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Sovranità limitata PDF Stampa E-mail

Dal n° 352 - Settembre 2015

Scritto da Andrea CIOCCA   

Nel secondo dopoguerra, l’Italia sconfitta e martoriata, firmò una serie di accordi con l’invasore americano cedendo de facto la propria sovranità. Sul nostro suolo contiamo più di cento basi militari americane, dove nessuna autorità politica ha diritto di accesso per eventuali controlli o indagini. In Europa siamo il secondo avamposto americano dopo la Germania, nella quale gli USA ne hanno installate ben centosettantanove (179). Dal 1956 una ratifica della convenzione di Londra, prevede che per i reati commessi dai militari NATO si tenda a concedere la giurisdizione del Paese d’origine. In pratica un permesso legalizzato per poter svolgere azioni anche criminose, senza subirne conseguenze legali.

Due casi su tutti spiccano sulle oltre centinaia di crimini, dei soldati statunitensi, sul suolo italiano: il tre febbraio 1998 due avieri americani, il pilota Richard Ashby e il navigatore Joseph Schweitzer, improvvisandosi Top Gun, tranciarono i cavi della funivia del Cermis provocando la morte di venti persone. In seguito furono sottratti alla giustizia italiana e sottoposti a processo negli Stati Uniti, quindi assolti dalle accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo. Furono poi riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale per aver distrutto il nastro video registrato sull’aereo e pertanto dimessi d’autorità dal corpo dei Marines. La condanna fu di pochi mesi di carcere. Altro caso clamoroso fu la vicenda che vide coinvolto l’Imam egiziano Abu Omar, sequestrato dalla Cia nel centro di Milano e portato nel suo Paese dove fu incarcerato e torturato. La procura di Milano, individua ventitré responsabili, tutti condannati in Cassazione, ma anche in questa vicenda, si sottraggono alla giustizia italiana. Non solo, ma il coordinatore di tale operazione: il colonnello Joseph Romano riceve la grazia il 05 aprile 2013 dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo l’esplicita richiesta del Presidente degli Usa del 15 febbraio 2013. Grazia avvenuta dopo che gli americani espressero tutto il loro disappunto sulla condanna, dichiarando inoltre che la giustizia italiana non aveva nessun diritto ne potere sul militare in questione. In seguito alla “tirata d’orecchi”, la colonia Italia ha provveduto a creare una legge “ad personam”, cambiando quelle vigenti affinché tale operazione si completasse.

Anche se non si evince dai mass media di regime, questi sono solo due casi su centinaia che aleggiano sulla testa dei militari americani in Italia. La rivista Stars&Stripes (Stelle e strisce) distribuita tra i soldai americani, riporta che negli ultimi cinque anni ci sono state 200 indagini per accuse che vanno dall’aggressione, allo stupro, fino all’omicidio colposo, ma solo uno è stato incarcerato in Italia1. L’unico soldato americano finito nelle patrie galere italiche è un certo Jerelle Laqmarcus Gray di ventidue anni che prestava servizio presso la base americana di Vicenza Del Din (ex Dal Molin), che prima di essere condannato ha collezionato una sfilza di reati: il 9 novembre 2013, fuori dal Disco Club Cà di Denis alla periferia della città, spintona in un angolo una ragazzina sudamericana di diciassette anni e la stupra. I carabinieri identificano immediatamente lo stupratore, è Jerelle, ma rimane comunque a piede libero. Pochi mesi dopo il crimine si ripete, questa volta aiutato da un commilitone, un certo Darius McCullough. A farne le spese una prostituta incinta di sei mesi. Nonostante le indagini portino chiaramente a loro, rimangono liberi per mesi fino all’accusa e ai domiciliari che – incredibile a dirsi – li sconta nella caserma Del Din2 dove può liberamente scorrazzare per lungo e in largo. Non contento però, l’”esuberante” ragazzotto americano, nel dicembre scorso, elude i controlli notturni, riempendo la propria branda con degli stracci e scappa dalla caserma. Viene arrestato vicino ad un residence frequentato da prostitute in quanto ne avrebbe picchiata un’altra, sempre incinta, pretendendo prestazioni sessuali.

I casi non si contano. Pochi giorni fa un parà americano di ventidue anni, è stato accusato di violenza sessuale sulla figliastra di sette. La lista è lunghissima, se si pensa che i 200 casi si riferiscano soltanto ad una statistica degli ultimi cinque anni.

La sudditanza, non si limita soltanto per casi riguardanti militari, ma si espande anche per quelli civili: su tutti il caso dell’omicidio Meredith, che si concluse con l’assoluzione in formula piena dall’accusa di omicidio. La vicenda è iniziata il primo novembre del 2007, quando la studentessa inglese Meredith Kercher fu uccisa a Perugia nel suo appartamento di via della Pergola. Negli Stati Uniti il caso si è trasformato in una “questione di Stato” mettendo in atto una campagna politico-mediatica di stampo innocentista. Inizialmente condannati per omicidio, la statunitense Amanda Knox e Raffaele Sollecito rispettivamente a ventisei e venticinque anni di carcere, saranno poi scarcerati fino alla conclusione del caso, avvenuta il ventisette marzo 2015 con la completa assoluzione per non aver commesso il reato. Un altro caso dove vede coinvolto lo statunitense Mark Gelsinger, in quanto è tra gli otto indagati nell’inchiesta per reati ambientali relativi alla costruzione del MUOS, l’impianto satellitare della Marina Usa a Niscemi (Caltanissetta). Le autorità americane hanno già chiesto di sottoporre il cittadino indagato sotto la loro giurisdizione. Anche in questo caso, non è difficile prevedere la risposta.

 

1: Nancy Montgomery in un articolo dal titolo “Le truppe americane sotto accusa in Italia spesso sfuggono la pena”.

2: Le autorità italiane non hanno libero accesso nelle basi americane.

 

 

 
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