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Renzi marionetta del potere mondialista?! PDF Stampa E-mail

Dal n° 345 - Ottobre - novembre 2014

Scritto da Davide D’AMARIO   

Siamo in piena dittatura delle banche, il partito depositario del ruolo di guardiano dell’attuale sistema è il Partito Democratico del primo ministro Matteo Renzi, il PD da tempo è la garanzia politica per il mondialismo targato Unione Europea, lo è a tutti i livelli, siano essi governativi (ad ogni livello reginale, provinciale e comunale), che giornalistici e culturali. Cercando di analizzare l’azione affamatrice del Governo Renzi nelle sue politiche anti-nazionali e anti-sociali, abbiamo intervistato la dott.ssa Enrica Perucchietti che oltre ad avere scritto libri su esoterismo e di indagine sul mondialismo, ha recentemente dato alle stampe un libro di indagine su Matteo Renzi.

1. Dott.ssa Perucchietti , il suo libro “Il lato B. di Matteo Renzi” edito da Arianna Editrice, analizza la “storia” del segretario del PD/Premier Matteo Renzi, la sua carriera politica da sindaco di Firenze a quella di primo ministro, in questa rapida ascesa vi sono risvolti poco noti? O meglio, nell’ombra quali sono le forze ed i poteri che lo hanno portato a questa scalata?

Nell’ascesa fulminea di Matteo Renzi al pantheon della politica vi sono retroscena poco noti e volutamente ignorati dai media. Di lui sono trapelate solo le “luci” che hanno concorso a delinearne un’immagine volutamente positiva, eroica ma al contempo rassicurante. Seguendo le orme di Obama, dopo aver calzato la maschera del rottamatore, Renzi ha incantato l’Italia presentandosi come l’ultima speranza per il Paese. La “speranza” è infatti la chiave del suo successo mediatico: egli pone un aut-aut, «o me o la fine». Non offre, cioè un’alternativa. Sul fronte biografico c’è l’aneddotica che ci ha tramandato (trasfigurandola) la sua esperienza nei boyscout, il matrimonio, i figli, le pedalate green in bicicletta, escludendo totalmente le “ombre” e le molteplici contraddizioni politiche. Pochi sanno ad esempio che è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti della Toscana per danno erariale o che ha fatto storcere il naso a molti colleghi nel feudo fiorentino per le (discutibili) spese di rappresentanza quando era alla Provincia o per la questione non ancora chiarita dell’appartamento di Via Alfani pagato dall’amico e imprenditore Marco Carrai. Rimane altrettanto avvolto nel mistero il cosiddetto “patto sotterraneo” tra Renzi e Berlusconi tramite Denis Verdini che - secondo alcuni - già nel 2009 avrebbe spinto il centrodestra a presentare un candidato a perdere (Giovanni Galli) all’elezione a sindaco di Firenze, per “regalare” la vittoria a Renzi. Secondo questa versione esisterebbe un accordo per spartirsi il potere che prevederebbe anche la corsa al Quirinale. È lecito allora domandarsi se abbia ragione Rino Formica quando dichiara che a distanza di 35 anni vede compiersi il programma di Rinascita Nazionale di Licio Gelli: uno dei tanti interrogativi che rimangono aperti e che suscitano per questo un senso di inquietudine.

Ritengo che prima di abbracciare in modo acritico e incondizionato un uomo politico si debba scavare nella sua biografia per capire chi ne ha finanziato l’ascesa politica, quali compromessi è stato (o sarà) costretto a sottoscrivere e con quali personaggi si è accompagnato. L’ex sindaco di Firenze è stato catapultato ai vertici del potere grazie a un’efficace opera di propaganda e sostegno grazie al finanziamento di speculatori del calibro di Davide Serra o ai contatti di Carrai: questi vanta legami bipartisan con il mondo della finanza laica e quello cattolico, l’America dei neoconservatori (si pensi a Michael Ledeen) e quella democratica di Obama.

2. Renzi, giovane idealista demo-sinistro, ribelle del PD o uomo paracadutato per stabilizzare il sistema nell’attuale fase di crisi sociale e riassetto dell’Unione Europea?

Come documento nel libro, lungi dall’essere un “innovatore”, esiste una fitta rete che unisce amicizie e potere, consensi e finanziamenti che inquadrano l’attuale premier come un abile restauratore del vecchio sistema. Erede ideale del modello berlusconiano, Renzi appare come una pedina posta a difesa degli interessi dell’Europa. L’ennesimo cavallo di Troia per rassicurare le masse e portare avanti gli interessi dell’UE. Il premier ha inoltre portato avanti una rivoluzione “politica” e “culturale” spaccando il fronte democratico e traghettandolo a destra. La biografia politica dell’attuale premier è chiara nel delineare un uomo legato all’alta finanza, più vicino al centrodestra che a quei democratici che dovrebbe rappresentare. Non è un caso se piace così tanto ai Berlusconiani. Ma in fondo egli - così come il padre Tiziano - deriva dal bacino ex democristiano e la sua squadra di Governo comprende ben 30 rappresentanti della ex-DC tra ministri, viceministri e sottosegretari. Può anche fingere di alzare la voce contro la Germania ma resta evidente che è sottomesso alle direttive dell’UE.

3. Dopo che il “Corriere della sera” per tramite la penna del direttore De Bortoli, ha adombrato odore di massoneria nel  governo Renzi, cosa può esser successo nell’azione dei poteri forti, cui il giornale di Via Solferino è anche rappresentante giornalistico? Scontri interni?

Il potere è di per sé “forte”, altrimenti non sarebbe tale. Continuare ad additare fantomatici poteri come forti significa creare una suggestione che sposta l’attenzione dai nomi che i giornalisti dovrebbero iniziare a fare. Lo stesso dicasi per «lo stantio odore di massoneria» che ha evocato lo spettro di legami poco chiari senza però svelarli (ruolo che toccherebbe proprio a un giornalista come De Bortoli). L’impressione è che tra l’editoriale sul «Corriere della Sera» e la risposta di Renzi dal salotto di Fazio, si sia consumato uno scambio di messaggi cifrati, il cui tono è stato volutamente “oscuro”. Fa comunque sorridere sentire finalmente uno come De Bortoli svelare il segreto di Pulcinella, ovvero il legame tra massoneria e politica. Bisognerebbe però capire chi sia il “mandante” dell’editoriale - si sono fatti diversi nomi, Draghi, Della Valle, Prodi, etc. Tutto ruota intorno al fatto che si è aperta la partita per il Quirinale: le dimissioni di Napolitano potrebbero arrivare da un momento all’altro e i vari schieramenti non possono farsi trovare impreparati. Infine, trovo ridicolo che uno come Renzi si lamenti del fatto che le elìte siano contro di lui, e questo perché è stato sostenuto proprio da una parte di queste. Se Confindustria e alcuni imprenditori come Della Valle hanno dimostrato di remare contro Renzi, ciò non significa che i “poteri forti” si siano compattati contro di lui. Appena qualcuno perde consenso o viene criticato, tira in ballo qualche complotto per dimostrare di essere un eroe senza macchia e senza paura ma soprattutto un perseguitato. Proporsi come vittima è ancora una volta una tattica berlusconiana”.

Consigliamo ovviamente di acquistare il libro, anche perché nel testo si fanno anche i nomi di finanziatori dell’ascesa politica dell’ex sindaco di Firenze. Qualche nome: «…L’unica cosa sicura (anche se parziale) è la lista lunghissima di sostenitori influenti, tra il gotha dell’industria e l’alta finanza fuori e dentro il feudo fiorentino, attingendo anche al “bacino” berlusconiano. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Altri nomi su tutti: Carlo De Benedetti, Davide Serra (Algebris), Oscar Farinetti (il patron di Eataly che ha aperto una “filiale” nel centro di Firenze dove i dipendenti vengono pagati a 8 euro l’ora), Pietro Boroli (presidente di De Agostini), Alessandro Campo Dall’Orto (vicepresidente del gruppo Viacom International Media Network), il banchiere Guido Vitale, Claudio Costamagna (presidente di Impregilo), Andrea Guerra (amministratore delegato di Luxottica), i banchieri Flavio Valeri di Deutsche Bank e Carlo Salvatori di Lazard Italia (ex Unipol, Intesa e Unicredit), i Frescobaldi, i Fratini (immobiliaristi, centri commerciali), i Folonari, i pratesi Pecci tramite il congiunto Niccolò Cangioli (manager della Elen Spa), i Bini Smaghi, (cugino del Mazzei presidente della Cassa di Risparmio), il gruppo Poli (imprenditori alberghieri e proprietari di tv locali), l’editore Mario Curia (Chiesa, Confindustria), Leonardo e Marco Bassilichi (della Bassilichi Spa, azienda che lavora per il Monte dei Paschi), il costruttore Andrea Bacci, Fabrizio Bartaloni (manager del Consorzio Etruria), Riccardo Maestrelli (imprenditore con l’azienda più importante di frutta e verdura alla Mercafir di Firenze, il mercato all’ingrosso), gli stilisti Ermanno Scervino, Ferruccio Ferragamo e Roberto Cavalli. Qualcuno, come l’ex tesoriere dei Ds Sposetti, ha evocato finanziatori americani e israeliani per Renzi: non ci sarebbe da stupirsi dato lo stretto legame che il suo fund raiser, per eccellenza, Marco Carrai, ha con personaggi del calibro di Michael Leeden, John Philips o Jonathan Pacifici…».

Renzi è l’uomo dell’establishment, il continuatore delle politiche di Mario Monti e di Enrico Letta. Cambiano gli interpreti, non le logiche, stessi interessi e stesse conseguenze. Ed alcune delle conseguenze son ben elencate dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro nel suo studio “Rapporto sul mercato del lavoro 2013 – 2014”: 1) il costo del lavoro, il cosiddetto “cuneo fiscale e contributivo”, si mantiene stabile su livelli allarmanti, ed eventuali provvedimenti tampone e di breve durata risulterebbero in ogni caso inefficaci per la ripresa dell’occupazione; 2) se il centro-nord non ride, il nostro mezzogiorno si dispera: la caduta del Pil, al confronto, nelle regioni meridionali è doppia; i settori manifatturiero ed edile in particolare si trovano ai minimi termini e difficilmente la loro situazione potrà migliorare nel prossimo e meno prossimo futuro; 3) lo stato di deflazione è palesemente conclamato: a fronte di una riduzione dei prezzi, molto marcata in alcuni settori economici, non si configura alcun incremento della domanda; 4) il potere d’acquisto dei cittadini e delle famiglie italiane, a causa di un vero e proprio arretramento della massa salariale e della disgregazione delle garanzie occupazionali, e tracollato: circa il 7% in meno in poco più di tre anni; 5) per la prima volta un Ente dello Stato mette in evidenza l’oggettiva impossibilità (logica, prima ancora che “econometrica”) che la situazione - innanzitutto quella occupazionale - possa essere sanata, anche nel lungo periodo: si tratta, sottolineano dal Cnel, di milioni di posti di lavoro perduti, di centinaia di migliaia di imprese chiuse, di un Paese in ginocchio; 6) la recessione sta conducendo a veri e propri mutamenti dei comportamenti di massa; il concetto di “povertà” è sempre più percepito dalle famiglie italiane e, fenomeno inedito, l’indigenza (reale o statistica che sia) non è più un fenomeno legato allo status di disoccupazione, ma riguarda anche gli occupati.

Non per esser il solito visionario, che vede ebrei da tutte le parti, ma Renzi ha come tutor economico un tale Itzhak Yoram Gutgeld (nato a Tel Aviv), politico israeliano naturalizzato italiano, deputato del partito democratico, trapiantato a Milano ma eletto in Abruzzo. Si è laureato all’Università Ebraica di Gerusalemme e specializzatosi presso l’Università della California, è stato senior partner e direttore di McKinsey & Company fino al marzo 2013. Lo slogan preferito da questo ebreo è “Vendita di immobili pubblici, più flessibilità sul lavoro”, vale a dire: liberalizzazioni. Il suo progetto: tagliare le pensioni, privatizzare la Rai e quel che resta di Poste e Ferrovie. La sua funzione è quella di assicurarsi che Renzi esegua alla lettera i dettami di Wall Street.

A questo proposito, come non scrivere due righe sullo sbandierato Job Act che significa semplicemente piano per il lavoro (o legge per il lavoro), ma detto all’americana, fa tanto progressista, fa tanta obbediente omologazione allo stile (e alla lingua) dei padroni yenkee. Tale proposta è totalmente ispirata al verbo liberista e globalista che nell’ultimo ventennio ha imperversato sul pianeta, recando ai popoli arretramento, impoverimento, asservimento all’usura finanziaria internazionale. Il Job Act di “renziana” matrice si inserisce in un panorama dove il lavoro è concepito come un optional nella vita degli individui, sacrificando sull’altare della “mobilità” anche il semplice progetto della creazione di un nucleo familiare (in questo si inserisce l’aggressione dell’ideologia gender, l’omosessualismo militante). Questa “riforma” è l’invocata abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede che nelle grandi aziende (quelle che occupano più di 15 dipendenti) il lavoratore licenziato ingiustamente (e riconosciuto tale da una sentenza giudiziaria) venga reintegrato nel proprio posto di lavoro.

Su tale strada, si propone di abolire ogni garanzia contro i licenziamenti ingiusti, offrendo in cambio delle “tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio” tale porcheria capitalista ingiunge che le cosiddette tutele sono, “crescenti” (la qualcosa significa che all’inizio, per i primi tre anni di lavoro sono praticamente inesistenti) e che il lavoratore potrà essere licenziato anche il giorno dopo essere stato assunto. Se dovesse fermarsi in azienda oltre i tre anni, il lavoratore poi licenziato ingiustamente avrà diritto ad un modesto risarcimento pecuniario; risarcimento poi via via crescente in proporzione all’anzianità. Tradotto in parole povere: le grandi aziende avranno la possibilità di assumere giovanissimi apprendisti, spremerli fino all’osso per uno, due o tre anni, e poi buttarli fuori e sostituirli con altri giovanissimi per il successivo triennio. In questo modo, le grandi aziende (il Job Act è utile a loro) potranno avere personale sempre giovane, praticamente privo di tutele. In questo piano lavorativo si inserisce benissimo la manodopera giovane e affamata degli immigrati. Tutto torna, Renzi è parte integrante di quel Laboratorio della Distruzione della nostra nazione, ma più in generale della civiltà europea.

 

Camerati, Uomini Liberi, Antimondialisti Renzi e il PD oggi dirigono la carovana della perversione sociale. Sono loro in questo periodo storico i primi esecutori e servi di quella “visione criminale” che vorrebbe una Repubblica Universale Plutocratica, quindi gli esecutori italiani delle politiche mondialiste.

 
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