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Intervista a Bashar al-Assad PDF Stampa E-mail

Dal n° 350 - Giugno 2015

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Il presidente della Repubblica araba di Siria Bashar al-Assad

intervistato dall’emittente France 2

Ecco l’edizione integrale. France 2 ha scelto di diffonderne 14’ su 24 nel Journal delle ore 20. La redazione di France 2 ha fatto precedere l’intervista da un reportage che relazionava la versione ufficiale degli avvenimenti, molto lontana dalla realtà, ma France 2 non ha tentato di manipolare le proposizioni del presidente al-Assad e si è contentata di selezionare i temi affrontati senza modificarli. Così France 2 ha scartato le critiche sulla posizione attuale della Francia nel mondo o la messa a punto del presidente sulla cooperazione militare siro-iraniana.

Réseau Voltaire International

Damasco (Siria), 21 aprile 2015

 

Testo della intervista integrale

David Pujadas (per l’emittente France 2): Buonasera Signor Presidente. Vorrei iniziare questa intervista senza indugi. Per una grande parte dei francesi, voi siete in larga misura responsabile del caos che regna in Siria a causa della brutale repressione attuata in 4 anni. Secondo voi, che parte di responsabilità avete?

Bashar al-Assad: Già dalle prime settimane del conflitto, i terroristi si sono infiltrati nella situazione in Siria con l’appoggio degli Stati occidentali e di quelli regionali. Essi hanno iniziato ad attaccare i civili ed a distruggere proprietà pubbliche e private. Tutto ciò si può vedere in internet, e sono essi [i terroristi] che hanno messo in Rete tali video, non noi.

Il nostro ruolo di governo è di difendere la nostra società ed i nostri cittadini. Se ciò che avete detto fosse vero, come potrebbe un governo o un presidente che ha agito in modo brutale verso il suo popolo, che ha ucciso i suoi concittadini ed affrontato i paesi e le forze politiche più potenti al mondo e che beneficiano dei petrodollari dei paesi del Golfo, come può un tale presidente resistere per 4 anni? È possibile avere il sostegno del proprio popolo quando si è brutale con lui?

DP: All’inizio c’erano decine di migliaia di persone nelle strade, erano tutti jihadisti?

A: No, certo che no. Ma l’altra domanda che ci si deve porre è la seguente: Se il primo poliziotto è stato ucciso nel sesto giorno del conflitto, come è stato ucciso? Da manifestazioni pacifiche? O dagli altoparlanti dei manifestanti? Egli è stato ucciso da terroristi. Qualcuno ha preso un’arma da fuoco e ha sparato al poliziotto. Poco importa che sia un jihadista o no. È un terrorista poiché ha ucciso un poliziotto.

DP: Forse c’erano dei jihadisti e dei terrroristi, ma i nostri reporter, all’epoca, erano sul posto ed hanno incontrato molta gente che diceva loro: “Vogliamo più libertà e più democrazia”. Non erano terroristi o jihadisti.

A: Ognuno ha certamente il diritto di chiedere libertà, ed ogni governo deve appoggiare la libertà, in conformità alla costituzione. Ma libertà significa uccidere i civili ed i poliziotti? Distruggere scuole ed ospedali, [la distribuzione del-]l’elettricità... le infrastrutture? Tutto ciò non appartiene al governo, né a me. È una proprietà pubblica. È questo che intendete per libertà?

DP: Voi sapete che molti giornalisti ed analisti affermano che voi avete favorito l’emergenza dell’organizzazione [autodefinitasi] Stato Islamico [Ètat islamique/EI; Stato Islamico/SI; ISIS, ISIL] perché è per voi un’opportunità di apparire come uno scudo, come una difesa.

A: Ma l’ÈI [lo Stato Islamico] è stato creato in Irak nel 2006 sotto la supervisione degli Stati Uniti. Io non sono in Irak. Non vi sono mai stato. Io non controllo l’Irak. Sono gli Stati Uniti che controllano l’Irak. Lo Stato Islamico è venuto in Siria dall’Irak, poiché il caos è contagioso. (Quando il caos è alla vostra porta), dovete aspettarvi che esso entri in casa vostra.

DP: Ma non era [lo Stato Islamico] all’inizio...

A: Lasciatemi continuare. Quando vi è il caos in un paese, esso diviene un terreno fertile per farvi arrivare i terroristi. Così, quando c’è stato il caos in Siria, lo Stato Islamico è venuto in Siria. Prima dello Stato Islamico c’era il Fronte Al-Nosra [nei media del Bel Paese: al-Nusra], che fa parte di al-Quaida. E prima c’erano i Fratelli musulmani. Essi costituiscono lo zoccolo sul quale si è appoggiato lo Stato Islamico per fare la sua apparizione.

DP: Allora, voi non assumete alcuna responsabilità per ciò che è successo in questi ultimi anni?

A: Normalmente le cose non sono assolute. Non è esatto dire che non si assume alcuna responsabilità, poiché ognuno ha una parte di responsabilità. Noi in Siria abbiamo i nostri problemi. Il governo è responsabile. Ognuno di noi è responsabile. Ogni cittadino siriano è responsabile. Ma io parlo di cosa ha portato lo Stato Islamico in Siria. Il caos. Ed il vostro governo [il governo francese], o se preferite che lo designi con il termine “regime” come gli altri lo fanno nei nostri confronti, il regime francese è responsabile, poiché esso ha sostenuto questi jihadisti considerandoli come una opposizione moderata.

DP: La Francia sostiene la coalizione nazionale siriana. Sono questi dei terroristi?

A: Coloro che attualmente ricevono il sostegno [dall’Occidente] e possiedono armi occidentali appartengono allo Stato Islamico. Essi sono stati armati ed equipaggiati dal vostro Stato e da altri paesi occidentali. Il vostro ministro della Difesa lo ha dichiarato pubblicamente all’inizio dell’anno affermando di aver inviato armi. Di conseguenza, quelli che voi qualificate come moderati, nel 2012, prima che apparisse lo Stato Islamico e che l’Occidente riconoscesse anche l’esistenza del Fronte al-Nosra, una branca di Al-Quaida, essi hanno divulgato dei video nei quali essi divoravano il cuore di un soldato siriano, mutilavano i corpi di altre vittime e ne decapitavano altre [largamente censurati dai media occidentali]. Sono essi che hanno divulgato quelle immagini, non noi. Come potete ignorare questa realtà, dato che sono loro che diffondono tali immagini e vi dicono che tale è la realtà?

DP: Parliamo del presente. Sembra che l’esercito siriano continui ad utilizzare armes aveugles [letteralmente: armi cieche. Sta per: bombardamenti attuati senza visione diretta dell’obiettivo] che hanno effetti devastanti sui civili, sulla popolazione, in particolare i barili esplosivi. Perché continuate con questa strategia?

A: Nel nostro esercito non abbiamo mai sentito parlare di armes aveugles. Del resto nessun esercito al mondo, compreso il nostro, accetterebbe di utilizzare armi che non possono colpire con precisione, esse non avrebbero nessun interesse, sarebbero inutili dal punto di vista militare. D’altronde quando parlate di uccisioni aveugles che non discriminano tra civili e combattenti, non si tratta di armi ma del modo con cui fate uso di queste armi. La prova, sono i droni utilizzati dagli Stati Uniti in Pakistan ed in Afghanistan, che uccidono più civili che terroristi. Sono le armi più precise al mondo. Non è dunque un problema di tipo di bombe. Noi abbiamo bombe convenzionali ed armamenti classici regolari.

DP: Non utilizzate barili esplosivi?

A: Cosa sono i barili esplosivi? Potete dirmi cosa sono?

DP: Ci sono molti documenti, molti estratti di video e di foto come quelle ove si può vedere un barile esplosivo sganciato da un elicottero. Sia ad Aleppo che ad Homs, mesi fa, un anno fa.

A: Non è una prova. Sono due immagini di cose diverse. Nessuno può collegarle l’una all’altra.

DP: Aleppo ed Homs.

A: Aleppo ed Homs. No, no. Questa immagine che mostrate, che cos’è? Non ho mai visto questo genere di cose nel nostro esercito. Non parlo di elicotteri, parlo di queste due foto. Che cosa vi permette di collegarle una all’altra?

DP: Dite che si tratta di foto o di documenti falsificati?

A: No, occorre una verifica. Ma nel nostro esercito noi utilizziamo soltanto bombe convenzionali che necessitano la presa di mira [dell’obiettivo]. Non abbiamo alcun armamento che possa essere utilizzato alla cieca. È tutto.

DP: Ma si tratta di elicotteri, e soltanto l’esercito siriano ne possiede.

A: Sì, certo. Non ho detto che non abbiamo elicotteri, né che non li utilizziamo. Io parlo delle armi con le quali noi prendiamo di mira i terroristi. A che pro uccidere alla cieca? Perché uccidere i civili? La guerra in Siria consiste nel guadagnare i cuori della gente, non nell’ucciderla. Se uccidete la gente, non potere restare al governo o restare presidente. È impossibile.

DP: Che ne è delle armi chimiche? Due anni fa voi vi siete impegnato a non utilizzare più armi chimiche.

Avete utilizzato gas di cloro nel corso della battaglia di Idlib il mese scorso?

A: No, è un’altra falsa narrazione spacciata dai governi occidentali. Perché? Perché noi abbiamo due fabbriche di cloro. Una è stata chiusa da parecchi anni e dunque non è più operativa. L’altra si trova nel nord della Siria, ed è la fabbrica più importante. È situata alla frontiera con la Turchia ed è sotto il controllo dei terroristi da due anni. Abbiamo inviato all’ONU documentazione ufficiale in proposito. I [funzionari dell’ONU] volevano venire, e noi abbiamo inoltrato una risposta ufficiale dicendo loro che era impossibile arrivare a questa fabbrica. Di conseguenza, il cloro in Siria è sotto il controllo di gruppi armati. D’altra parte, non si tratta di armi di distruzione di massa. Le armi convenzionali che abbiamo sono molto più efficaci del cloro. Dunque non abbiamo affatto bisogno di utilizzarlo.

DP: Ma ci sono state investigazioni e penso che voi avete letto il rapporto di Human Rights Watch concernente Idlib il mese scorso. Ci sono stati tre attacchi durante i quali si poteva sentire l’odore del cloro, ed anche dei sintomi simili a quelli dell’utilizzo dei gas tossici. Ciò viene citato nel rapporto. Questi attacchi hanno avuto luogo in zone sotto controllo dell’opposizione armata. [Pensate] che Human Rights Watch menta? [1]

A: Noi non abbiamo utilizzato il cloro, e non ne abbiamo bisogno. Abbiamo i nostri armamenti classici e possiamo conseguire i nostri obiettivi senza fare ricorso [al cloro]. Non ne abbiamo bisogno. Non c’è nessuna prova.

DP: Ci sono testimoni dell’attacco e testimonianza di medici.

A: No, no. In risposta ad ogni citazione concernente l’uso, in passato o attualmente, di armi chimiche, siamo noi che chiediamo sempre alle istituzioni internazionali di mandare delegazioni per investigare. Siamo noi che abbiamo formulato questa richiesta e non il campo avverso. Due anni fa, dei nostri soldati sono stati esposti al gas sarin. Abbiamo invitato l’ONU a condurre un’inchiesta. Come avremmo potuto farlo se eravamo noi ad utilizzare questo gas? Non è vero.

DP: Sareste pronto ad invitare di nuovo [funzionari dell’ONU] a venire, per ciò che riguarda Idlib?

A: Lo abbiamo già fatto. Lo facciamo sempre. Non abbiamo alcun problema a questo riguardo.

DP: Oggi c’è una coalizione internazionale con alla testa gli Stati Uniti che attua bombardamenti contro [armati dello Stato Islamico]. Per voi è un problema o un aiuto?

A: Né l’uno né l’altro. Beninteso non c’è alcun problema ad attaccare i terroristi. Ma se la coalizione non è seria/sincera, ciò non ci aiuta.

DP: Perché essa non è seria?

A: Se voi confrontate il numero di attacchi aerei attuati dalle forze della coalizione composte da 60 Stati agli attacchi che noi abbiamo effettuato, noi piccolo Stato, constaterete che noi abbiamo bombardato nel giro di un giorno talvolta dieci volte di più che non la coalizione. È serio ciò? Ciò ha richiesto quattro mesi per liberare quella che i loro media chiamano la città di Kobane, alle frontiere [con la] Turchia, malgrado la presenza di combattenti siriani sul terreno. Dunque finora essi non sono seri. Un’altra prova è che lo [Stato Islamico] si è espanso in Siria, in Irak, in Libia ed in generale nella regione. Come potete dunque dire che la coalizione è stata efficace? Essi non sono seri, è la ragione per la quale non aiutano nessuno in questa regione.

DP: La coalizione ha effettuato migliaia di attacchi aerei dall’inizio dell’intervento. Ma la Francia attua degli attacchi soltanto in Irak. Vorreste che la Francia si unisse alla coalizione per colpire [i jihadisti] in Siria?

A: Ho detto che essi non sono in alcun modo seri. Non si può formare una coalizione contro il terrorismo e nel medesimo tempo sostenere i terroristi. Dunque non fa differenza che essi colpiscano in Siria, in Irak o in ambedue i paesi in una volta, finché essi continuano a sostenere nel medesimo tempo questi terroristi. Essi inviano armi a questi stessi terroristi sotto pretesto di sostenere l’opposizione moderata. Nel momento stesso nel quale Obama ha qualificato queste opposizioni come illusorie. A chi vanno dunque realmente queste armi? Ai terroristi. È contradditorio.

DP: Voi avete un nemico in comune con la Francia, [lo Stato Isamico]. Dopo gli attentati del gennaio scorso a Parigi, vi sono dei contatti tra i vostri services de renseignement ed i services de renseignements [il servizio segreto d’informazioni] francese?

A: Vi sono dei contatti, ma non c’è ... cooperazione.

DP: Che intendete dire con contatti?

A: Abbiamo incontrato certi responsabili dei vostri services de renseignements, ma non c’è alcuna cooperazione.

DP: Non c’è uno scambio di informazioni?

A: No, niente del tutto.

DP: Allora, vi siete riuniti?

A: Sono essi che sono venuti in Siria, e non noi che siamo andati in Francia. Essi sono forse venuti per uno scambio di informazioni. Ma quando cercate di stabilire questo genere di cooperazione, ciò deve essere nei due sensi; noi li aiutiamo, e loro en retour ci aiutano. Ma secondo le vostre politiche e quelle del governo francese, bisognerebbe aiutarli quando sostengono i terroristi ed uccidono i nostri concittadini. Così non va.

DP: È la Francia che ha chiesto questi contatti con i vostri services de Renseignement?

A: Sì, noi li abbiamo incontrati. C’è stata una riunione con loro.

DP: È stato a seguito di una richiesta della Francia?

A: Sì, noi non abbiamo nulla da chiedere ai services de Renseignement francesi. Noi disponiamo di tutte le notizie sui terroristi.

DP: Vi sono centinaia di francesi che sono venuti a battersi al fianco del gruppo dello Stato Islamico. Avete voi arrestato dei francesi? Vi sono dei francesi del gruppo dello Stato Islamico detenuti attualmente nelle vostre prigioni?

A: No, non ne abbiamo alcuno in prigione. Non abbiamo che informazioni. La gran parte di questi jihadisti viene qui per combattere, morire ed andare in paradiso. Tale è la loro ideologia. Essi non sono dunque pronti ad andare nelle prigioni, quali che siano.

DP: Allora non c’è nessuno in prigione?

A: No, non ne abbiamo alcuno in prigione.

DP: C’è oggi della gente in Francia e tra questi degli uomini politici, in particolare parlamentari, voi ne avete ricevuto qualcuno qui... Essi dicono che occorre rinnovare il dialogo con voi. Che iniziativa sareste pronto a prendere per convincere l’altra parte della Francia e dei francesi, che voi potreste essere un partner?

A: Con loro?

DP: Con la Francia.

A: Prima essi devono convincermi che essi non sostengono i terroristi, e che non sono implicati nello spargimento di sangue in Siria.

Sono loro che si sono sbagliati riguardo alla Siria. Noi non abbiamo ucciso nessun francese né alcun europeo. Noi non abbiamo aiutato i terroristi nel vostro paese. Noi non abbiamo aiutato quelli che hanno attaccato Charlie Hebdo. Siete voi che avete aiutato i terroristi. Di conseguenza, il vostro paese, i responsabili occidentali devono convincerci che essi non sostengono i terroristi.

Ma noi siamo pronti ad ogni dialogo, prendendo in considerazione il fatto che ciò sarà nell’interesse dei cittadini siriani.

DP: Allora, attualmente voi non siete interessato al dialogo con la Francia?

Ma come si può stabilire un dialogo con un regime che sostiene il terrorismo nel nostro paese? E per quale ragione? Questa è la questione. Quando cambieranno politica, saremo pronti per il dialogo. Senza ciò, il dialogo non avrà alcun scopo. Non esiste il dialogo per il dialogo. L’obiettivo è di pervenire a certi risultati. Per me, il risultato sarebbe che il governo francese cessi il suo appoggio ai terroristi nel mio paese.

DP: Allora, non avete un messaggio da inviare ad Hollande in vista di un dialogo?

A: Credo che il principale messaggio che dev’essergli inoltrato debba esserlo per il popolo francese. I sondaggi in Francia evidenziano bene il messaggio che Hollande dovrebbe prima ascoltare. Ossia, che egli è il presidente più impopolare [che vi sia stato a partire] dagli anni cinquanta. Egli dovrebbe occuparsi dei suoi cittadini e proteggerli dai terroristi che arrivano in Francia. Per quanto mi concerne, in quanto presidente che soffre di questo terrorismo in Siria con i suoi cittadini, penso che il messaggio più importante sia che quello che avete vissuto in Francia non è che la parte emergente dell’iceberg.

Quando si parla di terrorismo, sappiate che ve n’è una montagna [nascosta] nel mare. Sappiate che questa montagna se la prenderà con la vostra società.

DP: Il segretario di Stato americano ha detto che forse ci sarà un dialogo con il presidente Bashar al-Assad, prima di tornare su questa posizione (“avant de revenir sur cette position”)[?].

Voi dichiaraste che quelle erano soltanto parole, ed io vorrei avviare il dialogo, sareste dunque pronto?

A: Certo che siamo pronti. Ho detto che siamo disposti a condurre un dialogo con ogni paese del mondo, comprese le grandi potenze... compresa la Francia. Ma ho detto che il dialogo deve appoggiarsi su una politica precisa. I fers de lance contro la Siria sono stati: uno, la Francia, due, il Regno Unito. Questa volta non erano gli Stati Uniti a sostenere i terroristi in Siria [2]. Obama ha riconosciuto che l’opposizione moderata in Siria è un’illusione.

DP: Egli ha detto che è illusorio credere che noi possiamo armarli e che essi possono vincere la guerra, ma egli non ha detto che non vi è opposizione moderata?

A: Esattamente. Che significa “noi possiamo rifornirli di armi, ed essi potrebbero vincere la guerra”? Che significa ciò? Che significa questo fantasma? Essi hanno detto che avrebbero armato l’opposizione moderata. Potete dirmi che cos’è questa opposizione moderata? Dov’è? Noi non la vediamo. Noi viviamo in Siria e voi vivete in Francia. Io vivo qui e non vedo questa opposizione moderata per combatterla, se dobbiamo combatterla. Essa non esiste.

DP: Voi dire che c’è un gran numero di paesi stranieri implicati nel conflitto in Siria. Ma avreste potuto combattere il terrorismo in questo momento, senza il sostegno dell’Iran e di Hezbollah?

Vale a dire, voi avete condannato i paesi stranieri implicati nel conflitto in Siria; che ne è del sostegno iraniano e di quello di Hezbollah?

A: C’è una grande differenza tra l’intervento e l’invito. Ogni paese, ogni governo al mondo, ogni Stato ha il diritto di invitare qualunque paese o qualunque partito o organizzazione per aiutarlo in qualsiasi campo.

Ma nessun paese ha il diritto di intervenire senza essere invitato. Noi abbiamo invitato Hezbollah, ma non gli Iraniani. Non vi sono truppe iraniane in Siria, e [gli Iraniani] non hanno inviato alcuna forza [militare in Siria].

DP: Non vi sono iraniani che combattono al vostro fianco?

A: No, no. Non combattono. Abbiamo relazioni regolari con l’Iran, e ciò da più di 30 anni.

Comandanti ed ufficiali vanno e vengono tra i due paesi, in conformità alla cooperazione esistente tra di noi da tanto tempo. È diverso dal partecipare ai combattimenti. Essi non combattono. Come governo, abbiamo diritto a questo genere di collaborazione.

Per contro, la Francia ed altri paesi non hanno il diritto di sostenere chicchessia nel nostro paese.

È una violazione del diritto internazionale, della nostra sovranità e dei valori di cui essi si vantano, o di cui certi pretendono di essere fieri da decenni e forse da secoli; e tra questi c’è la democrazia.

È democratico inviare armi ai terroristi ed appoggiarli? Ho io il diritto di sostenere i terroristi che hanno attaccato Charlie Hebdo, per esempio?

DP: Voi sapete che cosa ha detto recentemente di voi il primo ministro francese [Manuel Valls]?

Egli ha detto che voi siete “un boucher” (un macellaio), che rispondereste?

A: Per cominciare, sarò franco con voi. Nessuno prende più sul serio le dichiarazioni dei responsabili francesi. Per una semplice ragione: che la Francia è diventata in qualche modo un satellite della politica statunitense nella regione. Essa non è indipendente, non ha nessun peso. Non ha più alcuna credibilità. Per contro, quale responsabile, io mi occupo sempre dell’opinione del popolo e dei cittadini siriani. Non è la Francia o un altro paese che ha fatto di me ciò che sono. Io sono [presidente] per volontà dei cittadini siriani, e questo è ciò che mi importa.

DP: Pensate che, veramente, vincerete un giorno questa guerra e che tutto ritornerà come prima in Siria?

A: Nulla sarà più come prima. Ritornare al punto di partenza significa che non ci si evolve e che non abbiamo raccolto la buona lezione dal conflitto. Parecchie lezioni provengono da questo conflitto. Dobbiamo assimilarle e fare in modo che le cose migliorino, e non che esse ritornino come prima. C’è una grande differenza.

DP: Con Bashar al-Assad alla testa del paese?

A: Poco importa. Ciò che mi interessa, è ciò che desidera il popolo siriano. Se esso vuole Bashar al-Assad, egli resterà. Se esso non lo vuole, egli lascerà il campo. Voglio dire, come sarà in misura di governare senza l’appoggio del suo popolo? Non potrà.

DP: Come sapete di godere del sostegno popolare?

A: Per cominciare, se io non godessi del sostegno, il popolo non avrebbe sostenuto l’esercito e non si sarebbe potuto resistere per quattro anni. Come potete resistere senza l’appoggio del popolo?

DP: Forse esso ha paura.

A: Vi sono 23 milioni di Siriani. Come possono avere paura d’una sola persona o di un solo servizio di Renseignement, o di un solo governo? Non è realista, è insensato.

DP: Credete che la Siria sia una democrazia? Credete che la gente possa veramente dire ciò che vuole?

A: No, noi eravamo sulla via della democrazia. È un lungo processo. Non c’è un punto che voi raggiungete e dite “è la democrazia”. Se volete comparare [la Repubblica Araba Siriana] all’Occidente, alla Francia e ad altri paesi, direi “no”. Voi siete certamente più avanzati di noi in ragione della vostra storia e di molte circostanza e fattori.

Ma se volete confrontarci al vostro amico più vicino, l’Arabia Saudita, direi sicuramente che noi abbiamo la democrazia. Ciò dipende dunque con chi ci confrontate.

DP: Se aveste la certezza che la vostra partenza significherebbe la pace in Siria, partireste?

A: Senza esitazione. Se questo fosse il caso, lo farei senza esitazione. Lascerei il potere. Se io sono la causa di un conflitto nel mio paese, io non devo essere là dove sono. È evidente.

DP: Vorrei mostrarvi un’altra foto. Un’immagine di Gilles Jacquier. Un giornalista della nostra rete France 2. È stato ucciso in Siria 3 anni fa. Avevate promesso di fare svolgere un’inchiesta per sapere chi lo ha ucciso. Cosa potete dirci in merito a questa investigazione?

A: Indipendentemente dalle accuse che ci sono state mosse all’epoca – ossia di averlo ucciso – egli era in un quartiere residenziale sotto controllo del governo. È stato ucciso da un obice di mortaio e non da pallottola. È evidente che il governo non si sarebbe auto-bombardato, né avrebbe bombardato i quartieri dei propri sostenitori. È dunque molto chiaro, e tutti lo sanno, molti media francesi lo hanno riconosciuto: egli è stato ucciso da un obice di mortaio tirato da quelli che voi chiamate opposizione, mentre di fatto si tratta di terroristi. Senza alcun dubbio egli è stato ucciso da loro. Ma la vostra domanda verteva sull’inchiesta?

DP: Sareste pronto a comunicare i risultati delle investigazioni alla giustizia francese, forse anche le prove?

A: Non abbiamo nulla da provare. Abbiamo le nostre procedure legali; e quando un delitto viene commesso in Siria, seguiamo queste procedure come qualsiasi altro paese. In Siria, abbiamo un sistema giudiziario e delle procedure consuete.

Se volete saperne di più dopo questa intervista, possiamo farvi parlare con le autorità competenti.

DP: Sareste pronto a comunicare i risultati di queste investigazioni alla giustizia francese?

A: Certo, nessun problema.

DP: Sareste pronto a lasciar venire degli investigatori francesi, dei poliziotti o dei giudici per condurre le proprie investigazioni qui in Siria?

A: Ciò dipende dall’esistenza o meno di un accordo tra i due governi.

Se c’è un accordo, una convenzione o un trattato relativo al sistema giudiziario tra i due paesi e la cooperazione bilaterale in questo campo, non c’è problema.

Non è una decisione politica.

DP: Grazie Signor Presidente.

A: Sono io che vi ringrazio.

(Fonte: “Entretien de Bachar el-Assad avec France 2”, par Bachar el-Assad, Réseau Voltaire, 21 avril 2015 (Traduzione e note in parentesi quadre di Pio De Martin).

Le note di Pio De Martin all’intervista possono essere lette integralmente (per motivi di lunghezza e di sintesi in questa rivista cartacea) sul nostro sito internet www.avanguardia.tv

 

[1] Il giornalista di France 2 considera affidabile l’organizzazione “umanitaria” Human Rights Watch (HRW) (Osservatorio sui Diritti Umani). Ma, su HRW ecco quanto ne scrive gente più attenta.

Il direttore di HRW, Ken (Kenneth) Roth, ha pubblicato, in questo periodo, almeno tre falsi tramite twitter. Il primo è stato la pubblicazione d’una foto con la dicitura “A drone’s eye town of what Assad’s barrel bombs have done to Aleppo” (La città vista dall’alto, da un drone, [mostra] ciò che i barili-bomba di Assad hanno causato ad Aleppo).

Prontamente, l’8 maggio 2015 Adam Johnson, il 9 il sito interventionswatch.com, il 15 il sito Moon of Alabama, hanno mostrato che la foto in questione mostra NON Aleppo distrutta, ma ... Gaza. Johnson giustamente precisa che HRW tenta di far passare i crimini dell’IDF (Israel Defense Forces, l’esercito israeliano) come opera del presidente siriano Assad tramite i “barili bomba”.

Roth è stato costretto a ritrattare, ma ha poi presentato una foto della città siriana di Aleppo, distrutta, come “esempio della distruzione di Aleppo [attuata] dai barili-bomba di Assad”.

Las didascalìa della foto originale di Gettyimages recita: <Veduta generale mostrata da distanza di Hamidiyeh, sobborgo di Aleppo, nel nord della Siria, mentre combattenti di un comitato popolare locale, che sostengono le forze governative siriane, cercano di difendere il tradizionale distretto cristiano nel terzo giorno di intensi combattimenti contro jihadisti del gruppo dello Stato Islamico il 9 aprile 2015. AFP Photo/GEORGE OUFALIAN (o Ourfalian?)>”.

Altri, tra cui Vanessa Beeley, segnalano che anche la moglie di Roth, Annie Sparrow, diffonde falsi.

Circa un mese fa, il 12 aprile 2015, la Sparrow trasmise a mezzo tweet una foto malamente truccata d’un presunto uso di cloro da parte dell’aeronautica siriana. La foto mostrava una ridicola nuvola arancione sopra una città della Siria, asserendo che si trattava di cloro. David Macilwain spiegava che, a parte che il cloro ha colorazione verde, la grandezza e la natura della nuvola denunciavano chiaramente il falso. La Sparrow, come il degno marito Roth, non sono che agenti del progetto di cambio di regime in Siria. Quanto essi pubblicano è parte delle pressioni per un intervento in supporto delle forze di Al Nusra/Stato Islamico che attualmente devastano la città di Aleppo [decapitando la popolazione fedele ad Assad]

Il Réseau Voltaire, infine, spiega il truffaldino comportamento degli “umanitari” di HRW: Human Rights Watch è stata finanziata con 100 milioni di dollari dal maxi-speculatore George Soros (ebreo ungherese naturalizzato statunitense). Roth (confratello di Soros), venne nominato direttore aggiunto di HRW nel 1987 da Aryeh Neier. Nel 1993, quando George Soros spostò Neier alla direzione del suo Open Society Institute, nominò Roth direttore generale della sua ong Human Rights Watch.

Soros (nato Schwartz), è ovviamente colui che nel 1992, dopo che l’agenzia di rating Standard & Poor’s aveva declassato il debito pubblico italiano, casualmente, a settembre, specula sulla sterlina contro la lira. Risultato? Svalutazione del 30% della lira ed uscita dal Sistema Monetario Europeo. Il geniale governatore della “Banca d’Italia”, Carlo Azelio Ciampi, in una vana difesa della lira, getta dalla finestra una grossa fetta delle riserve del Bel Paese. I capitalisti anglo-statunitensi, a quel punto, comperano a prezzi stracciati aziende e società importanti, o parte di esse, come IRI, ENEL, INA, ENI, Cirio.

Soros, con la sua fondazione in Ucraina, ha partecipato al colpo di Stato nel febbraio 2014, vantandosene in una intervista alla CNN. A partire dal 2000, Soros, attraverso la sua fondazione Open Society, ha assunto un ruolo di primo piano nella complessa struttura messa in piedi dal Dipartimento di Stato USA per alimentare rivoluzioni in tutto il mondo (24 in 14 anni).

[2] Il presidente al-Assad, nell’intervista, escluderebbe (forse per ragioni diplomatiche?) il coinvolgimento statunitense a sostegno dei terroristi che dilaniano la Siria ed il suo popolo.

Tuttavia, nel mese successivo alla sua intervista, e precisamente il 18 maggio 2015, è stata pubblicata una selezione di documenti sinora segreti della Defense Intelligence Agency (DIA) statunitense.

(...) Per contro, analisti attenti, il 22 maggio Nafeez Ahmed, il 23 maggio Robert Barsocchini, nonché Thierry Meyssan, a seguito d’una più completa valutazione dei documenti rilasciati dal Pentagono, dimostravano che il governo statunitense è di fatto unito in entrambi i partiti nel sostenere i principi Sauditi che virtualmente hanno in mano l’estremismo islamista (se ne era vantato anche il principe Bandar bin Sultan, intimo della famiglia Bush, allora capo dei servizi segreti sauditi, con il presidente russo Putin, promettendogli di tenere lontani i terroristi dagli imminenti giochi olimpici di Sochi in cambio del ritiro dell’appoggio russo alla Siria, ricevendone un secco no).

Barsocchini inoltre precisa che, laddove nei documenti si fa riferimento ai “Salafiti”, è intesa la forma Saudita Wahabita di quella setta, la versione che sta spingendo per un Impero Islamico o Califfato con sede alla Mecca. Gli Stati Uniti, col supporto del presidente e di entrambi i partiti, Democratico e Repubblicano al Congresso, assistono i jihadisti, ossia l’ala dell’Islam finanziata dai Sauditi, con lo scopo finale, eliminati Siria ed Iran, di sconfiggere Russia e Cina.

Nello specifico, il documento di sette pagine della DIA, datato agosto 2012, dichiara che l’opposizione al governo siriano stava in quel momento “prendendo una chiara direzione settaria”, e che i Salafiti, la Fratellanza Musulmana e Al-Quaeda in Iraq sono le forze più importanti che conducono l’insorgenza in Siria. AQI, il precursore dello Stato Islamico, “ha supportato l’opposizione siriana sin dall’inizio”, ed ebbe ”una regressione... durante gli anni 2009 e 2010; peraltro, dopo l’aumentare dell’insorgenza in Siria, i capi religiosi e tribali delle regioni iniziarono a simpatizzare con la sollevazione settaria”. A dispetto di tali fatti, furono “l’Occidente, i paesi del Golfo, e la Turchia (che) sostennero l’opposizione”; mentre “Russia, Cina ed Iran sostennero il regime [siriano]”.

(...) Pertanto la coalizione a guida statunitense che sta ora ‘combattendo’ l’ISIS ha sostenuto di continuo un’opposizione che essa sapeva essere dominata da estremisti, mentendo al pubblico quando li descriveva come “moderati” e prevedibilmente sapeva che tale sostegno sarebbe culminato nella fondazione dello Stato Islamico e continuò ancora ad aiutare tale creazione con lo scopo di indebolire e combattere Assad e l’espansione dell’Iran.

La caduta di Mosul nel giugno 2014, notò Noam Chomsky, impressionò gli analisti militari dell’Occidente. L’Iraq aveva un esercito di 350.000 uomini armati fino ai denti, addestrati dagli statunitensi per una decina d’anni. Avevano di fronte un paio di migliaia di jihadisti con armi leggere. Tuttavia i generali fuggirono, seguiti dai militari, che avrebbero avuto istruzioni di lasciare le armi ai terroristi. Il professor Michel Chossudovsky pose la domanda: i comandanti iracheni erano stati istruiti in tal senso dai consiglieri militari occidentali onde consegnare la città ai terroristi dell’ISIS?

Wahda Al-Jumaili, consigliere del presidente del parlamento iracheno, parlando della caduta della città, il giorno dopo dichiarò “che ciò sia stato il risultato di tradimento, negligenza o cospirazione, o un complotto regionale o internazionale... Anche la coalizione internazionale ha giocato un ruolo rovinoso. La gente ha visto la coalizione internazionale paracadutare armi all’ISIS. Essa paracadutò armamento pesante per le forze terroriste di Ramadi. Questo è un atto di tradimento da parte delle forze della coalizione internazionale”.

Già in precedenza, nel febbraio 2015, il parlamentare iracheno Hakem al-Zameli, aveva dichiarato che unità dell’esercito iracheno avevano abbattuto due aerei britannici che rifornivano di armi il gruppo terrorista dello Stato Islamico (ISIS).

(...) Le attività nascoste degli Stati Uniti nel Vicino Oriente non sfuggono, del pari, ad altre organizzazioni:

. Il sito sibialiria.org (commistione di Siria e Libia), di ispirazione cattolico-pacifista, scrive:

22 maggio 2015 Tre associazioni firmano un appello contro la distruzione di Siria, Iraq e Medioriente:

L’urgenza è assoluta. L’avanzata mortale del sedicente Stato islamico e di altri gruppi di fanatici in Siria ed in Iraq – ma anche in Yemen – può finire di uccidere il Medioriente ed è il frutto della complicità e cecità dei paesi Nato e delle petromonarchie loro alleate. Il documento che segue, firmato da tre organizzazioni di attivisti e fondato su fatti inequivocabili, intende lanciare l’allarme. Si rivolge a tutti. Tutti possono agire. Basta con l’inerzia degli ultimi anni. I popoli e i movimenti devono far pressione sui governi coinvolti in questa immane tragedia affinché si dissocino e boicottino chi l’ha provocata e ne è tuttora complice diretto o indiretto. Ma ci rivolgiamo anche ai paesi non occidentali (popoli e governi), affinché prendano in mano la situazione, isolando appunto i responsabili diretti e indiretti (Marinella Correggia).

Dunque l’Occidente vuole che l’Isis prenda Siria, Iraq, Yemen...? L’evidente incapacità della sedicente “coalizione internazionale anti-Isis” di fronte all’avanzata di terroristi – non solo Isis – in Siria e Iraq è forse frutto di una strategia? Il ministro Alfano ha detto in Parlamento: “Facciamo parte della grande comunità occidentale che combatte al meglio il terrorismo”. Doveva dire: “La comunità occidentale che aiuta al meglio il terrorismo”. (...) Perché invece l’Occidente lavora per indebolire l’esercito siriano, avversario dell’Isis, addestrando i gruppi armati islamisti - lo fanno in Turchia e Giordania con la coalizione di salafiti, al Nusra, Fratelli musulmani detta Esercito della Conquista che controlla Idlib? (..) Perché l’Italia ha come primo acquirente di armi l’impresentabile Arabia saudita con il rischio che i sauditi regalino armi italiane all’Isis o ad altri gruppi terroristi? Secondo lo stesso ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford, ha praticamente fondato – con consenso Usa – l’Isis nella regione per destabilizzare Siria e Iraq, alleati dell’Iran (..) Perché l’Italia non si è opposta ai bombardamenti dell’Arabia saudita sullo Yemen che hanno causato moltissimi morti civili e danni enormi in un paese povero, favorendo al Quaeda?

 
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