--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Attività editoriali il mensile gli articoli L’ultima lacrima
L’ultima lacrima PDF Stampa E-mail

Dal n° 363 - Novembre 2016

Scritto da Enrico LABANCA   

Spesso si guarda oltreoceano con aria servile, immersi nel fumo disastroso della sconfitta.

Gli Stati Uniti d'America sono il centro polifunzionale della plutocrazia mondialista, una riserva infinita di soldati e macchine da guerra pronti ad invadere il mondo intero, dall'isola dispersa del Pacifico alle capitali europee.

Washington Dc come Roma imperiale è l'allucinazione americana moderna. Simboli ed usanze si intrecciano in un fanatismo di onnipotenza mai visto prima.

Indiscussi padroni del mondo materiale, sconquassati derelitti in quello spirituale. Sì, perché il Potere conquistato con così tanta ignominia divora le anime, le menti e i corpi.

Un veterano statunitense si toglie la vita ogni ottanta minuti. Il totale annuale è di 6500 (seimilacinquecento). Una vera ecatombe.

Tutto questo avviene quando la Bandiera da Sacro simbolo diventa semplice carta igienica colorata. Partire dalla propria terra per invadere luoghi sconosciuti, nemmeno sfiorati col fragile dito da bambino durante il periodo scolastico, porta seco la maledizione millenaria del cercatore di oro.

Uomini biliosi senza scrupoli, disposti a tutto.

Il sangue di un bambino iracheno inebria il corrotto spirito del mercenario americano.

L'esercito statunitense, per quanto possa sembrare assurdo l'accostamento, altro non è che la “Legione Straniera” della massonica Francia in salsa hollywoodiana. Meticci e delinquenti al servizio della sconosciuta Plutocrazia al potere.

Il più grande campo di concentramento inglese a cielo aperto chiamato U.S.A. non poteva dare di meglio. Tutto poggia su un reclutamento “fisico e mentale” lontano dal concetto di Patria e di Razza. Ripugnante per chi come noi crede nel valore inattaccabile del Sangue.

La guerra, orgia di corpi e ferro, è per noi italiani purificazione della mente, espiazione dell'ozio, esaltazione dell'eroismo, scossa dello Spirito, tripudio di colori di bandiere contendenti la libertà e il futuro della propria prole. Mai nei cuori dei combattenti italiani si son viste malattie psichiche degenerative. Mai esitazione ha avuto luogo.

Siamo partiti per terre lontane durante il Fascismo ma l'opera finale era la civilizzazione, come Roma Antica tramanda a bassa voce ai suoi eredi. L'aratro italiano traccia il solco abissino dopo aver liberato l'Etiopia dalla schiavitù del garzone inglese Hailé Selassié. I racconti revisionisti post fascisti raccontano di gesta atroci ai danni della popolazione. La stessa cosa in Libia. Eppure non vi è traccia del disturbo post-traumatico da stress (PTSD), epidemia diffusissima tra i veterani americani.

Stessa cosa si può dire per i mutilati della Prima e della Seconda Guerra Mondiale.  Tra i reduci di quest'ultima, anzi, possiamo ancora scorgere l'ingenuo sorriso del soldato, di colui che tutto dona senza contropartita, di colui che dismesso la divisa ha ricevuto solo sputi e vendette dalla popolazione civile festante per l'ingresso dell'invasore.

Non esiste trauma postumo per chi combatte per l'immortale Patria, ma solo un'ultima lacrima per non aver dato qualcosa di più della morte.

“Uomo, porto di tutti gli uomini il privilegio e la miseria, l'affanno e la speranza ma quanto più sento la vita tanto più credo all'eterno, quanto più amo la gioia tanto più accetto il dolore e in tutte le mie preghiere l'elogio del dono accompagna o precede la celebrazione della rinunzia perché senza misura né coscienza di sacrificio non è virtù di offerta. Avido di gioia e sazio di pianto, stremato di sogni e illuso di fortuna, io credo nell'età annunziata. Allora l'umanità, per accettare rinunzie e sperare doni, non dovrà tradire la vita né disertare la storia, ma perseverando nelle opere e nei canti, nelle lotte e nelle passioni, vorrà scoprire i misteri e avvincere le forze dell'anima come rinvenne i segreti e aggiogò le potenze della natura attraverso le età che si nomano dalle sue conquiste e dalle sue vittorie. Allora la sventura non sarà deprecata come una condanna né evitate come un contagio Nè rimproverata come un'onta e le vittime non erreranno come fuorusciti né giaceranno come rei, non passeranno come vinti né indugeranno come mendichi.

Allora l'umanità sarà sempre triste ma sarà meno vile”.

Carlo Delcroix

«Delcroix era sulla neve, in una pozza di sangue. Aveva perduto le mani e gli occhi ed appariva ferito in molte altre parti del corpo. Gli occhi afflosciati e senza vita erano imbevuti di sangue nero, il viso e le labbra gonfie erano come bruciati dalla vampa dell'esplosione. Centinaia di schegge gli si erano conficcate in tutto il corpo, specialmente nell'addome e nel torace, con ferite profonde. I moncherini delle braccia mostravano un impasto sanguinolento di muscoli, tendini, nervi e ossa violentemente spezzate.»

Per l'abnegazione al dovere che dimostrò in battaglia fu decorato Medaglia d'Argento al Valor Militare. Ricoverato a Milano e Torino, riuscì a superare con notevole forza d'animo il fatto di aver perso le mani e la vista e dunque di aver finito di vivere la sua giovinezza come avrebbe sognato di fare, e si prodigò per tenere infuocati comizi. Tra il settembre 1917 e il novembre 1918 tenne 35 discorsi in tutta Italia, davanti a folle di militari e anche di civili, sviluppando una notevole abilità oratoria. Fu tra i fondatori dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra (ANMIG) e nel 1924 ne divenne il presidente.

Parlamentare Fascista per un intero decennio. La notte del incidente, quando si aspettava il suo decesso imminente, dimostrò di non avere paura, disse soltanto: «mi spiace di non essere rimasto sotto i cavalli di frisia del Sasso di Mezzodì!»

 
Nessun evento
ebrguerra.resized.jpg
CelticaCPA