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Elezioni regionali 2010: un successo dell’astensionismo e della scheda nulla PDF Stampa E-mail
Scritto da Alfredo IBBA   
Mercoledì 31 Marzo 2010

Si sono concluse le elezioni regionali 2010, più alcune provinciali e parecchie comunali. Il malefico duo PDL-Lega ha avanzato ancora di posizione, diventando padrone di tutte le regioni popolose, mentre la malefica controparte, la fallita e incapace centrosinistra continua a fare la parte sconfitta. Viene da chiedere ai teorici del fantomatico complotto anti-Berlusconi ordito da Soros, Goldman’ Satch etc. come potrebbero tali poteri sofisticati e calcolatori puntare su un cavallo così perdente e inservibile quale il nostrano centrosinistra per battere il Cavaliere, nell’ipotesi assurda che lo vogliano deporre.

 

Ma non voglio stare qua a commentare l’ esito delle elezioni in se, state tranquilli, non siamo così rincoglioniti! Quello che mi interessa rilevare è la bassa affluenza alle urne, che è stata del 64.5% degli aventi diritto a votare, con una riduzione rispetto alle regionali 2005 del 7.9%, e l’alto numero di schede nulle e bianche, che in molte regioni tocca percentuali comprese tra il 4 e il 6 sul totale delle schede scrutinate. Di seguito, riporto una tabella che indica regione per regione, le percentuali dei votanti, delle schede nulle e di quelle bianche.

regione

% votanti

% schede nulle

% schede bianche

Basilicata

62.80

4.41

2.26

Toscana

61.29

2.15

1.09

Umbria

65.38

2.53

1.07

Emilia Romagna

68.06

1.56

0.86

Marche

Non disp.

Non disp.

Non disp.

Puglia

63.19

3.20

1.97

Liguria

60.92

2.68

0.99

Piemonte

64.33

4.39

1.33

Lazio

60.89

3.01

1.14

Campania

62.96

3.31

2.76

Lombardia

64.63

2.18

0.89

Calabria

59.27

2.96

1.88

Veneto

66.41

2.51

0.93

I dati relativi alla regione delle Marche non li ho trovati. Comunque non credo che di discostino molto dalla media.

Che dire, una nostra vittoria. Tra astenuti e voti nulli, il 40% degli aventi diritto al voto, non ha espresso alcuna preferenza. A testimoniare la maturata disaffezione verso la partitocrazia para-mafiosa e plebeo-borghese anche i successi elettorali della Lista fondata da Beppe Grillo, che in Piemonte ha avuto il 3.4% dei voti, e in Emilia Romagna oltre il 7%.

Anzitutto una crisi (ma sarebbe più corretto dire fase terminale della civiltà umana) come quella che stiamo vedendo, con i disagi percepibili che sta creando, conduce sempre a colpevolizzare la classe politica al potere, a prescindere dalle dimensioni effettive delle sue responsabilità. Secondo, percependo direttamente o indirettamente, il progressivo peggioramento della vita con i suoi punti di non ritorno, dal caro-carburanti alle fabbriche che chiudono, dalle bollette sempre più care fino al dover pagare di tasca propria per i gessi e i detersivi della scuola dei propri figli, ci si rende conto che qualunque partito, coalizione, vinca le competizioni elettorali, non cambia niente se non in peggio. Terzo, l’indecente spettacolo offerto di parlamentari, candidati, ministri che inscenano litigi su beghe e problemi estranei alla vita del cittadino, l’agitazione propagandistica di allarmi su pericoli che non esistono, hanno dato tutta l’impressione di una casta politica auto-referenziale che sembra vivere su un’altra dimensione parallela alla nostra. Il continuo accusarsi tra opposti schieramenti di tutto e il contrario di tutto, il vantarsi di tutto e il contrario di tutto, con toni accesi ma artefatti, impediscono al cittadino medio di capirci qualcosa, se non che è tutto un bluff. A completare la disaffezione avranno infine contribuito gli scandali a ripetizione, su trans, cocaina, prostitute, appalti truccati etc.

Come scrissi commentando a giugno l’esito delle consultazioni europee, i partiti, i politici, che vediamo nei mass media non esprimono neppure più grandi idee, progetti di grande respiro, battaglie su temi etici o sociali che abbiano un sensibile impatto sulla nostra vita (come un tempo potevano essere il divorzio o l’aborto, per esempio). Ormai sembrano tutti uguali, nel linguaggio, nei programmi, nei messaggi, se gli togli qualche sfumatura e qualche specifica posizione su problematiche come l’immigrazione o le coppie di fatto dovuta alla cultura politica cui fanno riferimento. Almeno negli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, con tutto quello che si poteva dire pure su quella partitocrazia, i partiti come Democrazia Cristiana, Partito Comunista, MSI, PSI, Liberali, rappresentavano visioni assai diverse e battagliavano su temi significativi, per cui poteva avere senso votare.

Trattandosi di elezioni amministrative, dove per guadagnare voti conta molto il promettere in sede privata a persone per lo più disperate favori e aiuti di vario tipo, facendo i maliziosi, probabilmente avrà influito la difficoltà per i signorotti, vista la situazione in cui l’umanità si è infognata, di offrire garanzie riguardo la concessione di aiuti e agevolazioni. Ci sono meno soldi da distribuire, meno posti di lavoro da regalare, meno aiuti da poter dare. I soldi che restano, vanno tendenzialmente alle “caste”. Siamo sicuri che almeno la metà dei voti dati ai soliti partiti siano voti dati per moventi clientelari, per la stragrande maggioranza da persone preoccupate che si sono dovute umiliare con il signorotto di turno per poter sperare di vedere un figlio “sistemato” o una pratica vitale sbrigata in ospedale o all’INPS.

I politici bamboccioni, altro termine più adatto non trovo per definirli, adesso stanno a vantare vittorie, promesse di rivincita, fingendo di ignorare l’avanzante non-voto.

Quante volte in famiglia sento dire che non votando tanto comandano sempre loro, decidono loro per te. È vero che loro governano, decidono comunque, ma intanto non con il mio consenso, non con la mia complicità. Sicché il voto nullo o l’astensione se fatte con consapevolezza equivalgono ad un voto, contro la partitocrazia corrotta, contro tutta la sovra-struttura di cui tale partitocrazia è parte organica.

Il popolo non votante non è nel suo complesso un popolo indifferente, egoista; al contrario, è espressione di una voglia di partecipare, di agire, di organizzare, di vivere grandi passioni, che la politica borghese esclude. I politicanti non vogliono che noi partecipiamo, ma al contrario, che andiamo un paio di volte all’anno alle tornate elettorali, al massimo ai comizi di Berlusconi o Bersani, e che per tutto il resto dell’anno c’è ne stiamo buoni, a fare i produttori-consumatori passivi, seduti davanti al televisore, indifferenti e obbedienti. Quindi l’astensionista o chi al seggio annulla la scheda con qualche goliardica frase, ha dentro una voglia di fare inconciliabile con l’ipocrita quanto rinunciatario “fare il proprio dovere” votando questo o quello e per il resto dell’anno farsi i “propri affari”, criticando talvolta i signorotti in privato ma rifiutando per vigliaccheria o tornaconto di esporsi poco-poco. Anche per questo, il non votante consapevole ripudia la partecipazione alle tristi democratiche elezioni. In genere il non votante è più informato e interessato ad approfondire rispetto alla pecora che vota. Ha poi maturato una visione dell’uomo totalmente diversa da quella che la società dei consumi ha cercato di inculcarli.

In conclusione, la “vasta minoranza” dei non votanti rappresenta un potenziale serbatoio di consenso e di militanza per future forze rivoluzionarie emergenti che proporranno grandi programmi, idee forza, progetti alternativi; rappresentano la base per una ricostruzione delle comunità territoriali fondate su basi “tradizionali”.

 
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