--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Attività editoriali il mensile gli articoli Jobs act: la precarietà del lavoro giuridicamente strutturale
Jobs act: la precarietà del lavoro giuridicamente strutturale PDF Stampa E-mail

Dal n° 339 - Aprile 2014

Scritto da Fabio PRETTO   

Offerte di lavoro. In pratica questo è quello che significa jobs act. Offerte di lavoro ma precario. Anzi, con il cosi chiamato jobs act, si rende la precarietà nel mondo del lavoro strutturata nella legislazione sociale dello stato. Quello italiano s’intende. Perché questo stato con la esse minuscola continua ad accanirsi contro i lavoratori e a fregarsene dei pensionati. Le misure del governo Renzi in fatto di lavoro affidano in concreto alla generosità dei datori di lavoro la scelta di quali siano i contratti di riferimento, infischiandosene delle direttive europee che prevedono quale contratto di riferimento quello a tempo indeterminato.

Sono liberalizzati contratti a tempo determinato e apprendistato, il contratto a termine può durare fino a tre anni e rinnovato otto volte. Il nuovo concetto del mondo del lavoro è la precarietà. Qualcuno dirà che precarietà e lavoro a tempo determinato in pratica erano un fatto acquisito nel mondo del lavoro, però con le proposte del governo dei reazionari de sinistra e di destra l’attacco ai lavoratori è portato massicciamente come mai nessun governo della repubblica nata dalla resistenza aveva fatto. Nemmeno i governi di destra avevano fatto tanto. In nessuna nazione europea si da tanta importanza giuridica al contratto a termine. Con il decreto legge 34/2014 del 20 marzo firmato dal signor Napolitano, ex comunista, l’assunzione in un posto di lavoro di fatto è subordinata all’assunzione a termine, in contrasto con la normativa europea 99/70. E se il signor Napolitano è stato chi ha avvallato con la sua firma il jobs act, è stato il ministro del lavoro Poletti (altro ex comunista) a sottoporgli il testo di questa ennesima sconcezza legislativa. Napolitano e Poletti, due ex comunisti che se ne fregano dei lavoratori e del mondo del lavoro. L’inquilino del Quirinale non ha bisogno di presentazioni, oramai lo conosciamo in lungo e in largo. Il ministro Poletti è invece una figura nuova che bazzica nel mondo della politica. Vediamo chi è iscritto fin da giovane al PCI, dal 1976 al 1979 è stato assessore all’agricoltura e alle attività produttive al comune di Imola. Dal 1982 al 1989 ha ricoperto la carica di segretario del PCI di Imola. Entra nel PDS e rappresenta questo partito al consiglio provinciale di Bologna. Nel 1999 inizia un’inarrestabile carriera nella burocrazia del cooperativismo rosso: presidente di lega coop di Imola, presidente regionale di lega coop per l’Emila Romagna, vicepresidente di lega coop nazionale, dal 2002 presidente nazionale di lega coop. Nel 2013 diventa presidente nazionale dell’Alleanza delle Cooperative. Infine il 21 febbraio 2014 diventa ministro nel governo di Matteo Renzi. Comunista doc che assieme al cattocomunista ex sindaco di Firenze non esita neanche un mese e come primo atto va a colpire i ceti deboli.

 

Come scrivevamo sopra con l’entrata in vigore di questo decreto le imprese avranno libera scelta fra assumere un lavoratore in forma stabile o provvisoria. L’assunzione a tempo indeterminato è in sostanza cancellata dall’ordinamento della nostra nazione. Faranno notare che non c’è un automatismo ma che è l’imprenditore a scegliere, come abbiamo scritto prima. Appare chiaro che l’imprenditore sceglierà la clausola a lui più favorevole. E il presidente di CONFINDUSTRIA Squinzi si starà sbellicando assieme ai suoi accoliti. Ancora vi faranno notare che si è messo un limite a questo tipo di assunzioni. Siamo al barzellettiere della politica: questo limite è del 20%, limite in pratica insuperabile perché si riferisce all’organico completo di un’azienda e in periodi di allontanamenti di lavoratori dall’attività produttiva, il 20% copre ogni nuova assunzione. Inoltre nell’articolo uno della Jobs Act è prevista la cancellazione della causale. Causale che a suo tempo era considerata un titolo indispensabile per instaurare un contratto a termine. Grazie alla cancellazione della causale s’innescano tutta una serie di circostanze che, leggendo gli articoli successivi, fanno sì che la precarietà diventi cosa normale in questo stato. Stiamo aspettando ancora di sentire la voce della quadruplice sindacale (CGIL, CISL, UIL, UGL). Forse, come sempre in questi ultimi anni, si saranno assopiti i burocrati delle furerie dei sindacati di regime. Si risveglieranno solo quando il Renzi magari farà in modo di gratificarli con qualche ora di permesso sindacale in più. Come sempre. Sono toccati diritti che riguardano le lavoratrici in maternità, l’infortunio, la malattia. Stanno facendo credere che con questo decreto si procurerà nuova occupazione mentre stiamo assistendo all’ennesimo atto di macelleria sociale.

Da evidenziare l’articolo 2 di questo decreto poiché s’interessa di apprendistato e formazione. Le aziende sono dispensate dagli obblighi di formazione esterna mentre i piani formativi sono totalmente eliminati. La particolarità dell’apprendistato in azienda, che già era indecente, è modificata. Naturalmente in peggio. Gli ordini del Fondo Monetari Internazionale sono stati eseguiti.

Ecco quindi ancora una volta che la sinistra al governo (o meglio al potere) con le sue misure economiche va a colpire i lavoratori. Non è la prima volta. Sempre quando le sinistre hanno messo becco nel governo, hanno colpito i lavoratori. E con la scusante della crisi o del fatto che altrimenti al governo ci sarebbe stata la destra, si fanno passare per conquiste tutte le schifezze legislative immaginabili e possibili. Mandati a fare il lavoro sporco del Fondo Monetario Internazionale questa volta sono l’ex boy scout, il cattocomunista Matteo Renzi e un grigio burocrate dell’apparato dell’ex PCI prima e del cooperativismo rosso poi. Costoro sembrano provenire dalle file della destra borghese più incivile e antiquata. Ma la sinistra borghese, di cui sono seguaci, non è da meno. Si sta portando a termine il piano repressivo che colpirà i lavoratori e i ceti più deboli della società mentre gli apparati di potere continueranno a fare baldoria. Si farà passare per leggi anticasta quella dell’abolizione delle province. Balle. Le strutture e i lavoratori delle province passeranno ad altri enti e costeranno magari di più. Mentre resteranno in piedi le regioni con circa un migliaio di consiglieri regionali pagati come i deputati nazionali e i con dipendenti il cui stipendio è vergognosamente alto. Ad avvallare tutto questo è il signor Giorgio Napolitano, ex comunista e sedicente prima carica dello stato.

È più che mai necessario in questo momento creare un’unità d’intenti fra le forze veramente antagoniste a questo sistema. Le organizzazioni sindacali devono capire che loro compito è lottare o, per il bene dei lavoratori, sparire. Già sono stati attaccati dallo stato demoborghese i proletari mediante aumenti di tasse sui rifiuti, tasse sulle prime case, servizi essenziali ridotti, riduzione del potere d’acquisto dei salari.

Dai parlamentari dello stato borghese non ci si può aspettare molto. E allora? Allora noi crediamo sia necessario costruire un movimento realmente alternativo che tolga di mezzo certi antistorici antagonismi e certe antistoriche divaricazioni (antiquesto o antiquello). Bisogna creare una unione di uomini e movimenti decisi ha lottare per la cancellazione di questo decreto. Ma bisogna agire adesso. Altrimenti a imporsi sarà il timore del futuro e i governi dello stato borghese, dello stato delle multinazionali, dello stato asservito al capitalismo avranno buon gioco nell’imporre una nuova schiavitù ai lavoratori e al popolo.

 
Nessun evento
ebrguerra.resized.jpg
CelticaCPA