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Intorno ai contrasti della società liberale e liberista PDF Stampa E-mail

Dal n° 335 - Dicembre 2013

Scritto da Davide D’AMARIO   

«… Per ogni buon europeo, per chiunque rifiuti di abdicare alla dignità della ragione, la demolizione del dogma olocaustico è la più alta forma di disobbedienza civile, la più coraggiosa avventura intellettuale, il più importante momento di lotta per la libertà, il più alto dovere nei confronti della verità. La demolizione del Dogma Olocaustico è non solo il più alto atto morale, ma la più urgente premessa per ogni atto che si voglia politico »

Gianantonio Valli

« I nostri programmi sono decisamente rivoluzionari, le nostre idee appartengono a quelle che in regime democratico si chiamerebbero “di sinistra”; le nostre istituzioni sono conseguenza diretta dei nostri programmi; il nostro ideale è lo Stato del Lavoro. Su ciò non può esserci dubbio: noi siamo i proletari in lotta, per la vita e per la morte, contro il capitalismo. Siamo i rivoluzionari alla ricerca di un ordine nuovo. Se questo è vero, rivolgersi alla borghesia agitando il pericolo rosso è un assurdo. Lo spauracchio vero, il pericolo autentico, la minaccia contro cui lottiamo senza sosta, viene da destra ».

Enzo Pezzato, Repubblica fascista 22 aprile 1945

 

Scriviamo da una nazione che ritenevamo nemmeno 20 anni fa “nostra”, e che ora non è di nessuno, o meglio, è spiritualmente dell’invasore, dell’anti-italiano (quindi dell’anti-europeo). Il Solstizio I’inverno è alle porte, un nuovo sole fa capolino. Ma che dire agli sguardi fieri e sbarazzini dei miei nipotini, nell’ora della riflessione? Laconicamente dirgli in gergo bambino “piccoli ci siamo fatti sfuggire anche la meraviglia di tornar ad essere popolo!”, dire loro che la nazione Italia è ormai sinonimo di silenzio, di desolazione, di occupazione? NO non lo farò!

 

Il rullo perverso del sistema capitalista in crisi (o meglio in nuovo assestamento), per esempio nella mia terra natia l’Abruzzo, genera pian piano disagio sociale, nuove povertà, sgomento caratteriale. Qualche dato estremamente “ottimistico”, da marzo a giugno 2013 infatti gli occupati diminuiscono del -4,3%, ovvero ci sono altre 22mila persone senza lavoro.

A livello settoriale, l’industria in senso stretto registra una flessione dell’occupazione del 5% (-5.000 unità). A questa tendenza negativa si associa la contrazione di occupati nelle costruzioni (-3,5%, pari a 2.000 unità), l’occupazione anche nel terziario cede (-5,2%, pari a - 17.000 unità).

Crescono ed è questo il dato più imprevedibile e socialmente inquietante, gli inattivi, le persone scoraggiate, i giovani che non studiano e non lavorano e cresce scandalosamente l’area del sommerso, fatto di soprusi, mancanza di tutele… e la guerra tra proletari e sotto-proletari… e soprattutto si innesta nella nostra terra la “stabilizzazione” degli invasori.

In questi dati rientriamo noi come disoccupati, e soprattutto nostro fratello con cassa integrazione finita e soprattutto, ricordate i nostri nipotini, con 2 bimbi di 7 e 4 anni.

Giacinto Auriti: «… Questa guerra si combatte in regime di pace apparente, insinuando i propri guastatori nelle posizioni chiave che controllano la organizzazione avversaria. I soldati di questo tipo di guerra sono dei guastatori di altissima qualificazione tecnica. Dirigenti bancari, industriali, finanzieri, la cui opera è mascherata da strutture di copertura. Rappresentanze commerciali, cattedre universitarie bastano a controllare le posizioni essenziali attraverso le quali transita la linfa vitale di una nazione. Una di queste posizioni di controllo può essere una” banca di emissione”: chi controlla, indirettamente, la banca di emissione di una nazione la domina. Perché domina la borsa e la spesa, e può - sempre - strozzare tutto e tutti. Altra posizione di controllo è l’università. Di qui con pochi uomini qualificati si può controllare la circolazione delle idee. Basta influenzare poche cattedre di economia per rendere cieco il paese, per privarlo della visione teorica del baratro a cui esso è inconsapevolmente portato. L’universitario è la pupilla della critica. Se l’occhio della critica è influenzato dallo straniero il paese muore senza vedere e senza sapere di che male muore. La terza posizione di controllo della vita produttiva di un paese è costituita dalle fonti di energia…».

Sopra la pelle dei cittadini, delle famiglie, dei residui della nostra stirpe… di nostro fratello, e dei nostri nipotini agiscono da sciacalli anche i guastatori indicati dal rivoluzionario Prof. Auriti. Anzi ne sono nel profondo gli agenti mondialisti più zelanti.

Io/Noi sono/siamo fermamente convinti nella possibilità di costruire un mondo veramente equo e solidale, un mondo basato sulla caratteristica che ha differenziato l’uomo dagli altri animali: la socialità, l’organizzazione sociale, l’efficienza. Nel contempo, ci incutono terrore e ribrezzo coloro che come avvoltoi strappano le carni sanguinolenti dal corpo martoriato e prossimo alla morte del popolo d’Italia. Indicarli è facile… sono i mestieranti predisposti dal mondialismo a gestire il disagio sia esso sociale/economico, culturale/identitario e… immigratorio. Coloro che ogni giorno incontriamo nelle nostre contrade, paesi, città… sindacati, capital-marxisti, militonti di sinistra, assistenti “sociali”… coloro che, spesso a vanvera, usano termini tanto di moda come “equo e solidale” sono indirettamente i primi colpevoli dell’ingiustizia sociale, proponendo una visione del mondo surreale e caotica, fattiva solo ad una facile repressione.

Se si sarebbe apprezzato meglio e grandemente il filosofo con il martello: « Una società che proclama l’uguaglianza avendo bisogno di schiavi salariati ha perso la testa» (F. W. Nietzsche), forse i nostri nipotini potrebbero volgersi al mondo con fare meno titubante, e soprattutto consapevole.

I lettori di questa rivista conoscono a mena dito i meccanismi di “Controllo delle Masse”. Ma soprattutto oggi in questa “società dello spettacolo” sanguinaria e drogata, dobbiamo recare la traccia dell’analisi su come la plutocrazia giudeo-massonica cloroformizza le masse, di come le irretisce, di come ne annulla finanche la coscienza del numero… la società attuale è stata strutturata e trasformata in una prigione mentale dove le opportunità di libera autodefinizione sono nulle e spesso eterodirette dal sistema stesso, che si crea la cosiddetta “opposizione di sua maestà”. Rispetto al passato, almeno da che è dato vedere nell’attuale panorama politico italiota, lo fa per tramite di gruppuscoli (o movimenti) senza una base sociale predefinita e senza una direzione calibrata. Quindi delle vere e proprie “alternative” sistemiche. Ne è un esempio la retorica “dei privilegi della casta” usati solo ed unicamente come grimaldello dell’anti-politica, e non foriero di un “assalto al cielo”, cioè di un attacco al cuore del mondialismo. E molti di noi sanno che chi grida più forte al lupo al lupo è solo un prezzolato servo.

L’ebreo Edward Bernays (Vienna, 22 novembre 1891 – Cambridge, 9 marzo 1995) è stato un pubblicista e pubblicitario statunitense, parente dell’ebreo Sigmund Freud, fu uno dei padri delle moderne relazioni pubbliche, tra i primi a commercializzare metodi per utilizzare la psicologia del subconscio al fine di manipolare l’opinione pubblica. A lui si devono le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso”, concetti che son divenuti in seguito abbastanza noti a noi ribelli al mondialismo, determinazioni con cui il sistema capitalista ha propagandato le sue miserie… «… Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. Un vasto numero di esseri umani deve cooperare in questa maniera se si vuole vivere insieme come società che funziona in modo tranquillo. In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone… Coloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese.» (Da “Propaganda” di Edward Bernays, 1929).

La perdita del lavoro, delle tutele sociali, della speranza… son strettamente legate… alla struttura, alla propaganda, all’ideologia mondialista. E la vita dei figli d’Italia, in particolare dei piccoli (l’esempio dei miei nipotini), è parte non secondaria del “dramma” sia esso sociale e popolare. E lo è anche dal punto di vista della sperimentazione “sull’infanzia” delle scellerate idee che stanno progressivamente avanzando, sia sul “genere”, sull’identità, sull’educazione dei bambini in ambito pedagogico e fin anche nella didattica. I bambini cavie, per destrutturare l’uomo, la famiglia, la comunità.

La situazione, nelle sempre più poche fabbriche, cantieri o altri luoghi di lavoro è fatta di precariato, caporalato, assenza di diritti reali, inconsistenza nei sistemi di sicurezza, resa o meglio convivenza dei sindacati con il capitale… insomma deregolamentazione del mercato del lavoro, quindi morte di una classe operaia attiva. La globalizzazione capitalista ha colpito il nostro continente pesantemente a metà degli anni Ottanta, e l’ambiente nazional-rivoluzionario lo denunciò con ampio anticipo e in maniera strutturale al contrario delle “sinistre” progressiste e delle sette del marxismo ortodosso… fu l’inizio di un terremoto epocale… quello che diverrà un movimento economico-ideologico del Pensiero Unico, o meglio il Partito Americanista, che eroderà le pur poche conquiste sociali che il sistema capitalista dei paesi europei accordò ai lavoratori… il lavoro oggi non c’è più e quando c’è è iper-precarizzato, i produttori cosmopoliti delocalizzano a seconda dei bisogni, la finanza internazionale ricatta gli stati. Semplicemente la plutocrazia giudaico-massonica ha deciso di sperimentare sui popoli un arma pericolosissima quella di far scomparire l’idea di futuro, soprattutto nelle masse dai 18-35 anni.

Giorgio Pini in un articolo degli anni cinquanta:«… Noi respingiamo la concezione liberale e liberista; accettiamo quella socialista senza preoccuparci degli spaccatori di peli in quattro i quali obbiettano che socialismo significa determinismo economico in senso materialista. Dei socialismi ce ne sono – è ben noto – tanti. C’è un socialismo cristiano detto ”solidarismo”; c’è un socialismo utopistico; c’è un socialismo laburista e fabiano; c’è un socialismo che trascende nel comunismo; c’è un socialismo rivoluzionario e quasi anarchico; c’è il socialismo scientifico marxista, ecc… Nessuno di questi è il nostro socialismo, il quale si concreta in un ordinamento corporativo impostato sulla socializzazione delle imprese, nella collaborazione fra le categorie produttrici, nella libera concorrenza delle iniziative subordinata soltanto al superiore interesse della Nazione. Si diano dunque pace i confusionari maligni e quelli in buona fede: il nostro socialismo non è per nulla sovvertitore, non inverte per nulla la precedenza dello spirituale sul materiale, non si prospetta un livellamento verso il basso, non esclude la graduatoria dei valori individuali e di categoria. Perciò, mentre riaffermiamo qui la qualifica di socialismo nazionale che abbiamo assunta per definire i principi della nostra carta – sviluppo logico, diretto ed esatto della Carta del Lavoro, delle Corporazioni, del Manifesto di Verona e della socializzazione – crediamo opportuno aggiungere qualcosa che incide sull’interpretazione politica del nostro programma in rapporto alla situazione attuale.»

Lo scopo della plutocrazia non è solo l’iniquità sociale, l’ingiustizia, la repressione, lo strozzamento… per cui il capitale si appropria dei super-profitti sottraendoli al lavoro. È la creazione di sacche sociali infime e rabbiose, non impiegabili e inutilizzabili… è sfaldamento delle solidarietà categoriali ed umane, è scollamento della solidarietà nazionale. Di chi rimane indietro, il plutocrate non se ne preoccupa e non se ne sente responsabile, non vuole sopportare quelli che giudica i costi dell’istruzione o dell’integrazione nel lavoro o nel salario. Il plutocrate è avviato sempre più verso la disumanizzazione delle prospettive e dei sentimenti.

Per non concludere, ed ulteriormente rilanciare l’indagine sulla situazione attuale, cito un passo di uno scritto del missino “eretico” Beppe Niccolai: «… il problema degli anni futuri non è ovviamente quello di arrestare la macchina del benessere, come vorrebbero i nuovi profeti del tasso di sviluppo zero, ma di darle dei comandi, degli scopi che non siano fini a se stessi. L’irrazionalità del progresso non può avere soluzione da una irrazionalità quaresimale ed arcaica, da un nuovo culto della vita semplice e della natura, come lo stanno attualmente divulgando gli intellettuali della sinistra salottiera ed urbana, che conoscono la natura da qualche gita domenicale. Ma bisognerà trovare la forza e la volontà politica di chiedersi ad ogni passo del progresso produttivo a cosa serva, di non accettare e venerare ogni incremento dei beni e dei servizi come dogma, pretendendo di darsene ragione…».

 
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