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La falsa “campagna militare contro l’emirato islamico” PDF Stampa E-mail

Dal n° 345 - Ottobre - novembre 2014

Scritto da Pio DE MARTIN   

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, presiedendo il cosiddetto Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, culminato nella Risoluzione del 24 settembre 2014, ha lanciato la campagna contro l’Emirato Islamico.

I media, grossi e piccoli, manco a dirlo tacciono sul fatto che i capi di Stato e di governo che hanno appoggiato tale campagna, avvertiti dai rispettivi servizi segreti, sono ben coscienti che l’intelligence USA è l’architetto (non detto) dello Stato Islamico, Stato che è parte di una vasta rete di entità terroriste jihadiste (Prof. M. Chossudovsky, 25.9.14: “The Terrorist R us”. The Islamic State “Big Lie”, in: http://www.globalresearch.ca/the-terrorists-r-us-the-islamic-big-lie-and-the-criminalization-of-the-united-nations/5404146).

È documentato che il governo/complesso militare-industriale degli Stati Uniti ha sostenuto finanziariamente i ribelli dell’ISIS in Siria con decine di milioni di dollari e che i loro dirigenti sono stati addestrati dalla CIA nel 2012 in una base militare segreta in Giordania.

Di fatto, come confermato da recenti rivelazioni di Edward Snowden, l’ISIS sarebbe il risultato degli sforzi congiunti delle agenzie di intelligence di USA, Regno Unito ed Israele, mentre il capo dell’ISIS, Abu Bakr Al-Baghdadi, ha ricevuto addestramento militare da dette tre agenzie.

Peggio ancora, come dimostrato da Tony Cartalucci, “gli USA, Israele e l’Arabia Saudita hanno pianificato già nel 2007 di utilizzare estremisti settari per invadere e devastare la Siria”. L’ISIS, ovviamente, è lo stesso gruppo che sta attualmente crocifiggendo cristiani in Iraq.

Nulla di nuovo sotto il sole degli Stati Uniti. È pure dimostrato che il governo USA finanziò Bin Laden con 3 miliardi di dollari per creare la rete terroristica Al Quaeda – la stessa Al Quaeda che ci si vuole far credere abbia eseguito l’attacco dell’11 settembre 2001, ma anche la stessa Al Quaeda che gli USA finanziarono per rovesciare la Libia di Gheddafi.

Il governo USA con l’amministrazione Bush versò 43 milioni di dollari al governo dei Talibani dell’Afghanistan nel maggio 2001, per non parlare dei miliardi che i Talebani ricevettero dagli Stati Uniti nell’era sovietica, quando erano conosciuti come Mujahidin.

(Melissa Melton, 26.7.14: “Are There Any Terrorist Group Who AREN’T Paid Foot Soldiers for the U.S. Military-Intelligence Agenda?” http://www.globalresearch.ca/are-there-anyterrorist-groups-who-arent-paid-foot-soldiers-for-the-usmilitary-intelligence-agenda).

Gli Stati Uniti dichiarano di stare attaccando l’ISIS, lo Stato Islamico, ma, attenzione, si rifiutano di fornire dettagli su che cosa stiano effettivamente facendo in Siria.

Qualsiasi cosa stiano attaccando in Siria gli Stati Uniti ed i loro “partner Arabi”, sicuramente non è l’ISIS. Quando la polvere si sarà diradata, probabilmente vedremo la regione siriana di Raqqa tagliata fuori dal governo della Repubblica araba di Siria e fermamente nelle mani degli stessi terroristi che gli USA asseriscono di stare attaccando. Il solo cambiamento sarà che ora i terroristi beneficeranno della potenza aerea USA, ed i media occidentali non li chiameranno più ISIS, ma piuttosto “moderati”.

Impadronirsi del territorio siriano e creare delle “zone-cuscinetto” ha fatto parte dell’agenda militare degli Stati Uniti almeno dal marzo 2012, quando venne proposta dalla Brookings Institution, un’emanazione di finanzieri-petrolieri-megaindustriali USA nel memo “Assessing Options for Regime Change”. La Brookings vi descrisse apertamente, fra l’altro, come la predisposizione, da parte della Turchia, di grandi quantitativi di armi e truppe lungo il suo confine con la Siria in coordinamento con analoghe azioni di Israele nel sud della Siria, potevano aiutare ad effettuare un violento cambio di regime in Siria (Tony Cartalucci, 27.9.14: “US Strike on Syria is Desperation Incarnate”,# in: http://www.globalresearch.ca/us-strike-on-syria-is-desperation-incarnate).

Il governo statunitense ha spinto per mesi per l’estromissione del presidente iracheno Al-Maliki, e ci è riuscito. Perchè lo ha fatto ?

Primo, perché il governo iracheno di Al-Maliki alla fine del 2011 aveva finalmente scalzato le truppe americane dall’Iraq, truppe che erano stanziate direttamente al confine occidentale con l’Iran.

Secondo: il governo federale iracheno stava cercando di espellere militanti iraniani anti-governativi dall’Iraq, e di chiudere il campo Ashraf, che avrebbe potuto venire utilizzato in caso di guerra o per un cambio di regime in Iran.

Ashraf era una base per l’ala militare dei Mujahidin-e-Khalk (MEK/MOK/MKO). Il MEK è un’organizzazione iraniana anti-governativa il cui intento è quello di attuare un cambio di regime in Iran. Ha appoggiato apertamente attacchi guidati dagli Usa contro Iran e Siria.

 

(Mahdi Darius Nazemroaya, 26.9.14: “The March to War: Fighting ISIL is a Smokescreen for US Mobilization against Syria, Iran”, in: http://www.globalresearch.ca/the-march-to-war-fighting-isil-is-a-smokescreen ).

 
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