--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Attività editoriali il mensile gli articoli L’entità sionista usufruisce dell’immunità totale da 66 anni
L’entità sionista usufruisce dell’immunità totale da 66 anni PDF Stampa E-mail

Dal n° 344 - Settembre 2014

Scritto da Pio DE MARTIN   

Tu prendi la mia acqua

Incendi le mie piante di olivo

Distruggi la mia casa

Prendi il mio lavoro

Rubi la mia terra

Imprigioni mio padre

Uccidi mia madre

Bombardi il mio paese

Ci riduci alla fame

Ci umili tutti

Ma... sono io da biasimare:

Ti ho lanciato un sasso.

(Manifesto visto a Gaza, 2012)

Titolo del Corrierone: “I tank entrano a Gaza: <Pronti ad azioni estreme>”.

E nel testo:

Il bombardamento dell’altra notte ha colpito con nove missili la centrale che produce l’elettricità per tutta Gaza e il 65 per cento della Striscia è rimasto senza luce. Anche l’acqua è razionata, perché viene recuperata da pompe elettriche (..) A nord, le truppe israeliane, appoggiate da elicotteri e dall’artiglieria, sono penetrate ieri nella Striscia di Gaza, dopo un attacco aereo contro alcuni ponti e una centrale elettrica (..) A Gaza City e nella zona centrale circa 700 mila palestinesi sono senza elettricità...”.

Il Corriere inoltre si copre di ridicolo ripetendo pari pari – senza adeguato commento – la dichiarazione del primo ministro israeliano: “L’obiettivo principale dell’operazione militare è riportare a casa il soldato rapito”.

Attacchi aerei e di artiglieria, distruzione di ponti e della centrale elettrica, uccisione di oltre 2000 Palestinesi (incluso mezzo migliaio di bambini) per liberare un soldato prigioniero!?

Storia recente, di luglio-agosto 2014?

No, è del giugno-luglio 2006 (Corsera, 29.06.2006, p. 13).

Un’altra invasione della Striscia, da parte delle Forze del Bene, v’era stata in luglio 2007, con carri armati che bombardarono il villaggio di Khan Younis.

Un’altra nel 2008-2009, con la cosiddetta “Operazione Piombo Fuso” dove, soltanto nel villaggio di Al Zaitun, sono stati massacrati 91 civili palestinesi. Tutto il paese venne raso al suolo dai Caterpillar israeliani senza nemmeno dare il tempo ai rimasti di estrarre i cadaveri (G. Chiesa: Decisioni preventive contro la guerra, 18.12.2012 www.lavocedelle voci.it).

Un altro bombardamento israeliano di Gaza ebbe luogo nel novembre 2012.

Ma retrocediamo un poco nel tempo, fino ad un ... millennio fa: Musulmani a Gerusalemme decapitati dai… Crociati

Argomenta Aldobrandino Malvezzi, con rara apertura mentale su tale tema:

Possiamo (…) chiederci come mai (…) i Crociati non abbiano né imparato, né capito nulla, intorno ai Musulmani, al loro carattere, ai loro usi e costumi, né intorno alla loro religione. Eppure tale è l’impressione che si ricava dalla lettura di quanto hanno scritto circa ai Musulmani ed all’Islàm gli storici europei delle Crociate che vi presero parte o che ne furono contemporanei e che perciò ne scrissero in base ad informazioni di chi vi aveva partecipato (…) Entrava probabilmente nel piano di guerra il fare dell’Islàm il ritratto più ripugnante e terribile per mantenere nei Cristiani l’odio contro di esso, che forse non era realmente sentito che da una assai piccola minoranza. Si trattava dunque forse dell’applicazione antica degli stessi precisi metodi di propaganda di guerra che, purtroppo, abbiamo veduto in opera ai nostri giorni (..).

Il cronista del Re d’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, esprime intorno ai Musulmani opinioni assai diverse da quelle correnti ai suoi tempi: “Che cosa si può dire – scrive – di quella gente incredula che difendeva la città? Le loro qualità militari erano ammirevoli, come pure la loro probità sotto ogni aspetto, onde, se avessero posseduto la vera fede credo che, a giudizio umano, non esisterebbe gente migliore di quella” (Itinerarium Regis Ricardi. London, 1864, pp. 228-233, cit. in: A. Malvezzi: vedere nel prosieguo). Fra Guglielmo di Tripoli [frate Domenicano] è uno dei pochi scrittori europei, che nel Trattato intorno ai Saraceni (Guilelmi Tripolitani Ordinis Praedicatorum Tractatus de Statux Saracenorum et de Mahomete pseudo propheta eteorum lege et fide, nel Prutz, Kulturgeschichte der Kreuzzüge. Berlin, 1883) riproduca gli ordini impartiti dal Califfo Abu Bakr, primo successore di Maometto, alle truppe arabe partenti per invadere la Siria, dimostrando in tal modo che essi, dopo seicento anni, erano ancora ricordati. Ecco la narrazione: “Il capo degli Arabi ordinò di non uccidere i vecchi, né i bambini, né le ragazze, di non tagliare gli alberi da frutto, né le messi e di non distruggere le case, mandò poi un suo messaggero agli abitanti (di Gaza) chiedendo loro di aprirgli le porte, perché non cercava né oro, né argento, né donne, né figli, né figlie, né la città, né le singole case, bensì desiderava la loro amicizia, concordia, sicurezza, pace, affinché di due popoli se ne facesse uno solo e tutti proclamassero non esservi che un solo Dio e che Maometto era il suo profeta. I soldati d[ell’imperatore] Eraclio non vollero ricevere il messaggero e combatterono, ma poi, sconfitti, fuggirono”.

Per l’appunto i Cristiani contemporanei di Fra Guglielmo, quando conquistarono gli stessi luoghi dei quali egli narra la storia, si comportarono diversamente di come si erano comportate le truppe del Califfo Abu Bakr. La descrizione di ciò che avvenne quando i Crociati presero Gerusalemme non bisogna cercarla nella Gerusalemme liberata, bensì nei prosaici cronisti contemporanei, lontani predecessori dei nostri corrispondenti di guerra, ma forse più di questo ossequienti alla cruda verità.

Fra costoro, per brevità, citerò solo i due seguenti.

Paulus Petavius nel Gesta Francorum et aliorum Hierosolimitanorum scrive che le truppe che entrarono nel paese dei Saraceni presero tutti gli abitanti e uccisero quelli che rifiutarono di farsi cristiani, concedendo invece la vita a quelli che riconobbero Cristo.

L’altro, Petrus Tudebodus, così descrive nella Historia de Hierosolimitano itinere, la presa di Gerusalemme: <I Crociati entrarono nella città rincorrendo e uccidendo i Saraceni e gli altri pagani fino al tempio di Salomone e a quello del Signore. Poi corsero per tutta la città impadronendosi dell’oro e dell’argento, dei cavalli e dei muli e delle case piene d’ogni ricchezza. Dopo di ciò vennero, tutti contenti e piangenti per la grande gioia, al Santo Sepolcro del Salvatore.

Al mattino Tancredi fece gridare che tutti andassero al tempio ad uccidere i Saraceni e quando vi andarono, ognuno col proprio arco ne uccise molti. Altri invece salirono da un’altra parte sul tetto del tempio ove si erano rifugiati in gran numero pagani d’ambo i sessi e decapitarono, tanto i maschi che le femmine, con le loro spade nude>.

Infine in una lettera di Daimberto Arcivescovo di Pisa si legge: <E se volete che vi dica che cosa fu fatto ai nemici che si trovavano in Gerusalemme, sappiate che sotto al portico di Salomone ed entro al suo tempio, i nostri cavalcavano nel sangue dei Saraceni che arrivava fino ai ginocchi dei loro cavalli> (Daimberti Pisani Archiepiscopi, Godefridi Bullorici et Raimundi comiti S. Egidi litterae enciclicae anno 1100. In Martène, Thesaurus novus aned. I. Parisiis, 1717. ( Aldobrandino Malvezzi: L’islamismo e la cultura europea, Firenze, Sansoni, 1956, pp. 97-99).

(Fine della citazione del testo di A. Malvezzi).

Enrico Galoppini, nel saggio “Il <Grande Medio Oriente> e il momento anti-islamico dello <scontro di civiltà> (il caso italiano), espone lucidamente la situazione attuale del presunto <scontro di civiltà>: “Nella presente fase storica post-bipolare, che presenta il tentativo degli Stati Uniti d’imporre un mondo a guida unipolare, nel cosiddetto <Occidente> l’Islàm viene incessantemente presentato alla stregua di un <problema> politico, sociale, religioso, talvolta addirittura di ordine pubblico. Tale immagine volta a creare allarmismo e preoccupazione attorno all’Islàm, agli Stati a maggioranza musulmana e ai singoli musulmani – sfruttando stereotipi sedimentati e riattivabili, ma anche facendo appello agli umori più viscerali (v. <l’emergenza sicurezza>) - viene creata attraverso un apparato mediatico totalitario e autoreferenziale perché refrattario ad ogni vero contradditorio, allo scopo di agevolare, estorcendo un ampio consenso, la realizzazione di un mondo, appunto, <unipolare> (..). L’apparato mediatico, dunque, in-forma, cioè dà forma alla mente delle persone, incapaci di rendersi conto della dimensione e del crimine in atto e della truffa cui vengono sottoposte in occasione delle invasioni di Paesi a maggioranza musulmana, del loro scempio e, quel che è peggio (per un mondo che salmodia incessantemente le virtù dell’<antirazzismo>), del massacro di esseri umani (i parenti degli immigrati che dovremmo <rispettare>!) rei di non essere – secondo la vulgata imperante - <laici>, <democratici> ecc.”.

Il saggio di Galoppini include una gustosa descrizione dei “vari ‘attori’ impegnati, più o meno consapevolmente, nella disinformazione sull’Islàm e i musulmani” :

Gli <americani in pectore>. Possono appartenere sia alla <destra> che alla <sinistra> ...

i cantori dell’ottimismo new global

i <liberali> alla Pera e alla Ferrara che declinano il Cristianesimo in senso identitario (<cristianisti>)

• il Vaticano

i giudeofili e giudeolatri

una presenza pittoresca nel variegato quadro di coloro che in Italia agitano il <pericolo islamico> è quella dei <neofascisti> (o <postfascisti>, o <radicalisti di destra>, o comunque inscenanti la caricatura del Fascismo secondo il ruolo ad essi riservato dalla retorica dell’antifascismo (..). Tutti questi ambienti, radicalmente ostili alla <Turchia in Europa> e all’immigrazione di musulmani, ed innamorati delle <identità> purché siano inventate a tavolino e poi mummificate, si distinguono per manifestazioni d’un’islamofobia grottesca ma, in un certo senso, meno insidiosa di quella dei <cristianisti>: il <Corriere> (che ha ospitato gli articoli della Fallaci) fa certo più danni della <Padania>. Tra l’altro, questi ambienti equivoci forniscono l’ennesima caricatura del Fascismo, che non era affatto islamofobo, ma – oltre che ad avere una visione geopolitica mediterranea e, perché no, eurasiatica – aveva a cuore la sovranità, l’indipendenza e la libertà dell’Italia da ingerenze straniere ed avrebbe come minimo mandato al confino dei ridicoli Crociati dello Zio Sam da piccolo cabotaggio elettorale di una Repubblica delle Banane!”.

Israele muove guerra ai bambini – Luglio-Agosto 2014

E veniamo all’ultimo massacro di Palestinesi (ma non sarà l’ultimo), del luglio-agosto 2014.

Karin Brothers, scrittrice free-lance, spiega come Netanyahu e compari hanno colto il pretesto dell’uccisione di tre giovani israeliani per mettere Gaza e la Cisgiordania a ferro e fuoco.

Dopo che Israele ha tolto il bavaglio sulle informazioni sul rapimento e sull’omicidio dei tre studenti ebrei-israeliani, si comincia a comprendere come, il governo israeliano, abbia potuto strumentalizzare questo evento, deliberatamente, per punire Hamas e per bloccare il lavoro del nuovo governo di unità nazionale palestinese. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato immediatamente Hamas di questo sequestro – senza avere ancora nessuna prova [né l’ha presentata in seguito] e ha continuato nelle “ricerche” in tutto il territorio della Cisgiordania fino a quando i corpi sarebbero stati trovati il 30 giugno.

Per “ricerche” si intende arresto e pestaggio di almeno 600 membri di Hamas (tra cui alcuni parlamentari) e la distruzione di circa 2100 abitazioni; Le forze israeliane hanno ucciso almeno sette palestinesi [prima del bombardamento ed invasione di Gaza], inoltre Israele ha intensificato i suoi attacchi aerei quotidiani sulla Striscia di Gaza, bloccata dal settembre 2006.

Il governo di Gaza ha fatto appello all’ONU per chiedere aiuto: la risposta si è ridotta alla condanna per i rapimenti, ma non per i tanti abusi contro la popolazione palestinese, con un “invito a tutte le parti” a dar prova di moderazione.

Il 1° Luglio, quando Israele ha rimosso l’ordine che prevedeva la riservatezza su tutte le informazioni sul rapimento, si sono appresi fatti scioccanti:

Il governo israeliano aveva già informato la stampa – intorno al 15 giugno – di essere a conoscenza che gli studenti erano stati uccisi (1), ma aveva imposto la segretezza su questa informazione: quindi il governo doveva già sapere dove si trovavano i corpi, quindi le brutali “ricerche” successive sono state una semplice copertura servita per punire Hamas, il partito democraticamente eletto dai palestinesi nei territori occupati. I media israeliani hanno assecondato questo pretesto ed hanno giustificato gli abusi.

Le Forze di Difesa israeliane (IDF) sono state chiamate solo 8-9 ore dopo la prima segnalazione del rapimento (..);

Benché il governo israeliano già fosse in possesso di tutte le prove del rapimento e degli omicidi, non ha rivelato nessuna delle prove conosciute (..).

Il primo ministro Netanyahu ha approfittato di questo evento per usarlo come arma politica:

per creare divisioni nell’ambito della nuova “unità governativa” di Fatah e Hamas,

per punire fisicamente i membri di Hamas e la causa della resistenza Palestinese,

per far approvare al Knesset una legge che blocca il ritorno di Gerusalemme Est ai Palestinesi,

per provare a fomentare una terza intifada e per legittimare altri attacchi contro i Palestinesi, per far salire un tale odio contro i palestinesi che per loro è diventato pericoloso anche solo farsi vedere sulle strade israeliane(..)

(Karin Brothers, 7.7.2014, fonte: http://www.globalresearch.ca/were-the-three-settler-kidnappings-an-israeli-false-flag-operation/5389791;http://www.comedonchisciotte.org, traduzione di Bosque Primario https.//www.facebook.com/bosque.primario).

Non abbiamo notato, nei vari interventi sull’argomento, un richiamo ad un fatto importante: sin dalla metà di giugno 2014 Israele aveva annunciato di voler costruire altre 1.500 unità abitative nella Cisgiordania, uno dei due minuscoli territori palestinesi occupati da Israele. Tali abitazioni accoglierebbero , diceva il comunicato israeliano, circa 6.000 coloni in Cisgiordania.

Non escluderemmo che sia stata questa ennesima provocazione a spingere qualcuno al rapimento dei tre ragazzi israeliani, poi uccisi [1.9.2014. S. Lendman: Extended Jewish Settlements in Palestine: Israel’s Latest Land Grab in the West Bank – http://www.globalresearch.ca/extended-jewish-settlements-in-palestine-israels-latest-land-grab-in-the-west-bank/5398740].In luglio-agosto 2014 i Fratelli Maggiori hanno ucciso tra duemila e duemilacento palestinesi (compresi tra 500 e 570 bambini), e ne hanno feriti circa undicimila. Dal lato israeliano: 66 soldati colpiti a morte dai guerriglieri di Hamas durante l’invasione della Striscia di Gaza; 5 civili israeliani ed un Tailandese uccisi dai razzi lanciati da Hamas su Israele.. Feriti: 450 militari israeliani e 80 civili.

Secondo il ministero della Sanità di Gaza ed organismi delle Nazioni Unite nonché di gruppi operanti per il rispetto dei diritti umani, il 70-75% dei morti palestinesi erano civili.

Israele, infischiandosene degli osservatori internazionali, afferma che i civili palestinesi uccisi costituiscono il 50% del totale. Anche se ciò fosse vero, Israele ammette di aver mosso una guerra nella quale ogni due persone uccise una era un civile, il che costituisce una estrema violazione delle leggi internazionali ed un crimine del quale qualsiasi altro Stato verrebbe chiamato a rispondere davanti ai tribunali (..).

La verità è che il 30% della popolazione musulmana e cristiana di Gaza ha avuto l’abitazione distrutta dal cosiddetto “Stato Ebraico”.

Mezzo milione di persone a Gaza non dispone di cibo, acqua; medicinali e materiali da costruzione sono strettamente controllati da Israele, e la popolazione di Gaza soffre per tali mancanze a seguito della occupazione militare della Palestina.

Durante i bombardamenti – dal mare, dal cielo, dalla terra – la popolazione si è rifugiata nei fabbricati delle Nazioni Unite che erano adibiti ad uso scuole, ma anche questi sono stati bombardati, così come ospedali, ambulanze, medici, e persino quattro addetti alla sepoltura sono stati uccisi mentre compivano tale servizio.

I criminali israeliani si comportano non diversamente dai loro confratelli anglo-americani, che prima e durante l’invasione dell’Europa – 1940-1945 – scaricavano i loro carichi di morte e, non contenti, mitragliavano qualsiasi cosa si muovesse sul terreno, finanche il contadino al lavoro nella campagna, in Italia ed in Germania. Le armi dell’esercito israeliano provengono in gran parte dagli Stati Uniti (le paga il contribuente americano, volente o nolente).

Durante i bombardamenti, in luglio, i corrotti parlamentari statunitensi (riempiti di dollari dalle banche ebraico-sioniste: Goldman Sachs, J.P. Morgan Chase...) hanno votato per l’invio urgente ai cari israeliani di ulteriore munizionamento: non sia mai che i soldati con la stella/scudo di Davide restino senza proiettili).

Oltre 17.200 abitazioni sono state completamente distrutte o fortemente danneggiate.. Altre 37.650 case hanno sofferto danni ma sono ancora inabitabili.

Piani israeliani per bloccare l’istituzione della Palestina come Stato indipendente

La diversa impostazione tra Hamas (a Gaza) e Fatah (in Cisgiordania) maturò dopo il 2011, a seguito di proteste a Ramallah e Gaza. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas voleva visitare Gaza e sottoscrivere un accordo che conducesse ad una Palestina unificata. Prima che ciò accadesse, tre giovani israeliani vennero rapiti ed uccisi.

Secondo Tim King, Human Rights Reporter, la Palestina – in particolare la Palestina unificata – punta ad ottenere il riconoscimento - dalle Nazioni Unite - di Stato indipendente.

Se ciò venisse realizzato, gli USA perderebbero il loro potere di “Super Veto” utilizzato da un presidente statunitense dopo l’altro, per impedire di condannare “Israele” per crimini di guerra e punirlo di conseguenza. “Israele” è stato accusato dozzine di volte per crimini di guerra nel corso degli anni, sin dalla sua istituzione nel 1948, ma è rimasto esente da responsabilità per una sola ragione: il potere del Super Veto.

Il pubblico sta lentamente realizzando il fatto che i governi israeliani con la forza hanno fatto arretrare gli Arabi rubando milioni di acri di terra palestinese.

La gente, in America ed in Europa, crede sempre meno alle dichiarazioni di Netanyahu e crede di più a ciò che vede con i propri occhi, ed anche i mass media in USA questa volta hanno in gran parte fallito nel lustrare la reputazione di “Israele”, perché è un compito impossibile.

I Palestinesi di Gaza, ingenuamente, nel gennaio 2006 si recarono a votare, credendo erroneamente alla “dottrina Bush” - “portare la democrazia in Medio Oriente” - nonostante egli fosse responsabile del brutale massacro di centinaia di migliaia di persone innocenti in Iraq ed Afghanistan.

I Palestinesi votarono, ma non per coloro che Israele e i suoi sostenitori e i dittatori arabi avrebbero gradito di più. Il voto palestinese fu contro l’industria del processo di pace, contro la finzione che è la sempre sfuggente soluzione-dei-due-stati, contro la corruzione dei nouveaux riches di Oslo. Il risultato fu una sorpresa per tutti: Hamas.

Ed i Palestinesi, specialmente quelli di Gaza, dovranno pagare un conto salato per tale trasgressione: l’imposizione da allora di un duro assedio, descritto nel 2006 dallo storico israeliano Ilan Pappe come “genocida”.

L’assedio mortale – chiusi i posti di frontiera con “Israele” e con l’Egitto, nessun aeroporto, nessun porto – non era sufficiente per soddisfare la sete di “Israele” per il sangue palestinese.

I Palestinesi di Gaza rifiutano di accettare passivamente l’assedio israeliano, allo stesso modo che altri fieri nativi avrebbero fatto.

Perciò “Israele” attaccò ferocemente Gaza in tre orrendi assalti: nel 2006, nel 2008-2009, nel 2012 ed ancora nel 2014. In tutti questi assalti la popolazione di Gaza venne lasciata sola a fronteggiare uno dei più potenti eserciti del mondo – un esercito che ha centinaia di bombe nucleari, migliaia di soldati col grilletto facile, carri armati Merkava, aerei da guerra F-16, elicotteri Apache, cannoni navali e bombe al fosforo made in the United States [e, ça va sans dire, armamenti made in Italy].

Gaza non ha un esercito, non ha una marina e non ha un’aeronautica.

Ciononostante “Israele” piagnucola di essere in pericolo e di temere per la vita dei suoi cittadini.

Moshe Feiglin, non un pinco pallino ma il vicepresidente della Knesset, la Camera dei deputati israeliana, ha invitato l’esercito ad attaccare ed occupare Gaza, senza badare a nessuno, solo alla salvezza dei soldati israeliani. Ha insistito che Gaza venga annessa ad Israele, e ha chiesto che l’esercito utilizzi ogni mezzo a sua disposizione per ‘conquistare’ Gaza, con il che egli intendeva che verrebbe concesso ai palestinesi obbedienti di restare, mentre il resto – la maggioranza – andrebbe esiliata nella Penisola del Sinai. Ciò non si può non intendere che come un richiamo alla pulizia etnica.

Ayelet Shaked, deputato israeliano, membro della coalizione di governo, ha incitato l’esercito a distruggere le case dei “serpenti” terroristi, e ad ammazzare altresì le loro madri, affinché non siano più in grado di mettere al mondo “piccoli serpenti”.

Il vice primo ministro israeliano, Eli Yishai, ha dichiarato: “Dobbiamo spingere indietro Gaza fino al Medio Evo, distruggendo tutte le infrastrutture, incluse strade e [condotte d’]acqua.

Gilad Sharon, figlio del generale Ariel Sharon poi promosso primo ministro israeliano (a suo tempo condannato per non aver impedito il massacro di Palestinesi a Sabra e Chatila nel 1982) ha scritto nel quotidiano Jerusalem Post: “Occorre abbattere interi quartieri di Gaza. Abbattere tutta Gaza. Gli Americani non si fermarono [dopo aver sganciato la bomba atomica a] Hiroshima. I Giapponesi non si decidevano ad arrendersi, così [gli Americani] colpirono anche Nasgasaki [con un’altra bomba nucleare]. Non dev’esserci elettricità a Gaza, niente benzina o veicoli che si muovono, nulla”.

[In realtà nel 1945 il governo giapponese, vista la enorme supremazia bellica statunitense, aveva presentato proposta di resa agli americani, che però non venne presa in considerazione dal presidente Truman e dai suoi compari, che forse volevano esibire il massacro di Nagasaki ai Sovietici: Guardate cosa siamo capaci di fare...].

Molti osservatori asseriscono che Israele sta intenzionalmente prendendo di mira infrastrutture essenziali come la fornitura d’acqua. Ha bombardato l’unica centrale elettrica – che rimarrà inattiva per un anno – costringendo gli abitanti di Gaza a razionare l’acqua.

Israele ha inoltre ripetutamente bombardato rifugi delle Nazioni Unite per i civili... uccidendo molte donne e bambini.

Come riporta il sito AntiWar: “Stamattina l’esercito israeliano ha annunciato un cessate il fuoco “umanitario” per quattro ore nella Striscia di Gaza, fornendo un’occasione ai civili di uscire e cercare del cibo nei mercati, o così questi pensavano.

Invece, Israele lasciò che centinaia di civili si assembrassero al mercato di Shejajya e poi li attaccò molto prima che la tregua scadesse, uccidendo almeno 17 civili e ferendone altri 160.

È stato uno di parecchi attacchi israeliani segnalati durante la tregua di quattro ore, quasi tutti contro obiettivi civili, uccidendo esclusivamente civili. Il sito Daily Beast scrive, in un articolo intitolato “La campagna di Israele per spingere Gaza all’età della pietra”: ... Il porto di Gaza City è stato bombardato. La sede del ministero delle Finanze è stata abbattuta. Altre decine di migliaia di persone hanno abbandonato le loro case mentre razzi israeliani illuminano la notte, e bombe e missili martellano abitazioni, sedi aziendali ed edifici governativi.

La campagna militare che ha colpito infrastrutture civili è stata in pratica una punizione collettiva per la popolazione di Gaza, per avere essa scelto, con il voto, una dirigenza che risponde agli attacchi.

Scrive Felicity Arbuthnot:

L’esercito più morale al mondo” della “unica democrazia nel Medio Oriente” ha attaccato ospedali, una casa per disabili, un ospedale geriatrico, ha demolito cinque moschee, ha raso al suolo interi quartieri, cancellato intere famiglie – il più giovane – sinora – di tre giorni se non contate il nascituro, come nel caso della ventinovenne Samar Al Hallaq uccisa con i due figli, di 4 e 5 anni, altri membri della sua famiglia ed il terzo figlio non ancora nato. Suo marito rimasto ferito è in condizioni critiche.

Così ancora una volta la guerra è stata dichiarata contro i bambini ed i giovani.

Il 43% della popolazione di Gaza ha un’età tra 0 e 14 anni; mentre il 21 per cento ha un’età tra i 15 ed i 24 anni (Index Mundi 2013).

Mentre Israele approfitta dello status di vittima uccidendo i suoi vicini Semiti con apparente impunità, rubando terra, distruggendo case, annullando la storia, le Nazioni Unite belano debolmente, come sempre, di “preoccupazione” e “dispiacere”.

[Similmente, Jorge Bergoglio, a massacro in corso, accenna ai bambini palestinesi uccisi. Poche settimane prima, recatosi in “Israele”, aveva stretto le mani del primo ministro Benjamin Netanyahu, sporche del sangue di migliaia di Palestinesi – 7.000 uccisi dal 2000 al 2010. Non soddisfatto, il 17 settembre 2014, riceve nella sua residenza di Casa Santa Marta una quarantina di papaveri del World Jewish Congress (Congresso Ebraico Mondiale), il cui presidente, il miliardario Ronald S. Lauder gli ha “spiegato” (così il quotidiano “Avvenire”) che “Israele si è difeso...”].

Reazioni in tutto il mondo contro “Israele”

Al contrario, vari Paesi ne hanno avuto abbastanza. L’Ecuador ha richiamato il suo ambasciatore da Israele, il Cile ha sospeso le negoziazioni con Israele per un trattato di libero scambio.

Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ed il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, hanno definito l’assalto a Gaza genocidio e sterminio. Maduro ha chiesto che le Nazioni Unite denuncino la “sistematica violazione dei diritti umani della popolazione palestinese di Gaza da parte dello Stato di Israele ed adottino le necessarie misure per fermare quelle violazioni”.

Il Venezuela ha cessato ogni relazione con Israele dopo il suo precedente massacro (“Operazione Cast Lead”/Piombo Fuso) durante Natale e Capodanno 2008-2009.

In Sudafrica, oltre a estese proteste, in parlamento l’African National Congress ha chiesto l’espulsione dell’ambasciatore israeliano “con effetto immediato”, al tempo stesso richiamando immediatamente l’ambasciatore sudafricano a Tel Aviv. Verso la fine di luglio, a massacro in corso, il Consiglio per i diritti umani dell’ONU ha chiesto la formazione di una commissione d’inchiesta sui crimini di guerra commessi dallo Stato di Israele. La risoluzione è stata approvata con 29 voti a favore, 17 astenuti ed 1 contrario. La Sion-dipendente Italietta di Renzi con contorno di bamboline renzi-berlusconiche Mogherini e Pinotti, ovviamente si è astenuta.

Il Movimento 5 Stelle, risvegliatosi dal letargo, ha proposto al ministro degli Esteri Federica Mogherini sette azioni concrete per spingere Israele a cessare il fuoco:

blocco immediato delle commesse militari con Israele;

sospensione degli accordi Letta-Netanyahu del 2-12-2013;

stop degli accordi commerciali con aziende israeliane operanti nelle colonie;

nuove norme guida sull’etichettatura dei prodotti:

ritiro dell’ambasciatore italiano a Tel Aviv.

(A.Pizzichini, 28.7.2014: Crimini di guerra in Israele: l’astensione dell’Italia e le proposte del M5S, wwwariannaeditrice.it).

Nel frattempo un gruppo di attivisti affiggeva a Roma dei manifesti invitando a boicottare Israele. Subito la mosca cocchiera Pierluigi Battista interveniva dalle colonne della “Voce di USraele” (meglio noto come “Corriere della Sera”) per redarguire chi aveva osato tanto, volendo ingenerare nei lettori più sprovveduti la convinzione che si fosse trattato di un’iniziativa illegale.

(En passant, secondo Wikipedia, il padre di Battista ha militato nella Repubblica Sociale. Il rampollo, invece, è stato marxista-leninista. Abbandonata la difesa dei proletari, però, nel 2002 lo troviamo... embedded nel quotidiano dei più grossi capitalisti, gli Agnelli, a strombettare contro gli storici revisionisti reggendo il moccolo ai falsari del Centro Wiesenthal di Los Angeles; ed ora è ancora in tale dubbia compagnia, con gli Agnelli che hanno ceduto il posto ai fratelli Elkann.

Quanto alle forti divergenze politiche tra padri e figli, non si direbbe che tali situazioni siano sporadiche. Sappiamo di un professore, membro (già presidente) dell’istituto “resistenziale” di una cittadina, il cui padre più uno zio con la fidanzata ed un commilitone dello zio sono stati ammazzati a sangue freddo, non in battaglia ma di nascosto, dai patrioti cari a Napolitano, in quanto i tre uomini militavano nell’Esercito Repubblicano. Un altro, segretario regionale dei “comunisti al caviale”, aveva il padre orgoglioso di aver militato nel Battaglione Bersaglieri Volontari “Mussolini”).

Netanyahu teme la nascita del governo palestinese di unità nazionale

Ritornando ai servitorelli di “Israele”, questi nascondono ai loro lettori importanti iniziative contro il loro protetto.

6 giugno 2014. L’Unione Europea ha minacciato di imporre sanzioni economiche contro Israele e ha sollecitato affinché venga cancellato il progetto relativo agli insediamenti annunciato ieri.

Siamo profondamente delusi dal fatto che l’Amministrazione per il Territorio israeliana abbia pubblicato nuove gare per la costruzione di 1.466 unità abitative nelle colonie di Gerusalemme Est e del resto della Cisgiordania. Questa mossa non aiuta gli sforzi di pace”, si legge in una dichiarazione ufficiale. (.).

Il quotidiano israeliano Haaretz ha riportato che il primo ministro Benjamin Netanyahu incontrerà lo staff e i membri del governo per discutere i passi successivi alla nascita del governo palestinese di unità nazionale [Fatah+Hamas]. Le misure includono sanzioni economiche verso l’Autorità Palestinese ed eventuali decisioni di natura politica. Verrà inoltre vagliata la proposta del ministro dell’economia Naftali Bennett di annettere l’Area C della Cisgiordania ad Israele (..).

A gennaio l’Unione Europea ha iniziato ad applicare le regole che proibiscono rapporti con compagnie od organizzazioni basate negli insediamenti. (..).

Netanyahu ha deciso di procedere con la pianificazione e costruzione di 1.800 unità abitative che erano state congelate tre mesi fa, in risposta all’insediamento del governo palestinese di riconciliazione nazionale. Ciò è avvenuto contestualmente all’annuncio di gare per la costruzione di 1.500 unità abitative negli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est (..).

Fonte: Middle East Monitor. Traduzione di AIC Italia”. (http://www.bdsitalia.org/index.php/ ultime-notizie-sulbds/1282-ue-sanzioni).

17 Stati membri dell’Unione Europea hanno pubblicamente avvertito i loro cittadini e le aziende circa i rischi connessi al commercio o altri rapporti con insediamenti illegali israeliani nei Territori Occupati in Palestina.

Rafael Ziadah, portavoce palestinese del Comitato nazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni contro Israele, ha dichiarato:

I governi europei iniziano a rispondere a queste richieste della società civile compiendo dei passi per porre termine alla complicità delle grosse società con il regime coloniale israeliano in Palestina”.

Speriamo che questi avvisi contribuiscano ad un rapido mutamento dell’attitudine di investitori ed aziende verso gli insediamenti illegali in Palestina, e che aziende europee quali la G4S (che opera nel settore della sicurezza), la CRH e la Volvo cessino la loro partecipazione al regime coloniale israeliano (..).

Il completo disprezzo dei basilari diritti umani da parte di Israele ed il suo sabotaggio di ogni sforzo per raggiungere una pace giusta basata sul diritto internazionale deve condurre a conseguenze effettive, non di facciata”.

Mantenendo i suoi accordi e le profonde relazioni con Israele, l’Unione Europea invia un chiaro messaggio ad Israele che esso può continuare ad agire con impunità. La UE dovrebbe sospendere gli accordi con Israele finché esso si conformi alla legge internazionale” (..).

I 12 Paesi che hanno preso tale indirizzo in un procedimento coordinato a livello europeo sono Portogallo, Austria, Malta, Irlanda, Finlandia, Danimarca, Lussemburgo, Slovenia, Grecia, Slovacchia e Croazia. Francia, Italia e Spagna hanno pubblicato simili linee-guida la settimana scorsa, mentre il Regno Unito e l’Olanda lo hanno fatto l’anno scorso.

Molte compagnie europee partecipano direttamente alla violazione della legge internazionale da parte di Israele. La G4S britannica che opera nel campo della sicurezza, fornisce servizi ed apparecchiature ai posti di controllo ed alle prigioni israeliane, mentre la compagnia irlandese CRH fornisce materiali usati nella costruzione del “Muro” e degli insediamenti israeliani – illegali – in Palestina.

La notissima catena di negozi britannica John Lewis ha annunciato la settimana scorsa che non venderà più prodotti SodaStream, una ditta israeliana che opera in un insediamento illegale israeliano, mentre un negozio di SodaStream a Brighton nel Regno Unito è stato costretto a chiudere dopo due anni di dimostrazioni settimanali da parte di attivisti locali.

La società britannica di sicurezza G4S il mese scorso ha annunciato che non intende rinnovare il contratto col Servizio Detentivo Israeliano quando scadrà nel 2017. La decisione fa seguito ad oltre due anni di una campagna che ha visto la compagnia perdere milioni di dollari di contratti ed investitori maggiori quali la Bill Gates Foundation, e la US United Methodist Church che escludono la G4S dal loro portafoglio investimenti.

La campagna contro la G4S continuerà finché la compagnia terminerà la sua complicità con i crimini israeliani.

(7-7-2014 Palestinian BDS National Committee: “17 EU members take action against corporate complicity with Israel crimes” http://www.bdsmovement.net/2014/17-eu-members-take-action-against-corporate-complicity-12200).

25 giugno 2014: Lettera al Ministro degli Affari Esteri relativa all’avviso alle aziende dei problemi connessi al commercio con le colonie israeliane illegali.

Le aziende private europee contribuiscono alla violazione dei diritti umani connessa alle colonie illegali di Israele, fornendo attrezzature usate nella demolizione delle case e partecipando alla costruzione ed operatività delle infrastrutture per gli insediamenti illegali di Israele.

In seguito alle preoccupazioni espresse da numerosi parlamentari europei e nazionali, società civile e migliaia di cittadini /e europei/e, un numero crescente di Governi e di aziende hanno di recente dichiarato la cessazione di rapporti commerciali con aziende israeliane che operano negli insediamenti illegali di Israele.

[Segue un elenco di enti/aziende che hanno cessato i rapporti commerciali ed investimenti, in parte riportato in “Avanguardia”, Agosto 2014).

Le scriviamo per sollecitarla ad assumere una iniziativa che garantisca che il Governo italiano avverta il mondo imprenditoriale circa i problemi e i rischi legati al fare affari con le illegali colonie israeliane e le attività connesse nei territori palestinesi occupati compresa Gerusalemme est.

Le attività di Israele con le colonie, violano regole fondamentali del diritto umanitario internazionale (IHL) e possono arrivare ad essere crimini di guerra secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, di cui l’Italia è uno Stato Parte (..).

Siamo fortemente preoccupati che il coinvolgimento delle imprese italiane nel mantenimento di una situazione illegale non serva solo ad incoraggiare Israele a continuare impunemente nelle sue pratiche illegali, ma che renda l’Italia complice essa stessa delle violazioni israeliane del diritto fondamentale!

L’Italia è giuridicamente obbligata a non fornire assistenza o riconoscimento alle violazioni da parte di Israele del diritto internazionale.

Pertanto la preghiamo di assumere con urgenza una iniziativa per il rispetto del diritto internazionale, per opporsi alle violazioni dei diritti umani dei Palestinesi da parte di Israele, avvisando pubblicamente le imprese circa i problemi e i rischi legati al fare affari con le colonie illegali israeliane”

(Lettera dell’EECP ai Ministri degli Affari Esteri UE)

(http://www.bdsitalia.org/index.php/ultime-notizie-sulbds/1300-mae-eccp).

In Europa, il governo norvegese sta resistendo alle pressioni di organizzazioni pro-palestinesi per il rispetto dei diritti umani che chiedono l’espulsione dell’ambasciatore israeliano, mentre il capo del Joint Committee for Palestine (Fellesutvalget for Palestina) (Comitato Congiunto per la Palestina), Anna Lund Bjørnsen ha dichiarato alla NRK norvegese: “La Norvegia non può mantenere strette relazioni diplomatiche con uno stato che non mostra rispetto per la vita umana, per i trattati internazionali e per le convenzioni delle Nazioni Unite”.

Anche il ministro degli Affari Esteri Børge Brende, pur resistendo alla richiesta, conviene: “La sofferenza che vedete a Gaza e in Cisgiordania”, e cita la particolare responsabilità di Israele nel [far deragliare] il processo di pace perché i suoi insediamenti illegali erano la chiave del conflitto.

Il deputato del Labor Party e presidentessa del Comitato Difesa ed Affari Esteri del parlamento norvegese, Anniken Huitfeldt è sostenuta da sette partiti di sinistra nel chiedere di boicottare i prodotti fabbricati da Israele nei territori occupati palestinesi “senza perdere tempo”.

Due partiti che sostengono il boicottaggio, il Labor Party ed il Center Party, chiedono una revisione della politica sulla vendita di armi a paesi del terzo mondo, che poi le rivendono ad Israele.

Nella vicina Svezia stanno montando le richieste di coloro che sono attivi nel domandare il boicottaggio, la cessazione di ogni collaborazione tra istituzioni svedesi ed israeliane, l’astensione dalla partecipazione a progetti finanziati dalla UE, nei quali è coinvolto Israele.

In Irlanda, il consiglio comunale di Dublino ha richiesto unanimamente al governo irlandese di porre in atto un embargo sulle armi e sul commercio con Israele.

Il 19 luglio, il quotidiano Guardian ha pubblicato una lettera sottoscritta da sei Premi Nobel, l’Arcivescovo Desmond Tutu, Adolfo Peres Esquivel, Jody Williams, Mairead Maguire, Rigoberta Menchù e Betty Williams e da numerosi accademici, intellettuali, artisti e sottoscritta da molti Paesi che hanno chiesto alle Nazioni Unite di imporre un embargo e la cessazione di scambi di equipaggiamenti militari con Israele.

La lettera sottolinea fortemente la colpevolezza della comunità internazionale nelle azioni genocide israeliane in atto: le esportazioni militari israeliane nel mondo hanno raggiunto miliardi di dollari.

In anni recenti, paesi europei hanno esportato ad Israele armi per un valore di miliardi di Euro, e l’UE ha sovvenzionato aziende attive nel campo militare israeliano ed università israeliane indirizzate nella ricerca per scopi militari, donazioni del valore di centinaia di milioni di Euro.

(http://www.globalresearch.ca/israel-international-anger-mounts/5392802).

19 Luglio 2014: Palestinian BDS National Committee: Fact sheet: The Case for a military embargo on Israel. Israele usa la forza militare per mantenere un regime illegale di occupazione, colonialismo ed apartheid.

Questo sistema è posto in essere al fine di controllare il massimo possibile di territorio con il minimo di popolazione indigena palestinese, e di impedire al popolo palestinese di esercitare il suo inalienabile diritto di auto-determinazione.

Soltanto nel lasso di tempo tra il 2000 ed il 2010, le forze armate israeliane hanno ferito decine di migliaia di Palestinesi, e ne hanno uccisi più di 7.000 (settemila).

È documentato che durante i suoi conflitti armati Israele ha contravvenuto al diritto internazionale ed alle leggi sui diritti umani. Compreso nelle operazioni militari, nell’invasione ed occupazione di territori palestinesi e di altri territori arabi. Le guerre di Israele sono guerre di aggressione anziché di auto-difesa, e pertanto violano il diritto internazionale.

Le forze militari israeliane hanno adottato come prassi ufficiale una dottrina di utilizzo di forza sproporzionata, altrimenti nota come “Dahiya Doctrine”, che implica quale mezzo più efficace per bloccare o minare forze di resistenza irregolari il colpire pesantemente i civili e le infrastrutture civili.

L’abilità di Israele nello sferrare tali devastanti attacchi con impunità deriva dalla vasta cooperazione militare e del commercio internazionale che esso mantiene con governi complici qua e là.

Aiuti militari ed esportazioni ad Israele

Nel periodo dal 2009 al 2018 è stabilito che gli USA forniranno aiuti militari ad Israele per un valore di 30 miliardi di dollari.

Nel 2011 il contribuente statunitense ha dato ad Israele in media 21 dollari in aiuti militari. Questi aiuti militari sono spesso usati per acquistare equipaggiamento militare da compagnie statunitensi.

Dal 2000, gli USA hanno autorizzato l’esportazione di 825 milioni di armi per un valore di ca. 10,5 miliardi.

Paesi dell’Unione Europea esportano anch’essi grossi volumi di armi ed equipaggiamento militare ad Israele.

Nel periodo 2005-2009 paesi della UE hanno accordato autorizzazioni all’esportazione ad Israele per un valore di 7,47 miliardi di Euro.

Nel 2012 vi sono state esportazioni di armi dalla UE ad Israele per un valore di 613 milioni di Euro, ossia il 290% in più rispetto al 2011.

I governi che autorizzano vendita di armi ad Israele stanno chiaramente approvando la sua continua aggressione contro il popolo palestinese ed altri popoli arabi nella regione, mentre le aziende che fabbricano e vendono le armi traendone profitti, incoraggiano Israele nella sua violenza coloniale e nelle violazioni del diritto internazionale.

Secondo dati del governo USA per il periodo 2008-2011, Israele è il settimo maggior esportatore di armi nel mondo ed il maggior esportatore pro capite.

Nel 2010, circa l’80% della produzione militare israeliana è stato esportato, e le esportazioni di fabbricanti d’armi israeliani hanno raggiunto i 7,2 miliardi di dollari.

Sistemi d’arma israeliani collaudati sulla pelle dei Palestinesi

Il reddito da esportazioni di equipaggiamento e tecnologia militare fornisce essenziali fonti di entrate per il governo e l’esercito israeliano.

Come l’industria militare diventa sempre più importante per l’economia di Israele, si origina un potente incentivo per la continua occupazione [delle terre palestinesi], per il colonialismo, per la propaganda di guerra e per l’aggressione militare.

I continui attacchi israeliani contro i Palestinesi forniscono un’opportunità per le aziende militari israeliane quali la Elbit Systems e la Israeli Aerospace Industries per mettere in vetrina la loro tecnologia.

Le compagnie militari israeliane contrassegnano le loro esportazioni militari con la dicitura “field tested” (collaudato sul campo), con il che intendono che la loro apparecchiatura tecnologica è stata messa alla prova durante assalti “dal vero” su civili palestinesi.

Dopo l’assalto a Gaza nel 2008-2009, nel quale più di 1.400 Palestinesi vennero uccisi, in prevalenza civili, l’esercito e le industrie militari israeliane esposero in una fiera-mercato le loro nuove tecnologie spiegando come vennero usate contro i Palestinesi.

Israele utilizza regolarmente aerei UAV, altrimenti noti come droni, nei suoi attacchi contro i Palestinesi a Gaza.

Secondo l’Al Mezan Center, più di 1.000 Palestinesi a Gaza vennero uccisi da droni armati nel periodo dal 2000 al 2010. Israele è il maggior esportatore di droni al mondo. Le aziende Israeli Aerospace Industries e Elbit Systems esportano in tutto il mondo la tecnologia che viene collaudata sui Palestinesi a Gaza.

Fra i Paesi che hanno acquistato droni da Israele: Australia, Canada, Croazia, Francia, Georgia, Messico, Singapore, Svezia, Regno Unito, Brasile e Stati Uniti.

Nel 2011 il Palestinian BDS National Committee (Comitato Nazionale Palestinese per il BDS Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) ha lanciato un appello per un fermo globale allo scambio di materiale militare con Israele, il che significa termine di ogni forma di commercio e cooperazione di natura militare con Israele. Un embargo militare globale è un passo cruciale per far cessare l’illegale e criminale uso della forza da parte di Israele contro il popolo palestinese ed altri popoli della regione, ed una misura essenziale

ed effettiva, non-violenta, per far pressione su Israele affinché osservi le sue obbligazioni verso la legge internazionale. Un certo numero di paesi inclusi la Norvegia e la Turchia nel passato hanno implementato forme di embargo militare verso Israele.

La Bundesrepublik ha deciso di recente di non proseguire con un accordo di aiuti militari con Israele [ma la Cancelliera Merkel ha già fornito, follemente, alcuni sottomarini classe Dolphin e, come se non bastasse, nel febbraio 2014 ha sottoscritto con Netanyahu un accordo per l’assistenza ai cittadini israeliani presso i consolati della Bundesrepublik ovunque non vi siano le rappresentanze israeliane (Deutschland vertritt weltweit israelische Bürger – http://deutscher-freiheitskampf.com/ 2014/02/25/deutschland-vertritt-weltweit-israelische-burger)], ulteriore prova, se occorresse, che la Bundesrepublik è una dépendance di USraele].

Petizione per un embargo militare verso Israele

Più di una dozzina di banche europee hanno disinvestito dalla Elbit Systems, la più grande azienda militare israeliana, per il ruolo da questa sostenuto nella violenza militare israeliana. (http://www.bdsmovement.net/2014/ military-embargo-fact-sheet-12345)

(Sottoscrivi ora la petizione: embargo militare verso Israele. Bdsmovement.net/stoparmingisrael).

Ramallah, 21 maggio 2014. Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC), la maggiore coalizione nella società civile palestinese che dirige il movimento di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni per il diritto dei Palestinesi, ha chiesto oggi di boicottare il Soros Fund Management e le Open Society Foundations a seguito dell’annuncio nel primo quadrimestre 2014 di investimenti da parte d[ello speculatore George] Soros nel pacchetto azionario di SodaStream ed altri investimenti in Teva Pharmaceuticals, ambedue compagnie israeliane pesantemente implicate in violazioni del diritto internazionale.

SodaStream è una compagnia israeliana che produce nell’insediamento illegale Maale Aluminum in territorio palestinese occupato e, come tale, è strettamente complice con Israele nella violazione della legge internazionale.

Il movimento BDS controlla da presso società israeliane ed internazionali coinvolte nell’occupazione israeliana, in insediamenti ed altre violazioni della legge internazionale, quali, per esempio, SodaStream, G4S, Ahava, Mekorot, Elbit, Veolia, Caterpillar, Africa Israel, tutte le banche israeliane.

Più di 200 famiglie palestinesi vennero espulse dalle loro case negli anni Novanta per far posto alla costruzione della sede di Maale Aluminum, sfidando il disposto della Quarta Convenzione di Ginevra. Israele ha annunciato l’intenzione di espellere altri 2.300 Palestinesi per facilitare un’ulteriore espansione dell’insediamento.

Il Teva Group, che produce medicinali generici, ha una notevole entratura nel Bel Paese, sia presso medici che presso farmacie, che si prestano a pubblicizzarne/consigliarne i prodotti.

Hesham Tillawi, revisionista

Nel dicembre 2000 l’organizzazione svizzera Verité et Justice , diretta dallo storico Jürgen Graf, in cooperazione con il prestigioso Institute for Historical Review, con sede in California, annunciava la preparazione d’un convegno internazionale su “Revisionismo e Sionismo”, da svolgersi a Beirut, in Libano, dal 31 marzo al 3 aprile 2001.

Ma, a seguito di forti pressioni americane [sioniste], il governo libanese proibì la conferenza due settimane prima delle date anzidette.

Ora, un Libanese, Hesham Tillawi che, per ironia della sorte risiede negli Stati Uniti, forse vendicherà quel torto dei suoi governanti. Tillawi, membro della National Arab American Journalists Association, tramite il sito http://currentissues.tv, diffonde egregiamente, in lingua inglese, sia in articoli che in video, la verità sul predominio ebraico-sionista nei media mainstream negli USA.

Ecco che, nel video sull’ultimo massacro a Gaza, egli sbugiarda le star giornalistiche della CNN, della Fox, nelle loro menzognere versioni dell’assalto israeliano, accompagnando il video con fotografie che mostrano gli orribili effetti delle bombe israeliane sui Palestinesi, giovani e meno giovani.

Tillawi inserisce quindi un grafico (purtroppo senza indicare la fonte) dove la popolazione ebraica nel mondo dal 1880 al 1939 è cresciuta da ca. 8 milioni a ca. 17 milioni secondo una linea retta. È altamente improbabile – egli commenta – che la crescita segua una linea retta.

Tillawi, subito appresso, invita a leggere il testo di Carlo Mattogno “Auschwitz: the case for Sanity” (la versione in inglese di “Auschwitz: assistenza sanitaria, <selezione> e <Sonderbehandlung> dei detenuti immatricolati”, pubblicato dalla Effepi di Genova nel 2010).

E prosegue: Nota per la gente che ha subito il lavaggio del cervello attraverso la propaganda di guerra degli anni Quaranta:

Nazi” era un termine spregiativo attribuito al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, i cui membri non erano “Nazi” nel senso moderno della parola né fascisti.

Ciò che gli ebrei in Israele stanno facendo ai palestinesi a Gaza è puramente ebraico, non tedesco!

Sono gli ebrei che l’amministrazione USA ha installato in Ucraina [il presidente Petro Poroshenko, il primo ministro Arsenyi Yatsenyuk, che, guarda caso, parla di voler erigere un muro tra l’Ucraina e la Russia, all’israeliana, si direbbe] che stanno bombardando e uccidendo civili nel sud-est dell’Ucraina, proprio come stanno facendo a Gaza.

I tedeschi nel 1941 liberarono gli Ucraini dalla tirannia di Stalin, ma statunitensi, britannici e gaullisti sostennero Stalin. A proposito dei razzi sparati da Gaza verso Israele, sono privi di un sistema di guida, infatti finiscono nei posti più impensati. Inoltre i soliti media nascondono che detti razzi non portano cariche esplosive, a differenza dei colpi d’artiglieria e dei missili lanciati da Israele su Gaza!

Palestinesi – è il grido di Tillawi – i leader di Hamas stanno dicendo che voi siete i vincitori in questo conflitto. Scommetto che vorreste essere tra i perdenti. È tempo di cambiare la dirigenza, gli ebrei israeliani giocano con voi prima di finirvi, come il gatto gioca col topo.

Perché l’attacco a Gaza

L’analista politico Thierry Meyssan, da Damasco, ci aiuta a comprendere gli sconvolgimenti nel Vicino e Medio Oriente. I combattimenti che ora infuriano in Palestina, in Siria e in Iraq – scriveva Meyssan il 22 luglio 2014 – hanno in comune il fatto di essere guidati da un blocco formato dagli Stati Uniti contro i popoli che a loro resistono, il fatto di perseguire il piano di ristrutturazione del “Medio Oriente Allargato” (Greater Middle East), nonché il fatto di modificare il mercato globale dell’energia.

A proposito di questo ultimo punto, due cose possono cambiare: il tracciato dei gasdotti e lo sfruttamento di nuovi giacimenti.

Dall’inizio della guerra contro la Siria, la NATO cerca di tagliare la linea Teheran-Damasco (NIORDC, INPC) a beneficio dei percorsi che permettano di trasportare sulla costa siriana sia il gas del Qatar (Exxon-Mobil), sia quello dell’Arabia Saudita (Aramco).

Un passo decisivo in tal senso è stato compiuto con l’offensiva in Iraq dell’Emirato islamico, che ha diviso longitudinalmente il Paese e ha separato l’Iran da una parte e Siria, Libano e Palestina dall’altra. Questo obiettivo visibile determina chi venderà il proprio gas in Europa (.). Questo basta a spiegare come mai i tre principali esportatori di gas (Russia, Qatar e Iran) siano coinvolti in questa guerra. La NATO ha aggiunto un secondo obiettivo: il controllo delle riserve di gas del Levante e il loro sfruttamento. Se tutti sanno da decenni che il Mediterraneo meridionale contiene vasti giacimenti di gas nelle acque territoriali di Egitto, Israele, Palestina, Libano, Siria, Turchia e Cipro, soltanto gli “Occidentali” sapevano fin dal 2003 in che modo questi giacimenti erano distribuiti e come si prolungavano sotto il continente.

Come ha rivelato il professor Imad Fawzi Shueibi, all’epoca, una società norvegese, Ansis, ha legalmente condotto in Siria un sondaggio del Paese, in collaborazione con la compagnia petrolifera nazionale. Ansis ha lavorato anche con un’altra società norvegese, Sagex. Entrambe hanno corrotto un funzionario dell’intelligence, hanno condotto segretamente ricerche in tre direzioni e hanno scoperto l’incredibile estensione delle riserve siriane. Sono più importanti di quelle del Qatar.

Successivamente, Ansis è stata acquisita da Veritas SSGT, una società franco-statunitense con sede a Londra. I dati sono stati immediatamente rivelati ai governi francese, statunitense, britannico e israeliano, che hanno ben presto concluso la loro alleanza per distruggere la Siria e rubare il suo gas (.).

Soltanto nell’estate del 2013 il governo siriano è stato informato delle scoperte di Ansis e Sogex, compreso anche il modo in cui Washington era riuscita a comporre la coalizione che tentava di distruggere il Paese. Da quel momento, il presidente Bashar al-Assad ha firmato contratti con società russe per il futuro sfruttamento dei giacimenti.

Da parte sua, la British Gas esplorava i giacimenti palestinesi, ma Israele si opponeva al loro sfruttamento temendo che i proventi servissero per acquistare armi.

Nel luglio 2007 Tony Blair, nuovo inviato speciale del Quartetto (ONU, Unione Europea, Russia, Stati Uniti), negoziò tra Palestinesi e Israeliani un accordo che permetteva di sfruttare i giacimenti Marine-1 e Marine-2 a Gaza. All’epoca, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, il generale Moshe Ya’alon, pubblicò un intervento clamoroso sul sito web del Jerusalem Center for Public Affairs, in cui osservava che questo accordo non risolveva il problema, perché in ultima analisi ad Hamas sarebbe comunque toccata una parte di quel denaro finché fosse rimasto al potere a Gaza. Concludeva che l’unico modo per assicurarsi che questa manna non finanziasse la Resistenza era di lanciare una <operazione militare globale per sradicare Hamas da Gaza>.

L’attuale offensiva israeliana in corso a Gaza [lo scritto di Meyssan è del luglio 2014] risponde a diversi obiettivi. In primo luogo il Mossad ha organizzato l’annuncio del rapimento e della morte di tre giovani israeliani in modo da impedire alla Knesset di adottare una legge che proibisca di liberare dei “terroristi”.

Poi, l’attuale ministro della Difesa, il generale Moshe Ya’alon, ha usato il pretesto del rapimento per lanciare una offensiva contro Hamas, applicando proprio la sua analisi del 2007. Il nuovo presidente egiziano, il generale Abdel Fattah al-Sisi, ha ingaggiato come consulente Tony Blair, senza tuttavia che questi si dimettesse dalla sua posizione di rappresentante del Quartetto. In linea con la difesa degli interessi di British Gas, ha poi suggerito una “iniziativa di pace” totalmente inaccettabile per i Palestinesi, che infatti hanno rifiutato, mentre Israele l’ha accettata.

Questa mossa mira chiaramente a fornire l’occasione a Tsahal [l’esercito israeliano] di continuare la sua offensiva per “sradicare Hamas da Gaza”. Come sempre, l’Iran e la Siria hanno sostenuto la Resistenza palestinese (Jihad islamica e Hamas). Così hanno anche mostrato a Tel Aviv di avere la capacità di fargli male in Palestina tanto quanto esso ne ha fatto a loro in Iraq con l’intromissione dell’Emirato Islamico e del clan dei Barzani.

Soltanto la lettura degli avvenimenti in chiave energetica permette di comprenderli. Perché non è nell’interesse di Israele distruggere quell’Hamas che esso stesso ha contribuito a creare per ridimensionare Al-Fatah. Non è nemmeno nell’interesse della Siria di aiutarlo a resistere, dal momento che si è alleato con la NATO e ha inviati jihadisti a combattere contro il Paese. Il tempo della “primavera araba”, che doveva portare al potere i Fratelli Musulmani (di cui Hamas è il ramo palestinese) in tutti i paesi arabi, è passato. In definitiva l’imperialismo anglosassone è sempre mosso da ambizioni economiche che impone in spregio alle logiche politiche locali. La scissione che caratterizza il mondo arabo non è quella tra partiti religiosi e laici, ma quella tra Resistenti e Collaboratori all’imperialismo. (Fonte: Rete Voltaire. Traduzione di Luisa Martini. Fonte Megachip-Italia).

 

 

 
Nessun evento
ebrguerra.resized.jpg
CelticaCPA