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Il viaggio “purificatore” di Matteo Salvini PDF Stampa E-mail

Dal n° 358 - Aprile 2016

Scritto da Daniele PROIETTI   

La storia si ripete, inesorabilmente. Dopo Gianfranco Fini un altro aspirante capo di quello sgangherato carrozzone chiamato destra italiana compie l’immancabile viaggio verso Israele, alla ricerca del consenso da parte dei padroni per poter concorrere senza problemi alla carica di governatore della colonia Italia.

Così, come un ragazzo che dopo mesi di frequentazione decide di fare il grande passo e conoscere i genitori della ragazza, Matteo ha rotto gli indugi e si è imbarcato su un aereo direzione Tel Aviv, colmo di rispetto cortigiano e di speranze per il proprio futuro politico. Le più rosee aspettative sono state ampiamente superate: gli incontri con esponenti del governo israeliano, infatti, si sono svolti in un clima che è andato oltre la cordialità, in quanto si è registrata un assoluta unità di intenti, sia per ciò che riguarda tematiche di politica interna riguardanti la sicurezza, materia per la quale l’ex nordico (ora nazionale) Salvini ha definito Israele come paese all’avanguardia da cui perciò trarre insegnamenti, sia per quel che concerne la politica estera, in cui si è concordato nel definire, durante l’irrinunciabile visita allo Yad Vashem (geloso custode della favola olocaustica), in cui c’è stata la consueta foto con in dosso la Kippah, che però il segretario della Lega non ha voluto fosse pubblicata, (forse per non essere ulteriormente deriso e smascherato nel suo doppiogiochismo che lo porta da una parte a sostenere il legittimo governo Assad per attrarre a se un certo tipo di elettorato e dall’altra lo vede impegnato nel visitare Israele), i terroristi dell’Isis come “nuovi nazisti” (aggiungete “z” a volontà).

Occorre constatare che la concezione di terrorista per Salvini è molto particolare, in quanto egli definisce Hamas un’organizzazione terroristica e si domanda da chi venga finanziata, (domanda che si dovrebbe porre riguardo altre entità), dimenticando che da decenni gli unici a meritare quell’appellativo sono proprio quelli a cui si è prodigato a stringere le mani. Alla fine possiamo dire che si è trattato di un esame quindi superato a pieni voti per Matteo, a cui da ora sarà consentito senza impedimenti di corteggiare l’Italia, anche in considerazione del fatto che ha rassicurato tutti: ha messo la testa a posto, non frequenta ormai da un anno i pericolosi fascisti di CasaPound, proprio loro, quelli che da anni nelle elezioni locali inseriscono loro candidati nelle liste dei partiti di centro-destra, notoriamente inclini alla rivoluzione, invitando i propri militanti a sostenere tali soggetti politici “pericolosamente antisemiti”.

Eliminati gli scheletri dall’armadio, purificatosi attraverso la visita all’ Eden terrestre, Matteo è pronto a lanciare la scalata ostile all’Italia, come farebbe un imprenditore desideroso di arrivare ad essere il capo di un azienda. Ormai è sul binario giusto, galvanizzato dall’essere sopravvissuto agli attentati di Bruxelles organizzati dai “nuovi nazisti”, è pronto, dopo aver ricevuto l’autorizzazione da Tel Aviv, ad entrare nel vivo con la sua crociata anti Islam, per la verità già iniziata da molto tempo.

Ma ogni crociata ha bisogno di soldati pronti al sacrificio per la causa, e quando la causa si identifica con una poltrona e il periodo è quello pre-elettorale non è difficile arruolarne molti. Il viaggio là dove tutto è perfetto infatti non ha reso proprio tutti felici. Come un amante ferita, sedotta e abbandonata, Casa Pound è rimasta delusa dal fatto che Matteo quando era a rapporto dai superiori abbia negato ogni relazione, ma, al pari di una donna innamorata, è pronta a dimenticare tutto ed andare avanti, specialmente perché davanti ci sono le liste elettorali, e Matteo è l’ancora di salvezza perfetta, o comunque, anche se non perfetta, l’unica possibile. Non è la prima volta che per salvare il rapporto l’organizzazione tartarugata scende a compromessi: in una recente intervista infatti il suo coordinatore nazionale non esitò a definire le leggi razziali un errore del regime fascista, ormai succube di quel “mostro malefico” chiamato Adolf Hitler, (cosa peraltro storicamente errata in quanto lo stesso capo del Nazionalsocialismo dichiarò espressamente le propria estraneità rispetto al provvedimento legislativo emanato dal governo Fascista italiano, critica ribadita anche da figure quali Julius Evola e Giovanni Preziosi, i quali puntualizzarono come l’idea di approvare tali norme, sciocche, fosse stata esclusivamente italiana), e auspicò un percorso di pace condiviso tra Israele e Palestina, assumendo vesti che sembrano essere più consone a un prete pacifista piuttosto che a un rivoluzionario di qualunque tinta. C’è da scommettere perciò, visti i precedenti anche recenti illustrati, che anche questa volta al fine di salvaguardare un amore cosi importante, ci si dichiari in camera caritatis disponibili ad intraprendere una relazione clandestina, per non dare nell’occhio e non destare sospetti ai nuovi amici israeliani.

Dal canto suo Matteo potrebbe accettare, in fondo militanti in più fanno sempre comodo, specialmente quando fanno poche domande e si limitano ad obbedire, consapevoli del fatto di rappresentare loro la parte debole del rapporto. D’altronde questo è solo uno dei tanti capitoli di quel libro denominato “neofascismo”, intriso di tradimenti, voltafaccia, arrivismo e compromessi.

Limitandoci ad esaminare l’ultimo ventennio (magari questo termine potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno), che coincide con l’arco temporale che va dallo scioglimento del già fallimentare Movimento Sociale Italiano e quindi la costituzione di Alleanza Nazionale in avanti, non è difficile anche per uno sguardo poco attento notare la disintegrazione di un’area politica, che, seppur numericamente minoritaria, se ben indirizzata dal punto di vista programmatico e dei principii politici avrebbe sicuramente saputo apportare un contributo positivo specialmente per le giovani generazioni. A questo invece, quel poco che decise di non seguire Gianfranco Fini, preferì una serie di infiniti giochi politici, volti solamente, in ultima analisi, a stabilizzare le situazioni personali di pochi dirigenti, magari attraverso un seggio al Parlamento Europeo. Continui cartelli elettorali eterogenei aventi chiaramente come unico scopo quello di superare le soglie di sbarramento che man mano le leggi elettorali imponevano per accedere alle istituzioni, nomi ben identificati fatti ospitare nelle liste di partiti maggiori quando la necessità di raccogliere migliaia di firme impediva di formarne una propria, e ai militanti, a quelli che ingenuamente e con la passione ci mettevano il cuore, veniva e viene ripetuta sempre la stessa favola, ovvero che questi sono gli unici modi per far si che le proprie idee possano trovare rappresentanza. Tutto ciò, unito alle guerre interne perduranti dovute a rancori di tipo squisitamente personale, hanno fatto sì che in questi decenni nulla di duraturo sia stato costruito.

La mancanza di punti di riferimento solidi e di un progetto tangibile ha portato tale area politica allo sbando, avviandola verso una crisi isterica di cui ancora oggi vediamo gli effetti. Dove non c’è un capo riconosciuto il primo che si alza in piedi e dice due parole che sembrano avere un senso compiuto viene eletto per acclamazione popolare a nuova icona. In questi anni ci hanno provato in molti ad ergersi a rappresentanti, ma tutti sono stati fatti cadere, e non poteva essere altrimenti in un contesto dove dominano l’invidia e si ha paura di crescere. Ma, si sa, di modelli se ne ha sempre bisogno, e quando non si sono trovati in Italia si è andati a cercarli all’estero.

Questa quindi è la presunta “area politica” che è passata in pochi mesi da “Io sto con Tsipras”, a “Io sto con Putin” e ancora “Io sto con Orban”, non assumendosi mai la responsabilità di dire di aver sbagliato, non capendo che quelli detti sono solo esempi di opposizione eterodiretta, controllata dal sistema, e data in pasto ai cittadini affinchè essi pensino di poter cambiare le cose e non escano dal gioco democratico. In una situazione di questo tipo non è stato affatto difficile per Matteo, dopo aver pugnalato alle spalle il proprio mentore Umberto Bossi mandandolo di fatto in pensione, guardarsi intorno e decidere che, per iniziare la propria carriera politica e far intraprendere alla Lega un percorso che la facesse uscire dal settentrione ed espandere nel resto dello stivale italico poteva risultare utile piantare la sua bandiera là dove non ci sono padroni e restare a vedere quanti lo avrebbero seguito.

Il successo dell’iniziativa è stato tanto palese da sorprendere forse persino lui, che in un lampo si è trovato dall’essere un secessionista incallito che tappezzava le città con manifesti inneggianti all’indipendenza, all’essere acclamato a gran voce come “Duce” e circondato da tricolori festanti. Nonostante l’investitura pressoché unanime ricevuta da Salvini l’arrivismo di alcuni all’interno dell’area di estrema destra, vogliosi di continuare la parabola discendente della stessa e di confermare il proprio carattere conforme al sistema giudaico-massonico ormai smascherato da tempo, ha prodotto nuovi capitoli della saga “facciamo brutte figure”.

Si registrano pertanto vere e proprie scissioni dell’atomo come quella avvenuta nel “Movimento Sociale-Fiamma Tricolore”, partito amministrato prima da Romagnoli, (quello che nella trasmissione televisiva “Matrix” disse che la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dalla parte giusta e che i volontari della RSI erano solo degli illusi e ora ha trovato collocazione stabile in Fratelli d’Italia), e ora capitanato da Attilio Carrelli, che ha dovuto far fronte appunto alla scissione perpetrata da Stefano Salmè, che ha costituito (notare la fantasia dei nomi) la ‘Fiamma Nazionale’, i cui ritrovi somigliano piu a riunioni condominiali piuttosto che appuntamenti di carattere politico, sia per l’esiguo numero di partecipanti (constatabile facilmente guardando le immagini di tali simposi), sia per l’organizzazione del movimento (per diventare referente cittadino basta inviare un messaggio su un social, la tecnologia è anche questo), e sia per i contenuti demagogici che esprime (“Marò liberi” e “moschee chiuse” i cavalli di battaglia). Tale nuovo soggetto politico che sicuramente sarà destinato a fare la storia del nostro paese nelle elezioni amministrative romane e anche in altri contesti nazionali ha pensato di affiancare le sue numerose forze a due movimenti che anch’essi brillano per sagacia programmatica, ovvero ‘Forza Nuova’ (un giorno capiremo dove sta la novità), e pensate un po’ il “nuovo Msi”, che dopo aver vinto una battaglia legale per il simbolo del partito almirantiano è pronto ad infiammare, nel vero senso della parola, le schede elettorali. A Roma tale unione ha partorito la candidatura di Iorio. Il programma? Il classico della destra italiana, e non ci si poteva attendere altro da chi (come “Forza Nuova”), forse farebbe sventolare più volentieri ai propri militanti le bandiere del Vaticano piuttosto che il tricolore, e che nei decenni non ha nascosto la propria lontananza a livello di visione del mondo sia dal Fascismo sia, soprattutto, dal Nazionalsocialismo, lontananza dimostrata prima di tutto attraverso il perseguimento di una politica altamente discriminatoria nei confronti dei cittadini islamici che spesso si risolve con una vicinanza (nascosta male ai militanti) al modo di esprimersi di Israele, odiata solo a parole e per motivi di mero opportunismo politico ma in realtà fiancheggiata da un capo, come Roberto Fiore, per cui il passato parla da solo.

Un passato che è riassumibile dalla parola massoneria, termine che calza a pennello su Gaetano Saya, padrone del “Nuovo Msi”, che, al contrario di “Forza Nuova”, non ha nemmeno tentato di nascondere il proprio essere filoisraeliano, ostentandolo in diverse interviste facilmente reperibili attraverso una rapida ricerca sul mezzo informatico, dichiarazioni con le quali definisce Israele come un baluardo della democrazia, non distanziandosi in nulla su questo dal pensiero che potrebbe avere un esponente qualsiasi del Partito Radicale, che come sappiamo è l’avamposto ebraico in Italia.

Come ennesima conferma della schizofrenia che regna sovrana all’interno di questo determinato contesto politico registriamo il recente comunicato attraverso cui Ugo Gaudenzi, direttore di “Rinascita”, annuncia la nascita imminente di un ennesimo movimento che prenderà il nome di Organizzazione Socialista Nazionale. Questa appare essere un operazione politica senza alcun significato concreto, e ciò non sorprende affatto se esaminiamo il passato a dir poco ambiguo della persona in questione, già candidato alle europee insieme all’ex ministro del PSI De Michelis in appoggio al PdL di Berlusconi.

Grazie al suo trasformismo esasperato, che lo ha portato dal sostenere una linea apparentemente socialista nazionale al convertirsi al leghismo salviniano, “Rinascita” ha perso molti dei propri lettori, e di fatto è morta. Nonostante egli abbia dichiarato la propria lontananza dall’area neofascista, constatiamo come tale comunicato sia stato ripreso da organizzazioni vicine ad Alemanno, esponente di ‘Fratelli d’Italia’, come ad esempio Officina per l’Italia e da altre come Il Popolo di Roma, vicina a Franscesco Storace. Il legame tra “Rinascita” e l’area della destra italiana è un dato innegabile, confermato, tra le altre cose, dal rapporto lavorativo intercorso tra la (già) redattrice Maria Lina Veca e l’ex Maresciallo dei Carabinieri Filippo Ascierto, prima deputato di An, poi del Pdl. La funzione catalizzatrice del partito di Giorgia Meloni nei confronti di una certa area è confermata dal fatto che alle prossime amministrative, il movimento che si propone di essere l’erede di Alleanza Nazionale si prepari ad ospitare due esponenti di ‘Forza Nuova’ nella propria lista elettorale. Questo oltre a rendere palese l’opportunismo della creatura di Roberto Fiore, la quale a Roma sostiene Iorio e quindi si pone fuori dai poli e a Pordenone opera il tipo di scelta descritto, fa comprendere come certi slogan in ricordo di camerati caduti, oppure certi comunicati che stigmatizzano la repressione di Stato di cui questi duri e puri si fanno vanto siano solo uno specchio per le allodole dato in pasto ai militanti, che cade inesorabilmente nel momento in cui si appoggia, esplicitamente o implicitamente un partito come ‘Fratelli d’Italia’, che viene visto dalle forze dell’Ordine come punto di riferimento politico e annovera al suo interno tanti ex componenti delle forza armate come ad esempio il prima nominato Ascierto, proseguendo in questo la tradizione dell’Msi e di An.

Tutto questo trambusto però elettoralmente si tradurrà in un nulla di fatto, almeno per il momento, anche se le persone in questione sperano che in un prossimo futuro Salvini gli lasci campo libero.

Infatti chi aspira ad essere protagonista di una grande e luminosa carriera politica però mira al salto di qualità, e Salvini si è reso conto di avere grosse potenzialità a livello elettorale e ha capito altresi che per sfruttarle a pieno occorreva recedere, almeno pubblicamente, certi legami, che seppur portatori di un caloroso tifo da stadio alle manifestazioni, erano poco redditizi a livello di percentuali, che poi sono ciò che interessano di più a chi ha come obiettivo quello di guidare una Nazione o perlomeno di esserne tra i protagonisti dell’agone politico per i prossimi decenni. Questa brama di ascendere al potere è la motivazione che ha spinto Matteo all’ormai famoso viaggio, consapevole del fatto che a certi tavoli ci si siede solamente se il padrone di casa vuole, e, come dimostra tra le altre cose il candelabro ebraico ben presente fuori dalla nostra aula parlamentare, i padroni di casa nostra non risiedono nel suolo nazionale italiano.

Come detto adesso resta solo da comprendere se ‘CasaPound’ deciderà di restare sotto l’ombrello salviniano in incognito, speranzosa di ricevere qualche pacca sulla spalla, o se deciderà di attendere un nuovo ennesimo idolo a cui inneggiare prima e da cui infine essere scaricata senza tanti scrupoli. Quello che questo ennesimo viaggio pone alla luce come un dato di fatto incontrovertibile è che l’Italia non ha alcuna sovranità, e ogni volta in cui si ha anche il minimo timore che stia prendendo piede un movimento che possa andare minimamente fuori dagli schemi prestabiliti (specialmente se il soggetto politico in questione si trova in un area anche solo parzialmente identificabile con il Fascismo, o con ogni tipo di “destra”), Tel Aviv richiama all’ordine il rappresentante di tale soggetto politico, come il pastore che chiama a se la pecorella smarrita ( nel periodo dopo la pasqua questa metafora appare assai centrata).

Israele utilizza questi mezzi per ricordare all’Italia chi comanda, per umiliare costantemente la memoria storica italiana facendo riferimento a presunti errori di cui la nostra nazione si sarebbe resa protagonista, sbagli che in realtà non possono essere classificati come tali e sono, come ben sappiamo, tutti da dimostrare. L’obiettivo finale di tutto ciò è assicurarsi che un immotivato senso di colpa e di riverenza continui ad esistere, e far leva su questo per continuare a manovrare le sorti del nostro paese parimenti a quanto fa un burattinaio col proprio burattino, imprimendone unilateralmente le linee guida in ogni sfera dell’agire politico, violando quindi costantemente e impunemente la nostra sovranità nazionale e riducendo le nostre istituzioni politiche a meri centri di ratificazione del proprio volere.

A conferma di quanto detto continuano ad essere approvati, in una situazione di crisi economica e sociale che sta diventando insostenibile per i cittadini italiani, provvedimenti sia a livello regionale che a livello nazionale, con i quali si stanziano centinaia di migliaia o addirittura milioni di euro per progetti atti a ricordare quella fiaba denominata Olocausto, come se per fare ciò non bastasse il continuo ed incessante martellamento mediatico al quale veniamo quotidianamente sottoposti. Oltre a ciò, che rappresenta la forma piu eclatante di ingerenza, viene dato luogo all’approvazione italiana sia di leggi interne sia di trattati continentali che vanno in aperta contraddizione con i propri interessi, e questo è sintomo emblematico del fatto che abbiamo un potere decisionale assolutamente irrilevante.

Ci troviamo costretti a constatare come il viaggio di Matteo Salvini sia lo stesso fatto da tutti i leader dei partiti politici parlamentari di ogni legislatura, che ogni volta tornano pieni di idee nuove, che mai apportano un miglioramento della vita dei cittadini italiani, costretti all’interno a fare i conti con una crisi di cui non sono i responsabili, e immischiati all’esterno in guerre non loro. La Comunità Politica di Avanguardia, attraverso il proprio progetto rivoluzionario, sociale e nazionale, si oppone dalla sua nascita a questo stato di cose, e continuerà a farlo con tutti i suoi mezzi.

 
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