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Lo stato borghese, per far cassa, continua a fare la corte alle pensioni della povera gente PDF Stampa E-mail

Dal n° 362 - Ottobre 2016

Scritto da Fabio PRETTO   

Siamo in ottobre 2016 e ancora si parla della ‘circolare numero 195 del 30 novembre 2015’ pubblicata dall’INPS. Da quella circolare, tanto per rinfrescare la memoria, si poteva ritenere che le pensioni di reversibilità dovute dall’INPS al coniuge superstite in base all’articolo di Legge “n. 335 dell’8 agosto 1995” potesse essere ritoccate.

Siamo, quindi, quasi un anno dopo e ancora quella circolare fa parlare di sé poiché, dopo un articolo apparso su un quotidiano nazionale, l’INPS ha dovuto ammettere che la circolare pubblicata “è scritta male”. Infatti, la circolare incriminata fa finire le pensioni di reversibilità nella voce “assistenza”. La reversibilità invece fa parte dei diritti acquisiti e pagati durante la vita lavorativa dal coniuge che scompare per primo. Già nei giorni in cui si parlava della circolare incriminata e delle pensioni di reversibilità i soliti servi sciocchi della borghesia e del capitalismo, dicevano che in fondo non è che si poteva dare una parte di pensione di un altro a chi non aveva pagato niente. Sbugiardati subito poiché si fece loro sapere che, durante la vita contributiva, il lavoratore paga anche un fondo apposito per le pensioni di reversibilità. Ma passato quasi un anno, ancora questa circolare è in giro e andrà a finire che creerà problemi e incomprensioni. Sembra molto difficile togliere da quel documento qualsiasi interpretazione pericolosa.

La nuova disputa sul problema della reversibilità viene a galla durante i giorni nei quali governo e sindacati di regime s’incontrano per concordare l’ennesima truffa a danno dei pensionati futuri. Come non fossero già penalizzati dai governi che si sono succeduti dal 1994 in poi.

 

Riforme Dini, ritocchi del governo Prodi, scalone Maroni, scalino Damiano e qualche bel personaggio l’abbiamo certamente dimenticato. I sindacati di regime (non useremo mai più le loro sigle per non offendere quanti negli anni passati sotto queste sigle ha fatto veramente il Sindacalista) hanno detto che siamo a un buon principio di accordo. Mentre esistono ancora persone che, grazie alla “legge Fornero”, non percepiscono (da anni!) né pensione né stipendio. Chi, invece, ha versato quarantuno anni e passa di contributi non può andare in pensione, mentre chi vorrebbe andare in pensione regolarmente dovrà fare un mutuo e poi pagarlo con gli interessi.Il potere borghese con la complicità dei sindacati di regime ha stritolato le esigenze popolari, e questi personaggi cantano vittoria. Burocrati e stampelle dello stato borghese! Questo sono!

Nel frattempo l’INPS stipendia lautamente i suoi dirigenti. Si è accorpato all’INPS il carrozzone pensionistico fallimentare INPDAP, del quale l’ente previdenziale italiano per antonomasia ha dovuto accollarsi i debiti. E’ noto oramai che l’INPDAP, preposto all’amministrazione delle pensioni dei dipendenti pubblici, tutto faceva meno che questo. Infatti, al momento della fusione con l’INPS, questa ha dovuto onorare le pensioni dei dipendenti pubblici con denari suoi, poiché l’INPDAP aveva già provveduto ad alienarli per motivi non pensionistici. Sono centinaia i burocrati dell’INPS che percepiscono stipendi principeschi e, visto l’andazzo amministrativo che c’è all’interno dell’ente, molti sarebbero già dovuto andare a visitare le patrie galere.

Non è ammissibile che presso l’INPS ci siano persone che possono beneficiare di stipendi da favola, mentre chi ha lavorato e versato contributi per 35 anni e passa debba fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese. Non è ammissibile che persone che hanno regolarmente versato oltre i 40 anni di contributi non possano andare in pensione, e se vogliono andarci devono fare un mutuo. Facciamo notare che gli stipendi dei burocrati, che negli anni passati hanno contribuito ad affossare l’INPS e i suoi conti, sono pagati dai versamenti dei lavoratori i quali, grazie alla loro incuria nell’amministrare i conti, ora devono andare in pensione a 67 anni.

Invece di eliminare questi inutili burocrati il presidente dell’INPS Boeri ritiene che si potrebbe ricalcolare l’assegno dei lavoratori già pensionati per eventualmente decurtarlo. Invece di mandare a casa persone inutili che pesano sul bilancio dell’INPS, si pensa di decurtare la pensione a quelle persone che vanno a vivere in paesi a basso costo per non fare la fame in Italia. E se qualcuno propone di decurtare certi stipendi e certi vitalizi, prontamente la Corte di Cassazione dice che tutti ciò è incostituzionale. Mentre è costituzionale bloccare gli aumenti delle pensioni da 1200/1300 euro mensili.

Non molto tempo fa se un sindacalista fosse ritornato dai lavoratori portando come vittoria un accordo simile a quello che si sta per firmare con il governo, avrebbe dovuto correre molto velocemente per sfuggire alle ire dei lavoratori.

Forse è giunta l’ora di farli correre un po’ assieme ai notabili dello stato borghese filocapitalista e asservito ai potentati economici mondialisti.

 
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