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Ucraina: quale futuro? PDF Stampa E-mail

Dal n° 338 - Marzo 2014

Scritto da Leonardo FONTE   

Camerati ed amici ci hanno chiesto un giudizio sui recenti fatti susseguitosi in Ucraina.

Bene. Lungi da velleitarismi, approssimazioni, demagogie, sentimentalismi e anacronismi, bisogna porsi la domanda se oggi l’Ucraina ha compiuto un salto verso il cappio della tecnocrazia mondialista, qui rappresentato dall’Unione europea, dalla grande finanza speculatrice e dalle strutture mondialiste, come verso la tenaglia imperialista e guerrafondaia della Nato. O se buona parte del popolo ucraino abbia voluto compiere un salto verso quello che loro reputano libertà, ossia verso l’Europa occidentale.

Diciamo questo perché sappiamo benissimo che l’Ucraina, in tempi moderni, è da sempre stata divisa a metà. Una parte del popolo è fortemente slavofoba e russofoba, una parte slava e russofila. Se è vero che la bestialità giudaico-bolscevica, stalinista, ha colpito duramente questo popolo, se è vero che gli ucraini hanno accolto come liberatrici le truppe nazionalsocialiste combattendo in gran massa al fianco dei tedeschi contro la Russia, in ben 30.000 nella Waffen SS costituendo gli organici di ben due Divisioni, quali la “XIV Galicien” e la “XXX Weissruthenien” [oltre a nove battaglioni di tartari di Crimea, due divisioni di cavalleria cosacca, eppoi ruteni, galiziani - resti di reparti di queste truppe hitleriane combatterono tra le foreste i russi fino al 1947 -, bielorussi, caucasici etc], si può capire parte di quanto successo. Affermiamo questo pur considerando che l’Ucraina appare destinata a far parte del novero di nazioni assoggettate al becero occidentalismo consumista, preda dell’usura finanziaria e multinazionale.

 

Certamente l’Ucraina appare indirizzata ad essere preda delle dinamiche del dominio finanziario del Fondo Monetario Internazionale, della Banca mondiale e della BCE, del WTO; le sue ricchezze energetiche saranno preda di multinazionali fameliche. Oltre al dato imponderabile che Kiev sarà destinata, stando così le cose, a servire militarmente le mire espansionistiche atlantiste guerrafondaie della Nato. Considerando il tutto ci si potrà porre in linea per compiere le più diverse analisi ed interpretazioni geopolitiche sul futuro.

Oltre questa sintesi analitica, riteniamo bisogna pur prendere in considerazione la grande ambiguità della Russia e di Putin. Una politica con parecchi lati oscuri, che in qualche caso sembra posizionarsi in parallelo col corso voluto dagli Usa che, come accaduto durante il II conflitto Mondiale, spesso sciorinano milioni di dollari verso il ‘nemico’ russo al fine di quietarlo. Una Russia ‘apatica’, politicamente discutibile, che indispettisce, che non ha mosso un dito a difesa dei “fratelli” serbi quando fu attaccata militarmente e bombardata da Usa e forze Nato; una Russia latente, in letargo come gli orsi nel periodo invernale che non ha mosso un dito per perorare la causa dell’“alleato” siriano. Ambiguità e lassismo non riscontrabile, per quanto riguarda il caso siriano, nella galassia Sciita: Iran e Libano degli Hezbollah prontamente hanno inviato le loro milizie rivoluzionarie a dar man forte al “fratello” Assad a combattere contro le ingerenze atlantiste ed il terrorismo di stampo salafita e wahabita interessato ad egemonizzare l’area.

Eppoi la viltà e la farsesca quotidianità di stampo liberaldemocratica e massonica viene a parlarci di “lotta al male”, di “lotta al terrorismo”, quando nella prassi non ha fatto altro che appoggiare negli anni, dall’Afghanistan alla Libia, tali tendenze criminali!

Dalla caduta del muro di Berlino, la nuova oligarchia russa è apparsa interessata - anzi ha prodotto introiti miliardari a mai finire - ad arricchirsi, senza pensare minimamente al popolo, nè alla ridistribuzione dei proventi acquisiti grazie alla esportazione delle risorse energetiche.

È vero che nella Russia europea, nel Caucaso, così come in Asia Centrale, le più svariate politiche di destabilizzazione avanzate dagli Usa e da Israele, dalla Turchia e dall’Arabia Saudita sono state non indifferenti, ma è pur vero che i popoli non russi che per quasi due secoli hanno subìto pesantemente le vessazioni e le atrocità dello stalinismo e del sovietismo d’istinto hanno allargato le braccia a quanti han paventato loro la libertà. Kiev diventerà preda anche della falsa libertà generata ed esportata dall’Occidente consumista, coi suoi feticci, falsi miti, materialismi d’ogni genere. Di contro, però, cosa hanno prodotto decenni di bolscevismo, di stalinismo e di “socialismo reale” nell’Est Europa, nell’Eurasia governata dall’ex Urss? Coorti di immigrati, di poveri e di disperati, che vivono in condizioni subumane nelle periferie degradate dell’Occidente europeo, sotto ponti e cavalcavia in condizioni a dir poco bestiali. Ed è reale affermare che gli immigrati dell’Europa dell’Est sostano nel gradino più basso di tutto il lacerante e degradante fenomeno dell’immigrazione. Eppoi un vasto e bestiale mercato di schiave, di giovanissime schiave, indirizzato a soddisfare gli appetiti sessuali di tre/quarti del pianeta. Migliaia di poverette ostaggio del mercato della prostituzione e della pornografia, oltre ad una mafia operante ad alti livelli, su ogni piano, capace di produrre e muovere miliardi su miliardi. Donne e bambine dell’Est europeo da oltre due decenni muovono un mercato mafioso che introita miliardi su miliardi e che interessa in particolar modo Israele. Come scrive la “indignata” Loretta Napoleoni nel suo “Economia canaglia” edito da il Saggiatore [leggetelo!], “Israele è uno dei maggiori importatori di prostitute slave. Ogni anno dalle 3000 alle 5000 donne, dell’ex blocco sovietico, vengono introdotte clandestinamente in Israele e vendute all’industria della prostituzione”. Tali profitti riciclati in Israele, solo tra il 1990 e il 1995, hanno portato a circa quattro miliardi di dollari di investimenti nelle banche israeliane. Il boss ucraino Semion Mogilevich tra il 1988 e l’ ‘89, grazie alla prostituzione, ha riciclato dieci miliardi di dollari verso la Bank of New York...

Lungi da noi ogni sterile ed anacronistico anticomunismo, che abbiamo superato da oltre due decenni; però ci sentiamo di affermare che quanto accade oggi in quei territori è solo il ‘naturale’ corso d’un processo che trae origine dal dispotismo, dalla estrema mancanza di diritti e della libertà, dalla povertà in cui sono stati tenuti interi popoli: dagli ortodossi ucraini ai tatari mussulmani di Crimea.

Oggi in Ucraina si rischia una guerra civile, anche se militarmente tra Kiev e Mosca non c’è partita che si possa giuocare... [le forze militari ucraine non brillano in efficienza; “a Sarajevo furono pure scoperti in un traffico di ...prostitute” cfr. il Corriere della Sera, del 3 marzo 2014, p.3], come si rischia un ennesimo bagno di sangue tra europei. Scontri si sono già registrati tra tatari antirussi e la popolazione russofila nella parte orientale della nazione ed in Crimea. Così come in maniera estenuante si accavallano le accuse, da una parte e dall’altra, di “fascismo” e “antisemitismo”.

Non spira un buon vento in Europa. Purtroppo al momento non vediamo spiragli. Non c’è, perdonateci, Adolf Hitler, ultima speranza d’Europa, così come il socialismo rivoluzionario al potere! Non esiste neanche la possibilità d’una convivenza civile, d’una reciproca sussidiarietà, di una cooperazione pacifica. A farla da padrone saranno gli interessi economici e le speculazioni - e purtroppo continueremo ad assistere anche ad un violento stupro sull’ecosistema - su come e su chi dovrà guadagnare dalla vendita di gas, di metano e di petrolio.

 
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