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La follia del “dominio flessibile” PDF Stampa E-mail

Dal n° 348 - Marzo 2015

Scritto da Davide D’AMARIO   

«Dal 1935 in poi, la Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi, ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche, dal 1935 al 1945, senza aver bisogno di oro né di debito, e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri. Questa vicenda monetaria non compare oggi più neanche nei testi delle scuole pubbliche».

(Sheldon Emry - Miliardi per le banche, debito per i popoli, 1984)

«Ciò che chiamiamo “la nostra moderna civiltà” è poco meno di un gigantesco meccanismo planetario di produzione e marketing, con l’Alta Finanza come centro di controllo, dapprima solo per le transazioni commerciali e poi per tutto, anche per la politica. La massima parte dei cittadini dell’Occidente è talmente presa a rendere efficiente il Sistema e ad occuparsi, in tale competizione, dei propri affari personali, che non è in grado di riflettere sui fatti della politica né di sentirli nell’intimo. È questo, inoltre, un Sistema nel quale le opinioni difformi e il dissenso possono venire puniti nei modi più diversi.»

(Peter Blackwood, Das ABC der Insider, 1992)

 

Come già altre volte realizzato, questo articolo, parte da una breve ed indicativa intervista. Quella che segue è stata richiesta ad un “esperto” di finanza, al Prof. Alberto Micalizzi membro dell’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria. Sono semplicemente delle indicazioni per meglio comprendere l’attuale fase “mondialista”, l’attuale incedere della Plutocrazia planetaria.

1 - Come l’Alta Finanza in questi ultimi 25 anni ha preparato le “crisi” sociali, lavorative e comunitarie in Europa e non? Privatizzazioni, distruzione delle basi dello stato sociale, disoccupazione, inflazione-deflazione, dittatura dell’euro e della BCE rientrano nel processo di instaurazione del Progetto Mondialista?

L’ “Alta finanza” è fatta di soggetti e strumenti, come ad esempio fondi pensione (soggetti) e titoli derivati (strumenti), che interagiscono lungo un percorso di lungo termine dettato dalla globalizzazione che è l’humus che fa da sfondo a tutto. Vorrei dire che questi soggetti hanno condotto ai fenomeni che tu hai descritto, che possiamo sintetizzare con l’appropriazione della sovranità nazionale e conseguente depauperamento delle ricchezze nazionali. Tuttavia non è rintracciabile un “progetto” scritto a tavolino, quanto piuttosto una evoluzione delle cose nell’unica direzione possibile, quella della massimizzazione del profitto navigando attraverso legislazioni civili, fiscali e amministrative ormai permeabili all’infiltrazione speculativa, a causa proprio del crollo delle barriere causato dalla globalizzazione. In questo senso, il “mondialismo” che è la matrice “ideologica” che guida l’Alta finanza non va inteso come un progetto “soggettivo” bensì “oggettivo”…è il mondialismo che guida l’Alta Finanza, non viceversa. Oggi un attore dell’alta finanza potrebbe essere di marcata fede marxista, cattolica, nazionalista, ma nella sua posizione non avrebbe altra scelta che far evolvere il progetto mondialista…

2 - Creare zone libere, o quanto meno non ammorbate dall’eurocrazia e dalle banche è possibile? Prima di una futura e dagli antimondialisti utopisticamente auspicato punto di rottura del sistema, è possibile iniziare a dar esempi pratici in questo sistema di resistenza?

Assolutamente si. Il “sistema” non si rompe perchè è plastica, fluido, e si rafforza da ogni crisi, e quando le crisi non sono sufficienti, vengono “indotte” come quella di Lehman. Cioè la banca era piena di immondizia ma avrebbero potuto salvarla, ed invece hanno scelto di creare il precedente per iniettare 3000 miliardi di dollari nel sistema bancario con il risultato di rafforzare tutto il sistema… bancario! Tutto questo non si può combattere… in nessun modo, è come fermare una marea con una mano. Si può solo emanciparsi da tutto questo, rendendosi autonomi o il meno dipendenti possibile. La creazione di zone finanziariamente franche, o libere, è senz’altro la strada maestra

3 - Sovranità monetaria è l’obiettivo. Ma come preparare questa rivoluzione, che è anche morale e spirituale? L’onestà è un requisito basilare in politica. Altre sovranità bisognerà imparare a citare e infondere?

D’accordo che la sovranità monetaria è lo strumento base, come dire: il budget per organizzare un evento. Poi ovviamente bisogna sapere cosa fare dell’evento… Per la sovranità monetaria in senso “statale” io sono molto scettico perchè richiedere una volontà di quei partiti che sono oggi funzionali e asserviti al sistema bancario. Io credo di più alla sovranità monetaria popolare, tramite cartelli/consorzi tra privati che inizino col dire: io non ho bisogno di strumenti presi a prestito dal sistema bancario, ci organizziamo noi da soli sul territorio. Questa è la più rivoluzionaria delle scelte, la mossa più spiazzante per i mondialisti.

Le parole di Micalizzi, possono esser ritenute “moderate” per il palato dei lettori di “Avanguardia”, ma credo che sull’analisi del reale, dobbiamo sostanzialmente dare un giudizio di verità. Non ci sono nell’attuale periodo storico-umano (quantomeno non ne vediamo), cunei per determinare rivoluzioni. Quindi, se si vuole essere un domani, “passato il deserto”, presenti, bisogna cercare di non fossilizzarsi nell’estremismo delle forme.

Le statistiche sul lavoro-disoccupazione in Europa, in Italia, nelle nostre regioni ormai crediamo è inutile parlarne, anzi secondo noi tendono ad essere falsate in meglio. La crisi è compenetrata strutturalmente financo nelle teste delle genti. Le forme di lavoro attuali sono quelle che ampiamente su queste pagine si profetizzavano 15 anni fa. L’Azienda Totale da idea è divenuta pian piano realtà. È divenuta motore di questo capitalismo attuale. La burocrazia del lavoro moderna impone la disumanizzazione dei lavoratori, ridimensionati alla figura di “utensili” (oggetti) di gestione, o meglio non più persone, ormai vi è una drammatica indifferenza “etica” (e pensare che i sogni delle avanguardie socialiste e nazionali più concrete si batterono per la “civiltà” del lavoro), fin oggi l’assurda richiesta (stigmatizzazione) di “mancanza di collaborazione” (o nel peggio indicare, le sporadiche lotte sindacali, come resistenza interna alle riforme del lavoro). Ne è un esempio, che ci ha permesso di realizzare meglio tale infame pretesa, l’analisi esposta in un intervista del 20 dicembre 2014, dal capitalista Filippo Antonio De Cecco padrone della nota marca della multinazionale della pasta. La De Cecco, si nota nell’intervista, che anche quest’anno ha un guadagno del 10%. Nell’analisi ovviamente dice che l’abolizione dell’articolo 18 non risolve nulla, in poche parole, al De Cecco interessa tornare alla schiavitù operaia dell’800. Tornando però all’impostazione precedente di questo scritto, veniamo alla seguente dichiarazione: «…Oggi non si può più fare affidamento sulla fedeltà dei dipendenti poiché questi ultimi si sentono slegati dall’azienda e lavorano solo per lo stipendio. E non esiste più neanche una coscienza morale del lavoro. Siamo alla frutta…». Questa affermazione racchiude il senso perverso dell’attuale fase capitalista. Questo è il senso, anche, dell’Azienda Totale. Per l’appunto, si chiede al lavoratore di identificarsi e annullarsi nell’organizzazione aziendale rinunciando a quei suoi “particolari” interessi, che non collimano con l’azienda. Individualizzazione, precarizzazione e insicurezza questa è la triplice direttiva ideologica del capitalismo globalizzante, un “dominio flessibile”. Sicuramente in tale strategia-realizzazione di questo sistema lavoro ultra-capitalista è stato frutto della genialità perversa della psichiatria sociale e sicuramente di matrice ebraica. Il lavoratore deve flettersi, piegarsi, adattarsi, praticamente identificarsi con gli indirizzi materialisti e di comando dell’ordine aziendale. Quello a cui si giunto nel mondo del lavoro, è la prigionia del lavoratore, son praticamente state cancellate (con la sudditanza spesso dei sindacati) quelle minime alleanze solidali che nei decenni si erano sviluppate. Le fasi anche semantiche di questa guerra finale contro il lavoro e la nazione son state: la formazione-lavoro, contratti a termine, lavoro interinale, lavoro a chiamata (“lavoro a squillo”, “usa e getta”, job on call), part-time (in forme nuove e indecenti), lavoro in nero. Queste sono forme trasversali del dominio dell’Azienda Totale sul lavoratore e sulla comunità. A forza di chiedere ai lavoratori di adattarsi a forme supplementari di flessibilità (nel tempo, nello spazio e nelle mansioni) si è addivenuti alla vittoria attuale del Mercato. In questo meccanismo si innestano, o meglio il nuovo liberismo stimola e spinge innanzi una miriade di “paure” che colpiscono l’essere e i diritti del lavoratore. Si è profughi del lavoro. Si instilla nella struttura sociale del lavoro il concetto della sopravvivenza. Questo che viviamo è il tempo della Fine del Lavoro, e già è in atto il Regno Universale del Profitto. Abbiamo esagerato? Forse, ma queste sono le coordinate che il mondialismo da tempo impone.

Con lungimirante prontezza Werner Sombart aveva ben compreso l’essenza della struttura del pensiero liberale, quindi capitalista: «L’aspirazione all’infinito, l’aspirazione al potere non trova alcun campo di attività più congeniale di quello della caccia al denaro, a questo simbolo di valore assolutamente astratto, esente da qualsiasi limitazione organico-naturale, il cui possesso rappresenta sempre più un simbolo di potere. L’economia capitalista è tutto questo, perché al centro del fine da cui è dominata non si trova una persona viva con i suoi bisogni naturali, ma una cosa astratta: il Capitale …», si perché il problema centrale rimane sempre nell’origine dell’attuale sistema economico democratico-massonico-ebraico. La rieducazione dal 1945 ad oggi è stata invasiva, spettacolare e forzata nell’Occidente. Una rieducazione fatta con la repressione in alcuni casi, con la cloroformizzazione in altri. Ma per la stragrande parte ha utilizzato i canali economici, il profitto, l’egoismo liberale. Non ultimo l’americanismo che è sostanzialmente, la narrazione della vita economica che diventa fine a se stessa, circolo chiuso, imborghesimento pavido, cinico, disonesto. L’americanismo come difesa, contro tutto e tutti, delle proprie vili comodità.

Rilanciamo quindi da questo avamposto, il grido li lotta del mistico fascista Guido Pallotta (1939): «La lotta antiborghese mira al ritorno dell’uomo-santo, dell’uomo-guerriero, cioè dell’uomo assoluto. Educa a tale ideale le nuove generazioni e combatte, nelle vecchie, l’anti-combattente, l’anti-volontario, l’anti-mistico: il borghese…», sempre più il mondialismo determina il suo Regno infame, l’ideologia demo-liberale sempre rinforzata, e resa fluida e usufruibile alle giovani generazioni, ha creato particolarmente in Europa, un “mondo” fatto di illusioni e utopie che ha quasi determinato il disarmo morale e identitario dei figli d’Europa Sono riusciti a creare una “contestazione” buonista e drogata fin anche al mondo reale da loro edificato. Tale “progresso” democratico e liberale ha il volto della morte, dell’anarchia e della dissolvenza. Ma Noi siam ancora qui, a cercare di edificare barricate identitarie!

 
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