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‘Il’ ed ‘i’ perché di un ‘ritorno’ PDF Stampa E-mail

Dal n° 359 - Maggio-giugno 2016

Scritto da Mario Marletta   

A palese scorno di quanto affermato dagli «storici», la seconda guerra antieuropea non è ancora terminata. «Jalta»: l’esempio più perfetto dell’internazionale complicità liberal-marxista, la più perfetta rappresentazione della reale unicità di apparentemente molteplici rivoli detritici, comunque tutti appartenenti allo stesso fronte antitradizionale, dovrebbe pur spiegare perché la così detta “sinistra”, oggi esemplarmente rappresentata dal PD e dal suo governo golpista, sia sparita dalle piazze e dai consigli di fabbrica per annidarsi nei CDA delle banche d’affari internazionali. Questa malafede ha indotto gli ex compagni a straparlare di «fine di tutte le ideologie politiche», mentre ad aver conosciuto la fine è stata solo la loro menzogna.

La spartizione d’Europa in due tronconi seguìta a quella guerra, spartizione oggi venuta meno per la supremazia di una sola delle due parti vincitrici sopravvissute, non scagiona il sovietismo in generale e lo stalinismo in particolare dalle proprie responsabilità anti-europee, così come l’annientamento dell’Impero Britannico e la riduzione di Londra a una provincia statunitense non scagiona la Gran Bretagna dall’essere stata senziente complice di quella stessa alleanza.

Occidente liberale e Russia rappresentano quindi – ancora oggi e a dispetto del nutrito stuolo di pennivendoli filorussi sedicenti «antagonisti» – le «ganasce» della stessa «morsa anti-europea», e aprile e maggio, i mesi appena trascorsi, sono il lasso di tempo in cui questa stessa alleanza anti-europea viene trionfalmente rinnovata ogni anno, da Roma a Mosca.

Che Putin, in quanto ex funzionario dei servizi segreti sovietici, per contingenze storiche esulanti dalla sua volontà politica, volontà oggi adattatasi al capitalismo e al consumismo, reciti la parte dell’antagonista all’Occidente, fa parte di un copione già scritto da mani altrui; ciò perché marxismo e capitalismo sono stati sistemi solo apparentemente antagonistici. Che questo stesso figuro abbia dietro di sé un ideologo-pasticcione del livello di Dugin, capace di raffazzonare gli ingredienti politici più eterogenei, lascia ancor più esterrefatti i pochissimi intelletti superstiti degni di tale nome.

Che Dugin sia ideologo assai modesto, è esemplarmente deducibile dall’ossimoro chiamato “nazional-capitalismo”, come se il capitalismo, invenzione giudaica per eccellenza, dunque nomade, apolide e internazionale, non fosse il polo opposto del concetto di “nazione”, cioè di stabile legame col sangue e col suolo della Stirpe. Insomma, “nazional-capitalismo”: come se «Roma» e «Cartagine» non avessero mai rappresentato antitetiche visioni del mondo! Ma tant’è … Ogni grande errore perseguito con intenzione e con metodo, che per di più incontra approvazione, ha il suo fondamento nella generale deficienza intellettuale. Che dei miserabili ordiscano i più cervellotici sistemi al fine di glorificarne gli effetti, comprova solo quanto essi siano solo e semplicemente dei miserabili. E anche questo tanto propagandato “nazional-capitalismo”, usuraio e consumistico almeno quanto quello occidentale, alla cui testa sembra essersi decisamente posto il capo del Cremlino, non è che l’ennesima rappresentazione di una “nave che affonda sulla quale tutti ignorano la falla, mentre lavorano per rendere più comoda la navigazione”.

Che il “25 aprile” e l’ “8 maggio”, a Roma e a Mosca, si festeggino certi eventi, non accade certo per l’«onore» di Americani o Russi, non essendo mai esistito, in quanto accertata categoria antropologica, un Americano né un Russo [“La Russia”, dirà il capitano Lebjadkin, ne “I demoni” di Dostoevskij, “è soltanto uno scherzo della natura, ma non dell’intelligenza”]. Quanto alla mistura sub-antropologica americana, ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Che in queste due fatali date, nell’Europa occupata dalla NATO o in quella un tempo sottomessa al Patto di Varsavia, si celebri qualcosa, andrà comunque a vantaggio di una sola entità supernazionale, nomade e apolide, la cui circonferenza, invertendo la nota formula di Pascal, è dappertutto, e il cui centro in nessun luogo. Lo stesso yad vashem, il “motore ideologico” dell’entità d’occupazione sionista, lungi dall’essere il centro di questo sistema, benché esso sia meta del pellegrinaggio di tanti e tanti teatranti prestati all’attuale anti-politica mondialista.

Prescindendo dal problema dei sì detti “migranti”, nessuno si salva, e Salvini è il meno salvabile di tutti! Doppiamente ipocrita perché genuflessosi allo yad vashem, centro di smistamento marionettistico per l’Europa occupata, e perché timoroso di divulgare le immagini del suo “pellegrinaggio” in loco. Evidentemente un amico del fronte dell’antitradizione, un dichiarato antifascista agente insieme al suo codazzo di utili idioti destrorsi di tutte le sfumature; un personaggio buono solo ad appoggiare indefinitamente l’occupazione d’Europa, non certo a combatterne seriamente l’invasore.

Dal 1945 ad oggi, al sistema intrinsecamente criminale in grado di comprare l’anima di miliardi di uomini stampando banconote prive di copertura, solo la Repubblica Islamica dell’Iran, quasi quattro decenni fa, ha avuto la forza e il senso dell’onore di ergerglisi contro … e la Comunità Politica di Avanguardia, benché quantitativamente quasi irrilevante. Sul fronte della tradizione, la Repubblica Islamica irrora col sangue dei suoi figli migliori la terra di Siria, mentre fatica a contenere la vertigine occidentalistica imperversante tra le giovani generazioni urbane più opulente; da parte sua, la Comunità Politica di Avanguardia fa quadrato contro ogni umano cedimento intorno a un nucleo di irriducibili, gente oramai assuefatta alla certezza della sconfitta in Terra… poiché, come dimostra il «Rogo di Berlino», non potrà esserci vittoria terrena per chi si batte in nome dello Spirito.

Mario MARLETTA

Post scriptum:

niente accade senza che ci sia una ragione del perché accada, e la ragione di questa lettera può essere riassunta in poche proposizioni: tre anni di allontanamento da “Avanguardia” hanno significato l’acquisita e definitiva consapevolezza del deserto politico avvolgenteci. Gli eventi che hanno separato lo scrivente dalla Comunità Politica di Avanguardia, in gergo giuridico, vengono definiti preterintenzionali, cioè oltrepassanti l’intenzione dell’agente. Oggi, dopo attenta riflessione, è possibile dire metaforicamente che “extra ecclesiam nulla salus”. Per chi scrive: non v’è speranza a viaggiar da soli e a fari spenti nell'oscurità, poiché oggi, in Italia, o si serrano i ranghi attorno a questo nucleo, o ci si incammina verso il sicuro suicidio politico: tertium non datur.

 
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