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Terremoto: Stato, dove sei?
Giovedì 01 Settembre 2016

Ci risiamo: ancora una volta l’Italia, la sua parte centrale per l’esattezza, viene colpita da un sisma molto forte. Centinaia sono le vite spezzate, migliaia sono le persone che si trovano, da un giorno all’altro, ad essere senza casa e quindi costrette a vivere in tenda, in attesa, chissà quanto lunga, di una sistemazione diversa, e più dignitosa. Sarebbe facile, troppo semplice per noi, unirci al coro della destra più becera, che non ferma la propria sete di propaganda nemmeno davanti a tragedie simili, e oggi se la prende con i profughi che si trovano a vivere negli alberghi, rei, a modo di vedere di questa area politica ormai fortunatamente volta al declino, di occupare posti destinati agli italiani in difficoltà. Come al solito si guarda il dito per non vedere la luna, si da al popolo un facile bersaglio su cui puntare la propria rabbia per evitare che essa converga verso chi davvero dovrebbe esserne il destinatario. La domanda da porsi già oggi, quando ancora ci sono purtroppo numerose scosse di assestamento che fanno sobbalzare di continuo i cuori delle persone e non è possibile scongiurare la possibilità che un altro forte sisma possa verificarsi, è perché dal duemilanove, anno del terremoto che colpì L’Aquila, nulla, davvero nulla sia stato fatto. All’indomani di quella immane catastrofe i nostri politici parlarono di fantomatici piani, di ristrutturazioni in senso antisismico in tutta la zona circostante all’evento in questione.

I fatti, che poi sono quelli che contano davvero, dimostrano che anche stavolta, come troppo spesso accade, le promesse fatte non sono state mantenute. Basti pensare che una scuola, che risultava essere stata costruita seguendo norme rigide volte a preservarne la stabilità in casi del genere, è miseramente crollata ad Amatrice: con essa case, hotel, e altre strutture, che sarebbero dovute essere messe in sicurezza. Il governo attuale, che non è né migliore né peggiore di qualsiasi altro esecutivo succedutosi dall’infausto millenovecentoquarantacinque ad oggi in quanto trova esattamente come gli altri la propria ragion d’essere nel guadagno sopra qualunque altra cosa, oggi parla di piani temporanei, di cantieri aperti non si sa bene per quanto tempo, e si rifiuta di guardare la realtà delle cose: un terremoto non è un’emergenza a tempo, esso può verificarsi in qualsiasi momento, non occorre quindi fare le cose sull’onda dell’emotività momentanea per riscuotere il facile consenso del popolo e sperare magari che esso si riversi positivamente in sede referendaria: quello che bisogna fare con assoluta celerità è investire a lungo termine sulla sicurezza delle zone in questione, che, come mostra il loro pregresso storico, spesso devono far fronte a questo genere di situazioni, e, in prospettiva, dell’intera penisola italiana.

La cosa che invece sembra evidente è che nessuno ai piani alti ha interesse davvero ad adoperarsi per trovare una soluzione che sia, natura permettendo ovviamente, definitiva, a fare insomma il massimo dal punto di vista umano affinché gli effetti di questi cataclismi sulle zone abitate risultino essere i minori possibili. Ma perché questo? Perché un governo e un sistema tutto, da esso pienamente rappresentato, non dovrebbero avere a cuore l’esistenza di un popolo? A darci la risposta è Bruno Vespa, che in uno dei suoi speciali ha pronunciato senza alcun imbarazzo di sorta questa ignobile frase: “Il terremoto rappresenta un forte motore di ripresa economica”. Non è un pensiero isolato, anzi, è ciò che pensa l’intera classe politica italiana, di qualsiasi schieramento essa sia. Non si ha interesse quindi a sviluppare soluzioni durature per un semplice motivo: in questi giorni, mentre il popolo si dispera per le vittime e ha paura che quello che è accaduto possa capitare di nuovo da un momento all’altro, il grande capitalismo nazionale, e non, sta brindando, litigando per la spartizione degli appalti per la futura ricostruzione. Vengono paventati cantieri temporanei o piani a breve termine appunto per prolungare sensibilmente i tempi del ritorno alla normalità, e quindi incrementare i margini di guadagno da questa tragica situazione: infatti più si dovrà intervenire, più si dovrà di volta in volta migliorare un progetto o una costruzione, più elevato sarà il profitto tratto dalle società incaricate di svolgere queste attività.

Se ciò non bastasse anche le assicurazioni private e le banche stanno cominciando la propria opera di sciacallaggio: le prime stanno proponendo già ai terremotati delle offerte speciali per case ancora tutte da immaginare, dimostrando tutto il poco rispetto che chi pensa solo al denaro ha per le persone che attraversano momenti tanto delicati. Le seconde, come ben scritto in un articolo da “Il Fatto Quotidiano”, stanno ripetendo quanto avvenne anni fa in occasione del sisma aquilano e stanno trattenendo nei propri forzieri i soldi donati dagli italiani tramite messaggio. Anche stavolta, come avvenne allora, quei soldi magari saranno utilizzati per garantire dei prestiti, mettere qualche altro cappio al collo su cui il nuovo schiavo dell’usura pagherà sostanziosi interessi, come da copione.

In tutto questo scenario vomitevole la massima autorità spirituale del cristianesimo cosa fa? Nulla, se non dire agli sfollati un lapidario “verrò quando mi sarà possibile”. Per fortuna che le persone che sono partite e stanno partendo in queste ore per dare una mano non la pensano come lui, altrimenti un intero popolo sarebbe solo. D’altronde si sa, Amatrice distrutta non è luogo dove fare passerella come certi ambienti polacchi visitati di recente.

Quanto descritto evidenzia in maniera sostanziale il fatto che il popolo non può aspettarsi alcun sostegno da chi lo governa, semplicemente perché il capitale e il lavoro viaggiano su due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai nelle esigenze. Il popolo conserva, nonostante la società liberista in cui vive, un briciolo di solidarismo e di senso della comunità, il mondo del capitale viceversa vede tutto nell’ottica del profitto, e in base a quello prende le proprie decisioni. Sicuramente se gli edifici fossero stati messi a norma le proporzioni di questa tragedia si sarebbero notevolmente ridotte, ma non si sarebbe innescato il giro di denaro che ora farà felici in tanti. D’altronde nel capitalismo tutto è sostituibile, anche gli uomini, anche le case, anche i ricordi.

La Comunità Politica di Avanguardia esprime la massima e incondizionata solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto, consapevole del fatto che saranno costrette ad affrontare un periodo di estrema difficoltà derivante dall’abbandono delle istituzioni di cui sono vittime,e spera che la compattezza dimostrata in questi giorni dal popolo in quanto entità e comunità nazionale si possa tradurre in tempi futuri in una netta presa di coscienza politica antisistema che possa portare in tanti a guardare ad una rivoluzione nazionale e sociale oggi più che mai necessaria. Oltre agli sciacalli che in queste ore vagano per le case distrutte e vengono giustamente arrestati a far paura è quello sciacallaggio legale posto in essere in simili occasioni dal capitalismo e dall’usura. Sono proprio questi due elementi quelli a dover essere estirpati il prima possibile.

 
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