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Nel centenario della Federal Reserve chi farà la festa ai Goyim? PDF Stampa E-mail

Dal n° 336 - Gennaio 2014

Scritto da Pio DE MARTIN   

Lucida, impietosa, disamina della situazione attuale del Bel Paese da parte dell’analista politico-economico avvocato Marco della Luna: “…La recente sentenza della Consulta che ha dichiarato l’illegittimità della legge elettorale vigente (quindi del parlamento, del capo dello Stato e dei giudici costituzionali da esso eletti, e delle leggi da essi varate) ha riconosciuto esplicitamente e formalizzato irreversibilmente la già palese illegittimità complessiva del regime (uso questa parola nel senso neutro di apparato dominante) rispetto alla Carta Costituzionale, che esso ha ampiamente e molteplicemente tradito.

Il colmo è Napolitano, che si ostina a difendere questo parlamento illegittimo e incostituzionale da chi ne reclama lo scioglimento. Ma sciogliere il parlamento e cambiare la legge elettorale non basterebbe a ricostituire la legittimità: se il sistema è illegittimo nel suo insieme, solo l’azione diretta del popolo può costituire, ex novo, un nuovo sistema costituzionale e legittimo… Ormai sembra diffondersi la consapevolezza che non è possibile salvare il Paese senza eliminare la casta politica, storicamente e trasversalmente incompetente e corrotta, assieme alla casta burocratica, ancora più corrotta, inetta, potente e irresponsabile, proprio perché non elettiva e maggiormente autoreferenziale. Caste indifferenti alla sofferenza della popolazione. Caste che succhiano il sangue del lavoro, del risparmio e dell’industria, mentre sprecano gran parte delle sempre più pesanti tasse che spremono al Paese.

La gente manifesta crescente sfiducia nell’establishment mentre movimenti come i grillini e i forconi richiedono sempre più fermamente ed estesamente che la casta se ne vada. La casta però – è ovvio – non se ne andrà mai volontariamente, anzi si aggrappa ai propri privilegi, e minaccia, dall’alto delle istituzioni che essa occupa, di esercitare una dura repressione contro le ribellioni, mentre vende il Paese agli interessi stranieri per ricevere sostegno esterno al proprio regime. Inoltre controlla gli spazi e canali elettorali dello Stato, oltre alle forze dell’ordine e alle forze giudiziarie, quindi impedisce il cambiamento per le vie interne all’ordinamento dello Stato, cioè attraverso le elezioni politiche e amministrative, nonché i referendum. Conseguentemente, per abbattere la casta e salvare il Paese, ai cittadini resta solo l’opzione rivoluzionaria, il ricorso alla forza.

Ogni sistema di potere, ogni regime statuale (uso questa parola in senso neutro, non denigratorio), dichiara di essere sempre e assolutamente legittimo, qualsiasi cosa faccia e per quanto sia corrotto. Perciò il fatto che si dichiari tale anche quello italiano, minacciando repressione dura dall’alto delle istituzioni che esso occupa, non significa nulla, non prova che sia legittimo… Il regime attuale fonda la propria esistenza non sulla continuità, bensì sulla discontinuità col precedente regime (il Regno d’Italia, o la Repubblica di Salò), anzi sulla sua radicale negazione, anzi sulla sua eliminazione fisica mediante la violenza delle armi.

Orbene, il regime italiano, come è notorio, viola stabilmente i diritti dell’uomo in una discreta misura, soprattutto in ambito giudiziario e carcerario, e pure i diritti del lavoro, del risparmio, della sicurezza sociale. Viola altresì il principio di democrazia, perché occupa lo Stato e i suoi poteri, compresi i meccanismi elettorali, da sottrarsi alla scelta degli elettori… Il regime statuale italiano è quindi con certezza illegittimo e il rovesciamento di tale regime mediante una rivoluzione di tipo francese sarebbe giusto e legittimo. Inoltre ulteriormente legittimato e necessitato dal fatto che esso da oltre vent’anni sta conducendo la politica economica e la politica europea in modo rovinoso per la nazione e non ha mai corretto tali politiche né pare capace di farlo; e altresì dal fatto, oramai percepito dalla maggioranza della nazione, che esso opera al servizio di interessi stranieri e a danno della nazione, che esso ha privato di quasi ogni ambito di indipendenza.

Tutto quanto sopra vale in teoria. Nella pratica, al contrario, una rivoluzione in Italia non è possibile e sarebbe infruttuosa, sicché non posso che ribadire il mio solito consiglio: emigrate. Impossibile, a causa della forza poliziesca, militare e giudiziaria del regime, la cui casta comprende anche i vertici delle forze armate, delle forze dell’ordine e della giustizia; nonché dal carattere storico remissivo, servile e codardo degli italiani, che per giunta sono inclini a dividersi, a tradirsi e a vendersi tra loro. Infruttuosa, perché in primo luogo la casta e la cultura di regime non sono un corpo estraneo ma sono espressione della mentalità e delle aspettative della popolazione generale; in secondo luogo perché manca una classe politica e burocratica di ricambio, che sia sana e competente; infine, perché l’Italia è troppo condizionata dall’esterno, non ha sufficiente indipendenza per sviluppare una sua politica, soprattutto in campo economico-finanziaria; quindi una rivoluzione, in essa, cambierebbe poco. Con Maastricht, Lisbona, il Fiscal Compact e il MES, in aggiunta alle circa 130 basi militari USA sul suo territorio, non ha più libertà di quanta ne ha un pezzo di ferro nel mandrino di un tornio [fine dell’estratto del testo di Marco della Luna] (1).

Alle “qualità” italiche citate da Marco della Luna aggiungiamo anche:

• l’italiano-medio manca di carattere; ciò risulta evidente nei riguardi della tecnologia, della quale egli è diventato dipendente, anziché dominarla: telefonini, “tavolette”, schermi curvi, AK…

• quella che affiora da valutazioni di gente così lontana come gli abitanti dell’Australia.

Verso il 1995 incontro un conterraneo ritornato dall’Australia, pensionato, dove ha lavorato per qualche decina di anni. Racconta la reazione degli australiani con i quali era allora in contatto, al can-can di Tangentopoli scoppiato nel Bel Paese. Ebbene – ricorda – laggiù mi chiedevano: se gli italiani sono tanto furbi, come mai si sono fatti infinocchiare dai loro politici? Ritornando al dottor Marco della Luna, la sua analisi è stringente e convincente.

Ci permettiamo, tuttavia, di dissentire sulle sue conclusioni:

1. Afferma che la casta e la cultura di regime non sono un corpo estraneo ma sono espressione della mentalità e delle aspettative della popolazione generale.

Ma secondo noi la mentalità e le aspettative della popolazione generale sono state inculcate dalla fazione dominante attraverso una incessante propaganda settantennale – inclusa la fola che nel 1945 abbiamo vinto la guerra – propaganda che occorre smontare pezzo per pezzo, anche se richiedesse cento anni.

Afferma: perché manca una classe politica e burocratica di ricambio.

Secondo noi, conseguenza diretta di quanto segnalato al punto 1.

Afferma: perché l’Italia è troppo condizionata dall’esterno, non ha sufficiente indipendenza per sviluppare una sua politica.

Asserzioni purtroppo vere, e tuttavia tocca proprio a Marco della Luna e ad altri spiriti liberi del suo calibro ricercare e indicare strade alternative per la rinascita di questa società di proposito frantumata dal potere apolide/straniero; soluzioni che potrebbero venire messe in pratica in tempi non quantificabili, da una classe dirigente di là da venire. Poiché vale sempre il detto:

Chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso.

O, nella lingua di Göethe:

WER kämpft, kann verlieren! - WER nicht kämpft, hat bereits verloren!

L’ottimo risultato elettorale conseguito dal Movimento5Stelle nelle ultime elezioni – segno evidente che molta gente non si fida più dei vecchi partiti – ha lasciato i suoi votanti con l’amaro in bocca, dato che: 1. i grillini, pur essendo il partito più votato, si sono fatti ingabbiare all’opposizione dai mandrilli dei vecchi partiti berlusconico e lettiano coadiuvati da Giorgio Napolitano, il cui potere ha fondamenti oscuri (“negli ambienti massonici si sussurra da tempo di simpatie della massoneria internazionale nei confronti dell’unico dirigente comunista che a metà anni Settanta, all’epoca della Guerra Fredda, sia stato invitato negli Stati Uniti a tenere un ciclo di lectures presso prestigiosi atenei. Napolitano sarebbe stato iniziato, in tempi lontani, direttamente alla ‘fratellanza’ anglosassone, inglese o statunitense”)(2).

Non si sono espressi chiaramente sulla necessità di riprenderci la sovranità monetaria, benché Grillo anni fa sia stato ospite per una settimana del professor Giacinto Auriti (nostri camerati ricordano il comico genovese presente a un convegno ad Atri),decano della materia, per uno stage sull’argomento. Al punto che c’è chi nota - forse a ragione - “la natura ambigua e la funzione strumentale di controllo degli scontenti affidata al Movimento5S”, tanto più quando si consideri che Grillo è il braccio, ma la mente è Casaleggio (già in affari con Enrico Sassoon).

Altra corrente umana che ha riscaldato i cuori della gente ormai stufa di vedersi derubare dai malandrini del potere (si pensi soltanto all’evasione per 98 miliardi di euro attuata dai gestori delle cosiddette slot machines, scoperta da un ufficiale della Guardia di Finanza, abbonata quasi per intero; e l’ufficiale allontanato dal caso e forse costretto a dimettersi), è quella del Movimento 9 Dicembre.

Ecco come Nicoletta Forcheri ha raccontato della dimostrazione ad Imperia .

Lunedì 9 Dicembre [2013], è stata una giornata struggente ma bellissima, quasi magica, poiché all’improvviso sembrava che gli italiani si stessero risvegliando all’amore per la nostra terra (.) Imperia è stata bloccata al traffico per due giornate di seguito [qui ci corre l’obbligo di esprimere tutta la nostra solidarietà al camerata Maurizio Rittore che durante la protesta è stato trattenuto per tutta una notte in questura e s’è ‘beccato’ anche una denuncia a piede libero...,ndR], completamente bloccata, comprese le uscite dall’autostrada e la stazione. Sono nati racconti spontanei di persone che guadagnano 600 euro al mese precari, con affitti da 400, cinquantenni che hanno perso il lavoro, pensionati con pensioni da fame, commercianti minacciati dalla tassazione odiosa, famiglie con bambini.

Gruppi di manifestanti si sono presentati davanti al comune con il portone chiuso, difeso da pochi poliziotti che man mano si sono sciolti. Per un giorno sembrava fosse rinata la fratellanza di una comunità culturale e di sangue, legata dall’amore per la propria terra e la propria storia, e con essa un barlume di forza. (.) Poi ieri, sulla scia di quello che era successo a Torino, anche a Imperia i poliziotti si sono tolti i caschi in segno di solidarietà. È successo quando parte del corteo andava a dare rinforzi verso fine giornata al presidio all’entrata della città da Capo Berta, e i poliziotti tentavano di impedire i due gruppi di riunirsi perché avevano ricevuto l’ordine dal questore di smontare i presidi, di cui correva voce che fossero “illegali”. Per cui l’ho visto con i miei occhi, si sono tolti i caschi e la folla esultava.

Qualsiasi interpretazione contraria è pura menzogna. Oltre tutto tanti poliziotti mi hanno detto che simpatizzavano con noi. Tranne la polizia scientifica che continuava a filmarci, nel caso che “succedessero violenze”.

Ieri però a Imperia, città completamente bloccata per il secondo giorno di seguito dai presidi, l’atmosfera è stata più elettrica rispetto [al giorno prima], composta da un gruppo più ‘agitato’ e più giovane. Erano sparite quelle persone che il giorno prima avevano ‘scioperato’ per davvero, come i dipendenti e altri professionisti. Soprattutto correva voce che i presidi e i blocchi non fossero permessi, ma del tutto abusivi. Nonostante le disorganizzazione e la presa di distanza del comitato organizzatore da tali presidi – correva voce che la questura avrebbe indagato e punito i ‘colpevoli’ [con] 5000 euro – è stato letto un comunicato stampa alle 13h in piazza Dante, in cui si ribadisce che il movimento di Imperia non è il movimento dei Forconi, ma dei cittadini imperiesi, tutte le categorie, senza alcuna bandiera politica per protestare contro un sistema corrotto e una tassazione iniqua, per un rinnovamento della classe dirigente. Si esprimeva anche lo sgomento per la distorsione della realtà, o peggio l’ignorare gli avvenimenti in numerosi TG [normale amministrazione per disinformatjia continua -ndr].

Ho avuto quindi modo nella giornata di ieri di constatare con i miei occhi come il popolo si fa costante autosabotaggio, quando ho voluto aggiungere la sovranità monetaria nel comunicato stampa letto in piazza, per correggerlo, e il redattore, un commerciante, mi ha detto che quella della sovranità monetaria era una mia opinione, e che io volevo fare i “miei interessi”, mentre è l’unica via per arrivare a una vita dignitosa (oltre alla spiritualità).

Quando la TV mi stava intervistando, un caso sociale [?] mi ha spintonato, gridando che quelle erano parole mie e non del movimento. Un altro ‘aizzatore’ mi ha dato dell’utopista, un altro ancora mi ha detto che dovevamo fare le cose ‘gradualmente’, prima mandarli a casa e poi si vedrà (.).

Ma io dico (.) la nostra sovranità dobbiamo prendercela noi, rivendicandola a gran voce o semplicemente costruendocela.

Il popolo ha il dovere di informarsi, e di allearsi. Soprattutto quello che mi ha sorpreso è che per molti l’argomento non era nuovo, ma avevano semplicemente paura.

Alla manifestazione c’era uno che guardava e redarguiva: “Questo è un movimento fascista, al limite dell’eversivo, i poliziotti farebbero bene a tentare di ristabilire l’ordine”.

Gli ho detto, no, sono scesi in piazza tutti ieri. Lei chi è ? Mi ha detto che faceva il giornalista.

Gli ho chiesto se per caso lavorasse per “Repubblica”, mi ha risposto, no, molto meglio, per l’Unità. Gli ho risposto che non mi stupiva: “Siete i mastini del sistema, dei veri conservatori”.

Mi ha voluto anticipare: Sì, può dire che sono un vetero comunista ecc.”.

No, gli ho detto, Lei è un vetero e basta”.

[fine della citazione](3).

Se i contradditori di Nicoletta Forcheri avessero conosciuto meglio l’oggetto del contendere, forse non avrebbero remato contro in quel frangente.

Infatti, è proprio alla Forcheri che dobbiamo uno studio accurato sul signoraggio, che gli abitanti del Bel Paese allegramente ignorano, preferendo trascorrere il tempo libero portando a spasso il cane o altre elevate attività del genere.

Scrive Forcheri: …invito tutti a scorrere una Comunicazione ufficiale della Commissione europea alle istituzioni della UE e al Rappresentante UE Javier Solana, nel 2007 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/07/st05/st05068.en07.pdf) che non sembra mettere minimamente in discussione né l’esistenza né la definizione esatta di “signoraggio”, quella difesa dai cosiddetti “cialtroni”, “fanatici”, “complottisti”, laddove, al paragrafo sulla rendita monetaria da banconote e monete metalliche è scritto NERO SU BIANCO che: “La rendita delle banconote e delle monete metalliche

La moneta in circolazione (contanti) costituisce una fonte di reddito (generalmente chiamato “rendita monetaria” o “signoraggio”) per l’ente di emissione.

Nel caso delle banconote in euro, tale reddito è ricavato e successivamente distribuito tra le banche centrali nazionali dell’area dell’euro, secondo una chiave specifica basata sul PIL di ogni paese e sul dato demografico. La situazione differisce rispetto alle monete metalliche in euro, poiché il loro reddito (che corrisponde grosso modo al valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione) è riscosso dal paese di emissione di dette monete metalliche…” [fine citazione Comunicazione della Commissione europea].

Prosegue la Forcheri: “Sebbene la definizione di “rendita monetaria” o “signoraggio” sia stata astutamente accostata al caso delle monete metalliche, tale definizione si applica logicamente anche alle banconote. Le banconote, infatti, è chiaramente detto nel testo, procurano reddito per le banche centrali nazionali, contrariamente alle monete metalliche che producono reddito per gli Stati, un reddito che equivale alla rendita monetaria, o signoraggio, definita come “grosso modo il valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione”.

Certamente, se sei intento a conteggiare nevroticamente le entrate e le uscite, il PIL e il debito pubblico, nell’intento maldestro di rientrare in saldo sopportato [supportato?] dall’apparato legiferino dell’UE con tanto di minacce- sarà difficile soffermarsi sulle cause ancestrali e sulle definizioni base.

Che cosa guadagna la BC [Banca Centrale]? Da dove viene il debito pubblico?

La definizione di signoraggio e la sua inequivocabile realtà con tutti i suoi effetti sulla nostra vita (economica), è corroborata da tanti altri testi ufficiali – sebbene non certamente divulgativi – ad esempio uno studio del 2007 di William Buiter della London School of Economics (“Seigniorage” http://eprints.lse. ac.uk/19733/1/Seigniorage.pdf) dove l’autore conferma nel primo paragrafo del documento che il signoraggio è inteso “storicamente come la differenza tra il valore facciale di una moneta e i suoi costi di produzione e stampa. Nelle economie basate su fiat money (moneta creditizia sganciata dalle riserve auree, ndr) la differenza tra il valore facciale della banconota e i suoi costi marginali di stampa corrisponde quasi per intero al valore facciale della banconota, in quanto i costi di stampa sono praticamente nulli. Stampare fiat money è pertanto un’attività altamente redditizia (…)” (estratto e traduzione dall’inglese, Buiter, Seigniorage, di NF). Figuriamoci quindi quando le banche creano moneta contabile che non ha nemmeno i costi di conio…

 

Problemi di contabilità

Com’è possibile che tale fenomeno sia occultato ai più? Semplicemente per un trucchetto contabile. Ce lo spiega indirettamente sempre Buiter – ma anche altri autori come Colignatus (Un metodo corretto per contabilizzare la moneta nel bilancio della Banca centrale) e Richard Werner (A New Paradigm in Macroeconomics) – laddove spiega che le “liabilities” cioé le passività della BC, di cui la massa monetaria circolante, “(…) lo sono solamente a parole in quanto non rimborsabili: il titolare di moneta-base (banconote e monete metalliche) non può insistere in qualsiasi momento nel rimborso di un determinato importo di moneta-base se non ottenendo lo stesso importo nella stessa moneta (base)”. Sono quindi finte passività.

Una finta passività, la massa monetaria circolante, su cui la BCE [Banca Centrale Europea] e le sue banche satelliti richiedono un rimborso allo scadere dei titoli di Stato.

La teoria della finta passività coincide con quella d[el professor Giacinto] Auriti che affermava che la moneta circolante della BCE non dovrebbe essere posta al passivo poiché non dovrebbe essere rimborsata, visto che non era sua. Metterla al passivo, da parte della BC, equivale ad appropriarsene, cioè a vantare un (finto) titolo che dà un (vero) diritto a richiederne poi il rimborso.

Basterebbe che la BCE mettesse in attivo la massa monetaria creata dal nulla perché tutti i guadagni occulti da signoraggio risultassero nella contabilità, non solo gli interessi, creando non poco scompiglio sociale, proteste di tutti i tipi e magari un vero spunto per cambiare. Ma oltre al trucco contabile, la farsa deriva dal traffico attorno ai titoli di Stato, come unico strumento obbligatorio dell’amministrazione dello Stato, per ottenere la liquidità di cui ha bisogno per funzionare.

 

Le aste dei titoli di Stato

Una volta create le banconote, la BCE le immette nel sistema. Come?

Ci sono fondamentalmente due sistemi diretti, le aste dei titoli di Stato e le operazioni di mercato aperto (capitolo a parte).

Sebbene sia vigente il divieto espresso di acquisto dei titoli del debito pubblico da parte delle BC, in realtà tale divieto è opportunamente raggirato, con il sistema delle aste pubbliche. A tali aste, che sono tutto fuorché pubbliche, possono partecipare unicamente i cosiddetti “Specialisti dei titoli di Stato” (dealers), nominati da Bankitalia, con la moneta nuova di zecca presa in prestito al tasso di sconto dalla BCE. I dealers sono i primi prenditori del debito pubblico (italiano), possono condizionarne pesantemente l’andamento – ciò che non si privano di fare – speculando, poiché sono loro che decidono il prezzo, anche se del caso, mandando deserta un’asta per obbligare lo Stato ad aumentare gli interessi sui titoli.

 

Gli specialisti dei titoli di Stato

Sono loro che hanno in mano i debiti pubblici. Sono i primi prenditori del debito autorizzati dalla BCE, coloro che per diritto infuso godono dello ius primae noctis monetaria.

Infatti gli specialisti dei titoli di Stato rivendono i titoli alle altre banche commerciali e sul mercato aperto, lucrando un guadagno sicuro ed elevato sul bisogno di liquidità dello Stato, via via fino “all’ignara vecchietta” che costituisce una percentuale di meno del 10% rispetto ai veri detentori del debito. Ogni passaggio di mano comporta delle commissioni bancarie. In caso d’investimento non riuscito – vedi subprime – sarà l’ultimo anello della catena a pagare, l’ignara vecchietta, poiché gli specialisti di Stato della lista, e i loro amici, avranno già realizzato il loro guadagno.

Non solo la vecchietta, ma tutti noi, ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano per colpa delle truffe in aggiotaggio, i traffici e le scommesse criminali sul fallimento degli Stati degli specialisti sopra.

Ad esaminare la lista, si capisce come il nostro debito, la nostra politica, e la nostra vita siano determinate da poche banche, e pochi proprietari di banche:

Diritto italiano d.i.

Diritto tedesco d.t.

Diritto olandese d.o.

Ltd e PLC dir. britannica.

Banca IMI S.p.A. d.i.; Barclays Bank Plc d.b.; BNP PARIBAS (?); Citigroup Global Markets Ltd d.b.;Commerzbank A.G. d.t.; Crédit Agricole Inv Bank (?); Crédit Suisse EuropeSecurities Ltd d.b.; Deutsche Bank A.G. d.t.; Goldman Sachs Int Bank (?); HSBC France (?); Ing N.V. d.o.; JP Morgan Securities Ltd d.b.; Merrill Lynch Int (?); Monte dei Paschi di Siena Capital Services banca per le imprese S.p.A. d.i.; Morgan Stanley and Co Int Plc d.b.; Nomura Int PLC d.b.; Royal Bank of Scotland Plc d.b.; Société Générale Inv Bank (?); UBS Ltd d.b.; Unicredit Bank A.G. d.t.

Ognuna di queste banche meriterebbe un capitolo a parte, si noti solamente che a determinare il prezzo del debito pubblico italiano figurano unicamente DUE banche di diritto italiano, Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese Spa, e Banca IMI, appartenente alla Banca Intesa San Paolo, la quale vanta tra i suoi azionisti Blackrock (Barclays), Crédit Agricole e Societé Générale, mentre Monte dei Paschi è pesantemente influenzata nelle sue decisioni – con l’aiuto della rotella di scorrimento, Caltagirone – dai pesi massimi di Axa, azionista di MPS, che sono Air France, Suez GdF, Saint Gobain e, last but not least, BNP PARIBAS.

BNP PARIBAS, accanto al cui nome non è apposta alcuna sigla del tipo giuridico di società, ha come principale azionista il governo francese (17%) oltre allo stato belga (11%), e ha acquisito il controllo totale di BNL, è il partner privilegiato di Albert Frère, che è l’azionista di riferimento di Gaz de France Suez, principale privatizzatrice e inquinatrice dell’acqua del mondo e in Italia, dove figura anche il presidente onorario del Bilderberg ex commissario europeo, il conte Etienne Davignon. Non è da ricercare in nessun’altra parte quel fenomeno per cui sia a destra sia a sinistra perseguono – più o meno – le stesse politiche, ad esempio quello strano senso di impotenza che pervade tutto il nostro Stato e la classe politica di fronte alla calamità della privatizzazione dell’acqua.

Sono loro, gli specialisti dei titoli di Stato, e in particolare BNP PARIBAS e MPS, soci in affari in questo sporco negozio, a pagare e ricattare i nostri politici perché si faccia.

Con il coltello dalla parte del manico del debito pubblico.

Come? Ad esempio con quei 17000 conti segreti della camera di compensazione Clearstream – le camere di compensazione servono in teoria a compensare i pagamenti tra banche – attorno alla quale uscì lo scandalo nel 2002 grazie al giornalista investigativo francese Denis Robert (Révélation$ di Denis Robert, 2000. Trad. it. “Soldi, il libro nero della finanza internazionale”, 2002).

E qua si quadra il cerchio: il signoraggio è il principale pervasivo fenomeno di conflitto di interessi/aggiotaggio, poiché accorda a un piccolo gruppo di banchieri un potere pressoché illimitato di comprare i politici, le leggi, le sentenze, i media, potendo permettersi di nascondersi dietro a uno schermo fumoso chiamato democrazia, con tanto di scatole cinesi, cooptazione, regole tecnicistiche e confusioni giuridico linguistiche.

Per dirla in breve, c’è un piccolo gruppo di finanzieri parassiti che ha ideato un sistema per salassarci le rendite e i redditi, andandone a creare anche laddove non solo non sarebbe lecito, ma addirittura illegale e completamente immorale (brevetti dei semi, dei farmaci, acqua privata, royalties petrolio, diritti di Kyoto, rendite per i cordoni ombelicali, per il trapianto degli organi, per i neonati in provetta e così via dicendo);

di questo sistema di racket “legalizzato”, il maggiore, quello maestro, è quello del signoraggio, il furto supremo che ruba con un difetto intrinseco nello strumento di misura – il denaro – ma invisibile ai più proprio perché al centro della scena economica in un via vai depistante. Persino quando qua e là, nei testi ufficiali, la verità spunta fuori baldanzosa con lapsus, parole, o addirittura frasi esaurienti, nonostante la grossissima cappa di censura, sovvenzionata a suon di milioni creati, e la lista di omicidi per far fuori gli elementi che oltre a sapere da dentro, manifestano di voler parlare, il fatto permane: il signoraggio troneggia in mezzo al salotto e pochi lo vedono, perché tutt’attorno è un gran gesticolare per distoglierne l’attenzione.

Ennedieffe, 4 aprile 2010 (4)

 

Centesimo anniversario del Federal Reserve System: Dicembre 1913-Dicembre 2013

Così ‘commemora’ il centenario l’attento analista argentino Adrian Salbuchi: “1913: Woodrow Wilson era Presidente degli Stati Uniti; la Seconda Guerra Mondiale otto mesi di là da venire; e tre anni prima un incontro molto riservato si era tenuto presso la residenza privata del mega-banchiere John Pierpoint Morgan sull’isola di Jekyll, al largo della Georgia.

Bloomberg News lo ha descritto in un articolo del 15 febbraio 2012 come “un incontro segreto che lanciò la Federal Reserve Bank. Nel novembre 1910, un gruppo di pezzi grossi del governo e del mondo degli affari tratteggiò un nuovo potente sistema finanziario che è durato un secolo, attraverso due guerre mondiali, una Grande Depressione e molte recessioni”.

Questa la versione di Bloomberg. L’amara verità è forse esattamente l’opposto: nel Novembre 1910 un gruppo di esponenti di punta del governo, del mondo bancario e degli affari disegnò un nuovo potente sistema finanziario che ha determinato, promosso e imposto un secolo di conflitti e genocidi, incluse due guerre mondiali, una Grande Depressione, molte recessioni e sistematici salvataggi dei mega-banchieri utilizzando i soldi dei contribuenti (.).

G. Edward Griffin descrive – nel libro La creatura dell’isola di Jekyll – come avvenne una cospirazione segretissima - scusate, non posso pensare a una definizione migliore – di banchieri, funzionari governativi e agenti stranieri, molto potenti, per pianificare la presa in possesso di economia, finanza e valuta nazionale americana, il dollaro, per poi intraprendere guerre globali di conquista.

Bloomberg proseguiva descrivendo come il senatore del Rhode Island, Nelson Aldrich, la cui figlia sposò John D. Rockefeller Jr., “invitò uomini conosciuti e fidati, o almeno uomini influenti che egli pensava potessero lavorare insieme: Abram Piatt Andrew, assistente segretario al Tesoro; Henry P. Davidson, un socio d’affari di JP Morgan; Charles D. Norton, presidente della First National Bank di New York; Benjamin Strong, un altro amico di Morgan e capo del Bankers Trust; Frank A,. Vanderlip, presidente della National City Bank; e Paul M. Warburg, cittadino tedesco [della nota famiglia di banchieri ebrei], socio di Kuhn, Loeb & Co”.

Paul Warburg fu il vero artefice della FED. È interessante che il suo socio principale presso Kuhn, Loeb & Co., Jakob Shiff, aveva appena finanziato la guerra del Giappone contro la Russia zarista; successivamente egli ebbe a inviare per il tramite di un esule russo che viveva a Brooklyn, dal nome di Lev Davidovich Bronstein (meglio conosciuto come Leon Trotsky), 20 milioni di dollari per assicurare la vittoria della Rivoluzione Bolscevica nel 1917.

 

Né “Federale” né “Riserva”, e neppure una “Banca”

Oggigiorno, è un “sistema”. Ufficialmente, il “Federal Reserve System” mantiene il pieno controllo del dollaro USA, non per servire il popolo americano ma, al contrario, gli interessi dei banchieri privati, che detengono le rispettive tipologie di titoli e partecipazioni.

In pratica, la FED è di proprietà privata per oltre il 95%, non è integrata nel governo statunitense, né sottoposta al controllo di alcun ramo di esso. In essa non c’è nulla di “Federale” in quanto sta del tutto al di fuori del sistema governativo di controlli e bilanciamenti.

Neppure fa da “Riserva” di qualcosa. Piuttosto essa stampa arbitrariamente tutto il denaro che i mega-banchieri e le élites del potere necessitano per mantenere il mondo “globalizzato” in movimento verso la direzione che auspicano e abbisognano. Ciò include cose come i “quantitative easings” [la stampa dal nulla di montagne di dollari] per svariati trilioni di dollari per mantenere Goldman Sachs, Bank of America, CityCorp, Wachovia e JP MorganChase felici e “sani”; il finanziamento di operazioni clandestine e terroristiche per rovesciare i governi di Iran [1953], Nicaragua, Argentina, Cuba, Cile, Siria, Libia [2011], Vietnam e molti altri;

intraprendere guerre decennali contro Afghanistan [2001…], Pakistan, Iraq [1991…], Africa e America Latina; sostenere risolutamente il genocidio in Palestina [da parte ] del “piccolo Israele”e il suo “democratico” programma nucleare forte di 400 testate; e mantenere Wall Street perennemente attaccato al respiratore.

Infine, non si tratta assolutamente di una “Banca” nel senso di una istituzione finanziaria che promuove la necessità di credito dell’economia reale a beneficio dei bisogni della vasta maggioranza della popolazione che lavora. Piuttosto, la FED sostiene i bisogni finanziari del sistema della guerra globale, operazioni segrete, usura, trafficanti di droga, e gli speculatori globali.

La Fed non rende conto a nessuno. Chiaramente essa non agisce a favore di “Noi il Popolo” degli Stati Uniti o di qualunque altro Paese. Il suo scopo è servire i circoli del potere globale, che si ritrovano a scadenze regolari per pianificare il governo del mondo tramite entità quali il Council [on] Foreign Relations, Trilateral Commission, Bilderberg, World Economic Forum [Aspen Institute] e altre che formano parte della odierna, intricata rete planetaria del potere finanziario globale (.).

Il sistema FED è posto alla radice dello status di “superpotenza” degli Stati Uniti.

Permettetemi di spiegare come la truffa FED funziona veramente dal punto di vista di uno che vive in Argentina – un Paese assai bistrattato al quale i circoli del potere globale hanno ripetutamente fatto mangiare la polvere mediante i loro agenti locali impostici attraverso la “democrazia” alimentata dal denaro.

Ogni volta che l’Argentina necessita di comprare petrolio, medicine o componenti tecnologiche, ad esempio, per un valore di 100 dollari, il popolo argentino deve lavorare per guadagnare quei 100 dollari attraverso le esportazioni e impegno genuino.

A confronto, ogni volta che il governo Usa ha bisogno di acquistare 100 dollari di petrolio, medicine o qualsiasi altra cosa, tutto ciò che deve fare è dire alla FED di stampare 100 dollari ed è fatta. Mi si consenta di dire che ciò rende molto più facile essere una “superpotenza”.

Va bene, il meccanismo non è così semplice, ma questo di certo spiega schematicamente come funziona in verità l’intero sistema di potere del dollaro USA. Spiega anche perché le oligarchie non tollereranno che nessuno possa sfidare il dollaro.

 

Oh, when the FED… comes marchin’ in…

Prendiamo ad esempio il mercato mondiale del petrolio. Si tratta di un monopolio gestito da tre centrali commerciali globali situate a New York, Londra e Dubai. L’idea è di assicurare che i “petrodollari” viaggino per il mondo 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e soltanto piccole somme dovrebbero accidentalmente rientrare nel sistema finanziario USA.

Questo spiega perché quando alla fine del 2002 Saddam Hussein decise che avrebbe realizzato il suo scambio commerciale con l’Occidente, autorizzato dall’ONU con la denominazione “Un miliardo di dollari di petrolio iracheno in cambio di cibo” [il popolo iracheno mancava di cibo e medicinali essendo colpito da sanzioni da parte degli USA; morirono mezzo milione di bambini iracheni, ed il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Madeleine Albright, ma non è il suo vero nome, il 12 maggio 1996, all’intervistatrice della CBS che in tv le chiedeva: Ne valeva la pena? La megera rispose: Sì, ne valeva la pena -ndr], utilizzando l’euro invece del dollaro, gli fu velocemente fatta visita dal ramo militare della FED nel marzo 2003.

Oppure prendiamo Muhammar Gheddafi che nel 2011 stava per lanciare un programma per commercializzare il petrolio libico e nordafricano usando una nuova valuta con riserva aurea – il dinaro d’oro. Anche a lui fu fatta una piccola visita da parte di Barack il Premio [Nobel] per la Pace e di Babilonia Hillary.

Iniziate a vedere il meccanismo?

Ma non pensate che il sistema globale di asservimento finanziario della Fed sia semplicemente indirizzato al di fuori degli Stati Uniti; ebbe inizio un secolo fa prima di tutto asservendo silenziosamente quel popolo americano che si supponeva dovesse servire.

Ecco come funziona: ogni volta che il governo statunitense decide di mettere in circolazione denaro – quelle banconote da 1, 5, 10, 20, 50, 100 dollari che noi tutti ben conosciamo -invece di chiedere alla Zecca di Stato di stamparli al costo di un penny per carta e inchiostro, il governo chiede ai banksters privati presso la FED di stampare quelle banconote per il Tesoro, dando in cambio alla FED titoli del Tesoro statunitense produttivi di interesse, che si trasformano in trilioni di dollari in profitti incanalati verso i circoli finanziari privati per il mezzo della FED.

Era stato tutto così ben organizzato un centinaio di anni fa, che appena prima dell’approvazione del Federal Reserve Act il 23 Dicembre 1913, essi fecero anche in modo di chiudere questo cerchio parassitario, poiché se il governo USA intendeva compiere enormi pagamenti di interessi alla FED solo per la stampa del suo stesso denaro, da subito necessitava di avere pronto un sistema di entrate per mungere il contribuente americano: la Legge sulla Tassazione del Reddito! [evidenziazione nostra -ndr].

Precisamente, si tratta del 16° Emendamento alla Costituzione americana approvato dal Congresso nel luglio 1909, e promulgata come legge nel Febbraio 1913. Quindi i banksters internazionali da un secolo intero stanno prendendosi gioco degli Americani e usano l’America per combattere le guerre al loro posto, mentre la maggior parte della popolazione non ha una minima idea di quanto succede.

Ovviamente la FED si trova così lontano sopra la Casa Bianca, il Congresso e la Corte Suprema statunitensi, che nessuno negli ultimi cinquanta anni è riuscito a realizzare un controllo approfondito dei suoi libri contabili e dei relativi numeri (.).

Nel 1923, il rappresentante del Minnesota, Charles Lindbergh, il padre del famoso aviatore, mandò un primo avvertimento: “Il sistema finanziario è finito sotto il controllo del Federal Reserve Board che amministra la finanza con l’autorità di un gruppo di semplici speculatori. Il sistema è privato,. Gestito con il solito scopo di ottenere i maggiori profitti possibili dall’uso del denaro di altre persone”.

Negli anni Sessanta, il senatore repubblicano e candidato presidenziale Barry Goldwater disse che “la maggior parte degli Americani non hanno reale comprensione di quanto fanno i prestatori di denaro internazionali; essi agiscono al di fuori del controllo del Congresso e manipolano il credito degli Stati Uniti”. Oggi, l’ex parlamentare [ed ex candidato presidenziale] Ron Paul manda lo stesso messaggio.

Anche il presidente John Kennedy lo comprese quando emise l’Ordine Esecutivo n. 11110 il 4 Giugno 1963, comandando al Tesoro USA di stampare denaro pubblico senza interessi al ritmo di 4,3 miliardi di dollari, aggirando completamente la FED. Ma anch’egli si mise in un guaio a Dallas soltanto cinque mesi dopo, il 22 Novembre [quando venne assassinato].

 

Epilogo: la FED è finita?

Qualcuno penserebbe che qualcosa di importante come il continuare a permettere che la FED operi nel suo attuale formato, o riformarla, oppure anche farla finita con essa dopo un intero secolo, dovrebbe essere un argomento apertamente trattato sull’agenda pubblica americana e globale … magari!

Tutto ciò che abbiamo ancora è silenzio dal governo USA, dal Congresso e dalla politica; silenzio dai leader mondiali; silenzio totale dai media mainstream, e dal mondo accademico.

E così voi piccoli parassitari mega-banchieri che governate il pianeta terra: ora che viene lunedì 23 Dicembre [2013] potete stappare tutto lo champagne che volete e celebrare il vostro “Centesimo anniversario di Padroni Schiavizzatori dell’Universo”, festeggiando fino al giorno di Natale.

Quindi, da Giovedì 26, continuare a crocifiggere il mondo intero. Per voi si tratterà di affari come al solito (5) (29.12.2013 Adrian Salbuchi: La FED è finita? Cento anni di manipolazioni del dollaro americano; fonte: Bye Bye Uncle Sam; traduzione di F. Roberti).

 

Le due élites finanziarie negli Stati Uniti

Vi è un aspetto importante, nella storia del sistema bancario-finanziario del XX Secolo, che è stato oscurato, anche da chi pare averlo studiato a fondo come il Dr. Anthony Sutton (6), ma che non è sfuggito ad un attento analista politico-economico come Ivor Benson, di cui riportiamo un estratto da The Zionist Factor:

Nel corso di parecchi secoli, l’attività finanziaria internazionale venne largamente monopolizzata da dinastie di banchieri ebrei, la più potente e nota essendo quella dei Rothschild.

Però il capitalismo finanziario si consolidò pienamente su basi internazionali solamente nei primi anni del XX secolo. Nella seconda metà del XIX secolo lo sviluppo economico senza precedenti negli USA, quasi tutto sotto il controllo delle famiglie dei Rockefeller, dei Carnegie, dei Ford, degli Astor, diede luogo ad un corrispondente sviluppo di istituzioni bancarie sotto controllo di gente della stessa origine etnica, tra i più cospicui essendo John Pierpoint Morgan.

Ciò accadde in larga parte anche in Gran Bretagna ed in Europa, dove la predominanza dei gentili nella proprietà capitalista privata produsse concentrazioni nazionali di capitale finanziario che le dinastie bancarie ebraiche potevano sfruttare ma non dominare.

All’inizio del ‘900, a Wall Street, centro della finanza USA, esistevano due élites, una coagulata attorno all’americano J.P.Morgan, l’altra facente capo ai banchieri ebrei, fra cui spiccava la casa Rothschild.

La nuova ricchezza generata dall’industrializzazione dell’occidente fu così cospicua che il nuovo potere finanziario dei gentili - nel quale personalità come J.P. Morgan (e Montagu Norman in G.B.) figuravano in primo piano - sopravanzò il potere finanziario ebraico, al cui apice si trovava la Casa Rothschild. Ne seguì una lotta assai complessa, che si svolse su vari piani.

Un arretramento capitale per i finanzieri gentili - architettato dai loro rivali ebrei attraverso la crescente influenza nei media ed il loro diretto coinvolgimento nei partiti politici e nei vari movimenti sindacali - fu l’imposizione dell’imposta sui beni ereditari e dell’imposta sul reddito per colpire le potenti famiglie dei gentili ed in genere la classe media.

Poi, quando l’élite gentile si lasciò adescare e divenne complice nell’istituire sistemi di banche centrali private in tutti gli Stati dell’occidente, i tavoli vennero rovesciati e l’élite gentile iniziò a perdere consistentemente terreno nella competizione con i rivali ebrei.

J.P. Morgan, che aveva addirittura ospitato i congiurati nella sua tenuta a Jekyll Island nel 1910 (7), qualche anno dopo si sarà pentito amaramente di quel passo. Nel giro di vent’anni la sua potenza finanziaria era finita. Morgan e i suoi alleati si resero conto che i loro rivali li avevano privati di una marcia nell’organizzare e finanziare la Rivoluzione Bolscevica.

J.P. Morgan allora finanziò il movimento contro-rivoluzionario russo guidato dall’ammiraglio Kolchak e l’esercito Bianco che combatteva i Rossi.

In Germania le cose stavano diversamente; qui i banchieri goyim britannici ed americani, benché tradizionalmente ostili ad ogni forma di nazionalismo tedesco, videro nell’emergere del Nazional Socialismo un’opportunità per sostenere un probabile vincitore contro i loro rivali che avevano in precedenza sostenuto finanziariamente e fornito i quadri dirigenti ai rivoluzionari marxisti.

Non c’era nessun altro modo nel quale Morgan e i suoi alleati avrebbero potuto difendere o recuperare la loro posizione preminente nel capitalismo finanziario internazionale?

La risposta è no! L’unica via possibile nella quale la battaglia contro il predominio ebraico avrebbe potuto essere sostenuta, era chiusa per loro, perché, quali partner nella conduzione e sfruttamento d’un fraudolento sistema di banche centralizzate, essi avevano abbandonato la posizione morale dalla quale tale battaglia avrebbe potuto essere condotta.

Morgan e i suoi erano stati trascinati troppo profondamente nelle più sporche forme di politica del potere finanziario ed avevano anche tentato di competere con i rivali ebrei nel comprare l’accesso ai centri di controllo dei movimenti di sinistra radicale, incluso il partito comunista, anche nel loro paese.

 

Henry Ford, il costruttore d’auto, d’altro canto, quale industriale fattosi-da-sé ed indipendente, uscì allo scoperto ed attaccò coloro che egli considerava essere i nemici suoi e del suo paese, e non nascose le sue simpatie per la Germania prima della seconda guerra mondiale.

Ciò che ai popoli dell’occidente non è stato concesso di conoscere è che l’establishment anglo-americano, che il professor Quigley descrive come “high Episcopalian, European-culture-conscious”, tentò prima di tutto di impedire la guerra contro la Germania, fece ciò che poté per rafforzare il movimento Nazional Socialista come un bastione contro una presa di potere da parte comunista sponsorizzata da ebrei, ed aiutò l’esercito tedesco quando la guerra sembrò inevitabile. I fatti si trovano tutti descritti nel grosso volume del professor Quigley “Tragedy and Hope/Tragedia e speranza”. *

Ciò che accadde a Wall Street negli anni Trenta non poteva essere visto né notato se non dai diretti contendenti, ma pienamente visibili furono le conseguenze prodotte, ossia che una usurocrazia gentile veniva rimpiazzata da una ebraica. Una delle maggiori conseguenze culturali e sociologiche della sostituzione del nesso di potere a Wall Street, se non la più importante di tutte, fu l’aver strappato all’élite dell”Ivy League, Anglophile, high Episcopalian, European-culture-conscious” - oggi diremmo WASP – il potere di nominare i presidenti delle maggiori università americane (come registrato a pagina 937 di Tragedy and Hope del professor C. Quigley (7).

 

Firmiamo il Manifesto “Innanzitutto la SOVRANITA’ MONETARIA” e diffondiamolo: http://www.firmailmanifesto.org/innanzitutto-la-sovranita-monetaria

Note:

  1. M. della Luna: L’impossibile e sterile rivoluzione contro la casta, 20.12.2013 (M. della Luna blog)
  2. F.Pinotti, S. Santachiara, I panni sporchi della sinistra, Milano, Chiarelettere ed., nov. 2013, pp. 34-35
  3. N.Forcheri: Lettera a Rinascita quotidiano 12.12.2013
  4. N.Forcheri: Il signoraggio, un trompe-l’oeil?, 4.4.2010 stampalibera.com/?p=10877
  5. A.Salbuchi: La FED è finita? Cento anni di manipolazioni del dollaro americano, 29.12.2013 byebyeunclesam, trad. di F.Roberti
  6. A.Sutton: “Wall Street and the Bolshevik Revolution”, “Wall Street and the Rise of Hitler”, “Wall Street and FDR”
  7. P. De Martin: Il “falco” Ben Shalom Bernanke e la “colomba” Janet Yellen, in: Avanguardia, luglio 2013
  8. I. Benson: The Zionist Factor – The Jewish Impact on Twentieth Century History, The Noontide Press, Costa Mesa, California, 1986, 1992, p. 67 sgg.

*copia del testo della traduzione italiana di Tragedy and Hope può essere richiesta alla Redazione

 

 

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