--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Attività editoriali il mensile gli articoli Il nostro mare
Il nostro mare PDF Stampa E-mail

Dal n° 346 - Dicembre 2014

Scritto da Andrea CIOCCA   

Il 9 luglio 1943, ebbe inizio da parte delle forze alleate l’operazione Husky, meglio conosciuta come sbarco in Sicilia. Da quella data gli angloamericani bombardarono indiscriminatamente con i loro B17 e i famigerati “liberator” tutte le città italiane: Milano, Genova, Verona, Napoli, Torino, Taranto, Cosenza, Messina, Paternò, Novara, Foggia, Salerno, Crotone, Viterbo, Avellino, Lecce, Bari, Orte, Cagliari, Carbonia, Civitavecchia, Benevento, Frascati e Pescara furono le città maggiormente colpite. Foggia, la città più martoriata: 12 bombardamenti a tappeto, che rasero al suolo il 75% delle costruzioni mietendo oltre ventimila vittime.

La mentalità assassina e criminale dei “liberatori” oltre a provocare migliaia di morti causò anche un’imponente devastazione ambientale, data dall’assiduo bombardamento con ordigni chimici, asfissianti e velenosi, nonostante la convenzione di Ginevra (17-06-1925) ne avesse vietato l’uso. I nostri fondali marini, ancora oggi, dall’Adriatico al Tirreno sono ancora costellati di bombe del secondo conflitto mondiale per lo più inesplose. Esse sono talmente vicine alla costa, che talvolta si possono scorgere a occhio nudo.

 

L’ufficiale della Marina militare Ugo D’Atri è un testimone oculare, il quale si è occupato in prima persona del problema: ”L’opinione pubblica italiana non è stata messa sufficientemente al corrente. Soprattutto nell’Adriatico, ma non solo, dal 1943 c’è stato un diluvio di bombe, probabilmente un milione: iprite e gas nervino, roba veramente pericolosa. Di queste bombe, soprattutto a Molfetta dove ho avuto da giovane un’esperienza di comando, ne trovavamo, si può dire, una al giorno. E le trovavamo sotto costa nel periodo ‘92/’93. A poche decine di metri dalla spiaggia, a Torre Gavetone. Le prime ordinanze le ho fatte io. Poi abbiamo cominciato con la Marina militare una lunghissima opera di recupero. I nostri fondali marini, anche non tanto al largo, cioè sotto costa, sono disseminati di ordigni. I fondali del basso Adriatico sono strapieni di bombe. Questi residuati bellici sono pericolosissimi. E poi la cifra delle bombe NATO non sarà mai quantificabile indicabile con precisione, perché le hanno buttate a casaccio dove capitava”.

Dichiarazione, questa, che seppur importante, necessita di una doverosa rettifica, poiché al contrario gli obiettivi angloamericani erano ben precisi: colpire la popolazione civile per sfiancarla e costringerla a ribellarsi contro i propri governi.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, l’inquinamento marittimo perpetrato dai liberatori attraverso lo scarico indiscriminato di ordigni all’uranio impoverito nei nostri mari, non si placa. I fondali di alcune zone di mare comprese tra Manfredonia e Molfetta furono utilizzati dal 1946 al 1955 come discarica dell’immensa quantità di bombe chimiche, che gli angloamericani custodivano a Bari nell’Adriatic Deport e nel grande campo di aviazione del Tavoliere (ovviamente il lavoro “sporco” di scarico – in quanto sapevano benissimo che causava malattie e morte – è stato fatto fare sotto minaccia ai prigionieri italiani e tedeschi). Alcuni di questi sono inesplosi divenendo così pericolosi soprattutto per i pescatori. Ultimo di una lunga serie d’incidenti si è verificato nel mar Adriatico, dove il peschereccio Rita Evelin, tutt’altro che obsoleto, affondò con mare calma piatta alle ore 5:30 del mattino il 26 ottobre del 2006. Francesco Annibali, Luigi Lucchetti e Ousmi Gasmi furono inghiottiti dal mare. Così l’unico sopravvissuto Nicolò Guidi “sentii solo un gran botto e poi incominciammo ad imbarcare acqua”. Fu l’unica dichiarazione concessagli, in quanto gli ordini impartiti dalle autorità istituzionali e marittime furono inflessibili e lapidarie: bocche cucite. Come ogni strage dove le istituzioni sono implicate, deve sempre calare una fitta cortina di silenzio.

Dalla Puglia alla Sardegna. Dodicimila ettari sono stati adibiti a prove di guerra per eserciti della NATO e non solo. Gli ultimi a sbarcare sull’isola sono stati gli israeliani. Area completamente rasa al suolo costringendo più di duecentocinquanta famiglie a svendere le loro case per quattro lire. Centoventi chilometri quadrati su cui da cinquant’anni eserciti “alleati” scaricano e provano di tutto compresi ordigni all’uranio impoverito. I residuati vengono sistematicamente gettati in mare, nei pressi delle località di Teulada e Sant’Anna Arresi. In questi luoghi sembra già in atto l’apocalisse: militari e civili affetti da tumore, numerosi aborti spontanei e diversi allevamenti di pecore contaminate da qualcosa di così strano da far nascere agnelli con due teste e altre mostruosità.

Anche ai pescatori è interdetta la loro attività, pena: multe che vanno dai due ai cinquemila euro. Ormai da svariato tempo chiedono la bonifica di almeno una parte della costa per poter riprendere quello che da generazioni è il loro lavoro. In questa zona che va da Porto Pino, fino all’isola Rossa è vietata la balneazione e la pesca, a causa della presenza di residuati esplosivi, che secondo lo Stato Maggiore dell’Esercito italiano “non è possibile, ne tanto meno conveniente attuare una bonifica”. Un ammiraglio della Marina italiana aggiunge senza sarcasmo che per la Difesa sarebbe economicamente più conveniente regalare una villetta in Tunisia a tutti i teuladini, accollandosi anche le spese di trasferimento, piuttosto che bonificare la costa. Anche i ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Cnr, incaricati dal ministero della Difesa per fare un quadro della situazione, termina così il suo rapporto: “E’ più conveniente dare un vitalizio ad ogni singolo pescatore, piuttosto che procedere alla bonifica”.

L’arroganza a stelle e strisce non risparmia niente e nessuno: la Marina Militare USA sta sperimentando nei mari italiani dei cannoni pneumatici che sparano negli abissi onde sonore fino a 270 decibel. Da annotare che la tolleranza acustica delle balene e dei campidogli è di 150 decibel, mietendo così facendo vittime anche tra queste specie in via d’estinzione.

Le forze del male si sono impadronite del sacro suolo europeo, cosicché oggi ci troviamo dinanzi a gente senza scrupoli: devastano indiscriminatamente terra, cielo e mare, controllano e modificano il clima, creano artificialmente terremoti e maremoti, irradiano i popoli di sostanze chimiche (quarzo, ossido di titanio, alluminio, Sali di bario) per mietere malattie e morte. Il progetto “embrionale” di questo stato di cose è riconducibile al Memorandum Groves del 30 ottobre del 1943 che prospettava di danneggiare le forme di vita presenti nelle Nazioni nemiche per continuare a colpire anche le generazioni future creando menomati per sempre utilizzando l’uranio sporco per inquinare le città nemiche con nuvole di nanoparticelle radioattive”, fautori di questo lavoro: James Bryant Conant, rettore dell’università di Harvard, ed i premi Nobel Arthur H. Compton e Harold C. Urey.

 

 
Nessun evento
ebrguerra.resized.jpg
CelticaCPA