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Nuovo attacco dello stato delle multinazionali al popolo e ai lavoratori PDF Stampa E-mail

Dal n° 337 - Febbraio 2014

Scritto da Fabio PRETTO   

Lo stato delle multinazionali sta portando un nuovo ulteriore attacco al popolo italiano e ai lavoratori. Due colpi che, facendo il confronto con un incontro di pugilato, potrebbero essere da KO per i lavoratori italiani. Questi colpi si chiamano FIAT (vedi famiglia Elkann e Marchionne) ed Electrolux (multinazionale degli elettrodomestici che a suo tempo ha rilevato la Zanussi di Pordenone).

Per quanto riguarda la FIAT (o ex FIAT) non è certamente un fulmine a ciel sereno poiché da qualche tempo si era capito l’intenzione, da parte del capitalismo cosmopolita ben rappresentato dagli Elkann e dal Marchionne, di “esportare” la FIAT verso lidi più vantaggiosi per le loro tasche. Il tutto fregandosene dei lavoratori italiani. Sulle pagine di questa rivista già in tempi non sospetti, quando sedicenti sindacalisti facevano da zerbino al Marchionne, abbiamo scritto che l’obiettivo della fabbrica torinese era quello di abbandonare armi e bagagli l’Italia. Per la verità non siamo stati nè i primi nè gli unici a pronosticare questo avvenimento e per la verità non ci voleva nemmeno molto a capirlo conoscendo la natura del capitalismo (italiano e internazionale) e dei suoi adepti. Dopo promesse a non finire, da parte della famiglia Elkann e da parte del suo procacciatore d’affari Marchionne, il primo atto è stato quello di spostare una parte della produzione in Serbia. Costi di produzione più che dimezzati, diritti sindacali in pratica inesistenti, cospicui guadagni. Sì cospicui guadagni perché questi faccendieri pur risparmiando sui costi di produzione continuano a vendere le automobili allo stesso prezzo di quando le producevano in Italia. La seconda mossa è stata quella di dislocare amministrativamente la FIAT all’estero. Nessuno qui vuol fare il professore, ma anche questo avevamo già previsto scrivendolo sulle pagine di questa rivista. I lavoratori FIAT oramai stanno rimpiangendo la famiglia Agnelli e l’avvocato Gianni. Il che è tutto dire. Quando gli Elkann e Marchionne comunicheranno la chiusura degli stabilimenti italiani (prossima mossa) i sindacati di regime non sapranno nemmeno a chi rivolgersi perché oramai gli stabilimenti FIAT battono (come si diceva una volta) bandiera panamense. Più sopra abbiamo scritto di sedicenti sindacalisti che ai tempi dell’accordo cantavano vittoria (chissà le risate che si è fatto il manager italo/svizzero/canadese Marchionne quel giorno) ma questi recidivi burocrati del sindacalismo di regime, autentiche stampelle dello stato delle multinazionali, continuano imperterriti per la loro strada. Strada che altro non è che complicità con le varie parti dello stato borghese nello smantellamento dei diritti acquisiti dai lavoratori con le loro lotte. Infatti, la CISL e l’UIL non hanno aspettato un secondo per esternare la loro gioia e soddisfazione per quanto fatto dalla FIAT. La CGIL ha alzato timidamente la voce mentre l’UGL (almeno nei media di regime) la voce non l’ha nemmeno fatta sentire. Dopo questi atti dei vertici FIAT, l’azienda torinese diventa una multinazionale cosmopolita con sedi in vari continenti e i Bonanno e gli Angeletti avranno un bel da fare quando dovranno trattare della chiusura dei vari stabilimenti italiani. E ancora si continuano a chiedere tavoli di trattative! L’unica trattativa che capiscono questi figuri è quella che George Sorel chiamava violenza proletaria da contrapporre alla violenza borghese.

Parlavamo di due colpi portati ai lavoratori italiani, e il secondo colpo si chiama Electrolux. L’Electrolux è il nome che ora porta l’ex Zanussi. Fabbrica di elettrodomestici che per molti decenni ha creato lavoro nel pordenonese. Rilevata qualche tempo fa dalla multinazionale svedese degli elettrodomestici Electrolux, ha di fatto subìto una proposta vergognosa ai danni dei lavoratori: o essi accettano un decurtamentomento dello stipendio di circa il 40% o la multinazionale trasferirà la produzione verso lidi più vantaggiosi (vedi esempio FIAT di cui abbiamo scritto). I lavoratori dovrebbero accontentarsi di circa 700 euro il mese. I dirigenti Electrolux dicono che così ci si adeguerebbe ai livelli europei. Quali livelli europei? Perché non ci si adegua ai livelli tedeschi? O gli adeguamenti ai livelli tedeschi valgono solo per l’età pensionabile. E mentre i lavoratori della fabbrica del pordenonese bloccavano i cancelli governo, partiti e parlamento continuavano imperterriti a parlare di legge elettorale. Solo dopo alcuni giorni il governo (timidamente) si è messo a fianco dei lavoratori. Evidentemente “Letta il Giovane” ha avuto il consenso dai suoi padroni che albergano nei potentati economici internazionali. Ma FIAT ed Electrolux non sono che la punta dell’iceberg, perché all’interno di questo stato governato dai portaborse dei potentati economici internazionali e dalle multinazionali i problemi del popolo, dei lavoratori, dei pensionati e degli studenti sembrano irrisolvibili. Ancora non si è trovata una vera soluzione per gli esodati che il ministro Fornero ha messo in strada senza pensione e senza lavoro. Le pensioni di chi ha lavorato per quaranta anni sono bloccate mentre i vitalizi dei parlamentari e le pensioni d’oro non si possono toccare. E’ incostituzionale hanno detto.

Davanti a tutto questo noi crediamo che la pazienza dei lavoratori sia giunta al limite. Anzi pensiamo che il limite sia stato passato. I lavoratori della FIAT e di Electrolux devono preparasi all’occupazione delle fabbriche e alla gestione delle stesse. In Argentina hanno fatto le stesse cose e i lavoratori appoggiati dai sindacati peronisti e dal governo peronista, hanno occupato le fabbriche che i capitalisti stranieri (anche italiani !!) stavano per abbandonare e per prosciugare. I mezzi di produzione sono stati sequestrati dai lavoratori che con un sistema cooperativistico hanno praticamente socializzato le aziende dando inizio all’esperienza delle Fabbriche Senza Padrone.

I sindacati di regime non contano più niente, conta solo la battaglia dei lavoratori contro lo stato demoborghese e capitalista. Contro lo stato delle multinazionali.

 
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