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Il silenzio dei servi
Giovedì 03 Novembre 2016

Le dichiarazioni rilasciate dal viceministro israeliano per la cooperazione regionale Ayooub Kara all’indomani del sisma che ha colpito il centro Italia, nelle quali egli afferma che tale evento catastrofico sarebbe stato dovuto alla scelta operata dal governo italiano di astenersi nella votazione riguardante la risoluzione presentata all’Unesco dai paesi arabi, Palestina in testa, con la quale essi chiedevano di restituire anche dal punto di vista nominale l’indiscussa identità islamica a diversi luoghi di Gerusalemme est, oggi illegalmente occupata dagli israeliani, pur essendo gravemente lesive della dignità della nostra nazione, non hanno ricevuto alcuna risposta da una classe politica che ha dimostrato ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, di essere totalmente manovrata dal potere ebraico, il quale può, attraverso i suoi esponenti, affermare di tutto senza trovare mai una contrapposizione dialettica adeguata.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invece di parlare a nome dello Stato di cui è prima carica e difendere i cittadini italiani, mentre tutto questo accadeva era proprio in Israele a rinsaldare un rapporto di amicizia che ha il sapore forte di vassallaggio.

C’è da scommettere che se a dire determinate parole, in cui si paventa addirittura una punizione divina, fosse stato il rappresentante di qualsiasi altro esecutivo mondiale, ad eccezione forse di quello degli Stati Uniti, si sarebbe alzato un polverone politico e mediatico di grande livello.

Quando parlano i giudei però è impossibile innescare una reazione del genere sia dal punto di vista della comunicazione, sia dal punto di vista politico, perché da un lato essi sono proprietari o finanziatori dei maggiori organi di informazione del nostro paese, e dall’altro tengono i fili che muovono la nostra politica.

Non c’è dunque da meravigliarsi se frasi tanto gravi, che avrebbero dovuto costituire l’apertura dei telegiornali delle più grandi reti televisive, abbiano avuto pochissima risonanza.

Viceversa, nel momento in cui si trattava di elogiare la strategia di sicurezza israeliana nel periodo successivo agli attentati verificatisi in Europa, venivano fatti servizi molto accurati, con interviste da Tel Aviv al fine di spiegare agli italiani il perché avremmo dovuto rinunciare ad alcune libertà per ottenere una difesa più forte dagli attacchi dei “cattivi” islamici.

Oggi nessun direttore ha il coraggio di mandare un inviato ad intervistare il viceministro in questione, peraltro già autore nella sua carriera politica di diverse dichiarazioni altamente discriminatorie nei confronti del popolo palestinese.

Sono arrivate scuse superficiali non dallo stesso Kara, ma da fantomatiche fonti governative. Questo è il massimo che la piccola colonia Italia repubblicana riesce ad ottenere dai propri padroni, da quel popolo eletto che si sente in diritto di punire senza essere mai punito, avvolto dall’arroganza di chi ha il potere e dalla superbia di chi crede di essere superiore a tutti, forte di una storia falsa su cui è stato costruito un castello di sabbia che si regge, ancora oggi, su un mare di bugie.

La Comunità Politica di Avanguardia ravvisa in quanto sopra descritto l’ennesima prova del fatto che ci troviamo sotto una dittatura silenziosa, portata avanti in maniera tanto latente quanto distruttiva. Auspica che i cittadini italiani traggano da fatti come questi la consapevolezza di non essere la priorità di chi li governa.

Ribadisce inoltre con forza l’illegalità di quanto accade in Medio Oriente, e a chi paventa una soluzione di compromesso come quella dei “due popoli due stati”, risponde che in questo caso c’è un popolo occupante e un popolo aggredito, e solo quest’ultimo deve essere tutelato. L’approvazione della risoluzione elaborata dai paesi arabi restituisce perciò soltanto una piccola parte di verità alla storia. Solo quando il popolo palestinese sarà sovrano si potrà dire che è stata fatta giustizia.

Comunità politica di Avanguardia

 
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