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Nietzsche, santo e profeta PDF Stampa E-mail

Dal n° 346 - Dicembre 2014

Scritto da Davide D’AMARIO   

(il sempre attuale per la nuova rivoluzione europea)

« … Decomposto il criminale utopismo comunista, ancora imperversa, più astuto e letale, l’antico complice. Non ci resta che attendere, operosi, la rivincita del mondo reale anche sul criminale utopismo liberale. O, per essere più comprensivi, e diciamolo, evvia!, democratico tout court. La Vecchia Talpa lavora, ma non per il Regno. Per quanto distruttive, le Doglie – vogliamo credere – avranno un segno opposto a quello previsto. Il 1984 è passato, passerà il Brave New World.»

(Gianantonio Valli, “I Complici di Dio”)

«…Gli universalisti, gli idealisti, gli utopisti mirano tutti troppo in alto. Essi promettono un paradiso irrealizzabile e, così facendo, ingannano il genere umano. Qualunque sia la loro etichetta, si autodefiniscano essi cristiani, comunisti, umanitari, o si limitino ad essere sinceri ma stupidi, o intriganti, o cinici, sono tutti dei facitori di schiavi.»

(Adolf Hitler, 21 febbraio 1945)


L’era attuale non è “fatale” come la chiamò Osvald Spengler in “Anni decisivi”, ma terribile, infame, pericolosa, volta verso l’ideologia dei mattatoi dell’umanità. La cerca della “politica integrale” è oggi una via impervia, oscura e stratificata di nebbie fatta di sgomento.

Sono 21mila i posti di lavoro persi in Abruzzo tra il secondo trimestre 2014 e lo stesso periodo dell’anno precedente. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi “scoraggiati”, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro. Anche gli occupati sono diventati 464mila rispetto ai 485mila del periodo precedente. Una vera e propria emorragia di posti di lavoro, l’Abruzzo ha un calo occupazionale del -4,3%, un dato da allarme sociale e territoriale. Vedere nelle piazze dei capoluoghi, tendoni colorati e pieni di belle signorine che illustrano e compilano moduli e centinaia di giovani seduti o in fila per informarsi sulle “nuove ristrutturazioni” del mondo del lavoro è, credetemi, veramente penoso. Altro che “mercato delle vacche”. Siamo alla scelta di uomini e donne per un posto di lavoro precario o peggio, come si fosse nelle fiere di bestiame. Un’immagine che disarma l’anima e incendia il sangue. Siamo alla preordinazione che già vide il “profeta” pagano Nietzsche: «…i padroni occulti, la casta contemplativa che forma continuamente “valori” e il “senso della vita” degli schiavi verso una totale pianificazione e gestione planetaria…», forme sempre nuove di sciacallaggio sociale per annientare anche le ultime tracce di dignità degli uomini e delle donne.

Prendendo spunto dalla citazione del filosofo di “Così parlò Zarathustra”, vorremmo presentare il recente libretto edito dalla casa editrice Ar di Alfred Rosenberg: “Friedrich Nietzsche”. Il testo è un’allocuzione nel primo centenario della nascita di Nietzsche il 15 ottobre del 1944. In questa commemorazione Rosenberg intravede nel filosofo di Röcken un pensatore esistenziale, un buon europeo che ha sfidato il destino e il suo tempo per una diversa Europa ancora dall’al di là da venire, un Europa ancora da edificare. Il Reichsminister Nazionalsocialista: «…Nietzsche fu il Prometeo della propria epoca, e la sua fiaccola seppe illuminare anche gli angoli più bui di tradizioni inveterate e spesso marcescenti, ma fu del pari una fiaccola pericolosa, che minacciò di estendere l’incendio anche a consuetudini custodite a buon diritto, che potevano essere utili come ponti che guidassero dal passato verso il futuro…», ricordiamo che quel centenario cadeva mentre l’armata rossa era alle porte di Varsavia, quindi quando l’autore del “Mito del XX secolo” ricordava le parole del baffuto pensatore: «…La disciplina della sofferenza, della grande sofferenza: non sapere che solo questa disciplina è stata finora la causa di ogni elevazione umana?…», Rosenberg ci comunica che solo un simile dolore tende l’anima, soltanto la visione di un grande destino comune rafforza l’audacia della battaglia.

 

Sempre più si delinea un Nietzsche solo e che si colloca nella contrapposizione tra due mondi, cioè quello di determinare nei suoi giorni quale Europa e quale spirito dovesse coinvolgere la nazione tedesca, “…che nessuno creda che lo spirito tedesco abbia perduto per sempre la propria patria mistica … Un giorno si ritroverà desto, dopo un sonno portentoso, nella freschezza del mattino: allora ucciderà draghi, annienterà i nani maligni e desterà Brunilde, e nemmeno la lancia di Odino potrà frenare il suo cammino!…». In maniera incisiva il cantore della mitologia croce-uncinata illustra: “…quando Nietzsche scende in campo con le proprie opere e dà inizio apertamente ad una battaglia frontale contro ciò che sa di rinuncia, di ipocrisia, di muffa, si accorge che soltanto pochi stanno ad ascoltarlo, e che nel vortice superficiale della sua epoca non si raccoglierà intorno a lui una schiera di seguaci…», ed ancora: “…Friedrich Nietzsche rappresentò certamente il fenomeno più notevole dello spirito tedesco ed europeo dei suoi tempi…» . Rosenberg in maniera squisitamente politica e ideale rivendicava nell’essenza “mistica” del pensiero di Nietzsche, prima che un chiarissimo sistema di filosofia, civiltà e erudizione, una battaglia di indipendenza e di aristocrazia, una testimonianza di combattente identitario. Sulla scia delle opere di Nietzsche, il gerarca hitleriano afferma che i “buoni europei” sono loro, il difensore dell’Europa in quella guerra totale, era la Germania Nazionalsocialista. Un libretto da leggere e da meditare, dove Rosenberg al di là della retorica e della grandiosità dell’analisi dei testi del filosofo, indica il profetismo politico di Nietzsche, mettendolo in relazione con la violenta e infuocata realtà del 1944.

Pochi giorni prima della commemorazione di Nietzsche da parte di Rosenberg, vi è l’iscrizione nella Gazzetta Ufficiale d’Italia del secondo decreto legislativo il n.861, precisamente il 12 ottobre 1944, che con altri, sia precedenti che successivi, sanciscono in Italia la Socializzazione delle imprese e le relative norme integrative e di attuazione.

Nel discorso del 16 dicembre 1944 al Teatro Lirico di Milano Mussolini ebbe modo di specificare: “…La socializzazione fascista è la soluzione logica e razionale che evita da un lato la burocratizzazione dell’economia attraverso il totalitarismo di Stato e supera l’individualismo dell’economia liberale, che fu un efficace strumento di progresso agli esordi dell’economia capitalistica, ma oggi è da considerarsi non più in fase con le nuove esigenze di carattere sociale delle comunità nazionali.…», per un contatto pur breve con la trattazione del “buon europeo” fatta precedentemente ricordo un passaggio sempre dal discorso del Lirico: «…A questo punto occorre dire una parola sull’Europa e relativo concetto. Non mi attardo a domandarmi che cosa è questa Europa, dove comincia e dove finisce dal punto di vista geografico, storico, morale, economico; né mi chiedo se oggi un tentativo di unificazione abbia migliore successo dei precedenti. Ciò mi porterebbe troppo lontano. Mi limito a dire che la costituzione di una comunità europea è auspicabile e forse anche possibile, ma tengo a dichiarare in forma esplicita che noi non ci sentiamo italiani in quanto europei, ma ci sentiamo europei in quanto italiani. La distinzione non è sottile, ma fondamentale. Come la nazione è la risultante di milioni di famiglie che hanno una fisionomia propria, anche se posseggono il comune denominatore nazionale, così nella comunità europea ogni nazione dovrebbe entrare come un’entità ben definita, onde evitare che la comunità stessa naufraghi nell’internazionalismo di marca socialista o vegeti nel generico ed equivoco cosmopolitismo di marca giudaica e massonica…». Questo per dimostrare che a Berlino come a Milano vi erano capi rivoluzionari che vedevano nell’Europa Nazione una radiosa speranza di civiltà e lavoro contro l’allora materialismo giudaico-bolscevico e plutocratico.

Le officine chiudono, gli operai vengono licenziati. I sindacati a guardia del capitalismo, con in testa la Camusso e il mondialista leader della Fiom Landini, sono semplicemente il lato mediatico e pseudo-contestativo del sistema. La socializzazione delle imprese ha fatto sempre paura ai sindacati, perché ne vorrebbe dire, la fine per i papponi che li dirigono/li hanno diretti soprattutto nei decenni dopo il 1945. Ricordare, di come i sindacalisti rivoluzionari (corridoniani) e gli operai il 15 marzo del 1919 iniziavano alla periferia sud di Bergamo una grande agitazione di lotta sociale, potrebbe esser da ESEMPIO. Gli operai si barricarono all’interno della fabbrica, issarono il tricolore sul pennone e, continuando a lavorare si sostituirono alla direzione della fabbrica allora Franchi-Gregorini e poi Dalmine. Tre giorni esemplari. Dove l’avanguardia sociale dei lavoratori dimostrò che un’altra forma di gestione del lavoro era possibile. Era una semplice agitazione rivendicativa, di un salario adeguato e la riduzione delle ore lavorative da 48 a 44. Inizino oggi i lavoratori a prendere tale esempio come sviluppo di una diversificata azione sindacalizzata, via le bandiere rosse o arcobaleno della triplice sindacale e innalzare il tricolore della nazione. Si occupino le fabbriche e ci si metta all’opera. Chi sa, se da ciò, non nasca un movimento rinnovato e futuristico nel mondo del lavoro? Perché come ebbe modio di dire il capo del fascismo. «La rivoluzione è la rivincita della santità e della follia sul buonsenso», ed oggi purtroppo il buonsenso in ambito di politiche lavorative è determinare consapevolmente la propria schiavitù, la sottomissione delle comunità dei lavoratori.

Richiamavamo sopra i sindacati e il loro inguaribile mondialismo, sempre più non comprendendo il pericolo sociale e lavorativo che l’invasione immigratoria, creerà ai lavoratori italiani. Le dirigenze dei sindacati italiani, ma anche europei, fanno parte a tutti gli effetti nel disegno mondialista di invasione e sterilizzazione etnica, anti-tradizionale, anti-sociale della nostra nazione.

Dal 1° novembre, finalmente, l’operazione Mare Nostrum è finita. Sarà sostituita da una più modesta operazione Triton, sotto l’autorità dell’Unione Europea. A ben guardare, però, l’espressione “tutta italiana” riferita a Mare Nostrum non è perfettamente corretta. Nel senso che italiani sono stati i soldi, italiani sono stati i mezzi della marina militare, italiana è stata la destinazione dei migranti; ma vaticana è stata l’idea, il progetto, la filosofia, una operazione “ecumenica”, che è nemica delle nazionalità. L’uomo vestito di bianco, come da vecchia tradizione papalina, guelfa, clericale, è nemico dello Stato, e mi si permetta amico dei mondialisti. Le acque territoriali nazionali si estendono fino a 30 miglia dalle nostre coste, Mare Nostrum si è spinto invece fino a 172 miglia, praticamente a ridosso delle coste libiche. È stato, un invito agli aspiranti migranti a mettersi in mare, anche sulla più scalcinata barcaccia; tanto, appena allontanatisi dalla costa, si chiamavano gli italiani e quelli correvano a “salvarli”. Questo meccanismo ha consentito, alla fine dell’operazione, di tracciare un bilancio: oltre 100.000 esseri umani “salvati”, quindi “ospitati” nella nostra Italia. Il mondialista Edward Luttwack: «Mare Nostrum? Non è un’operazione italiana, è un’operazione vaticana – ha dichiarato alla rivista di geopolitica “Il Nodo di Gordio” – Quell’operazione non viene fatta per allontanare gli immigrati clandestini, ma per favorirne e facilitarne l’ingresso.» E ancora: «Oh, il Papa… Certo, lui vorrebbe aprire le porte a tutti. E lo ha detto chiaro e tondo; anzi, quando ha fatto il suo famoso viaggio a Lampedusa è andato, in pratica, ad invitare i clandestini a venire in Italia. E con successo. Infatti, sembra proprio che l’abbiano ascoltato, visto che si sono messi in moto in milioni…», chiaramente sotto le parole e le allusioni, si può intuire che tali masse di genti africane e non, siano “gestiti” nel profondo dal sistema plutocratico mondiale. Per non scadere nella bieca analisi suprematista razziale, ricordiamo sempre, che nella stragrande maggioranza l’immigrato è esso stesso vittima del Mondialismo, costringendo con varie violenze sociali e razziste giovani e donne fertili a decidersi di mettersi tra le mani dei trafficanti di carne umana. Quindi pur ritenendolo un problema sociale l’immigrazione va analizzata sempre su più piani, spesso inclinati.

L’oro certamente sempre più dimostra il suo dominio, il suo esser vincitore, la bandiera vincitrice è ancora quella anglosassone ed ebraica. Il nostro tricolore e le bandiere nere ovunque son in fiamme, ma non si deve cedere… ricordando sempre i camerati che nell’aprile 1945 morendo ci lasciavano pagine di speranza vergate con il sangue, come fece il comandante della Legione Autonoma Muti, Franco Colombo che ai partigiani che gli chiedevano quale fosse il suo ultimo pensiero, rispose «Andate a cagare, siete solo dei vigliacchi. Viva il Duce…».

Tornare alla strada, alla piazza, all’officina. Con punti programmatici ben radicati nella testa delle nostre comunità. 1) Moneta di Popolo e liberazione dalla schiavitù dell’interesse; 2) Opposizione fra capitale produttivo e capitale speculativo; 3) Guerra alla finanza internazionale; 4) organizzazione di una rinnovata gestione tecnica dell’apparato industriale.

Chiudiamo con un indicazione di Delio Cantimori: «Il vero socialismo, quello “concreto” è quello radicato nella razza e nelle caratteristiche del popolo, attraverso la stirpe e il paese di questo popolo. Le plebi sono state ingannate, ma sono “pure” e saranno corrette nel “socialismo del cuore”, la lotta dev’essere condotta contro i corruttori del popolo, ma soprattutto contro la reazione borghese che vuole mantenere superiorità di classe…». Ed oggi, tralasciando la destra reazionaria, come non vedere l’infamia della borghesia di sinistra, vero ostacolo al futuro socialismo nazionale e popolare. Il 24 febbraio 1945 alla presenza di vari Gauleiter, secondo la testimonianza di Nicolaus Von Below, Adolf Hitler disse: “…Noi abbiamo liquidato la lotta di classe della sinistra, ma purtroppo abbiamo dimenticato di colpire a fondo la destra. Questo è il nostro grande peccato d’omissione…”.

Torneremo per forza di cose, dove il destino pose l’azione dei nostri martiri passati, nelle strade e nelle piazze delle nostre città, dove in spirito rinnovato, accoglieremo con gratitudine gl’insegnamenti e le nuove istanze ascendenti dalle comunità, con freddezza respingeremo gli elogi di convenienza e interessati, e con radicale rifiuto allontaneremo le così definite “tutele” che troppo spesso, ed in maniera catastrofica, hanno dal 1948 ad oggi infangato un passato di lotta, e le sofferenze ed il sangue vermiglio di generose e giovani generazioni. Che Pensiero e Ricordo, che Hugin e Munnin sacri corvi di Odino, possano, o fratelli di lotta, portarvi buona forza e speranza. Buon Solstizio d’Inverno camerati!

 
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