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“Legge e Ordine”: cosa significano? PDF Stampa E-mail

Dal n° 335 - Dicembre 2013

Scritto da Graziano DALLA TORRE   

Qualche tempo fa tentammo, da queste pagine, una nostra personale disamina di alcune parole d’ordine che ancora oggi vengono considerate nell’immaginario collettivo della ‘pubblica opinione’ - vuoi a ragione, vuoi a torto- come intimamente correlate alla visione del mondo anche - e sia pure non solo - della destra radicale; allora si parlò dei concetti di ‘Dio’, ‘patria’ e ‘famiglia’, considerati da sempre come idee-forza fondanti e trainanti di ogni costruzione ideale la quale anteponga i valori della Tradizione eterna ed unica ad ogni altra espressione del sentire umano.

Oggi proveremo invece a riflettere su altre due parole chiave del patrimonio ideale e culturale della destra radicale in tutto il mondo: ‘legge’ e ‘ordine’. Anche stavolta siamo di fronte a termini e concetti sovente abusati e che, come tanti altri, hanno finito per perdere il loro originale ed intrinseco significato, smettendo altresì di rappresentare una reale corrispondenza con quanto tali parole indichino effettivamente. Si tratta di un destino comune ad una grande quantità di parole, il cui significato è stato distorto e sacrificato sull’altare delle nuove, e già esauste, convenzioni sociali e politiche, una ‘moda culturale’ alla quale dovremo comunque fare l’abitudine.

Che cos’è la ‘legge’? Che cos’è l’’ordine’? Aldilà di quanto scrivono i vocabolari, come debbono intendere questi concetti i nazional-rivoluzionari? Se ci muniamo di un dizionario/vocabolario della lingua italiana (ad esempio, in questo caso, il “Sabatini-Coletti” della Rizzoli), possiamo trovare quanto segue:

legge  [lég-ge] s.f.

1 Norma o insieme di norme che regolano il comportamento etico e sociale degli uomini: seguire, infrangere la l. || l. naturale, principi etici e di giustizia che si ritengono fondati sulla natura stessa dell’uomo | l. morale, quella che risiede nella coscienza dell’uomo e gli permette di distinguere il bene dal male | l. divina, le norme che sarebbero state rivelate all’uomo direttamente da Dio | senza l., di persona che non rispetta né le l. umane né quelle divine.

Ogni comunità umana, da sempre e per quanto primitiva possa essere, si è dotata di proprie leggi, essendo la esistenza di società anarchiche passate, presenti e soprattutto future una fola ed una fantasticheria propalate da un certo giacobinismo minoritario ma non meno pericoloso. Chiaramente la legge, generale e particolare, è espressione della parte dominante di quella data società (i marxisti direbbero: della classe dominante); in passato, è vero, gli uomini non sempre hanno avuto e si sono dati un corpus di leggi scritte e codificate ma in tali casi, riguardanti solitamente piccole comunità tribali di cacciatori-raccoglitori anteriori alla scoperta dell’agricoltura, è sempre valsa la mera imposizione di una o più volontà capaci di predominare sulle altre singole volontà: in poche parole, la legge del più forte, o feroce, o scaltro, o dotato di mezzi. Vedremo come oggi, nel 21° secolo, tali prassi stiano prepotentemente ritornando a guadagnare terreno in molteplici realtà pur diverse fra loro, e come questa paurosa corrente di anarchia (chiaramente con una accezione ben diversa da quella che a questa parola danno i teorici classici anarchici... come volevasi dimostrare a proposito delle parole!) sia destinata a segnare il... destino appunto di interi popoli e di interi territori.

In assenza di leggi scritte, per spazi temporali lunghissimi sono valse quelle orali, o quelle mitiche delle tradizioni religiose, norme comunque capaci di influenzare, dirigere e appunto governare uomini e società per secoli e secoli. Con lo svilupparsi delle c.d. ‘grandi civiltà’, la legge diviene lo strumento di dominio codificato di una casta minoritaria su di una grande massa di popolo che tuttavia spesso finisce per identificarsi con l’essenza più profonda dei codici, proprio in virtù di una loro presunta discendenza da norme sovrannaturali e magiche: è la dimensione sacrale della legge, dimensione che si trasmetterà nei secoli sin quasi ai tempi nostri in molte realtà statuali e comunitarie.

Ciò nonostante la legge non è mai stata immutabile ma ha semplicemente rispecchiato i rapporti di forza esistenti all’interno di una data società; la grande rivoluzione francese (grande per l’ importanza che ha rivestito per la storia mondiale da allora sino ad oggi) ha consacrato il definitivo e quasi ininterrotto dominio di una classe sociale, la borghesia, di un sistema economico, il capitalismo ed il produttivismo, e di una ideologia e filosofia dell’esistenza consequenziali, il liberalismo e la democrazia. Oggi, in pressoché tutto il mondo, il dominio totale ed incontrastato della triade borghesia-capitalismo-liberaldemocrazia è giunto -crediamo- al suo apice massimo di espansione e di dilatazione spaziale e forse (forse...) temporale.

Alla voce ‘ordine’, il solito vocabolario Sabatini-Coletti così recita, nell’accezione che qui ci interessa:

ordine  [ór-di-ne] s.m.

2 Regolare e ordinato funzionamento di una collettività, di un’istituzione, fondato sul rispetto delle leggi e delle norme stabilite al suo interno; l’insieme di tali leggi e norme; anche, il modo in cui è organizzata una società: uno stato in cui regna l’o.; l’o. costituito || servizio d’o., quello, spesso volontario e organizzato dagli stessi dimostranti, che sorveglia una manifestazione pubblica | dir. o. pubblico, formula indicante i valori su cui si fonda la convivenza sociale, e in partic. la sicurezza e la tranquillità dei cittadini: è un problema di o. pubblico.

La legge dunque crea l’ordine e l’ordine presuppone la legge. Ma legge ed ordine, abbiamo visto, possono significare ed incarnare concetti diversissimi in relazione alle epoche ed ai sistemi politici ed economici che le esprimono. Tuttavia, queste parole hanno esercitato e continuano ad esercitare una attrazione ed un fascino potenti e totalizzanti sulla gioventù nazionalrivoluzionaria in ogni parte del mondo nel quale essi siano presenti ed attivi; c’è dunque da chiedersi il perché. Perché quella che continua ad essere denominata -perlomeno all’esterno di essa- ‘estrema destra’, pur ritrovandosi in gran parte del mondo sul posizioni di antagonismo e ribellismo anche violento al sistema politico e sociale entro il quale si ritrova a vivere ed agire, viene percepita comunque come custode e paladina di un ordine legalista, legalitario, militaresco e poliziesco?

Tale atteggiamento ed abito mentale ha riverberato i suoi effetti dal dopoguerra sino ai giorni nostri, influenzando spesso le elaborazioni politiche, addirittura le stesse strategie, portando la destra sedicente rivoluzionaria a fare da stampella o da cane da guardia ad ogni sorta di regime capitalistico-borghese, conservatore e reazionario nella accezione peggiore di tali termini.

Se conclamate appaiono le responsabilità dei capi e delle dirigenze, spesso prezzolate e vendute ai potentati economici e finanziari in funzione diversiva e di contenimento delle spinte ribellistiche - e questa è materia di cui si è abbondantemente dibattuto negli anni scorsi da queste pagine- più misteriose ed insondabili si rivelano le ragioni e le motivazioni che spingono una gioventù quasi sempre fortemente motivata ad una rottura rivoluzionaria nei confronti del sistema dominante a ripiegare sovente su posizioni blandamente nostalgiche, elettoralistiche, legalitarie.

Possiamo fare delle congetture, le quali notoriamente sono ‘gratis’. Perché un giovane, magari un adolescente, si avvicina ad una ‘ideologia’ (uso una brutta parola, soltanto per comodità espositiva) che le categorie sociopolitiche riconducono alla c.d. ‘destra radicale’? Sicuramente, come per ogni scelta, anche inconscia, che un giovane compie ha la sua forte e preponderante rilevanza il retaggio e l’educazione familiari; nella maggior parte dei casi, anzi, è questo il solo fattore in grado di determinare una scelta che spesso si rivelerà una scelta di vita. Ma talvolta, ben lo vediamo, le idee si ‘impadroniscono’ di un individuo calamitandolo all’interno del proprio cerchio e riconoscendolo mediante una affinità ed una empatia naturali, aldilà delle condizioni materiali, della cultura o della religione di origine, dei condizionamenti familiari e scolastici. Ecco, forse alcune individualità subiscono la fascinazione primigenia della legge e dell’ordine cosmici, eterni, immutabili, condizioni che vengono spesso inconsciamente percepite come preesistenti ad una storia umana e soprattutto ad una contemporaneità avvertite, più che ‘ingiuste’, come asfittiche, umilianti, insensate, vuote. La Legge diventa dunque, come un libro sacro, la fonte perenne, pura e ‘divina’ dalla quale discende l’Ordine, ovvero quel motore gigantesco che muove e regola il meccanismo quasi perfetto dell’universo e quindi dell’Uomo.

Ma fuor di metafora, quale esatto valore conferire oggi a questi concetti per la nostra battaglia rivoluzionaria e antimondialista? Se, come abbiamo visto, tali parole incarnano valori eterni ed irrinunciabili (i piccoli politicanti italioti ogni tanto cianciano di “valori non negoziabili”... Probabilmente pensano ai soldi liquidi ammassati in qualche banca sicura o ai loro ‘immobili di pregio’ disseminati tra Roma e la campagna toscana...) risulta opportuno assumerle oggi come ‘gridi di battaglia’? O come per Dio, la patria e la famiglia ci troviamo di fronte a parole talmente e malamente abusate da risultare irrimediabilmente consunte?

Personalmente, la nostra risposta è comunque positiva. A maggior ragione in una realtà radicalmente ed irreversibilmente degradata come è la società italiana di questo inizio del 21° secolo, dove assistiamo al disfacimento dello stesso sistema economico, sociale, politico, culturale e religioso nato dalle rivoluzioni borghesi e liberali iniziate con quelle americana e francese e culminate nei moti del 1848. Tutta l’impalcatura ‘valoriale’ di tale filosofia -che già agli albori della sua espansione incarnava l’ultimo stadio della dissoluzione del mondo della tradizione- sta crollando come un palazzo corroso dall’umidità e scosso da continue vibrazioni; lo vediamo ogni giorno nelle nostre strade, nelle scuole, negli uffici pubblici, nelle fabbriche, nei luoghi di svago e divertimento. La repubblichetta coloniale italiana (coloniale a maggior ragione oggi, che la sudditanza non è più o solo nei confronti degli Stati Uniti bensì della sinarchia mondialista ) è ridotta ad una cloaca nella quale dettano la loro legge criminale ogni sorta di consorterie mafiosa, affaristiche, finanziarie; e questo sia attraverso la pratica della violenza e dell’intimidazione, sia utilizzando una corrotta e complice classe politica che si incarica di supportare i suoi padroni legiferando ad hoc nel parlamento o esercitando il potere amministrativo e di governo, specie locale, ad esclusivo vantaggio dei propri padroni nascosti dietro le quinte. È in questa prospettiva che vanno letti gli avvenimenti quotidiani che segnano la cronaca e la storia dell’Italia contemporanea: la totale mancanza di certezza del diritto, sia in campo civile che penale, con cause civili e penali dalla durata abnorme complice anche l’assurdo giuridico costituito da tre gradi di giudizio, con la presenza di una corte di cassazione il cui unico scopo sembra essere il foraggiamento, oltre che di sé medesima, della classe forense; la non certezza, anche in caso di condanna, nella esecuzione delle pene, che fa si che si siano raggiunti livelli altissimi anche di attività microcriminale, tipologia delinquenziale peraltro maggiormente avvertita (il c.d. ‘allarme sociale’) dalla popolazione comune; una politica criptica della magistratura, di concerto con la classe politica, tesa a depenalizzare di fatto, se non ‘de iure’, comportamenti criminali che appaiono invece funzionali alla marcia di avvicinamento al nuovo ordine mondiale sanzionando al contrario -questa volta de facto e de iure- ogni comportamento non conforme al pensiero unico da esso imposto. E’ in questa ottica, ovvero quella del mondialismo, che avverrà l’inversione di ogni valore e che porterà dapprima alla legalizzazione di comportamenti sino a ieri considerati criminogeni, poi alla loro incentivazione, poi alla criminalizzazione e demonizzazione di ogni opinione o comportamento contrari al nuovo corso. Avremo così le leggi contro il negazionismo, l’omofobia, la xenofobia e il razzismo, ovviamente nell’accezione che il sistema deciderà di conferire a tali categorie culturali.

Così la Legge sarà dei fuorilegge, e l’Ordine sarà della Sovversione. Ma non ci sarà bisogno di aspettare molto, anzi. Il futuro è già qui.

 
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