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Scalfire e disintegrare i pilastri dell’allucinazione mondialista PDF Stampa E-mail

Dal n° 341 - Giugno 2014

Scritto da Davide D’AMARIO   

«L’opposizione istintiva degli ebrei ad ogni ordine stabilito è la conseguenza diretta del loro sforzo secolare per conservare l’immutabilità del loro ideale e la costanza delle loro tradizioni originarie. Lo spirito di rivolta inerente al giudaismo è di una qualità tutta negativa, lavora nel seno delle nazioni per dissolverne ogni forma religiosa, politica, sociale, vuole eternamente distruggere per un istinto egoista di conservazione»

Georges Batault (1921)

Il 25 maggio e ludi cartacei della democrazia unionista europea son passati, come ampiamente definito in precedenza nulla è cambiato, in Italia addirittura ha sfondato il Partito Democratico del massone Renzi, confermando che il più fedele mercenario al soldo della plutocrazia è il partito erede del PCI euro-comunista. Altro dato che potrebbe far sperare, ma che non è stato possibile indirizzare in Italia è la crescita del populismo, tentiamo velocemente di darne una definizione: il populismo tende a rifiutare ogni identificazione alla dicotomia destra/sinistra, è generalmente multiclassista, sostanzialmente vi sono ingredienti contrastanti nell’amalgama di questi movimenti, vi è una richiesta di diritti politici e partecipazione universale della gente, tutto questo condito con un certo “autoritarismo” incarnato da una figura carismatica. In questa prima indicazione possiamo semplificando riconoscere una vaga somiglianza in Italia a movimenti come il M5S della ditta Casa-Grillo e dell’ultima Lega Nord di Salvini. Parimenti il populismo strutturato può sicuramente contenere anche elementi più determinati e importanti, cioè una sorta di socialismo, unita da una vigorosa difesa della piccola proprietà contro i grandi trust e le classi parassite e privilegiate, ovviamente nel populismo vi entra anche certa tendenza al nazionalismo. Un esempio secondo me indicativo di populismo-socialismo nazionale è riscontrabile nell’esperienza politica e governativa del regime di Peron in Argentina.

Per fare un esempio storico, che crediamo molto calzante con il periodo attuale, riportiamo di seguito l’analisi che sviluppò durante la fondazione del movimento a Saint Louis nel 1892 il Partito populista d’America: «…Ci troviamo al centro di una nazione sull’orlo della rovina morale, politica e materiale. La corruzione domina le urna elettorali, le legislature, il Congresso, e tocca perfino le toghe della magistratura. I giornali sono sovvenzionati e imbavagliati, l’opinione pubblica è messa a tacere; gli affari vanno in malora, le case sono coperte da ipoteche, i lavoratori impoveriti, la terra concentrata nelle mani dei capitalisti. La mano d’opera importata a prezzi irrisori tira giù i salari, un esercito è stato approntato per sparare sui cittadini … il potere nazionale di batter moneta è messo completamente al servizio di chi possiede obbligazioni, l’argento che è stato accettato come moneta sin dall’alba dei tempi è stato demonetizzato per aumentare il potere d’acquisto dell’oro diminuendo il valore di tutti i beni e del lavoro umano e la riserva di denaro liquido è stata ridotta apposta per arricchire gli usurai, mandare in bancarotta le imprese e schiavizzare l’industria…». Questa veloce analisi su un aspetto certo secondario, è per affermare che in Italia il blocco anti-imperialista, anti-mondialista, nazional-rivoluzionario e socialista nazionale è completamente assente. Quindi estraneo al popolo.

 

Occorre allora gridare a pieni polmoni che, quando pure non lo fosse in passato, il re è oggi nudo. Ed anche una semplice tornata elettorale lo sta li a dimostrare. Additare le contraddizioni tra le mielate parole del Sistema e la mortifera applicazione dei suoi postulati, è facile per i nostri occhi e per i nostri cuori alati, in un periodo come quello attuale in cui anche una parte della popolazione li avverte. Chiarire che il Libero Occidente non è la big happy family sognata dall’ideologia americana. Indicare che la liberté senza un fine è solo espressione di una neolingua orwelliana. Spiegare che l’égalité dell’ideologia cristiana/ebraica comporta solo abiezione individualistica. Mostrare che la Famiglia Universale (condita di trans, omosessuali e lesbiche, gender), è un’informe accozzaglia ove il vicino scanna il vicino, il parente il parente; che la fraternité lentamente diviene inno all’assassinio. Occorre, da Buoni Europei eredi di un plurimillenario sistema di princîpi, non lasciarsi sedurre da alcuno che sia stato comunque permeato dal veleno dell’americanismo. Pensiamo alla stessa imposizione del nuovo cameriere del mondialismo italiano, Matteo Renzi, che ripropone ancora e in misura multipla rispetto al massone Berlusconi, le sembianze dello yankee, e il risultato elettoralistico è stato cospicuo, quindi parte dell’elettorato italiano è assuefatto e prono all’ideocrazia americana. Occorre quindi, mostrare a chiunque che un progetto mondialista come quello imposto da Jahweh agli “arruolati” non può che esigere repressione, e che una società come quella americana, dis-integrata in isole etniche, deve necessariamente diventare uno Stato di polizia, con riduzione delle libertà e della sicurezza di ognuno. Perché l’Italia sotto l’ispettorato della “gendarmeria” dell’UE questo sta divenendo. Il nazional-rivoluzionario, noi, camerati di Avanguardia, anche tra mille difficoltà abbiamo il dovere di indicare il nemico e di svelarne le molteplici forme che convergono verso l’instaurazione di una repubblica universale. Quindi anche con mezzi non appropriati, continuiamo a provare a scalfire i pilastri portanti dell’Allucinazione Mondialista.

In questa fase globalizzante gli obiettivi degli Stati Uniti  appaiono sempre più chiari. Con il Trattato Transatlantico di libero scambio, la struttura ultra-capitalista cerca di eliminare quanto più possibile i dazi doganali tra le due sponde dell’Atlantico, omogeneizzando gli standard, aprendo il settore dei servizi alla concorrenza tra le due aree, promovendo una ulteriore liberalizzazione finanziaria e l’accesso delle imprese private ai settori che in Europa sono pubblici, compreso quello della difesa, gli Stati Uniti mirano da un lato a creare la più grande area commerciale del pianeta, con circa 500 milioni di consumatori col reddito medio più alto del pianeta, e ad instaurare pienamente e definitivamente anche in Europa il modello economico nordamericano. Un’area che, rafforzata con l’analogo accordo transpacifico, rappresenti la risposta strategica statunitense alla galoppante ascesa commerciale della Cina e degli altri Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Sud Africa). Ma non si tratta solo di rafforzare e “blindare” un primato commerciale creando vastissime zone egemonizzate di “libero scambio” e consolidando così il primato militare e politico. Chi ha il primato commerciale ha anche il primato monetario. Si tratta per gli Stati Uniti, di preservare il ruolo del dollaro quale moneta degli scambi internazionali, e quindi il signoraggio monetario sul resto del mondo. Come avevamo accennato nel precedente numero della rivista questo accordo Usa – Ue riduce gli standard di qualità dei prodotti e le tutele sociali generali (già colpite e tartassate delle “leggi” perverse della burocrazia europea). Ma il rischio più grave è la protezione accordata dal Trattato agli investimenti: in base ad essa le società private possono citare in giudizio gli Stati e le istituzioni locali (ed ottenere risarcimenti multimilionari) se essi emanano norme (ad esempio maggior tutela dei lavoratori, più severe norme di protezione ambientale) che riducono i profitti attesi dall’investimento. Con questa protezione accordata alle multinazionali, in pratica verrebbero ceduti ai privati, gli ultimi brandelli di sovranità rimasti agli Stati nazionali europei, e persino alle loro istituzioni locali. La seguente affermazione di Jacques de Maisonrouge, presidente IBM France è del 1982 ed è profetica: «…Negli affari le frontiere non esistono; ci sono certo delle entità etniche, linguistiche e culturali, ma esse non definiscono né le tendenze del consumatore, né le esigenze degli affari. L’intero mondo è l’estensione di un unico mercato». Parimenti, è necessario mostrare a chiunque che gli investimenti finanziari nordamericani in ogni paese possiedono una valenza non solo economica, ma anche culturale e spirituale, ribadire che la propaganda americana è un incessante lavaggio di cervelli che, oltre a prodotti cine-televisivi, impone modelli di pensiero e di vita. La guerra classica mira al cuore per uccidere e conquistare, la guerra economica al ventre per sfruttare e arricchirsi, la guerra culturale alla testa per paralizzare senza uccidere, conquistare decomponendo, arricchirsi disfacendo ogni popolo.

In Italia la situazione è quella che fin troppo ottimisticamente indicano gli istituti di statistica del capitalismo nostrano, è sono già allarmistici. Dati disoccupazione Istat: un giovane su due senza lavoro: «…Il tasso di persone senza lavoro nel primo trimestre del 2014 ha raggiunto il 13,6%, in crescita di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta, in base a confronti annui, di un massimo storico, ovvero del valore più alto dall’inizio delle serie trimestrali partite nel 1977. L’Istat ha inoltre rilevato che il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è salito al 46%, anche in questo caso al massimo storico.

Nel primo trimestre del 2014 il numero delle persone disoccupate ha sfiorato i 3,5 milioni, salendo precisamente a 3 milioni e 487 mila (in aumento di 212 mila unità su base annua). Il tasso di disoccupazione ad aprile risulta pari al 12,6%, stabile rispetto a marzo, ma in aumento di 0,6 punti su base annua. L’Istat ha spiegato che questi sono dati provvisori e destagionalizzati, quindi non comparabili direttamente a quelli trimestrali grezzi. Stesso discorso per il tasso di disoccupazione dei giovani under 25 ad aprile, al 43,3% (massimo storico). Il tasso di disoccupazione ha toccato il suo picco nel Mezzogiorno, dove è volato al 21,7% nel primo trimestre del 2014. E tra i giovani ha raggiunto addirittura il 60,9%. Sono 347 mila i ragazzi in cerca di lavoro nel Sud, pari al 14,5% della popolazione in questa fascia d’età.»

Occorre convincersi che non esistono scorciatoie e che solo una costante e buona semina può portare ad un nuovo raccolto. Riscoprire con fredda intelligenza, rivalutare con equilibrio il patrimonio ideo-storico delle nostre tradizioni e delle nostre strutturazioni sociali che è purtroppo, ignorato, minimizzato, mistificato e stravolto dai gazzettieri del Sistema. Riscoprire con fredda intelligenza, rivalutare con equilibrio il patrimonio ideostorico dei fascismi … in particolare ovviamente la struttura sociale e del lavoro del nazionalsocialismo e del fascismo repubblicano. Parimenti, non cadere nelle trappole che il sistema “inventa” tipo la “decrescita” (che non è autarchia), cui purtroppo molti camerati e ribelli al mondialismo strizzano occhio e cuore. Sono bagliori bucolici che se posson far sognare ritorni a pascoli scomparsi, costringono a rinunciare al futuro socialista e nazionale.

Chiudiamo questa breve analisi con un passo dello studioso Gianantonio Valli: «…La guerra culturale, da due millenni promossa da un sistema di valori non europeo, ha usato delle libertà concessegli dalla buona fede europea per insinuarsi dappertutto, minare all’interno ogni Stato, annientare la spiritualità dei popoli che hanno accolto i suoi porta-parola. Le guerre, la lotta politica, il saccheggio e gli accordi – eterni da che mondo è mondo – sono sempre avvenuti tra popoli che vivevano dei propri Valori come pesci nell’acqua. Ma oggi il mare è sporco e domani sarà morto. Dobbiamo forse attendere, senza nulla dire né fare, che vengano annientate tutte le comunità naturali, le etnie, le culture, i popoli, le nazioni, al fine di trasformare questi infiniti mondi spirituali in mefitiche zone commerciali cosmopolite, nelle quali l’individuo vaghi ottuso in una vita sempre più assurda e più breve?…»

 
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