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Settant’anni fa, il 6 agosto 1945, il criminale bombardamento atomico di Hiroshima,il 9 agosto quello di Nagasaki PDF Stampa E-mail

Dal n° 352 - Settembre 2015

Scritto da Pio DE MARTIN   

Fra gli Angeli Sterminatori sui cieli di Hiroshima e Nagasaki, gli italo-americani (poco italiani, molto americani) 2° Ten. Fred Olivi (co-pilota), Srg. Joseph DiJulio (addetto al radar), Srg. Hugh D. Capua jr (assistant engineer); rappresentanti del Popolo Eletto: Ten. Jacob Beser (addetto a sviare la ricerca radar giapponese; costui è imbarcato sia sul B-29 che ha bombardato Hiroshima che su quello che ha sganciato la bomba al plutonio su Nagasaki, un aficionado dell’assassinio di massa; del resto il buon Giacobbe si doleva di non aver potuto sganciare atomiche anche sulla Germania; 1° Ten. Charles Levy (addetto allo sgancio delle atomiche), Cap. James F. Van Pelt Jr (navigatore), Cap. Robert A. Lewis (co-pilota del comandante Tibbets) e forse il 2° Ten. Russell Gackenbach (navigatore); Srg. Abraham ‘Abe’ Spitzer ( operatore radio); il giornalista del New York Times William L. Laurence (ma nato Lipman Sieuw, ebreo-lituano) unico giornalista ammesso dalla direzione del Progetto Manhattan, e che con i suoi servizi avrebbe vinto il Premio Pulitzer (della nota lobby); oltre a yankee-texani assortiti)

Lunedì 6 Agosto 1945, ore 8:15 antimeridiane. Un bombardiere B-29 ‘Superfortezza volante’ (dove “B” sta per Boeing, la mega-industria tuttora tra i principali fornitori di aerei ed armamenti al Pentagono, aerei che hanno portato morte e distruzione in Iraq-Afghanistan-Pakistan-Yemen…), denominato ‘Enola Gay’, pilotato dal col. Paul Tibbets dell’U.S. Air Force, sgancia sulla città di Hiroshima la bomba nucleare detta ‘Little Boy’, incenerendo 100.000 giapponesi. Ma, tra coloro che non sono falciati immediatamente dalla morte, altri 160.000 hibakusha (sopravvissuti) muoiono nei giorni, mesi ed anni successivi per le conseguenze radioattive (su 350.000 abitanti). Tibbets si era ‘allenato’ a bordo dei primi B-17 bombardando la Germania.

Il volo ha preso avvio dall’isola di Tinian, nelle Marianne, con l’Enola Gay, l’aereo d’attacco, accompagnato da altri due B-29. Il secondo B-29, chiamato The Great Artiste, pilotato dal maggiore Charles ‘Chuck’ W. Sweeney, operatore radio il Srg. Abraham ‘Abe’ Spitzer, reca a bordo strumentazione speciale per i rilievi scientifici dell’esplosione. Il terzo B-29, invece, alloggia i tecnici per le riprese cinefotografiche.

Tre giorni dopo, il 9 Agosto 1945, è la volta di un altro B-29, detto Bock’s Car, decollato ancora da Tinian, comandato dal Major Charles W. Sweeney. Co-pilota è l’italo-americano Frederick ‘Fred’ Olivi, navigatore un altro Eletto, il Cap. James F. Van Pelt Jr, operatore radio di nuovo il sergente Abe Spitzer e, responsabile radar il tenente Jacob Beser, che ha partecipato sia alla spedizione su Hiroshima che al bombardamento di Nagasaki. Sua madre dirigeva a Baltimora, la Hebrew Immigrant Society, la società per l’aiuto agli immigrati ebrei. Quanto a Jacob, egli si è rammaricato di non aver potuto sganciare un’atomica anche sulla Germania.

Sul secondo B-29 di accompagnamento, chiamato The Great Artiste, pilotato dal cap. Fred Bock, vi è la strumentazione speciale.

Il terzo B-29, pilotato dal maggiore Jim Hopkins, alloggia gli scienziati, le apparecchiature cinefotografiche e, fra gli altri, il capitano Leonard Chesire, in rappresentanza del primo ministro britannico Winston Churchill.

 

Spitzer, nel 1946, scrisse un libro di memorie (co-autore Merle Miller, omosessuale dichiarato, nonché inquisito dal Comitato per le Attività Anti-Americane) nel quale racconta che sia prima della partenza per Hiroshima che per Nagasaki, erano presenti un cappellano luterano ed uno cattolico. Nella seconda spedizione, il cappellano, di cui Spitzer non precisa la denominazione, augurò “Buona fortuna!” (Nell’edizione francese del libro: “L’aumônier prononça le mêmes paroles que la première fois. C’était le même aumônier, et il officia aussi bien que de coutume (..) Et, ah oui! <Camarades, la meilleure chance du monde!>, Il cappellano pronunciò le stesse parole della volta precedente. Era il medesimo cappellano, ed officiò come di consueto (..) e, ah sì, <Compagni, la migliore fortuna del mondo!>”(1)

Gli ordini per il comandante Sweeney sono: obiettivo primario la città di Kokura, secondario quella di Nagasaki.

Narra Spitzer: alle ore 9:09 siamo sopra l’isola di Yakoshima [Yakashima], il previsto punto d’incontro con gli altri due B-29. Durante la snervante attesa dei due B-29, Sweeney ruota sopra la città, mentre Spitzer prega il suo Dio che la contraerea non li inquadri. Due minuti dopo arriva il B-29 del capitano Bock, ma dopo mezz’ora di attesa sul cielo di Yakashima, non si vede l’aereo pilotato da Hopkins. Sweeney decide di partire, assieme a Bock, senza Hopkins, verso il primo obiettivo sulla lista. Giungono sopra Kokura, come da conferma radar, ma non la vedono, a causa, dice Spitzer, di nuvole, ma un’altra versione è che non si trattò di nuvole ma di fumo di incendi provocati da precedenti bombardamenti dei Buoni. E gli ordini ricevuti sono di sganciare soltanto a bersaglio visibile.

Sweeney fa un secondo passaggio su Kokura, che resta ancora invisibile sotto di loro. La contraerea giapponese inizia a farsi sentire. Spitzer, che teme di lasciarci la pelle, lancia l’idea di dirigersi su Nagasaki. Sweeney tiene un consiglio di guerra con Beahan e Ashworth. Decidono di tentare una terza volta su Kokura. Nel mentre, Dehart li avvisa subitamente che quattro caccia giapponesi sono sotto di loro e salgono rapidamente. Sweeney vira decisamente e punta su Nagasaki.

È così che, giunti su Nagasaki, approfittano d’un momento nel quale le nuvole si dissipano e sganciano l’ordigno al plutonio: ore 11:02 antimeridiane del 9 Agosto 1945. Risultato: altri centomila giapponesi assassinati. (Mancando all’appuntamento il B-29 con i fotografi e cineoperatori, le riprese non sono state eseguite come da programma).

Come analizzato dall’insuperabile Gianantonio Valli, già il 9 marzo antecedente 1665 tonnellate di napalm e magnesio (più altre 8713 in altri sei bombardamenti) avevano ucciso fra le 130.000 e le duecentomila persone nella capitale, Tokio.

Complessivamente, nei cinque mesi da marzo ad agosto 1945, un milione di uccisi (valutazioni di altri storici parlano di due milioni), il doppio delle morti militari giapponesi nei tre anni di guerra nel Pacifico (nella prima metà del 1945, i bombardieri dell’USAAF avevano sganciato bombe al napalm, facendo terra bruciata di più di 60 città giapponesi essenzialmente senza difese).

Globalmente viene raso al suolo il 40% della superficie edificata giapponese; col 99% di distruzione la città di Toyama, 127.999 abitanti, colpita da 1500 tonnellate di bombe. Venti milioni di persone sono i senzatetto in Giappone, undici quelli in Germania, zerovirgolazero quelli negli Stati Uniti-Canada-Brasile-Australia-Nuova Zelanda-India-Filippine…

 

La Premiata Ditta Roosevelt-Truman

Dopo la decisione di Roosevelt di far bombardare decine di città giapponesi indifese, morto costui il 12 aprile 1945, il subentrante Harry Truman, prosegue nella linea del nefasto precedente, arrivando sino all’utilizzo dell’arma atomica.

E ciò, nonostante sin dal febbraio 1945, la dirigenza giapponese, in considerazione del blocco navale del paese attuato dalla U.S. Navy, avesse iniziato ad avanzare proposte di resa. Ma Roosevelt (o suoi consiglieri “americani” quali Bernard Baruch, Samuel I. Rosenman, Sidney J. Weinberg, Benjamin V. Cohen, Sidney Hillman, Isador Lubin, Felix Frankfurter?), pretendeva – sulla linea di quanto imposto dagli USA pochi mesi prima alla Germania; e prima ancora dagli Unionisti di Lincoln all’esercito della Confederazione sudista di Robert E. Lee nel 1865 – la unconditional surrender, la resa incondizionata.

Il governo giapponese era costretto ad accettare, l’unica remora restando che non si doveva toccare l’imperatore Hirohito, che per il popolo giapponese ha origini divine.

Sulla figura poco adamantina del presidente Harry Truman (1884-1972) è rivelatrice questo episodio raccontato da W. Cleon Skousen:

«Personalmente mi resi conto di molti strani avvenimenti che sembravano dimostrare l’esistenza di un nucleo centrale di cospirazione più in alto e più potente sia di Mosca che di Pechino. Per esempio, quando l’FBI scoprì che Harry Dexter White (sottosegretario al Tesoro [degli USA] durante la seconda guerra mondiale) era un agente sovietico, sebbene la Casa Bianca ne fosse immediatamente informata, Dexter non venne né licenziato né arrestato. Fu invece nominato capo della delegazione statunitense presso il Fondo Monetario Internazionale delle Nazioni Unite e gli venne anche aumentato in modo sostanziale lo stipendio. J. Edgar Hoover ne rimase stupefatto. Il ministro della Giustizia Herbert Brownell jr dichiarò pubblicamente che, al momento di conferirgli l’incarico il presidente Truman sapeva benissimo che Dexter era una spia sovietica (Quigley, Tragedia e speranza, p. 991)» (2).

Né Skousen né Quigley hanno precisato perché Harry Dexter White era intoccabile. White (nato Jacob Weiss) figlio di ebrei-lituani, principale architetto del Piano Morghentau parzialmente realizzato nel mettere in ginocchio la già prostrata Germania del 1945, era il funzionario-capo alla Conferenza di Bretton Woods nel 1944, e dopo la guerra partecipò attivamente a creare le istituzioni derivate da Bretton Woods, il Fondo Monetario Internazionale (di infausta attuale presenza) e la Banca Mondiale.

«Criminali e contrarie ad ogni norma di vigente diritto bellico sono le decisioni prese da Truman di dare il via ai bombardamenti e di sganciare le atomiche sopra un paese ormai moribondo.

Malgrado la disperata difesa degli storici di corte e dei polemisti più beceri, che ancor oggi osano sostenere l’”indispensabile doverosità” di tale decisione al fine di risparmiare, nel caso di uno sbarco prima della resa, altissime perdite tra gli our boys, i nostri ragazzi (cosa che, d’altra parte, giustificherebbe ogni altro atto compiuto da ogni altro esercito contro la popolazione nemica, annullando con ciò l’essenziale, plurimillenaria distinzione tra lo status di militare in armi e di civile), è evidente che la motivazione primaria dei bombardamenti atomici, a parte la soddisfazione di “farla pagare” agli odiati e subumani japs, sta nel fatto di volere sperimentare in corpore vili le nuove armi (la prima all’uranio, l’altra al plutonio) ripagando l’impegno degli ingentissimi capitali impiegati a produrle» (G.Valli).

Valli non esagera. Ecco una dichiarazione dell’ammiraglio William F. Halsey ad una conferenza-stampa nel 1944: “Il solo giapponese buono è il giapponese morto da sei mesi”, e Halsey non si riferiva soltanto ai combattenti (Racism and the Atomic Bomb, www.globalsecurity.org/ wmd/library/report/1990/HML.htm).

«Come per l’ “inglese” Lindemann, così confessa lo statunitense Bombing Survey, la relazione ufficiale della USAAF: “Vennero scelti come obiettivi Hiroshima e Nagasaki a causa della concentrazione dei loro abitanti e delle loro attività”.

Più ipocrita è Truman nel radiomessaggio diffuso dopo il bombardamento: “Il mondo noterà che la prima bomba atomica fu sganciata su Hiroshima, base militare. Ciò prova che noi desideravamo soprattutto evitare, per quanto possibile, di distruggere la popolazione civile”» [G.Valli].

Non dissimili le dichiarazioni dei generali e politici statunitensi dopo i massacri di civili arabi – sia con droni che con aerei pilotati – in Iraq-Afghanistan-Pakistan-Yemen….

Non dimentichiamo che nel settembre 1940 il Fratello Truman venne eletto 97° Grand Master dei Massoni del Missouri fino al 1° ottobre 1941. Nell’ottobre 1945 il Fratello e Presidente Truman venne nominato Sovereign Grand Inspector General e 33° grado della scala massonica.

 

145.000 persone attive nel Progetto Manhattan per realizzare l’atomica

Ci soccorre ancora Valli:

«In caso di ulteriore rifiuto (dei Giapponesi) ad accogliere il Regno, tre bombe al mese sarebbero seguite da settembre a novembre e, se del caso, sette altre a dicembre; vittime previste: due altri milioni di civili resi cenere e fumo. Come, d’altronde, far intendere alla public opinion che i due miliardi di dollari spesi all’insaputa del Congresso, e le 145.000 persone addette per il Progetto Manhattan non erano andati sprecati?

Uno dei molti progetti di avvelenamento delle popolazioni tedesca e giapponese:

Un progetto rimasto all’oscuro sino al 1985, quando alcuni dei tanti documenti tuttora celati escono dagli archivi.

Nel maggio 1941 un gruppo di fisici guidato da Arthur Compton (Nobel 1927 per la Fisica), dal juif honoraire Enrico Fermi e dai veri ebrei Robert J. Oppenheimer (responsabile del Progetto Manhattan a Los Alamos) ed Edward Teller, (suo braccio destro, il perno della vicenda, poi direttore dell’Istituto Lawrence Livermore) avanza un progetto per avvelenare la produzione alimentare di Germania e Giappone.

[A proposito del direttore del Manhattan Project, J. Robert Oppenheimer, nel 1994 l’ex generale dei servizi segreti sovietici (KGB), Sudoplatow, che aveva defezionato in Europa, lo accusò di aver fornito segreti sull’arma atomica ai sovietici].

 

Albert Einstein, Bombfather, il Padre della Bomba Atomica (cocco sempreverde dei democratici europei e statunitensi)

Altri fisici eletti, molti dei quali ideatori/propulsori delle pensate atomiche (“contrariamente a quanto generalmente si crede, non sono i politici che hanno ‘ordinato’ la bomba agli scienziati, ma esattamente il contrario. Leo Szilard ed Enrico Fermi, tutti e due fisici, hanno infatti dovuto impiegare una grande energia per convincere le autorità alleate, da un lato della potenza distruttrice potenziale dell’atomo così ‘liberato’, dall’altro del vantaggio, reale o supposto, dei fisici tedeschi in questo campo”, rileva Pierre Thuillier, ricordandoci inoltre la lettera di sollecitazione bellicista inviata da Albert Einstein a Roosevelt il 2 agosto 1939), sono:

Herbert Anderson (discendente dei grandi rabbini quattro-cinquecenteschi Jehiel Luria/Lurie e Meir Katznellenbogen, parente quindi di Lord George Weidenfeld come del secondo presidente di Israele Yitzchak Ben Zvi, di Isaiah Berlin come del “francese” barone Guy de Rothschild, di Karl Marx come di Moses Mendelssohn, di Helena Rubinstein come di Martin Buber), Julius Ashkin, l’Halbjude Hans Albrecht Bethe, Felix Bloch, il demi-juif Niels Bohr (il nonno materno è il banchiere e politico “danese” David Adler) e suo figlio Aage, il “russo” Gregory Breit, Samuel “Sam” Cohen, poi padre della bomba a neutroni, Richard Courant, Immanuel Estermann, Richard Philips Feynman, l’ “austriaco” Otto Robert Frisch, l’ “olandese” Samuel Abraham Goudsmit nel dicembre 1943 inviato in Europa quale Chief scientific Officer, capo scientifico, di una missione operante col Joint Intelligence Objective Committee, col compito di sequestrare quanti più possibili documenti scientifici e industriali tedeschi prima che venissero distrutti: la missione “Alsos”, composta da sei scienziati e tredici militari, viene guidata dal tenente colonnello poi colonnello Boris T. Pash, “russo” nato nel 1902 a Verschneudinsk, laureato a Berlino nel 1926 e capo del controspionaggio del Progetto Manhattan), il chimico “russo” G.B. Kistiakowsky (Medaglia al Merito e Medaglia inglese for Service in the Cause of Freedom), Arnold Kramich (poi dirigente della Rand Corporation per il controllo degli armamenti e della Commissione per l’Energia Atomica), Robert Eugene Marshak, Leona Marshall, Walter Mayer, l’ “austriaca” Lise Meitner, Robert J. Oppenheimer (direttore dei laboratori a Los Alamos); amante della comunista Jean Tatlock e marito della comunista Katherine Puenting Harrison, già vedova di un capo comunista dell’Ohio caduto davanti a Madrid e di un radiologo, dal quale divorzia per impalmare il Nostro; comunisti sono anche il fratello Frank e la cognata Jacquenette), il “tedesco” Rudolf Ernst Peierls, l’ “austriaco” Isaac Isidor <I.I.> Rabi (Nobel 1944 per la Fisica), Fritz Reiche, Bruno Benedetto Rossi, Joseph Rotblat (poi presidente delle Pugwash Conferences e Nobel per la Pace 1995), il “romeno” Alexander Sachs (già consulente in vari campi dell’economia, tra cui quello dell’industria petrolifera, nel 1942 membro del War Council, nel 1944 consulente OSS, organizzatore e capo della divisione ricerca e pianificazione economica della UNRRA, <l’ideatore del Progetto Atomico in discussioni col Presidente, nel 1939>, si vanta E. Rubin), Zevi Walter Salsburg, Julian S. Schwinger, Emilio Gino Segrè (poi Nobel 1959 per la Fisica), Leo Seren, Frank Simon, il “canadese” Louis Slotin, gli “ungheresi” Leo Szilard e Edward Teller, Stanislaw M. Ulam (matematico, nato a Lvov da una famiglia ai più alti livelli della scala sociale), George Weil, l’ ”austriaco” Victor Frederick Weisskopf (dal 1945 al MIT, dal 1957 al ginevrino CERN Centro Europeo di Ricerche Nucleari, del quale è direttore generale 1961-66, poi ancora al MIT, l’ “ungherese” Eugene Paul Wigner, Jerrold Reinach Zacharias (capo divisione a Los Alamos, docente al MIT, ove recluta Rossi e Weisskopf; il fratello Ellis M. Zacharias jr, poi contrammiraglio, è capitano di Marina e spionaggio contro il Giappone) e Walter Henry Zinn, nonché l’eletto per matrimonio Enrico Fermi, propugnatore dell’atomica, esultante dopo il genocidio del 6 e 9 agosto (tanto per non smentire la propensione arruolatica, anche Nella, figlia con l’ebrea Laura Capon, sposa un ebreo, il microbiologo Milton Weiner).

 

Aldo De Benedetti: Alla messa a punto dell’atomica ha partecipato “anche qualche Ebreo”

Vista la pletora di eletti istigatori, fuori luogo sono quindi le tortuose minimizzazioni dell’ebreo ingegnere Benedetto Laddei (anagramma di Aldo De Benedetti), per quanto stilate ancora «a botta calda» nel 1946: “Alla invenzione o alla messa a punto della così detta bomba atomica hanno partecipato vari tecnici e scienziati eminenti, tra cui, pare, anche qualche Ebreo [sic!]. Il che non ha nulla di straordinario né di, specificamente, degno di rilievo….”

Severe, al contrario, le conclusioni di Massimo Zucchetti, docente di Impianti Nucleari: «I fisici tedeschi avevano compiuto dei grossi errori di valutazione, e questo causò, da un certo momento in poi, la scarsa considerazione da parte dello stato nazista delle ricerche sulla bomba atomica, a favore dello sviluppo di altre armi più utilizzabili a breve termine., Comunque, se anche avessero avuto più risorse, i tedeschi non sarebbero riusciti a sviluppare l’atomica prima del crollo della Germania […] La realtà era, come abbiamo visto, molto diversa: i tedeschi erano lontanissimi dallo sviluppo dell’atomica. La direzione da essi presa impediva loro di giungere ad applicazioni militari in tempi brevi […] La situazione degli studi tedeschi divenne nota a Los Alamos alla fine del 1944, quando trapelarono i risultati della missione di ricognizione al seguito delle truppe alleate in Francia […] Quando iniziò il progetto Manhattan la Germania aveva già decretato la fine pratica del proprio programma nucleare, tagliando le risorse alle ricerche sul nucleare militare, considerato di scarsa rilevanza bellica immediata. Di lì a poco, bombardata, privata della sua fabbrica di acqua pesante, senza attrezzature per l’arricchimento dell’uranio, la Germania portò avanti in maniera minimale un programma di ricerca nucleare che era, ironicamente, orientato verso scopi pacifici: lo sviluppo di una pila atomica con uranio naturale, decisamente innocua militarmente. Gli scienziati del progetto Manhattan, perciò, non hanno giustificazioni nella loro responsabilità davanti alla storia: non c’era nessuna competizione con la Germania e le stragi di Hiroshima e Nagasaki, primo atto della guerra fredda piuttosto che ultimo della seconda guerra mondiale, sono imputabili anche a questi scienziati”. In effetti, per quanto già ideatori/attori del Progetto Manhattan, gli unici oppositori ebrei all’uso dell’arma nucleare sul Giappone sono i «pentiti» James Franck, Eugene Rabinowitch e Leo Szilard; oppositore dell’atomo bellico è anche il cardiologo «lituano» Bernard Lown, presidente degli International Physicians for Prevention of Nuclear War e direttore all’Harvard School of Public Health.

Suo ardente fautore è invece l’insigne matematico «ungherese» John von Neumann, che avrà un ruolo-chiave anche nello sviluppo della politica nucleare della Commissione per l’Energia Atomica […]» (G.Valli).

 

La scomparsa del fisico Ettore Majorana

«Chiudiamo l’inciso sulla partecipazione ebraica all’atomica ricordando le rivelazioni di Giancarlo Meloni sulla scomparsa del geniale fisico italiano Ettore Majorana, a soli trentun anni titolare della cattedra di Fisica Teorica a Napoli «per chiara e meritata fama». Il giovane siciliano, ardente ammiratore della Germania nazionalsocialista e antesignano nel campo della fisica atomica, viene eliminato, di ritorno da un viaggio a Palermo per nave, a Napoli il 27 marzo 1938 da un ebreo agente segreto sionista.. Due lettere della primavera-estate 1933, dopo la vittoria della Rivoluzione Nazionalsocialista, scritte nei mesi di studio in Germania, la prima alla madre, la seconda al collega Emilio Segrè (ebreo, premio Nobel 1959): «Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzi. Cortei nazionalisti percorrono le vie centrali e periferiche in silenzio, con aspetto ordinato e marziale. Rare le uniformi brune, mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione contro gli ebrei riempie di allegrezza la maggioranza ariana […] Il nazionalismo consiste in gran parte nell’orgoglio di razza […] Anche il “conflitto ebraico” è giustificato più con la differenza di razza che con la necessità di reprimere una mentalità socialmente dannosa. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti vengono emarginati. Nel complesso l’opera del governo [nazionalsocialista] risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica» e «Situazione politica interna interessante, tranquilla. Il governo non potrà che rafforzarsi per il miglioramento dei rapporti internazionali […] La questione ebraica qui in Germania si presenta in modo affatto diverso che in Italia, sia per lo spirito che anima gli ebrei locali sia per il loro numero. In realtà essi dominano la finanza, la stampa, ed erano maggioranza perfino in alcune professioni libere […] Sta di fatto che ciò che ha guadagnato alla lotta antisemitica il suffragio quasi unanime è l’esistenza di quella stolta offensiva che è il nazionalismo ebraico. Gli ebrei tedeschi non sono, nella maggioranza, né europeizzati né germanizzati. Può darsi che questo sia dipeso dal continuo afflusso di elementi fanatici provenienti dai ghetti orientali. Ma è certo che gli ebrei affermavano la loro separazione dai tedeschi pressappoco con la stessa energia di questi ultimi. E non è concepibile che un popolo di 65 milioni si lasciasse guidare da una minoranza di seicentomila che dichiarava apertamente di voler costituire un popolo a sé […] Tuttavia gli ebrei potranno indirettamente ottenere conseguenze salutari se vorranno porre freno alla pericolosa immigrazione israelitica dalle comunità primitive dei paesi slavi, specie dalla Polonia. Fra i nuovi immigrati sono da ricercarsi i rabbini provocatori che, a quanto si dice, desiderano le persecuzioni per rinsaldare l’unità del loro popolo che rischia di sfaldarsi in seguito alla convivenza fortunata e pacifica con altri popoli»(fine della citazione da Valli) (3).

La subordinazione del Giappone al governo degli Stati Uniti – vigente da settant’anni – trova un’ulteriore conferma nell’incredibile chuzpah (sfacciataggine, in ebraico) con la quale l’ambasciatore USA in Giappone, Caroline Kennedy, ed il Sottosegretario di Stato statunitense per il Controllo delle Armi e la Sicurezza Internazionale, Rose Gottemoeller, hanno costretto il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, ad accettare la loro presenza alla cerimonia di commemorazione delle vittime della sua città il 6 agosto 2015. (Analogamente, abbiamo notato negli scorsi anni, i fiori ed i nastrini con i colori della Gran Bretagna, deposti da britannici di rango nel cimitero principale di Dresda che accoglie i resti d’una moltitudine di tedeschi vittime dei politici (Churchill), dei suoi consiglieri (Lindemann) e dei militari (Harris) promossi baronetti o lord a seguito delle loro vili decisioni).

 

 

note:

1) Merle Miller e Abe Spitzer: “We dropped the A Bomb”, Abbiamo sganciato la bomba atomica, New York, Crowell, 1946 (Edizione francese: “Nous avons largué la bombe atomique”, Le Sillage, Paris 1948);

2) W. Cleon Skousen: “Il capitalista nudo”, Armando, Roma 1978;

3) G.Valli: “I complici di Dio-Genesi del Mondialismo”, Effepi, Genova 2009.

 

 
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