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Governo Renzi: la plastica facciale dello stato demoborghese PDF Stampa E-mail

Dal n° 338 - Marzo 2014

Scritto da Fabio PRETTO   

Nel romanzo “Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il personaggio che risponde al nome di Tancredi pronuncia una frase che spesso è usata per far capire che un cambiamento è solamente apparente: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi !”.

 

Lo stato demoborghese, oramai incapace di rappresentare qualche cosa in questa nazione, ha deciso di mandare in campo il suo numero tredici: Matteo Renzi sindaco di Firenze, segretario del Partito Democratico e “Fonzie” della politica italiana. Il rappresentante del “nuovo”, nella politica italiana, non ha esitato molto e ha fatto subito capire quali sono le intenzioni del suo governo. Al di là delle roboanti dichiarazioni valgono i fatti, o meglio i nomi della compagine di governo. Per il ministero delle attività produttive la scelta è caduta su Federica Guidi, già presidente di “Confindustria giovani”, rampollo di una famiglia d’industriali che (alla faccia delle attività produttive) ha pensato bene di “delocalizzare” le sue industrie in paesi del terzo mondo, dove i costi del lavoro sono in pratica azzerati. Il giornalista sinistro Corradino Mineo, ora parlamentare del PD, ha placidamente spiegato che non c’è nessun male se al governo ci sta una “sindacalista” di Confindustria, è il segno del cambiamento.

Al ministero dell’economia ha trovato collocazione il signor Pier Carlo Padoan, il cui curriculum recita: “Presidente dell’ISTAT (uno dei più conosciuti enti inutili in Italia), consulente della banca mondiale, della commissione europea, della banca centrale europea, direttivo esecutivo per l’Italia del FMI dal 2001 al 2005 con responsabilità; fra l’altro anche sulla Grecia, consigliere economico dei presidenti del consiglio D’Alema e Amato”. Roba da ergastolo. Il presidente del consiglio ha riconfermato nelle loro cariche ministeriali i rappresentanti dell’ennesimo partito virtuale che è rappresentato in parlamento: il nuovo centro destra. Poi qualche volto seminuovo prestato al presidente del consiglio dalla nomenclatura PD per far credere che ci sia un cambiamento. Preocupante che il cosiddetto commissario per la spending review sarebbe di nuovo Cottarelli, il signore dei tagli allo stato sociale. Preoccupante pure il fatto che nel pomeriggio del 27 febbraio 2014 il FMI abbia espresso parere positivo sul governo Renzi e sul suo programma.

Al di là della plastica facciale vediamo cosa si propone il Renzi. Nella sua agenda egli ha segnato, quali temi prioritari, il lavoro, il fisco, la burocrazia. Ancora una volta un governo dello stato borghese scopre l’acqua calda! Ma ancor prima, su richiesta di ‘re’ Giorgio Napolitano, bisognerà mettere mano alla legge elettorale. Per cassintegrati, pensionati, esodati, disoccupati, la legge elettorale è molto importante! Come importanti sono le riforme istituzionali. La seconda tappa del giovin fiorentino annuncia provvedimenti atti a incoraggiare l’occupazione. Provvedimenti che per il momento non sono molto chiari. L’unica cosa chiara di questi provvedimenti riguarda l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che va incontro all’abolizione. Da parte della quadruplice sindacale (CGIL, CISL, UIL, UGL) ancora una volta silenzio assordante. Il foglio d’ordini della borghesia per antonomasia (vedi “Corriere della Sera”) ha prontamente rilevato che nel mercato del lavoro ci sarà uno scossone grazie alla detassazione per le assunzioni dei giovani sotto i trenta anni. I settori individuati quali “campioni” per questi scossoni sono quelli della ricerca e dell’innovazione. Per il borghesotto fiorentino operai e lavori manuali non esistono.

Non ci interessa molto la riforma della pubblica amministrazione perché anche qui siamo alla scoperta dell’acqua calda e alle solite e inutili chiacchiere.

Ci interessa di più la riforma del fisco. Il Renzi propone una manovra di detrazioni che vanno a favorire solo le aziende. Qualcuno dirà che se le aziende pagano meno tasse saranno più generose verso i lavoratori. Pia illusione. Il solo contentino per lavoratori e pensionati è uno sgravio di 450 euro l’anno per i redditi inferiori ai 15.000 euro. Sempre e solo premi di consolazione per il popolo. Loro continuano a banchettare.

Ritorniamo ai provvedimenti economici, quelli che più interessano i lavoratori. Ancora una volta le sinistre, quando sono al governo, vanno a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori. Nella fattispecie si ritorna a parlare, come abbiamo scritto prima, di abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori solamente per i nuovi assunti. Per chi non lo sa il “famigerato” articolo 18 prevede, per un lavoratore ingiustamente licenziato, la possibilità di riassunzione. Ora far credere che l’abolizione di quest’articolo possa essere utile al rafforzamento delle politiche per l’impiego è pura immaginazione. L’unica cosa che rafforzerà l’abolizione dell’articolo 18 sarà che le aziende e gli industriali avranno mano libera in merito ai licenziamenti. E come dicevamo prima, da parte della quadruplice sindacale, sempre un assordante silenzio. Loro non sono stati rottamati da Renzi. Non ne ha la possibilità. Li vedremo ancora per qualche anno a non far nulla per i lavoratori. Questo per i tre segretari di CGIL, CISL e UIL. Il quarto segretario, quello dell’UGL, non sappiamo nemmeno chi sia. Probabilmente quando noi militavamo nella CISNAL, ed eravamo sindacalisti di base impegnati in prima linea nelle fabbriche, era un burocrate dell’apparato pronto a far carriera interna per poi passare a qualche poltrona ben retribuita in seno a partiti di destra economica e antioperaia. Gli esempi ci sono.

Abbiamo dimenticato un po’ di parlare della cosiddetta riforma del titolo quinto della costituzione. Quella parte che parla di regioni, provincie, comuni. Una delle riforme più strombazzate e comunque mai attuata si riferisce all’abolizione delle provincie. Anche in questo caso far credere che abolire le provincie vada a ridurre i costi della politica non è neppure immaginazione e se non fosse una presa in giro, si potrebbe dire che siamo arrivati al Cottolengo della politica. Se ci sono enti intermedi da abolire questi sono le regioni, vere e proprie sanguisughe di denaro pubblico. Sono 21 le regioni italiani. Ventuno consigli regionali i cui membri (mai denominazione è stata tanto appropriata !) hanno uno stipendio pari, se non superiore in alcuni casi (le regioni a Statuto Speciale), dei parlamentari nazionali. I vitalizi e le buonuscite sono anche pari a quelle dei deputati nazionali. E poi una pletora di commessi, dirigenti e funzionari super pagati. Ma di abolire questi enti inutili e spendaccioni nessuno parla.

E allora? Allora siamo alle solite. Parole, parole e parole da parte del nuovo presidente del consiglio. Lo stato delle multinazionali si è rigenerato con Matteo Renzi. Passata l’ubriacatura giovanilista (?) ci si accorgerà che il vecchiume politico e borghese governa ancora questa disgraziata nazione.

Verrà il momento che li vedremo correre a gambe levate fuori dai palazzi. Verrà il momento in cui i forconi non saranno più metaforici.

 
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