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Imperativo: sovvertire PDF Stampa E-mail

Dal n° 357 - Marzo 2016

Scritto da Andrea CIOCCA   

Il Mondialismo ha fretta e spinge sull’acceleratore. Deciso a sbriciolare definitivamente quel che rimane dell’ultimo tassello della comunità: la famiglia. Che essa - la famiglia - sia già stata messa sotto attacco da tempo – il ’68 è una data significativa - è palese e sotto gli occhi di tutti. Se nella prima parte dell’agenda mondialista l’attacco era volto a disgregare le famiglie tradizionali prevalentemente attraverso le armi mediatiche che annichiliscono le coscienze portando uomo e donna su chimere irraggiungibili, oggi se ne vuole creare una che la storia dell’uomo non aveva mai conosciuto. Una sovversione totale della natura stessa che pone l’uomo sempre più distante da essa annientando le coscienze che ormai brancolano nel buio.

Il punto cardine del ddl Cirinnà è ovviamente l’articolo 5 sulla stepchild adoption, ovvero l’adozione da parte della coppia del figlio biologico di uno dei due partner. Mentre il matrimonio consente a una coppia di adottare un bambino, in Italia due persone dello stesso sesso non lo possono fare, come anche sono vietate le adozioni per i single. È qui che agisce l’articolo sulla stepchild adoption (letteralmente “adozione del figliastro”), consentendo a uno dei due di adottare il figlio dell’altro/a. È ovvio che tali situazioni appartengano a una bassissima percentuale di casi e che è quindi un “cavallo di Troia” di un mostruoso mercato. Tale decreto se dovesse essere approvato consentirebbe ad un uomo/donna di procreare all’estero “grazie” alle criminali agenzie che alimentano il mercato dell’utero in affitto e quindi tornare in Italia e far adottare un bambino dal compagno/a con cui si è unito civilmente.

Il capitalismo sforna una nuova forma di sfruttamento, si chiama “Maternità Surrogata” o “Utero in affitto”. Il mercato dell’utero in affitto miete migliaia di schiavi nel mondo. Donne e bambini ne sono i protagonisti.

Un affare che agisce mascherato e venduto alla popolazione come atto d’amore. In realtà è un mero atto commerciale un allevamento da batteria di esseri umani che prevede la vendita di bambini e lo sfruttamento di donne, spesso in stato d’indigenza, per realizzare il capriccio egoistico di alcuni. Donne sfruttate facendo leva sulla povertà e sull’assenza di cultura. Bambini venduti, strappati dal seno materno nei primi istanti di vita. Tali agenzie reclutano donne con l’inganno, gestiscono la loro vita per nove mesi, le privano di ogni forma di libertà, in quanto lo prevede il contratto di maternità surrogata che le controparti stipulano.

Ignare di cosa le aspetta, vivono questa condizione per ottenere quel minimo di sopravvivenza economica. Private di dignità, della loro maternità, da esseri umani sono mutate in contenitori, in oggetto. Partoriranno un figlio che qualora non rispettasse le attese, non verrà mai alla luce perché la coppia richiedente potrà richiedere la soppressione del feto senza che la madre possa opporsi.

Se la gravidanza avrà complicazioni e sfocerà in un aborto spontaneo... nessun problema, si ricomincerà da capo tutta la pratica.

Donne tramutate in una foto e una riga di curriculum di un listino di vendita. Listino soggetto a scoutistiche e offerte dell’ultimo minuto!

Il Capitalismo, che è l’arma economica-sociale di cui si serve il Mondialismo, tende a mercificare ogni cosa ed ora prova a materializzare anche la figura angelica di un figlio. Colui che dovrebbe essere il risultato di un Amore, diviene oggetto, già in stato embrionale.

Oltre alla totale umiliazione delle donne, il Capitalismo sconvolge i limiti che la natura impone. Limiti dai quali tale sistema è totalmente estraneo giacché risponde esclusivamente alle logiche che si basano sull’infinito. Iperproduzione e iperconsumo sono i perni su cui ruota, cozzando inevitabilmente contro tutto ciò che pone una barriera. L’equazione naturale ed inscindibile uomo, donna e figlio è quindi sovvertita.

L’obiettivo è sempre lo stesso: l’annichilimento delle coscienze, un processo orizzontale tendente a paragonare l’uomo a un animale anziché verticale volto all’Assoluto; che ci allontana da quella figura simbolo platonica che meglio di tutte rappresenta il principio: l’essere androgino, cioè quell’unione primordiale eterogenea tanto invidiata persino da Zeus.

Questo infinito Kali Yuga (che secondo i testi vedici durerà ancora centinaia di anni) nostalgicamente ci riporta alla mente quel periodo storico dove l’Europa era sovrana di determinare se stessa e quindi il proprio futuro, libera dalle dinamiche oppressive imposte da strutture sovranazionali.

Quanto siamo distanti da quei valori voluti e insegnati dai nazionalismi europei che ritenevano la famiglia un punto cardine su cui ricostruire la comunità che i regimi democratici stavano smantellando già nei primi anni del ‘900. Essa aveva il Sacro compito di conservare e moltiplicare la razza e le sue qualità. I figli erano il bene più prezioso della comunità. Partito e Stato vedevano nella gioventù l’avvenire del popolo. La razza intesa come storia, cultura, tradizioni, e tutte quelle peculiarità che da secoli contraddistinguono i popoli e li differenziano, ponendoli liberi di determinare il proprio futuro. Nel Nazionalsocialismo non vi era e non poteva esserci nessuna interferenza che precludesse o solo limitasse il percorso della Weltanschauung Nazionalsocialista che ruotava attorno alla famiglia. Essa era parte centrale della comunità, del popolo e quindi della Germania.

Centralità sottolineata anche dalla teoria filosofica hegeliana. La Sittlichkeit - dice il filosofo – differisce molto dalla Moralitat, quest’ultima riguarda, infatti, la sfera privata e soggettiva; la prima si riferisce invece ai doveri che il singolo ha verso la vita della comunità di cui è parte. Sittlichkeit (o eticità), dunque, è la realizzazione del bene nelle forme istituzionali: famiglia, società civile e Stato, dove considera la famiglia il primo e fondamentale momento dell’eticità. In essa il rapporto naturale dei sessi assume la forma dell’unione spirituale che si articola in matrimonio, patrimonio ed educazione dei figli. Il figlio è nella visione dialettica hegeliana la sintesi tra uomo e donna.

 

I figli non sono dunque una merce, un oggetto di scambio, un capriccio borghese, come le dinamiche capitaliste vogliono imporre, ma è il risultato di un Amore, nel quale si ripone l’avvenire di ogni popolo.

 
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