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TTIP: il regalo dell’Europa PDF Stampa E-mail

Dal n° 359 - Maggio-giugno 2016

Scritto da Daniele PROIETTI   

L’abilità degli organi di informazione italiani ed europei, da decenni sotto l’influenza dei più grandi gruppi economico-finanziari del pianeta in quanto spesso e volentieri diretti da essi, è quella di definire con termini errati concetti importanti al fine di influenzare gli ascoltatori o i lettori.

Essi, infatti, definiscono il Ttip come un Accordo Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, avente al suo interno diversi trattati singoli riguardanti i settori strategici dello sviluppo, del commercio e dell’economia in genere. Per definire accordo un qualcosa ci deve essere una condizione fondamentale, ovvero che tutte e due le parti in causa abbiano dei vantaggi dal formalizzarsi di tale intesa. In questo caso, invece, a giovare di quanto concordato sono solo gli Stati Uniti d’America, mentre l’Europa trarrà da tutto ciò solo esiti negativi, sotto più aspetti.

Qualora infatti il tutto venisse approvato, come ormai appare scontato nonostante le timide perplessità avanzate da alcuni Stati, ultima in ordine di tempo la Francia, i cittadini europei subirebbero un regresso dal punto di vista dei diritti sociali, tale che verrebbe messo in discussione quel poco di tutela per il lavoratore che in Europa era ancora rimasta. La natura delle riforme nel campo del lavoro che sono state approvate negli ultimi tempi dagli esecutivi continentali, come ad esempio quella approvata dal governo italiano di Matteo Renzi, fanno già capire bene che tipo di futuro i capi della grande finanza cosmopolita immaginano per i popoli del vecchio continente.

 

La libertà di licenziare senza una giusta causa è diventata una triste realtà, e insieme ad essa la flessibilità contrattuale che, tradotta in termini più semplici, significa precariato, instabilità costante e impossibilità di progettare un qualsiasi tipo di avvenire. Il Ttip, essendo un insieme di provvedimenti voluti dalle grandi multinazionali, ampia, se possibile, questo concetto e aumenta la discrezionalità del provvedimento di licenziamento da parte del datore di lavoro, rendendo così l’operaio perennemente sostituibile, al pari di un oggetto, sulla scia del tanto agognato modello nord-americano.

Altro tema importante che l’intesa transatlantica va a colpire è quello della sanità. Essa rischia seriamente di non essere più pubblica ma di diventare al contrario privata, e, quindi, un bene di pochi anziché un diritto di tutti. Il processo di privatizzazione di questo settore importantissimo per la vita della comunità nazionale è già iniziato. Poco tempo fa, infatti, nella città di Bologna è stato inaugurato il primo pronto soccorso privato, nel quale una visita costerà la cifra di cento euro.

Se pensiamo che il diritto alla salute fu uno dei capisaldi sociali e popolari sia del Fascismo sia del Nazionalsocialismo, questi due Partiti si adoperarono costantemente per garantire il benessere dei rispettivi popoli, non possiamo non domandarci quali siano i miglioramenti apportati dalla democrazia liberale che tanti decantano. Oltre a quanto elencato finora, il modello nord-americano prevede che si possano allevare animali con ormoni, e questo costringerà molti cittadini europei a dover modificare le proprie tradizioni e abitudini alimentari, in quanto attraverso il Ttip l’Europa si impegna ad importare una grande quantità di alimenti dagli Stati Uniti, alimenti spesso composti da sostanze che fino ad ora in Europa era vietato in modo assoluto utilizzare come gli ‘ogm’.

Sempre a questo proposito, se fino ad oggi è stato vietato coltivare organismi geneticamente modificati, in caso di approvazione del provvedimento in questione non lo sarà più. Appare del tutto evidente che tra i due interlocutori chi guadagna da tutto questo è soltanto ed esclusivamente lo stato ora presieduto da Obama, in quanto il trattato dà lavoro alle sue aziende, esporta i suoi prodotti di pessima qualità in Europa e ne importa altri di qualità superiore a prezzi bassi.

L’Europa dal canto suo si troverà a dover svendere molte delle proprie eccellenze gastronomiche a prezzi stracciati e ad essere costretta a far suo una prassi scadente nel fare alimenti, che cambierà col tempo le abitudini degli europei e ne peggiorerà la salute, in quanto il libero scambio fa sì che ci sia assenza quasi completa dei controlli dovuti sulla qualità della merce. È facile notare come vengano colpiti i settori primari, ovvero la salute e l’ambiente, il lavoro, l’alimentazione, ma anche l’acqua.

L’Europa, infatti, si impegna a dare l’acqua, il bene comune per eccellenza, nelle mani di poche multinazionali, invece di farla restare un bene pubblico, come gli stessi cittadini avevano ottenuto mediante la consultazione referendaria di pochi anni fa. I governi nazionali saranno privati di ogni autorità e dovranno sottostare gioco forza a questo tipo di accordo stipulato da organi transnazionali che non fanno gli interessi dei popoli, bensì di una cerchia ristretta di persone ben identificabili. Qualora qualche Stato osasse ribellarsi a tutto ciò, volendo tutelare i suoi cittadini dai rischi che cambiamenti del genere possono comportare sotto diversi punti di vista, a cominciare ad esempio dal concreto rischio per la salute che potrebbe derivare dall’abbassamento della qualità alimentare, il Ttip prevede l’istituzione di un Tribunale Internazionale Privato che si occupi di infliggere una multa alle nazioni disobbedienti.

Le stesse multinazionali hanno imposto peraltro che si giungesse ad un accordo anche con il Canada, l’altra nazione dell’America settentrionale, di fatto uno stato satellite degli Usa, al fine di creare un canale commerciale sempre più vasto. Perciò, nel quadro di una più vasta collaborazione tra Nord America ed Europa, collaborazione che, ribadiamolo, altro non è se non servilismo della seconda, si sta trattando l’approvazione di un documento chiamato CETA, una sorta di Ttip europeo-canadese. Dinnanzi a quanto esposto ci sono diverse annotazioni da fare.

In primo luogo è da sottolineare, anche se di certo non rimaniamo meravigliati di ciò, che le reti televisive nazionali più importanti e le testate giornalistiche di maggior rilievo non diano risalto a questi argomenti, o, quando ne parlano, lo fanno sempre in termini filogovernativi narrando di improbabili vantaggi che l’Europa potrebbe trarre, vantaggi che non esistono.

In second’ordine rileviamo che aree politiche che si definiscono nazional-rivoluzionarie preferiscono passare il loro tempo a sbraitare di “pericolo-Moschee” e amenità simili piuttosto che concentrarsi su tematiche realmente importanti come quelle in questione.

Il Ttip si inserisce perfettamente nel novero dei trattati approvati dal secondo dopoguerra ad oggi, periodo nel quale gli Stati Uniti hanno preso in mano le redini dell’Europa sia formalmente sia sostanzialmente, costringendola a guardare soltanto ad ovest sia a livello commerciale sia a livello militare. Uno dei motivi per cui infatti Obama sta accelerando l’approvazione dell’intesa è proprio quella di legare i destini del nostro continente a quello degli Usa, ed evitare che le potenze emergenti orientali possano proporre vie alternative che sarebbero di sicuro più vantaggiose e paritarie a livello economico e finanziario.

Non è un caso se la paura della crescita cinese stia spingendo Obama a stipulare un intesa similare con un buon numero di paesi dell’area del Pacifico denominato Tpp. Il motivo è che gli Usa sono alla ricerca di nuovi spazi commerciali per difendere il dollaro come valuta di riferimento internazionale. Uno degli elementi che fa capire meglio quanto l’opinione dell’Europa conti davvero poco è il fatto che, a tutt’oggi, molti dei passaggi ritenuti fondamentali dell’intero accordo sono ancora tenuti segreti e non sono arrivati al Parlamento Europeo, dove i diversi Stati stanno discutendo sul da farsi.

Una discussione finta nella maniera più totale, in quanto il via libera è scontato, poiché l’Europa, questa Europa fatta di sudditi e damerini che annualmente esalta i liberatori, non ha né l’autorità, né la forza, né tantomeno la voglia, di battersi per i suoi popoli, come invece sarebbe chiamata a fare.

E cosi appaiono essere solo dei teatrini le resistenze di questo o quello Stato, destinati a dissolversi come neve sotto il sole alla prima telefonata proveniente da oltre oceano che richiami all’ordine. Analizzando ancora nel dettaglio il Ttip, a sconcertare è come sistematicamente tutto venga privatizzato e messo nelle mani delle multinazionali. Non solo, come già detto in precedenza, gli Stati che contravverranno agli ordini riceveranno una multa salata, ma anche le stesse aziende che avranno da ridire qualcosa dovranno rivolgersi a tribunali speciali, ovviamente privati, che dirimeranno la questione non attraverso le leggi vigenti in un determinato Stato ma con leggi ad hoc.

Come possiamo vedere, quindi, lo schema è sempre il medesimo: togliere potere ed importanza, quindi sovranità, allo Stato nazionale per darla a questi colossi economico-finanziari che agiscono al di sopra delle regole. La livellazione di molti settori strategici porterà ad un impoverimento generale, i salari ad esempio, come sottolineano gli economisti più onesti, sono destinati a scendere. Si verificherà quindi la situazione nella quale all’impoverimento della popolazione si contrapporrà un innalzamento dei costi per i servizi privati, determinando in ultimo una situazione di estrema e pericolosa iniquità sociale, che potrebbe portare (anzi, porterà, come accade oggi negli Stati Uniti) molte persone a dover restare fuori dagli ospedali, in quanto non assicurati e quindi non in grado di pagare una prestazione medica.

Se questi rappresentano gli aspetti indubbiamente di maggiore importanza, in quanto hanno importanza vitale per l’esistenza di un individuo, il senso di unilateralità di questo accordo si può facilmente capire se si analizza la questione degli appalti pubblici, anch’essi, come molti servizi secondari, oggetto dell’intesa. In sostanza il testo recita che chiunque può aggiudicarsi un appalto, ma il cinquanta per cento dei prodotti utilizzato per i lavori deve essere americano. Tradotto in termini pratici se un’impresa europea volesse costruire un’autostrada dovrà utilizzare cemento statunitense. Dove sta in tutto questo quella reciprocità di vantaggi di cui i nostri politici parlano?

La sottomissione del nostro continente ai voleri altrui è palese e totale. Il motivo per cui nessuno si oppone, tranne qualche voce isolata subito messa a tacere e comunque di poco conto, è che questo accordo complessivo che investe la totalità delle fonti di sviluppo economico è a completo vantaggio delle multinazionali, e molti esecutivi europei sono legati ad esse in maniera strettissima.

La segretezza con la quale tutto sta andando avanti, l’oscurantismo mediatico assoluto, sono del tutto propedeutici all’accettazione supina dei popoli europei di questo ennesimo schiaffo. Non è un caso che proprio questo sia stato uno dei motivi che ha spinto Obama a recarsi ad Hannover, ovvero quello di mettere pressione all’Europa per una rapida risoluzione del tutto. La paura è sempre la stessa per i governanti, ovvero che più il tempo passa più i cittadini possono in qualche modo scoprire la gravità della cose che approvano. Questo sta, ad onor del vero, in parte accadendo, e si registrano infatti le prime consistenti manifestazioni di contrarietà, ad esempio a Berlino. Il problema principale è che spesso a guidare tutto ciò c’è una sinistra sconclusionata che finisce, come al solito, per fare il gioco del grande capitale, mentre la “destra estrema”, sociale o come la si voglia chiamare è impegnata a giocare contro l’ “islamico cattivo” o a sventolare la bandiera con la faccia di Trump.

L’amara consapevolezza, invece, è che con l’epilogo della Seconda Guerra Mondiale e la vittoria delle democrazie plutocratiche e reazionarie occidentali, l’Europa è diventata solo ed esclusivamente una serva, e i suoi cittadini degli strumenti di sperimentazione del gioco capitalista. Quando gli europei, e gli italiani in particolare, avranno compreso ciò, ovvero di essere delle vittime designate di un progetto ben architettato e vorranno provare a voltare pagina, si potrà dare vita ad un qualcosa di alternativo, un modello di società differente, uscito sconfitto solo militarmente ma assolutamente vincitore nei fatti, come la realtà di oggi dimostra. La Comunità Politica di Avanguardia pone le basi per quel progetto autenticamente sociale e rivoluzionario, anticapitalistico ed antimercantilistico, e, perseguendo lo stesso, non può che criticare in maniera aspra e assoluta accordi del genere, volti solo ed esclusivamente a svilire sotto il profilo della dignità e dell’onore, il continente europeo e le tradizioni millenarie che esso porta con sé, a vantaggio di un mostro, come lo definì Adolf Hitler in uno dei suoi ultimi discorsi a Berlino, chiamato Stati Uniti d’America.

 
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