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Ascoli Piceno: Martiri fascisti 1945-1949 Fascisti farlocchi 2014 PDF Stampa E-mail

Dal n° 347 - Gennaio - febbraio 2015

Scritto da Pio DE MARTIN   

Agosto 1945, tre mesi e mezzo dopo che l’Europa, sconfitta, è stata aggiogata parte all’oligarchia d’occidente, parte ai satrapi d’oriente.

“Il soldato Manzetti Luigi da Montegranaro di Ascoli Piceno, in un cosiddetto interrogatorio effettuato da erculei british della Military Police, a suon di calci, pugni, nerbate, venne seviziato per lunghe ore fino ad essere ridotto tutto una piaga sanguinolenta. Quando lo riportarono in cella, trascinandolo come un sacco di stracci, il suo commilitone Bascioni Igino da Belmonte Piceno lavò alla meno peggio le sue ecchimosi e ferite. Luigi Manzetti riprese a dar segno di vita dopo molto tempo, riconobbe il suo compagno di cella dal timbro della voce poiché i suoi occhi non vedevano più. In un soffio e tra continui sbocchi di sangue, disse: - Non durerò molto, mi sento morire, quando tu uscirai dillo ai miei parenti, dillo a tutti, volevano farmi dire e firmare quello che volevano loro; non avrei parlato nemmeno se avessi saputo tutto ciò che mi domandavano tra un colpo e l’altro, mi hanno scoppiato gli occhi, mi bruciano come se ci fosse il fuoco, mi hanno massacrato. Aveva ragione Mario Appelius quando alla radio disse: <Dio stramaledica gli inglesi!>.

Nella notte il soldato Manzetti morì tra i più atroci tormenti senza che Igino Bascioni fosse riuscito ad ottenere l’intervento di un medico e nemmeno di un sacerdote”.

[Secondo l’Albo dei Caduti e Dispersi della RSI (2003), l’internato fascista a Collescipoli-Terni, Luigi Manzetti, è deceduto il 19 agosto 1945 a causa delle sevizie dei britannici. Ma, come luogo di morte, viene indicato “Roma Ospedale angloamericano”, non sappiamo in base a quali elementi, circostanza che cozza contro la suddetta testimonianza del compagno di cella Igino Bascioni].

[Similmente agivano, nella Germania occupata, le Forze del Bene. Qualche esempio fra centinaia di casi : 137 su 139 Waffen-SS prigionieri degli americani, “a causa dei calci elargiti a fini confessori dagli inquirenti di Dachau sui fatti di Baugnez-Malmedy, riportano irreparabili danni ai testicoli (il 14 dicembre 1948 il coraggioso giudice [americano] Leroy van Roden, la cui testimonianza viene ripresa il 9 gennaio seguente dal Washington Daily News e il 23 gennaio dal londinese Sunday Pictorial, parla espressamente, al Chester Pike Rotary Club, anche di bastonate, fratture dentarie ed ossee, lesioni testicolari come a 137 sulle 139 Waffen-SS imputate a Dachau, finti processi con finte condanne a morte, carcere duro, affamamenti, <confessioni> estorte da finti sacerdoti, minacce di deportazione agli slavi dell’imputato e dei suoi familiari, fiammiferi accesi sotto le unghie, suicidi per disperazione e altre più cortesi amenità) (...).

 

Ricordiamo (..) l’ SS-Obergruppenführer dottor Ernst Kaltenbrunner, trascinato semi-cosciente davanti alla Corte il 13 dicembre 1945 dopo essere stato percosso a sangue, presente solo per alcune sedute, infine fatto sveltamente ricoverare in ospedale in quanto colpito da emorragia cerebrale” (G.Valli: “I complici di Dio-Genesi del mondialismo”, p. 921, Effepi, 2009, via Balbi Piovera 7, 16149 Genova). Kaltenbrunner verrà impiccato, con gli altri ministri ed ufficiali del Reich, il 16 ottobre 1946, giorno di Hoshana Rabbah, di talmudica rimembranza.

 

Ricordiamo anche l’ex comandante del campo di concentramento di Mauthausen, in Austria, SS-Standartenführer Franz Ziereis che, “pur fucilato nello stomaco il 23 maggio 1945 e morto dopo otto ore di interrogatorio-tortura alla presenza del generale Richard Seibel, comandante la 11ª Divisione Corazzata, riesce a confessare dieci mesi dopo il decesso, l’8 aprile 1946, sia pure per interposta persona e malgrado sia rimasto tre giorni impiccato al reticolato, denudato e sconciato di vernice: i soccorrevoli sono l’ex internato Hans Marsalek e il tenente colonnello Smith W. Brockhart Jr., ‘negro’ letterario superspecialista nel redigere confessioni, come quella di Höss in inglese PS-3868 e quella di Otto Ohlendorf in tedesco PS-2620” (Valli, cit., p. 1013).

“Josef Kirschbaum (incaricato degli interrogatori a Dachau, è uno dei più violenti torturatori e fabbricatori di <prove> mediante Berufszeugen, testimoni di professione; come riporta Freda Utley, resta di stucco quando l’imputato Menzel, accusato di avere assassinato un fratello di tale confrère Einstein, riconosce la propria <vittima> nel gruppo dei testi: fuor di sé dalla rabbia, Kirschbaum sibila contro Einstein: <How can we bring this pig to the gallows, if you are so stupid as to bring your brother into the court?> Ma come possiamo impiccare questo maiale, se sei così imbecille da portare al processo tuo fratello?”) (Valli, cit, p. 827)].

“Furono complessivamente arrestati sotto accusa di <criminali di guerra> circa cento italiani tra i quali il generale Bellomo (poi fucilato sullo scoglio di Nisida) i generali Carbone e Sommavilla [generale Angelo Sommavilla, comandante della Milizia Difesa Territoriale per la Venezia Giulia 1944-45], vari capitani, ufficiali subalterni, sottufficiali e soldati.

Circa la metà furono scagionati e assolti in istruttoria ma posti in libertà dopo mesi ed anche anni di detenzione preventiva.

Una cinquantina, cinque ad opera degli americani e gli altri degli inglesi, furono processati. Dieci furono assolti; una quarantina furono dichiarati colpevoli e condannati a pene che andarono da quella di morte a quella di un giorno di reclusione militare. Infatti il colonnello Teodorico Citerni da Scarlino di Grosseto fu dichiarato <criminale di guerra> e condannato ad un solo giorno di prigione.

Le Corti giudicanti erano esclusivamente composte da ufficiali inglesi o americani. In un solo processo, quello di Roncaglia Tito, furono ammessi due ufficiali italiani quali osservatori.

Il regolamento applicato nei confronti degli imputati nei processi per criminali di guerra, distribuito in copia ai giudicandi, consisteva in un decreto di S.M. Britannica emesso il 14 giugno 1945 composto di 13 articoli; in esso, oltre alle modalità per la costituzione della Corte Marziale, si lessero interessanti passi come i seguenti:

Art. 4) L’accusato non avrà diritto di far compilare un sommario di fatti, né chiedere che le testimonianze sui sommari vengano compilate sotto vincolo di giuramento.

Art. 6) L’accusato non avrà diritto di opporsi al Presidente e a qualsiasi membro della Corte Militare, e al Giudice Istruttore, né di offrire alcuna speciale difesa alla giurisdizione della Corte.

Art. 8) Quali prove d’accusa , la Corte può ricevere anche testimonianze di persone morte, o impossibilitate ad essere presenti senza troppo ritardo, valendosi di testimonianze secondarie, di dichiarazioni fatte o attribuibili a tali testimoni. La Corte può ricevere come prova dei fatti, la testimonianza di qualsiasi persona fungente da <uomo di fiducia>. Può accettare come testimonianza qualsiasi diario, lettera o altro che sembri [sic!] contenere informazioni concernenti l’accusato. La condanna potrà essere annunciata in pubblica udienza oppure no. La Corte può proibire la pubblicazione di testimonianze ed anche proibire l’accesso di parte o di tutto il pubblico ai processi.

In base a simili norme di <giustizia> di S.Maestà Britannica furono fucilati – dopo il 25 Aprile 1945 – dagli inglesi per <delitti di guerra> il generale Bellomo, il sergente Musetti Pietro [della GNR 115° Btg. Montebello il 20 dicembre 1946 nella caserma Regina Elena di Roma], nonché un tenente, un maresciallo ed un soldato fatti fucilare dagli italiani.

Gli americani fucilarono il capitano Italo Simonetti al poligono di tiro di Marina di Pisa; eroica figura di soldato e di combattente italiano che morì gridando: - Evviva l’Italia! Morte ai suoi nemici! [recte: il capitano Italo Simonitti, comandante della Gendarmeria, Divisione Monterosa della R.S.I., venne fucilato il 27 gennaio 1947].

Dopo la condanna i cosiddetti criminali di guerra italiani giudicati dagli inglesi furono incarcerati alla 32ª Military Prison presso la caserma Regina Elena, via Tiburtina in Roma, trasformata in prigione inglese (..).

Nella primavera del 1947 i condannati già detenuti nella prigione inglese furono trasferiti, previo soggiorno nell’ <inferno> di Poggioreale in Napoli, alla Casa Penale dell’isola di Procida (Terra Murata) ove furono condotti anche i quattro condannati dagli americani Ido Turchi, Tito Roncaglia, Pietro Magi e Benedetto Pilon [Pillon] (..).

Solo nella primavera del 1948 – tre anni in media dopo le incarcerazioni – le Autorità Italiane iniziarono a rispondere alle angosciate richieste e proteste delle famiglie”.

(Ancora tra il marzo ed il maggio del 1949 il Ministero di Grazia e Giustizia della Repubblica antifascista e l’ambasciata inglese in Roma, si rimpallavano l’un l’altra le richieste dei reclusi e dei familiari in merito alla revisione delle dette <sentenze> ...).

(Il suddetto resoconto sui prigionieri italiani è tratto da : “Penitenziario di Procida – Lo sciopero della fame dei <CRIMINALI DI GUERRA ITALIANI>”, 7-13 giugno 1949, in: “La Legione”, Anno X, Numero 1-2, 24 febbraio 1963.

Il periodico contiene un notiziario della “Federazione Nazionale combattenti della Repubblica Sociale Italiana sotto l’alta presidenza del Soldato Generale Amilcare Farina”.

Questo fascicolo testimonia un punto cardine nel cammino dei Reduci della R.S.I.

Il generale Farina aveva comandato la Divisione Fanteria di Marina “San Marco” della RSI nell’entroterra di Savona, nel cui golfo era stato paventato uno sbarco degli anglo-americani, che non ebbe luogo.

Nel febbraio 1963 il generale Farina a nome della FNCRSI denunciava come il presidente stesso della Federazione dei Reduci, principe Junio Valerio Borghese, avesse invitato gli aderenti a votare per il Movimento Sociale Italiano, contro la posizione di Farina e di tanti Reduci, secondo i quali il M.S.I., aveva tradito le idealità della RSI – [ per esempio, aggiungiamo noi, nella scelta di campo pro-NATO forse facilitata da elargizioni in dollari] e quindi alle elezioni nazionali bisognava votare scheda bianca.

Riferendosi al Congresso di Firenze della Federazione, scriveva Farina :

“I Capi della FEDERAZIONE che rimasero al loro posto (..) che NON AVALLARONO ma SUBIRONO la secessione [di Junio Valerio Borghese e dei suoi] (..)

Il nostro atteggiamento è solo la prova che noi ripudiamo in blocco l’attuale costume politico nella sua organizzazione, nei suoi programmi, nei suoi quadri. Studiamo e vagliamo le idee (..) Le piccole cose non interessano e tanto meno i pasticciotti elettorali di famiglia”.

Più chiaramente ancora, “la Direzione Nazionale della FNCRSI nella sua adunanza del 24 febbraio 1963 sotto la presidenza del gen. Amilcare Farina, decide di manifestare il suo dissenso da una situazione immorale in ogni campo e sotto ogni aspetto, votando ed invitando a votare SCHEDA BIANCA

Per puntualizzare con esattezza il significato di tale gesto, ricorda che mentre nelle elezioni precedenti <scheda bianca> è stato un tentativo per condizionare un partito, tentativo non riuscito per il mai sufficientemente deplorato voltafaccia di elementi responsabili,

OGGI VUOL SIGNIFICARE PROTESTA CONTRO:

 

  • il malcostume imperante;
  • gli scandali che si aggravano anche più nel tentativo di colpevole insabbiamento;
  • la sistematica alterazione della verità storica;
  • il disprezzo verso l’unica soluzione armonica, umana e rivoluzionaria del problema sociale;
  • il rinnovantesi tentativo, fatto con ogni mezzo, dalla TV alla radio, alla stampa, ai discorsi, a diciotto anni dal termine della guerra, di dividere gli italiani in due categorie: buoni e cattivi, onesti e ladri, delinquenti ed eroi, divisione che condanna e disonora chi la vuole e la mantiene;
  • la propaganda disfattista interessata mirante a demolire tutte le forze dell’ordine e nazionali;
  • lo spezzettamento di quell’unità per celebrare la quale si sono spesi centinaia di milioni;
  • il dilagare della pornografia e del malcostume, protetto dalla cosiddetta libertà di stampa;
  • tutto ciò che offende o diminuisce i principi di rettitudine, di onestà, di lealtà che ereditammo dai padri, e vogliamo lasciare ai figli.

 

DECIDE

di lanciare un manifesto che sia un appello ai giovani ed illustrazione a tutti di idee atte a combattere i gravi mali sopra denunciati.

L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità dai presenti”

Junio Valerio Borghese e gli altri dissidenti – i pro-MSI – lasciata la Federazione, fondarono l’Unione Nazionale Combattenti Repubblica Sociale Italiana (UNCRSI), che, verosimilmente beneficiando dei finanziamenti di detto partito, ebbe il sopravvento sulla Federazione condotta da idealisti, ma destinata alla scomparsa essendo priva di sostegni finanziari).

Ascoli Piceno-Abruzzo-ecc. 2014

Ed ecco, invece, i fascisti farlocchi edizione 2014, utili al Sistema, che consentono alle gazzette di Elkann-Agnelli, Caltagirone, De Benedetti, di acquietare il gregge (che si accinge a votare...) con titoloni stile “Terrorismo nero...”.

Quindi si legge di tale “Stefano Manni, 48 anni, originario di Ascoli Piceno, ma residente a Montesilvano, fino a dieci anni fa nell’arma dei carabinieri, ‘presuntamente’ ‘di Avanguardia Ordinovista’, l’associazione sovversiva smantellata dai carabinieri del Ros (grazie anche a due infiltrati nel gruppo)”.

“Il gruppo avrebbe elaborato un piano volto a mirare [sic! Si suppone invece: “minare”] la stabilità sociale attraverso il compimento di atti violenti e anche previsto, in un secondo momento, di partecipare alle elezioni politiche con un proprio partito. Stando a quanto dichiarato in conferenza stampa a L’Aquila dal generale Mario Parente, Comandante nazionale dei Ros, dal procuratore Fausto Cardella e dal pm Antonietta Picardi, il gruppo avrebbe utilizzato il web e in particolare Facebook come strumento di propaganda eversiva , incitamento all’odio razziale e proselitismo”.

Su Facebook

“<il 29 ottobre: D’ordine. Colpire tutte le sedi Equitalia con ordigni ad alto potenziale, quando i dipendenti sono dentro. Già perché Equitalia non ha un corpo e un’anima, opera (ed uccide) per mezzo dei suoi dipendenti. Diffondere>. A seguire: <Se i Marò dovessero essere condannati a morte si aprirà una stagione di sangue che l’Italia non ha conosciuto neanche con i conflitti mondiali>”

(Claudio Fazzi: ‘Terrorismo nero, blitz anche in Friuli e Veneto’ e Cristiana Mangani ‘Ma voi avrete il coraggio di premere quel tasto e avere 150 bestie sulla coscienza? L’ex carabiniere Manni usava il web per fare proseliti’, in: Il Gazzettino, Venezia, 23 dicembre 2014).

Riflettiamo:

• Dall’ “ordine” del 29 ottobre al giorno dell’arresto degli inquisiti son trascorsi quasi due mesi. Quanti siti di Equitalia sono stati assaltati con ordigni ad alto (o meno alto) potenziale? Zero.

• in riferimento ai due fucilieri accusati dell’uccisione di pescatori indiani, il Manni minaccia, nel caso venissero condannati a morte, “una stagione di sangue...”.

Che si tratti d’uno sbruffone è certo. Ma anche poco intelligente: non ha ancora realizzato che l’India non si fida della “giustizia” del Bel Paese, il quale, nel caso di rientro dei fucilieri, dovrebbe in teoria sottoporli a processo, e se le risultanze lo richiedessero, condannarli.

• nessun accenno dei neo-Crociati ad un’eventuale programmazione di atti contro le circa cento basi militari straniere sul nostro territorio – con ordigni anche nucleari – basi utili ai vari D’Alema, Napolitano, Berlusconi, La Russa, Di Paola, ecc. quando da lì i bombardieri decollano per bombardare Stati sovrani : Serbia-Kosovo (1999), Libia (2011), (Siria 2014?).

• nessun accenno ad attacchi programmati contro sinagoghe et similia. Ma, come il prezzemolo, ecco Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma : “La notizia è la dimostrazione di quanto le nostre istituzioni tengano alta la guardia contro ogni tentativo di rinascita di gruppi che si ispirano a ideologie antidemocratiche e che incitano alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Complimenti al generale Mario Parente e ai collaboratori del Ros, come del resto ai magistrati della Procura dell’Aquila...” (www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-terrorismo 22.12.2014 Terrorismo neofascista, 14 arresti, base in Abruzzo, i nomi degli indagati).

Povero Pacifici. “Le nostre istituzioni” sono un colabrodo, a cominciare proprio dal Comune di Roma, sotto il suo naso, e lui non vede?

 
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