--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Attività editoriali il mensile gli articoli Partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese: l’unica strada per rompere l’accerchiamento capitalista
Partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese: l’unica strada per rompere l’accerchiamento capitalista PDF Stampa E-mail

Dal n° 343 - Agosto 2014

Scritto da Fabio PRETTO   

Alcuni la chiamano democrazia economica, altri co-decisione dei lavoratori nel governo delle imprese, qualcuno azzarda e parla di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Nello stato borghese hanno sempre paura di pronunciare quella parola: Socializzazione. Perché è di questo che si tratta. Socializzazione intesa come partecipazione diretta e paritetica dei lavoratori alla conduzione delle aziende e partecipazione agli utili delle stesse. Altre volte su questo mensile antagonista abbiamo accennato alle esperienze in atto nell’America Latina e in particolare nel Venezuela di Ugo Chavez e in Argentina, dove addirittura si sta esperimentando il rivoluzionario sistema delle “Fabbriche senza padrone”, gestite dagli operai.

Qualcuno magari ci dirà che sono situazioni lontane da noi, che si possono attuare anche per situazioni geopolitiche e sociali legate a quelle latitudini. Allora parliamo della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese in vigore in Germania. Attenzione non è un esperimento! La partecipazione è in atto in Germania da sessanta/settanta anni. Dalla fine della seconda guerra mondiale. Questo periodo è sempre reso evidente dai demoborghesi che non vogliono certo dire che la partecipazione (massiccia e organica !!) dei lavoratori alla gestione delle imprese è in atto da circa la metà degli anni ’30. Voluta da Adolf Hitler e dal Nazionalsocialismo, in pratica non è mai stata rimossa dalla legislazione tedesca sul lavoro perché vantaggiosa per i lavoratori. Il contrario di quanto accaduto in Italia dove, alla fine della seconda guerra mondiale, la borghesia e i comunisti hanno pensato bene di annullare le leggi del Fascismo Repubblicano che prevedevano la Socializzazione delle aziende.

In Italia il ragionamento della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese trova molti oppositori, alcuni normali, altri del tutto inaspettati. Governo della borghesia, Confindustria, sindacati di regime, grillini e troviamo perfino i vari capi della sinistra cosiddetta di lotta: Bertinotti, Ferrero, Vendola. Se proprio non sono contrari, ignorano totalmente il problema della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Naturalmente con motivazioni diverse. Più urgente per costoro è la riforma del senato e la nuova legge elettorale. Quasi mai sentiamo i sedicenti difensori dei lavoratori parlare dell’opportunità, per i lavoratori, di nominare i loro rappresentanti nei consigli di amministrazione d’imprese pubbliche e private. Lavoratori che dovrebbero decidere nella stessa maniera di azionisti e dirigenti. Questo in Germania, come abbiamo scritto, è in vigore da settanta/ottanta anni. Il lavoro nelle aziende italiane, in concreto, non ha mai avuto voce ed è stato sempre e solo considerato un costo. Senza il controllo dei lavoratori le multinazionali e la finanza mondialista sfruttano i beni pubblici e conculcano i diritti dei lavoratori. Per contro in Germania i lavoratori non solo eleggono i loro rappresentanti sindacali aziendali, ma anche i rappresentanti negli organi decisionali aziendali con pari dignità di azionisti e dirigenti. Adesso in Italia nessuno dei partiti presenti in parlamento e nessuno dei sindacati che bazzicano nelle fabbriche porta come programma la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Naturalmente l’Europa ultra liberista, controllata da banchieri e mercanti, è favorevole a tutto un altro modo di fare nel mondo del lavoro: modello anglosassone con tutto il potere ai manager, utili da spartire solo fra gli azionisti (grandi famiglie e affaristi), banche, speculatori, fondi controllati dalle multinazionali.

Sembra che la strada della partecipazione sia chiusa ai lavoratori visto anche l’atteggiamento, come abbiamo scritto, delle cosiddette sinistre di lotte che quando vanno a governare se ne infischiano dei lavoratori.A Genova il sindaco Doria, d’ispirazione radical/chic vendoliana, ha deciso la privatizzazione dei trasporti municipali ma è stato duramente contestato dai lavoratori. Questo comunista da operetta voleva privatizzare un ente pubblico e nella privatizzazione erano compresi, naturalmente, licenziamenti e aumenti delle tariffe. Non ha minimamente pensato che i lavoratori possono dare il loro contributo a un cambio di gestione dell’ente e al suo risanamento.

Da notare che in Italia esistono articoli della costituzione che prevedono il contrario delle privatizzazioni. Articoli mai applicati dallo stato borghese. In particolare l’articolo 43 della costituzione dice:“AI fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”. L’articolo 46 entra addirittura nel merito della partecipazione dei lavoratori alla gestione e delle imprese:-“Ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nel modo e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

Mai a nessuno dei ‘comunisti’ da commedia musicale, che bazzicano nella politica italiana, è venuto in mente di chiedere che, per esempio, i lavoratori dell’Ilva di Taranto entrassero nel consiglio di amministrazione dell’azienda al fine di controllare l’uso che era fatto dei capitali pubblici stanziati per risanare l’azienda. Il fatto principale è che in Italia per partecipazione dei lavoratori s’intende solamente la cooptazione di dirigenti dei sindacati di regime in organismi pubblici (vedi INPS). Qui bivaccano intascando sostanziosi gettoni di presenza. Non si da Italia la possibilità (sempre Germania docet) ai lavoratori di eleggere loro rappresentanti nei consigli di amministrazione delle imprese pubbliche. Qui si continua privatizzare, mentre a Berlino l’azienda dell’acqua da privata è diventata pubblica. Qui si continua a privatizzare, mentre i cittadini dovrebbero partecipare alla gestione e al controllo diretto delle varie municipalizzate (acqua,trasporti,rifiuti,energia). Il nostro paese (ma anche l’Europa !) sta diventando un enorme centro commerciale che favorisce multinazionali e grandi famiglie di affaristi. In Italia le amministrazioni si guardano bene dal permettere ai cittadini di partecipare alla gestione della cosa pubblica favorendo i casi di corruzione emersi in questi ultimi tempi.

Ma andiamo a vedere nello specifico la posizione di certi sedicenti oppositori.

Beppe Grillo lancia tuoni e fulmini contro il governo Renzi, ma non porta mai un attacco deciso al cuore dello stato borghese. In particolare, per quello che riguarda il mondo del lavoro, non lo abbiamo mai sentito proporre all’interno dello stesso quelle forme che lui chiama “di democrazia diretta”. Grillo denuncia il burocratismo dei sindacati di regime ma non si sbilancia per proporre una risoluta partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese e della cosa pubblica. Il segretario generale della CISL Bonanni (tipico esempio di sindacalista di regime) si limita a proporre (pro domo sua) la calata dei sindacalisti nei consigli di amministrazione delle aziende. Mai non parla di cogestione e di partecipazione dei lavoratori. Men che meno il Bonanni propone l’elezione diretta da parte dei lavoratori di loro rappresentanti nei consigli di amministrazione delle aziende senza passare attraverso il filtro delle burocrazie sindacali. Susanna Camusso, segretario CGIL, raramente propone l’applicazione degli articoli della costituzione collegati alla cogestione. Sembra quasi che i sindacati abbiano paura di essere scavalcati dai lavoratori che eleggendo i loro rappresentanti nelle aziende potrebbero far saltare le burocrazie dei sindacati di regime. La sinistra marxista non è da meno nel temporeggiare in merito a proposte di cogestione operaia. La loro paura e di non poter più sfruttare politicamente la lotta di classe e se ne fregano del fatto che, con una Socializzazione marcata, si porterebbero invece i lavoratori al governo e al controllo della cosa pubblica. Se ne fregano del fatto che l’accerchiamento capitalista potrebbe essere demolito.

Da un punto di vista minimalista la partecipazione alla gestione delle imprese da più potere ai lavoratori nei confronti di azionisti e manager di un’azienda e in un ente pubblico, ma a noi questo non basta e riaffermiamo quindi la nostra posizione estremista e intransigente in merito alla partecipazione. Cooperativismo alla base di tutte le attività produttive. Nazionalizzazione con passaggio a tappe forzate alla Socializzazione per aziende di Stato e private. Passaggio successivo le “fabbriche senza padrone”. Partecipazione diretta dei cittadini e dei consumatori alla gestione della cosa pubblica (trasporto pubblico, municipalizzate, sanità, scuola di ogni ordine e grado). È la Socializzazione totale.

Durante questi ultimi anni all’interno delle imprese e degli enti pubblici si è instaurato un modello di governo autoritario controllato dalle classi privilegiate e da partiti politici corrotti. I lavoratori non sono più il sottoproletariato ottocentesco ma sono, al contrario, in grado di cogestire grandi imprese meglio di certi finanzieri i cui effetti disastrosi di gestione sono noti a tutti. La questione della Socializzazione deve essere imposta con forza da forze sindacali nuove e libere da legami con i sindacati di regime. Forze sindacali realmente rivoluzionarie e popolari.

 
Nessun evento
degrelle_1.jpg
CelticaCPA