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Sindacalismo, le balle sulle pensioni PDF Stampa E-mail

Dal n° 358 - Aprile 2016

Scritto da Fabio PRETTO   

È necessario per chi intenda portare le nostre idee nei posti di lavoro sia anche informato e preparato su argomenti che riguardano lo stato sociale e il mondo del lavoro. Questo anche per controbattere chi, in qualche assemblea, (vedi burocrazie dei sindacati di regime) può cercare di convincere i lavoratori ad approvare le solite proposte schifezza in nome “del futuro delle giovani generazioni e della solidarietà”. L’hanno già fatto e lo rifaranno ancora.

In questi giorni uno degli argomenti preferiti dei galoppini televisivi dello stato borghese è quello delle pensioni con tutti i suoi annessi e connessi. Ancora una volta si vuole portare un attacco alle pensioni e quindi bisogna convincere pensionati attuali e futuri che stanno vivendo sopra le loro possibilità. Bisogna convincerli che quello che stanno riscuotendo, o che riscuoteranno, in sostanza non è loro dovuto. L’infame attacco riguarda diversi fronti delle pensioni. Vediamone alcuni.

Pensioni di reversibilità. Le pensioni di reversibilità sono venute alla ribalta durante gli ultimi mesi perché, alla chetichella, fra le varie voci che si ritiene costino troppo all’INPS, si è parlato appunto di quest’argomento. La voce era stata inserita quasi per caso in un documento ma hanno dovuto toglierla, o almeno smentire la volontà di toccare questo tasto, perché c’è stata un’immediata sollevazione da parte di tutti i partiti. Hanno allora minimizzato dicendo che era un errore e così via.

La pensione di reversibilità prevede che al coniuge superstite di una coppia sposata vada il 60% della pensione del coniuge defunto. Naturalmente i galoppini giornalistici e televisivi dello stato borghese hanno prontamente intorbidito l’argomento raccontando che così una pensione è data senza contributi e a chi non spetta. Balle. Quando un lavoratore durante la sua vita lavorativa versa i contributi, una parte di questi va in un apposito fondo per le pensioni di reversibilità. Quindi sono pagati. Forse i sodali della borghesia e del capitalismo hanno fatto confusione con le reversibilità degli uomini della casta che prevedono il pagamento per intero al coniuge superstite e poi ai loro figli. In eterno.

Sistema retributivo e sistema contributivo. Fino a quando, nel 1995, il governo tecnico di Lamberto Dini non ha deciso il passaggio al sistema contributivo in Italia, si andava in pensione con il sistema retributivo. La pensione, quindi, era calcolata in base allo stipendio che un operaio, un impiegato, riceveva al momento della fine del percorso di lavoro. Trentacinque erano gli anni minimi di contribuzione per ricevere la pensione. Con trentacinque anni si riceveva circa il 70%, con quarant’anni l’80%. Allora il governo Dini decise di passare al contributivo e quindi si riceveva una pensione proporzionale ai contributi versati. Lo dicemmo già quella volta e ora appare sempre più evidente che chi andrà in pensione con quella legge percepirà cifre da fame. La balla su questo argomento è che si continua a dire che, con i contributi versati, non si riusciva a coprire la pensione mentre è oramai accertato che chi ha pagato regolari contributi per 35 o 40 anni copre tranquillamente la sua quota. Anche qui probabilmente qualcuno si è “confuso” con la pensione di qualche (più di qualche !) uomo della casta che presente per un giorno al parlamento percepisce magari 3000 euro di pensione.

Baby pensioni. Sulle cosiddette baby pensioni si sta facendo una gran confusione. Tempo fa durante una trasmissione televisiva è stata intervistata una signora che era andata in pensione a 32 anni o giù di li. Naturalmente per tutta la sera questa signora è passata per una profittatrice. Si è dimenticato di dire quanto percepiva. Lo sappiamo bene che i dipendenti delle pubbliche amministrazioni potevano andare in pensione dopo 20 anni circa di lavoro. In alcuni casi anche solo dopo 15 anni di lavoro. Percepivano quindi, come logico, una pensione corrispondente ai contributi versati. Questi non sono i pensionati baby! Pensionati baby sono coloro che, in qualche categoria della casta, andavano in pensione dopo 20 anni ma con la pensione pari all’ultimo stipendio. Sono quei deputati e senatori che dopo una legislatura (5 anni!) percepivano 3000 euro di pensione.

Chiudiamo qui per questa volta.

Sono questi argomenti per controbattere i tromboni della borghesia e per organizzare magari autonomamente assemblee sui posti di lavoro. Avanti con il Sindacalismo Nazionale e con le Cellule Lavoratori Sindacalisti. Il capitalismo e la borghesia sono il nostro nemico: non daremo loro tregua!

 
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