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8 mq al secondo PDF Stampa E-mail

Dal n° 342 - Luglio 2014

edizione:  EMI, Bologna 2014, pp. 63, euro 4,50

titolo:  8 mq al secondo

autore:  Domenico Finiguerra

Scritto da Leonardo FONTE   
Martedì 01 Luglio 2014

A tutto v’è un limite. E al degrado prodotto della società moderna, diretta e plasmata dagli abusi del modello neocapitalistico, deve essere posto un limite, meglio un arresto, diretto anche al coinvolgimento e al consenso popolare. Un limite bisogna energicamente porlo al partito trasversale del cemento ed alle proprie appendici operative paramafiose e imprenditoriali che ne stanno a capo, entro e fuori delle istituzioni parlamentari della corrotta e degradata colonia italiota, che senza scrupolo alcuno deturpano e distruggono l’ambiente e quanto resta in Italia dell’immenso patrimonio storico e architettonico, archeologico e culturale.

Anche questa – quella contro ‘asfalto e cemento’ e il saccheggio dell’ecosistema – è una battaglia contro l’invasione delle regole del profitto tout-court e per la salvaguardia della naturalezza dell’ecosistema, quindi, di quanto resta del pianeta, del paesaggio circostante, della nostra vita e, sopra tutto, del futuro. Una battaglia che l’ambiente, ciò che rimane di esso, nazionalrivoluzionario ha ‘regalato’ agli altri…

Quante volte in incontri e discussioni, chiacchierate politiche informali od organizzate abbiamo detto e ripetuto che se dipendesse da noi, se fossimo “al potere”, sarebbe posto un perentorio e più che consapevole divieto di allargare ancora le aree ed i perimetri urbani e di porre, in tal senso, fine alla continua e deleteria cementificazione di campi, aree agricole, corsi d’acqua, fiumi, demanio costiero etc.? Lo abbiamo affermato sinteticamente in algida sintonia alla nostra visione del mondo, al nostro sentire, a quanto aderiamo in senso politico e metapolitico, in una perfetta ed armonica coesistenza con quanto ci circonda. Oltre ad essere sicuri del fatto che decenni di invasioni e di speculazioni edilizie, insieme a decenni e decenni di opere di devastazione ai danni della terra e della natura (unite alla logica neoliberista e modernista che vede nel saccheggio dell’ambiente un mezzo per creare profitti, per accrescere i consumi, i guadagni molto spesso illeciti), debbano essere arrestati. Tutte queste frodi ai danni della Terra devono essere politicamente combattute e messe nelle condizioni di non arrecare ulteriori danni al già fragile equilibrio naturale.

Serve consapevolezza, mobilitazione popolare, impegno militante; e serve in tal maniera l’esperienza della piazza e della strada come momento di aggregazione e di battaglia politica, per creare l’Alternativa Rivoluzionaria al Sistema anche – è una priorità imprescindibile – attraverso l’impegno diretto a difesa della natura e della naturalezza dell’ecosistema.

“8mq al secondo - salvare l’Italia dall’asfalto e dal cemento” è un agile “infralibro” (così tiene a sottolineare una nota dell’editore), un vero e proprio agit-prop antagonista, stilato da un ex sindaco d’un paese dell’hinterland milanese – non ci interessa a quale segmento del panorama istituzionale dettato dal lessico liberalborghese ‘destra-centro-sinistra” appartenga -, il quale ha avuto il pregio di aver stilato e adottato un piano regolatore che ha bloccato il consumo del territorio nell’area di pertinenza del comune.

Domenico Finiguerra, come detto, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano è stato anche tra i promotori del movimento “stop al consumo del territorio” e del “forum nazionale salviamo il paesaggio – difendiamo i territori”. Nella realtà, come anche riportato sinteticamente nel libretto qui recensito – del quale sottolineiamo anche la ‘simpatica’ veste grafica –, la speculazione edilizia e il partito trasversale della cementificazione, integratosi perfettamente col corrotto sistema affaristico della malapolitica, anello di congiunzione della parallela mafia al potere, molto attiva e intraprendente negli affari, hanno nel tempo “cementato”, irretito ed ingabbiato, buona parte del nostro territorio, la sua bellezza e peculiarità – Pompei, Roma e Agrigento, Tivoli; chi più ne ha più ne metta – mettendo a rischio serio lo stesso equilibrio dell’ambiente e la nostra sicurezza (alluvioni, inondazioni, frane; basterebbe qui solo citare quanto accaduto con la costruzione della diga sul Vajont…servirebbe avere a supporto l’incisivo ed arguto bisturi narrativo di Mauro Corona), come quello dell’enormità dei beni architettonici ed archeologici, paesaggistici e culturale dei quali l’Italia è ricchissima in ogni latitudine e longitudine.

Otto metri quadrati al secondo è il ritmo col quale viene deturpato, attraverso colate di asfalto e cemento, il paesaggio con la bellezza e la biodiversità, l’agricoltura e la conformazione del territorio dell’Italia intera. Di fronte a tale scempio però, pian piano, è sorta una aggregazione costante e ‘silenziosa’ che oggi ha trovato sul piano nazionale e trasversalmente su quello politico, in città, borghi e paesi, una piattaforma di tesi e di rivendicazioni determinata a contrastare il corso dello scempio ai danni del nostro paesaggio. Inutile nascondere che le colate di cemento, le cementificazioni, lo scempio del paesaggio sono quanto meno irreversibili. L’uomo plasmato dall’ideologia liberale e positivista ha distrutto l’impossibile. Tale mostruosità avanza implacabile dalle foreste del Borneo a quella Amazzonica, dall’Artico al Mediterraneo. Insieme alla terra hanno compromesso il mare, le coste, le sorgenti, le falde acquifere.

Non vogliamo appositamente riportare passi del libro: non faremmo altro che apportare ripetizioni nella denuncia. Quindi, ne evidenziamo coscientemente la lettura.

Affermiamo che questa battaglia non è e non può restare isolata, non può essere unicamente uno stendardo di chi si definisce ‘verde’ o ‘ambientalista’. Non ha e non avrebbe senso.

La battaglia a difesa dell’ambiente e della naturalezza va articolata, a pieno titolo, nel computo di quella, totale ed organica, rivoluzionaria, contro il mondialismo, contro il corso dell’input liberalcapitalistico, contro i profitti delle mafie e delle multinazionali, contro la corruttela e il malaffare del parlamentarismo democratico-borghese.

La mobilitazione popolare e rivoluzionaria non può essere disgiunta per ‘temi’ e per settori, dato che l’idra mondialista nel suo complesso avanza imperterrita non facendo alcuna distinzione tra le vittime causate, accumulando macerie e cadaveri su ogni ‘tema’… lavoro, banca, ambiente, sanità, guerre imposte, dominio neocolonialista, sfruttamento ed estensione dell’area degli sfruttati.

Sfruttati di tutto il mondo uniamoci contro l’unico mortale nemico: l’usura mondialista!

Oggi più che mai la battaglia è quella degli sfruttati contro gli sfruttatori; contro tutti quanti detengono le leve del potere. Contro gli Usa e la Nato che usurpano la sovranità nazionale ed europea, contro la piovra ebraico-sionista che sfrutta, occupa e compie eccidi in Medio Oriente, contro le strutture dell’alta finanza mondialista – Fmi, Bm, Wto, Trilaterale, Ue – che seminano precarietà e povertà; contro la politica dell’unione europea che non integra i popoli del vecchio continente ma ne divarica interessi e destini. Contro quanti sfruttano la natura, l’ordine naturale delle cose, unicamente per accrescere profitti e potere.

Mai più guerre tra sfruttati ed emarginati dalle strutturazioni neocolonialiste. Non ‘contrapposizione’ agli immigrati: bensì ‘guerra’ a quanti gestiscono la nuova tratta degli schiavi; non ‘contrapposizione’ ai drogati, bensì ‘guerra’ a quanti gestiscono il commercio degli stupefacenti; nessuna ‘contrapposizione’ tra poveri e neo-poveri: semmai contrapposizione senza alcun compromesso contro le strutture del potere. Questa la priorità odierna, il resto viene dopo. Semmai non sia già troppo tardi…

 
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