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Un fiume di urina in un mare di sterco PDF Stampa E-mail

Dal n° 347 - Gennaio - febbraio 2015

Scritto da Massimiliano DE SIMONE   

“Mafia capitale”, Massimo Carminati, Stefano Manni e “avanguardia ordinovista”: ma per caso siamo su “Scherzi a parte”? No, siamo, invece, sull’infame e fangoso palcoscenico del “neofascismo”, di quel neofascismo svenduto da ‘capi’ e ‘capetti’ targato “gladio”, massoneria e servizi segreti.

Quanto tempo è passato quando noi sottoscritti, nel lontano 1990, leggevamo per la prima volta il testo del camerata Vincenzo Vinciguerra “Ergastolo per la libertà”, per poi, subito dopo pochi mesi, sentirlo parlare, sempre per la prima volta, nella trasmissione televisiva di Sergio Zavoli “La notte della Repubblica”. Rimanemmo scioccati ed affascinati nel contempo. Ci sembrava però che questa figura di Soldato Politico, pur nella sua attendibilità testimoniata dai riscontri storici e giudiziari, forzasse un po’ la mano. Ampliasse, quindi, un qualcosa che pur se vi fosse del marcio non sarebbe però potuto esserlo di tali e tante dimensioni. Invece ci sbagliavamo, sbagliavamo tanto e di grosso. Noi, il ragazzino ingenuo, tutto slancio ed entusiasmo, con il mito di Ordine Nuovo, di Freda e di Evola, che vedeva in Pino Rauti l’erede di Joseph Goebbels, e nei camerati romani (presenti e passati) una famiglia nella quale vivere, da venerare e da rispettare. Sbagliavamo. Credevamo che le parole dette fossero della stesse veridicità di chi le pronunciava. Sbagliavamo ed abbiamo pagato per l’errore compiuto.

La verità era ed è che la fantasia supera la realtà e nel “neofascismo” questo purtroppo è una legge incontrovertibile, amara quanto si vuole, dura e dolorosa, ma purtroppo vera.

Negli ultimi accadimenti che ha interessato questa lurida accozzaglia subumana, veniamo a conoscenza di un mondo che a Roma dettava legge nel malaffare, nella criminalità, nella droga e nell’edilizia, traffici di ogni genere, speculazioni e taglieggiamenti, anche in perfetta collusione con polizia e carabinieri e con gli immancabili servizi segreti. Anche col potere politico-istituzionale della repubblica del malaffare democratica e antifascista.

Il mondo politico accettava ed aiutava questi elementi, perché tutto era in comune: favori, prestiti, denari e ricompense.

Ed allora: cosa ne è rimasto di un Ideale, di un Sogno Rivoluzionario, della battaglia mirata alla disintegrazione di questa società basata sul mercimonio, della battaglia di annullamento da ogni vincolo di mercificazione umana, di azzeramento di ogni forma di capitalismo? Cosa è rimasto del grande desiderio di sognare un mondo completamente diverso, nel quale poter vivere insieme ai ‘fratelli’ coi quali hai combattuto nelle piazze e nelle strade, insieme ai quali sei stato denunciato, arrestato, sprangato e che, in tanti casi, hai visto morire sul selciato per quel Sogno che tu, adesso in nome di quel potere che dicevi di odiare, hai tradito? Tu che ti sei venduto anima e corpo, dimmi allora cosa è rimasto di quei tanti giuramenti fatti durante i Solstizi o sulle bare dei camerati morti, mentre li accompagnavamo al cimitero? Cosa mi dici, quali giustificazioni hai?

No, non esiste alcuna giustificazione. Semmai c’è una realtà che mostrandosi ha inciso un nome secco, lineare ed inesorabile: tradimento!

Avete tradito, ‘cari camerati’; avete tradito per il denaro e per il potere, per le poltrone. Ed a nostro avviso chi giura fedeltà in una guerra e poi tradisce merita un solo trattamento, quello che viene riservato a dei traditori, come voi, un sol colpo alla nuca e poi tutti insieme in una fossa comune, senza alcun ripensamento e senza nessuna pietà. Questo è l’unico trattamento che meritereste, altri francamente non riusciamo ad immaginarli. A Roma negli anni abbiamo visto “eminenti” rappresentanti della “destra radicale” esser scoperti per quel che poi erano e per quello che facevano: narcotrafficanti e ‘grandi rivoluzionari’, che a tempo perso e di nascosto erano a busta-paga del PdL. Figure rispettate e venerate, come delle icone ortodosse, che dietro a parole e proclami di facciata, di comune accordo con la quasi totalità dell’ambiente “umano-politico” della destra romana pensavano e facevano denari.

Alemanno-sindaco era il punto di approccio e di smistamento del tutto; tramite poi appoggi e collegamenti politici si andava sviluppando la tela intessuta dagli individui coinvolti che riguardava, ripeto, ogni ambito possibile: ama, atac, edilizia, campi nomadi e comunità di recupero, riscossione crediti, armi e droga, riciclaggio di danaro sporco. Non esageriamo se affermiamo che quanto è venuto a galla nelle scorse settimane è solo una piccola parte della montagna di sterco che ancora si annida nascosta nei meandri della politica. Pensiamo anche che c’è una considerazione da fare, ossia: perché Carminati e la sua ghenga sono stati arrestati solo ora e non dieci anni fa, visto e considerato che, come hanno detto agenti di polizia, era tutto pronto già allora per far partire gli arresti. Perché furono allora coperti, e sopra tutto da chi? E perché, al contrario, proprio quest’anno sono stati catturati? Da parte nostra abbiamo più ipotesi che però rimangono tali in quanto non sono suffragate ancora da prove; ma una cosa però è certa: la data dell’arresto di Carminati non è casuale, il momento storico è stato scelto volutamente per ragioni ben precise. L’evolversi degli eventi ci dirà come e quanto pensiamo sia corrispondente al vero.

Ed ora, invece, dulcis in fundo, proviamo a delineare un caso patologico di cerebroleso, con immuno deficienza cronica ed irreversibile.

Signore e signori, si apra il sipario, squillino le trombe, si lancino le rose (no, forse sarebbe più appropriato dire si lancino le noccioline ...) ecco a voi lo stupor mundi, il cavalier dell’intelletto, il ‘pozzo di scienza infusa’: Stefano Manni!

In tutta sincerità, noi non abbiamo mai creduto alla legge dell’evoluzionismo e al darwinismo in particolare, anche perché tale nostra certezza è suffragata dalla scienza. Dobbiamo però ammettere che dinanzi a Stefano Manni pensiamo che in alcuni casi rarissimi (speriamo rimangano tali) il dna dell’homo erectus o più prosaicamente di una scimmia abbia potuto realizzare un bipede con fattezze umane. Altre parole non riusciamo a trovarle. C’è da ridere? C’è da piangere? C’è da commiserare? Fate voi ...

Prima andate però a guardare (se per caso non lo avete fatto prima) un film del grande Tognazzi, come attore principale, e del grande regista Mario Monicelli. Il film in questione calza a pennello con una quasi totalità di certo “neofascismo” e in particolare col gruppo “TNT” di Alan Ford, meglio noto come la banda denominata “avanguardia ordinovista”.

Il film in questione è “Vogliamo i colonnelli”.

Non sappiamo se Bob Rock o ‘cariatide’ (fate un po’ voi...), alias Stefano Manni, l’abbia mai visto. Crediamo di no. Anche perché se lo avesse visto avrebbe potuto imparare qualcosa. Purtroppo per lui così non è stato. Ed allora andiamo a ripercorrere a ritroso le ‘vette’ tattico-strategiche, oltreché rivoluzionarie ..., del Manni-pensiero. Per costui, così come riportano le cronache, bisognava “instaurare il terrore nella popolazione, tramite attentati”, e, nel frattempo, “creare un partito di estrema destra inserito nelle istituzioni”.Così che il “popolo stanco e stremato del terrore avrebbe cercato chi li difendesse e desse loro una risposta in termini di sicurezza”.

E a chi si sarebbero dovute rivolgere le masse nella cerca di tali certezze? Ma che diamine, a Stefano Manni ed al suo partito! In tal maniera tal partito raggiungendo inevitabilmente la maggioranza assoluta, avrebbe preso le redini del potere in ogni ambito dello Stato, tale da realizzare seguentemente un ...governo nazional-socialista, instaurando, quindi, la tanto agognata rivoluzione!

Sì, forse l’abbiamo sparata un po’ troppo grossa, affermando che Manni e “avanguardia ordinovista” siano assimilabili al gruppo “TNT” di Alan Ford. Non vorremmo che il suo inventore, il grande Max Bunker, si rivolti nella tomba a sentir pronunciare tali amenità. Crediamo, forse (ma anche qui non vorremmo sbagliarci) che Manni e compagni siano più vicini forse alla somiglianza ad un’altra realtà a loro maggiormente confacente: la “famiglia Adams”. Tra l’altro nel delirio di follia di questi decerebrati si prospettavano attentati, affermando che “la strage di Bologna non è nostra, ma rimane sempre un’opera d’arte, e che comunque sia la via da seguire (per instaurare la rivoluzione ...) è quella tracciata da un’altra strada, quella del treno-Italicus ...”. La “famiglia Adams” mentre ideava attentati, trattava l’acquisto di armi, organizzava rapine (con successivi appostamenti), sapete come? Voi penserete con appuntamente segreti, seguendo percorsi stradali e cittadini cambiando continuamente percorso, facendo passare biglietti scritti in mani fidate che cambiavano, poi, di volta in volta fino a giungere al destinatario finale che, dopo aver letto il contenuto, distruggeva la missiva. Voi penserete tutto ciò, crederete che queste erano le modalità di comunicare all’interno del gruppo, gli obiettivi criminosi da realizzare. No! La famiglia Manni-Adams sapete come comunicava tra loro, parlando di rapine, di attentati, di acquisto di armi, sapete come? Per telefono!

Chiediamo nuovamente scusa a Max Bunker, per aver indegnamente citato e accostato Bon Rock, Cariatide e tutto il suo gruppo a Manni e soci. La “famiglia adams-manni”, parlava, pensava e progettava il parto della propria follia demenziale, una follia, attenzione, che però al di là del lato demenziale e farsesco nascondeva un lato spietato e criminale. Difatti auspicava di realizzar stragi, sulla scia della “via maestra” tracciata dal massacro sul treno-Italicus. Tale prassi è quanto di più infame, vigliacco e criminale ci possa essere.

Loro, i degni figli figli, quindi, del “neofascismo gladiatore”, targato CIA e Mossad, che operò in Italia per oltre un quindicennio al fine di non cambiare gli assetti del potere, ma altresì, tramite una campagna stragista, riuscì destabilizzando l’ordine sociale a stabilizzare l’ordine politico, impedendo quindi una ondata rivendicativa e di reali conquiste nel mondo del lavoro che avrebbero potuto trasformare anche gli equilibri geopolitici e strategici dell’Italia. Ma Manni, il genio degli Abruzzi, no! Lui tale errore non lo avrebbe compiuto; lui con il suo sex appeal e il suo carismatico intelletto avrebbe fatto approcciare la nostra “amata Patria” alla rivoluzione crociuncinata. Dannazione, cosa abbiamo perso! Che dramma! Che incommensurabile fallimento! Che dolore!

Vogliamo i ‘Colomanni’ sarà il prossimo film che uscirà e vincerà il Premio Oscar, altro che “La grande bellezza”.

In conclusione, che dire? Nulla, nulla, non c’è proprio nulla da dire! Tutt’al più c’è solamente da ridere, o forse da piangere (non certo da parte nostra), ma pensiamo che la cosa più doverosa da fare sarebbe quella di ...vomitare! Vomitare su di un mondo che ha partorito, nella sua stragrande maggioranza (parlo del sedicente “neofascismo” ...), infami e spie, traditori, infiltrati, narcotrafficanti e ... Stefano Manni, ex sottufficiale dei carabinieri ed esonerato per “problemi psichiatrici” dall’arma, e la sua degna congrega di “fascisti da face-book”.

Siamo felici quanto sentiamo che sarà il caso, il fato, oppure una Legge Divina, che faccia sì che questo mondo, anno dopo anno, pezzo dopo pezzo, si vada distruggendo. Un cadavere in decomposizione,dai quali organi putrefatti fuoriescano i vermi che andranno ad alimentare il fango della terra. Ecco il più triste ma reale epitaffio da incidere sulla lapide del “neofascismo atlantico e gladiatore”.

Ci accomiatiamo da questo scritto con una frase, che chiude il testo “Camerati, addio” (forse una sentenza) del camerata e Soldato Politico Vincenzo Vinciguerra che racchiude il senso di un mondo politico e di una realtà umana la quale meriterebbe solamente ciò che essa stessa ha intessuto per la sua sorte: “Ricordare per voi le parole con le quali il pubblico ministero del processo di Verona concluse la sua requisitoria, chiedendo la condanna a morte di Ciano e dei suoi complici, è un onore che non meritate.

Per traditori come voi non la morte, che restituisce dignità a chi la sa affrontare, va prescritta, ma l’odio e il disprezzo. Addio, ‘camerati’!”

 
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