r.] e che dice di avere per modello storico Joseph [Josif – n.d.r.] Stalin e Federico II Hohenstaufen…» (10).

Ora ci si chiede: quale intelligenza abbandonata dagli Dei può osare accostare Friedrich der Zweite von Hohenstaufen, il Kaiser la cui conoscenza è regalmente manifestata dal simbolismo geometrico della Roccaforte di Castel del Monte a uno straccione giudeo georgiano scaraventato sulla ribalta politica dagli sciacalli che si spartiranno le spoglie dell’Impero russo?

Or dunque, tutte queste ideologie d’accatto [oggi risorgenti grazie al «putinismo»], fatte le debite differenze anche per il disastro antropologico avvenuto nel corso dell’ultimo mezzo secolo, vengono propagandate dalla componente apparentemente meno compromessa col capitalismo giudeo-statunitense; ma di fatto perfettamente complementare ad esso. Il sì detto «nazionalbolscevismo» viene oggi riciclato ad uso e consumo dei più sprovveduti, di gentaglia ignorante d’ogni principio metafisico, e la sua opera di divulgazione somiglia tanto a quella di altri risorgenti gruppi apparentemente populisti, come «Casa Pound Italia», i cui leaders stringono patti di amicizia con esponenti del famigerato «Battaglione Azov Ucraina» (11) il quale, dietro la facciata delle «Rune» e dei «Saluti Romani», viene lautamente foraggiato e armato da noti gangsters ebrei dello spessore di Igor Kolomoisky, spietati assassini che hanno combattuto una faida interebraica contro i separatisti filorussi assieme ai contractors della ormai disciolta «Blackwater», cioè coi peggiori aguzzini del popolo iracheno (12).

In questa opera di sistematico (e sistemico) INQUINAMENTO DELLA VERITÀ si prodigano anche taluni logori personaggi della ex estrema destra atlantica, figuri che hanno acquisito credibilità politica agli occhi della massa più indotta non per la loro onestà, ma per un più o meno lungo periodo di detenzione, poi commutato in libertà in cambio di sicuri servigi al sistema di occupazione d’Europa. Sono costoro che tirano il carro del «putinismo» compromesso con le strutture di dominio atlantico in Europa e nel Vicino Oriente [come perspicuamente dimostra l’agonia del popolo siriano], e così facendo tacciono mendacemente sulla vera essenza del problema: che Mosca, Washington e Tel Aviv sono tentacoli solo apparentemente molteplici, ma innervati al medesimo Caput Mortuum che ha trasformato la nostra vita in un inferno.

 

NOTE:

  1. Guido De Giorgio: “Prospettive della Tradizione”: “Il Fascismo e le forze dell’Antitradizione” (pp. 135-136). Edizioni “il Cinabro”, Catania 1999
  2. http://www.eurasia-rivista.org/geopolitica-dellortodossia/22709/
  3. http://www.maxafiero.it/cosacchi.htm
  4. http://pocobello.blogspot.it/2010/03/moneta-origine-storica-di-un-sistema.html
  5. “Stalinismo ed Ebraismo” (p. 167): “Fondamenti politico-culturali del progetto di alternativa rivoluzionaria al sistema «EURASIA-ISLAM»”. Edizioni di Avanguardia, Trapani 2005
  6. Werner Sombart: “gli errori del marxismo” (pp. 63-64); da“Sozialismus und Soziale Bewegung”, estrapolato da “Metafisica del capitalismo”; Edizioni “Ar”, Padova 1994
  7. http://pocobello.blogspot.it/2013/10/aldo-moro-signoraggio-bancario-e-le.html
  8. https://it.wikipedia.org/wiki/Visita_di_Nixon_in_Cina_del_1972
  9. https://en.wikipedia.org/wiki/Ernst_Niekisch
  10. Marco Battarra: prefazione dell’editore a “Da Jeune Europe alle Brigate Rosse” (pp. 9-11). Società Editrice Barbarossa, Milano 1992
  11. http://www.osservatorionuovedestre.org/ ?p=2396
  12. http://www.resistenze.org/sito/te/po/uc/poucei21-015017.htm
 
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