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Vilipendio di cadavere ad Albano Laziale PDF Stampa E-mail

Dal n° 334 - Novembre 2013

Scritto da Pio DEMARTIN   

Immonda campagna di odio contro le spoglie di Erich Priebke, morto prigioniero a 100 anni

Il mese di ottobre 2013 resterà negli annali come uno dei più squallidi nella storia dell’ex Bel Paese, durante il Regno Napolitan-Bilderberg-Trilateral-Aspen-Lettiano, ed anche nell’altro Regno d’Oltretevere, per l’indegno trattamento riservato alla salma di un defunto.

Sofocle, già nel 500 a.C., nella sua opera ‘Antigone’, aveva affrontato la questione morale concernente coloro che negano la sepoltura a qualcuno.

L’avvocato e Schutzengel (angelo protettore, come lo chiamano i tedeschi-con-gli-occhi-aperti) del Signor Priebke, il Dr. Paolo Giachini, ci guiderà in questa bolgia tra Roma, i Colli Albani e l’aeroporto di Pratica di Mare.

Roma, venerdì 11 ottobre 2013

Il Dr. Paolo Giachini comunica ai media: “Erich Priebke muore oggi all’età di 100 anni. La dignità con cui ha sopportato la sua persecuzione ne fa un esempio di coraggio, coerenza e lealtà.

Il Signor Priebke ha voluto lasciare una sua testimonianza che parla della sua vita, cioè di quello che è stata la sua vita e il suo passato.

Lo ha lasciato in forma scritta attraverso una intervista e con un video. Di Priebke i suoi avversari hanno fatto un esempio, hanno fatto un martires, detto in latino, cioè un testimone.

Lui ha reso testimonianza dei valori che oggi non esistono più, i valori degli uomini che si stringevano la mano e rispettavano i patti, e non tradivano le loro idee (..).

Credo che si debba festeggiare la sua memoria. Non è un giorno di lutto per me”.

Interviene Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica in Roma: “Dopo aver letto la sua intervista-testamento (...) è tempo che il Parlamento inizi a lavorare seriamente alla legge contro cybercrime e negazionismo (1).

Scandalizzati i tenutari delle gazzette perché hanno letto quanto affermato da Priebke, per esempio:

“I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio. Come Le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di una istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla...”.

Il Dr. Giachini ha precisato:

Il Signor Erich Priebke “ha diritto ai funerali in chiesa, saranno in forma privata. I Patti Lateranensi prevedono che ciascuno possa fare pratiche religiose laddove la sede lo consenta. Per cui anche Priebke ne ha diritto. La Chiesa è dei fedeli e Priebke era un fedele.

Da 2000 anni non è mai stato cacciato nessuno da una chiesa e non mi risulta che si possa fare neppure legalmente. Sarà comunque una cerimonia funebre privata, parteciperanno parenti ed amici stretti. Non deve avere un tono che possa avere riscontri politici e di solennità”.

Per precisare “il luogo dei funerali aspetto il certificato di morte affinché si possa traslare la salma. Mi vedrò con i figli e decideremo. Comunque decine di persone hanno offerto la loro tomba di famiglia per Priebke. Anche il sindaco di un paese ha riferito [che], in quanto cattolico, è pronto ad ospitarlo in un suo cimitero. È un fatto umano. Comunque ho anche spazio nella mia tomba di famiglia e gli cederei volentieri pure il mio posto”.

Roma, sabato 12 ottobre

Dal Corsera del 13/X: “È scoppiato un gran putiferio, sono insorti ieri l’associazione partigiani, l’ex sindaco Veltroni, la Comunità ebraica: ‘Il funerale di Priebke a Roma sarebbe uno sfregio’. E ancora: ‘Roma antifascista e antinazista’ farà di tutto ‘per negare la sepoltura a un criminale’, ha tuonato il sindaco Ignazio Marino, pronto a chiedere l’intervento del prefetto. Per tutto questo l’avvocato Giachini ha deciso di fare chiarezza:

“Giachini: Per una forma di rispetto aspetteremo quasi sicuramente che passi mercoledì (...). Perché noi non vogliamo provocare nessuno. Semplicemente, il Signor Priebke era un fedele della Chiesa, si confessava e ha anche ricevuto l’assoluzione. Perciò credo sia suo diritto avere un funerale. La Curia stessa mi ha detto che il Signor Priebke ha diritto alle esequie”.

Ribatte l’articolista Fabrizio Caccia: “Strano, però, perché il Vicariato di Roma ha dichiarato che per Priebke ‘non è prevista nessuna celebrazione esequiale in una chiesa di Roma’. E queste parole sono state accolte con enorme favore dalla Comunità ebraica”.

Giachini: “Lunedì dovrei avere il certificato della causa della morte dal medico militare, perché il Signor Priebke non aveva la mutua e dunque nemmeno un medico di base. Con quel certificato potremo andare in una chiesa per chiedere di celebrare il rito”.

Caccia: “Intanto la Questura ha fatto sapere che vieterà qualsiasi celebrazione in forma solenne”.

Giachini: “Nessuno però ha mai parlato di un funerale solenne o in una chiesa che sia per forza del centro storico. Ci tengo a rassicurare il sindaco, il prefetto, il Vicariato, la stessa Comunità ebraica: non abbiamo ancora deciso dove, ma il funerale si svolgerà alla presenza solo dei parenti stretti e degli amici più intimi”.

Caccia: “E per la sepoltura?”

Giachini: “Ci sono tre strade. Le valuterò insieme ai parenti che farò venire solo quando saranno pronti tutti i documenti e questa buriana sarà passata. Una strada è la Germania perché Priebke era di Berlino. Un’altra è l’Argentina, cioè Bariloche dove ho saputo però che il governo [il ministro dell’Interno, Hector Timerman, ebreo -ndr] ha posto il veto, ma noi non abbiamo ancora fatto alcuna richiesta. L’ultima strada, infine, si chiama Italia: in poche ore ho già ricevuto almeno 20 offerte da cittadini pronti a mettere a disposizione la loro cappella di famiglia. Anche un sindaco, di cui non svelo il nome e la città perché non vuole farsi pubblicità, è pronto ad aprire il suo cimitero. Eppoi, ultima soluzione, c’è sempre il mio posto libero nella tomba di famiglia del paese d’origine. L’importante è che si chiuda per sempre la campagna d’odio”.

Roma, domenica 13 ottobre

Il Vicariato (di cui è titolare il Vicario, ossia il vice di Bergoglio, mons. Agostino Vallini) conferma il suo ‘no’ ai funerali in chiesa. Il Superiore di Vallini non può che condividere. Tra l’altro, mentre Priebke moriva, stava ricevendo in udienza Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica in Roma, il rabbino Di Segni, ecc..

Nel sito ‘Chiesa e post Concilio’, troviamo la critica di Silvia Guarini alla decisione negativa del Vicariato, mentre invece, asserisce, “abbiamo assistito a comunioni somministrate a pubblici prostituti...” (2).

Giachini: “Non mi risulta che la Curia abbia negato i funerali a Priebke, ma sono pronto a celebrarli in strada se questo dovesse succedere” (3).

Il sindaco Marino: “saranno negati l’utilizzo e l’occupazione di qualunque spazio pubblico”.

Ma anche gli ebrei di Roma sono in gran fermento: “Se fosse necessario la gente è già mobilitata per protestare in piazza e io sarò con loro”, ha detto il presidente della comunità ebraica capitolina, Riccardo Pacifici (4).

Giachini: “Di certo le sue saranno esequie religiose perché questa era la sua volontà. Priebke era battezzato e si è continuato a confessare fino all’ultimo giorno ricevendo l’assoluzione, ma la sua conversione al cattolicesimo risale addirittura a dopo la guerra, c’è tutto scritto nella sua autobiografia del 2003 “Vae Victis” .

Ricordo che il Signor Priebke è stato portato a Roma non di sua volontà ed è morto qui. Ecco perché dico che Roma avrebbe il dovere di ospitarlo, ma noi non vogliamo creare imbarazzi a nessuno” (5). Nella questione mette il becco anche la Bonino che, essendo ministro degli Esteri, c’entra come i cavoli a merenda, con una criptica dichiarazione: “La legge ha già detto come si deve fare, ma dopo aver criticato le leggi ad personam, vorrei evitare le eccezioni ad personam” (6).

Rispunta pure Giovanni Maria Flick (che fu avvocato di Carlo De Benedetti), ospitato dal quotidiano torinese degli Agnelli-Elkann: nel 1996 era ministro della ‘Giustizia’ e fece illegalmente riarrestare Priebke appena dichiarato libero dal tribunale militare di Roma. Ecco cotanto ingegno: “Si potrebbero spargere le ceneri in mare come fu deciso per Eichmann [dagli amici sionisti di Flick; e per l’asserito, e mai mostrato, Osama bin Laden, probabilmente morto ancora nel 2001 - ndr](7).

Altro compare di Flick, Efraim Zuroff, direttore del centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme: “La cosa migliore è consegnarlo alla Germania, affinché vengano cremate” (8).

Insomma questi figuri (anche da Gerusalemme!) ne parlano come se la salma fosse di loro proprietà. Del resto, la proposta di ridurla in cenere – e poi farla sparire, non può che ricordarci dei Resti di Rudolf Hess e familiari, fatti sparire alla chetichella dalle ‘autorità’ nel luglio 2011, e di quelli dei genitori di Adolf Hitler, a Leonding, complici il parroco ed il borgomastro, nel marzo 2012, come relazionato in “Avanguardia”, agosto e maggio 2012.

Roma, lunedì 14

Giachini: “Insieme con il figlio del Signor Priebke, Ingo, sarà presa la decisione finale su dove, come e quando fare il funerale e seppellire la salma. Il funerale sarà privato, riservato solo ad amici e parenti in un luogo concordato con il questore e il prefetto”.

L’intera vicenda - ragguaglia il Corsera - ha spinto il presidente del Consiglio Enrico Letta, che a palazzo Chigi ha incontrato la Comunità ebraica, a delle riflessioni amare: “Dobbiamo essere tutti insieme baluardo al ritorno di sentimenti di odio e morte”, ove Letta junior orwellianamente e cinicamente attribuisce l’odio a chi pacatamente vuole una dignitosa cerimonia funebre, mentre, come la nota scimmietta, non vuol vedere che l’odio sta nella mente di chi vuole negare la sepoltura e, di più, spargere le ceneri in mare (9).

Don Floriano Abrahamowicz, sacerdote tradizionalista nel Veneto, comunica: “Mi sono proposto per celebrare i funerali di Priebke. Perché il Vaticano, sotto pressione della comunità ebraica, non voleva. Ora sembra aver cambiato idea: evidentemente hanno più paura di me che non del mio amico Erich”. “Il giudice [del primo processo, il 1º agosto 1996 -ndr] l’ha assolto dicendo che ha eseguito degli ordini decisi dalla legge marziale internazionale, lui è stato testimone oculare di molte cose. Anche dei campi di concentramento. Consiglio a tutti di leggere il suo testamento” (10).

Albano Laziale, martedì 15

Il vescovo Marcello Semeraro di Albano, segretario del Consiglio dei Cardinali di Papa Francesco, dichiara al Corrierone: “Il Vicariato non ha escluso la preghiera di suffragio in forma discreta e privata (...). Ma la legge canonica proibisce il funerale che è un atto liturgico pubblico, ai peccatori ‘manifesti’ che non abbiano dato segni di pentimento e là dove questo è motivo di scandalo per i fedeli (...). Pubblico e notorio è il delitto, pubblica e notoria è la mancata conversione, pubblico e notorio è lo scandalo che suscita nella comunità cristiana” (11).

Chiediamo sommessamente a S.E. Semeraro se il Vaticano ha mai proibito le esequie pubbliche a cattolici irlandesi e statunitensi già componenti degli equipaggi dei bombardieri della Royal Air Force e della U.S. Air Force che hanno ucciso più di 100.000 civili in Italia, circa un milione di civili in Germania, centinaia di migliaia di civili in Giappone?

Peccato per il Vescovo Semeraro che, già nel Corsera di domenica 13/X, fossero state riportate le pacate espressioni del Dr. Giachini: “Noi non vogliamo provocare nessuno (...). Semplicemente, il Signor Priebke era un fedele della Chiesa, si confessava e ha anche ricevuto l’assoluzione. Perciò credo che sia suo diritto avere un funerale. La Curia stessa mi ha detto che il Signor Priebke ha diritto alle esequie”.

Ma effettivamente c’è del losco, perché l’articolista ribatte a Giachini: strano, però, perché il Vicariato di Roma [di cui è titolare il Vicario di Bergoglio, mons. Agostino Vallini] ha dichiarato che per Priebke non è prevista nessuna celebrazione di esequie in una chiesa di Roma.

Nel sito ‘Chiesa e post Concilio’, fra i commenti c’è quello di Luisa: “Ma questo non basta a mons. Semeraro che (leggo al Sismografo) sceglie di aggiungere odio all’odio e che, in modo che preferisco non qualificare, commenta: “La proibizione delle esequie per il pubblico scandalo c’era anche nel Codice di Pio X, che [i lefevriani] dovrebbero conoscere. Nelle loro valutazioni, evidentemente, ritengono che Priebke non abbia commesso un delitto e che non avrebbe nulla di cui pentirsi. Si vede che certe posizioni negazioniste, come quella del vescovo Williamson, non erano poi così isolate (12).

[Riteniamo che S.E. Semeraro intendesse dire: non erano poi così isolate fra i seguaci di mons. Marcel Lefevre;

ma si sbaglia, perché gli unici due revisionisti olocaustici nel clero sono il Vescovo Williamson e don Floriano Abrahamowicz. Parzialmente revisionista è stato, in passato, l’Abbé Pierre, già anziano, che in seguito non ha più avuto pace, costretto ad abbandonare, per qualche tempo, il suolo francese, rifugiandosi nel convento benedettino di Praglia sui Colli Euganei. Raggiunto da giornalisti dichiarò: “è giusto che si apra un dibattito sui falsi storici. Contro di me si è scatenata la lobby sionista internazionale. Esiste, altro che, se esiste. Ma se credono di mettermi a tacere si sbagliano”(13) ndr].

Che le cose non stessero affatto come asserito da S.E. Semeraro, lo si apprende dall’intervista rilasciata da don Pierpaolo Petrucci, superiore di Distretto della Fraternità San Pio X in Italia, a Marco Bongi, a distanza di qualche giorno dall’assalto dei bravi abitanti di Albano Laziale (o di gente sollecitata a venire da fuori?) al carro funebre con il feretro di Priebke.

Domanda: Per quale motivo, di fronte al divieto imposto dal Vicariato di Roma, Lei ha consentito alla celebrazione?

Risposta: Il rifiuto del Vicariato di accordare il funerale ad un battezzato che ha ricevuto i sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, qualunque siano state le sue colpe ed i suoi peccati, non è conforme alla legge della Chiesa e alla dottrina cattolica. Dopo aver appreso che Priebke era stato battezzato e riceveva i sacramenti, questo atto [del Vicariato] ci è parso subito una grave ingiustizia nei confronti del defunto e della famiglia. Il nostro ha voluto essere anche un gesto di riparazione nei confronti di una simile leggerezza.

Domanda: Quasi tutti gli organi di informazione hanno riferito che Erik [recte: Erich] Priebke non si sarebbe mai pentito dei suoi comportamenti tenuti durante la seconda guerra mondiale. Nel comunicato stampa della Fraternità si parla invece di un cattolico morto dopo essersi riconciliato con Dio. Ci può spiegare come stanno realmente le cose?

Risposta: Sembra che vi sia una volontà di coltivare l’odio da parte di certa stampa [ non “certa”, ma proprio tutta la stampa!] che si attribuisce il diritto di stabilire chi può essere perdonato e chi no, dettando leggi alla Chiesa per imporre i suoi criteri su chi ha il diritto al funerale religioso ed esponendo al linciaggio mediatico coloro che non vogliono piegarsi. Erich Priebke, battezzato protestante, nel dopoguerra si convertì al cattolicesimo con la moglie e fece battezzare i suoi figli (...). Al suo ritorno in Italia, in occasione della pubblica udienza di fronte al Tribunale Militare di Roma tenutasi in data 3 aprile del 1996 egli legge una lettera davanti alle famiglie (...): “Sento dal profondo del cuore il bisogno di esprimere le mie condoglianze per il dolore dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine (...) Come credente, non ho mai dimenticato questo tragico fatto, per me l’ordine di partecipare all’azione fu una grande tragedia intima” (14).

Ma, più che le convinzioni religiose recenti del Signor Priebke, è interessante qui capire il perché degli ostacoli del Vicariato e di S.E. Semeraro. La cartina di tornasole sul vero motivo dello “scandalo” di Erich Priebke è l’accenno di quest’ultimo, ut supra, al “negazionismo”, olocaustico ovviamente, professato anche dal Vescovo Richard Wiliamson.

Ecco il vero “scandalo” del Signor Priebke: nella sua intervista-testamento, distribuita ai giornalisti dal Dr. Giachini dopo l’annuncio della morte del suo assistito, Priebke scrive :

Domanda: In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas.

Risposta di Priebke: Come Le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse. Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per lavoro e vi facevano ritorno la sera. Il bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altre vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.

Domanda: E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?

Risposta di Priebke: Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita a Dachau [da prigionieri tedeschi obbligati dagli americani]. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono: a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come ad esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz, Rudolf Hess. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia ormai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.

Lo “scandalo” del Signor Priebke è il suo revisionismo olocaustico!

Precisa l’attento Michael Hoffman: “È agli atti la dichiarazione del Vaticano che, per poter esercitare l’ufficio ecclesiastico, occorre credere nel racconto di gasazioni omicide. Vedasi dichiarazione della Segreteria di Stato del Vaticano a Mons. Richard Williamson, 4 febbraio 2009”.

Un lettore del sito di Hoffman ha commentato: “È terribile che a qualcuno venga negata una semplice Messa funebre. Nel cimitero Old Calvary a New York City vi sono settori che potrebbero definirsi un annuario della mafia/Mano Nera. Qui vi sono sepolti gangster sotto magnifiche lapidi cattoliche nonostante costoro siano stati implicati in centinaia di assassinii, che non si sono pentiti, ed i loro figli continuano la ‘tradizione’ (.) La Chiesa cattolica romana diventa ogni giorno più giudaica, rifiutando la sepoltura alla gente e semplici diritti ad un funerale.

Ad un altro commentatore, Hoffman ha risposto: “Il Vaticano “ha negato i funerali ai comunisti che hanno massacrato civili fascisti dopo la morte di Mussolini, o agli equipaggi dei bombardieri della RAF che hanno incenerito civili a Dresda, Amburgo?”.

Conclude Hoffman: “L’interdizione del funerale fu politica , con un occhio non ai cieli, ma alle public relations in terra” (15). Quindi, il Vaticano non può permettere il revisionismo olocaustico del Signor Priebke, che ha esposto ragionevoli argomentazioni, come qualcuno ha detto, “con una straordinaria lucidità, e consapevole di essere diventato un simbolo per tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Non è un caso che sulla porta dell’appartamento dove è stato costretto a vivere per 15 anni, aveva fatto appendere questa iscrizione: ‘Vae Victis’”.

I legami Ratzinger-Kissinger - Bergoglio-Centri Wiesenthal

Secondo qualcuno, il funerale è stato negato perché il Vaticano è sotto scacco delle organizzazioni ebraico/sioniste. Forse è così, o forse a motivo di strettissimi rapporti finanziari o di altro tipo con tali organizzazioni. Come spiegare altrimenti che Benedetto XVI, alla fine del 2006, mentre si trovava a Castelgandolfo, ha ricevuto l’ex segretario di Stato degli USA, Henry Kissinger, Bilderberger-non-pareil, di Eletta ascendenza, uno dei decisori mondiali della guerra e della pace, chiedendogli di entrare nel consiglio consultivo per la politica estera della Santa Sede?

Apparentemente la notizia dell’incontro è stata data soltanto dal quotidiano agnelliano ‘La Stampa’ il 4 novembre 2006 e, poco dopo, dal mensile ‘Sentinella d’Italia’ del compianto Antonio Guerin. Il nipote di Gianni Agnelli, Lapo Elkann, ha beneficiato di stage di non specificata natura nella ‘Kissinger Associates’ oltreoceano (16). Sul livello di intimità tra Josef Ratzinger ed Henry Kissinger, ci illumina “Mario d’Urso, ex senatore e di professione banchiere internazionale d’investimenti, di casa nella famiglia Agnelli, intimo dell’Avvocato e amico di una vita di ‘K’ Kissinger”. Racconta al Corrierone, in occasione della festa romana per i novant’anni di costui: “Lo sa che quando Kissinger era ospite in Vaticano, della Casa Santa Marta, aveva persino le chiavi?”

Cioè le chiavi dell’attuale ‘casa Bergoglio’, per capirci?

“Sì, era ospite lì quando era invitato a convegni in Vaticano durante il pontificato di Wojtyla e di Ratzinger e magari la sera usciva e faceva tardi: così gli avevano dato le chiavi del pensionato”.

Interessante anche il seguito:

D’Urso ha spiegato a Kissinger che a Roma a fine giugno avrebbe trovato certamente anche un nuovo presidente del consiglio, un nuovo governo e un nuovo presidente della Repubblica. Quanto al capo dello Stato, D’Urso si sbagliava, visto che l’inquilino del Quirinale è rimasto lo stesso, cioè Giorgio Napolitano.

“Ma Kissinger è felicissimo di questo: di poter salutare di nuovo il presidente Napolitano”

E rivela: “Lo sa che fu proprio lui a firmare il visto d’ingresso negli Stati Uniti per l’allora dirigente del PCI? Ne parla sempre come my best communist friend “.

Di che si occupa adesso l’ex segretario di Stato?

“È sempre molto attivo e lucidissimo: si occupa molto della Cina e continua a presiedere la Kissinger Associates, la sua società di consulenza geopolitica, con cui collaboro” (17).

Bergoglio, da parte sua, nel giorno della morte del Signor Priebke, 11 ottobre, riceveva in udienza Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica a Roma, il rabbino capo Di Segni ecc. Il 24 ottobre, invece, ha ricevuto una “Delegazione del ‘Simon Wiesenthal Center’, organizzazione internazionale ebraica per la difesa dei diritti umani” (così il sito di informazioni del Vaticano). Bergoglio - prosegue - “ha elogiato l’impegno nel ‘combattere ogni forma di razzismo,intolleranza e antisemitismo’, preservando la memoria della ‘Shoah’ e promuovendo la comprensione reciproca” (...). Papa Francesco ha ricordato che l’incontro con il ‘Simon Wiesenthal Center’ era stato già fissato da Papa Benedetto XVI” (18). I rabbini del Centro Wiesenthal di Los Angeles hanno dato l’avvio alla persecuzione d’un ultraottantenne, Erich Priebke, proseguita per 19 anni fino alla morte di lui, ed oltre la morte sul cadavere, che volevano bruciato e le ceneri fatte sparire. E Bergoglio elogia i Wiesenthal perché combattono l’intolleranza e promuovono la comprensione reciproca?

Il newspeak di Orwell è entrato in Vaticano.

Ancora Hoffman segnala: “700.000 israeliani e dignitari di tutto il mondo hanno partecipato, la settimana scorsa, ai funerali di Stato del “saggio della Torah”, Ovadia Yosef, che apparteneva al partito Shas, il rabbino che ha dichiarato ripetutamente che il popolo arabo dovrebbe venire sterminato, e che i gentili sono soltanto asini al servizio del Popolo Eletto.

Il Vaticano ha inviato le sue condoglianze agli israeliani per la morte di Ovadia, ed i media occidentali in gran parte hanno nascosto o minimizzato le sue dichiarazioni di odio, fatte in discorsi nel suo ruolo di capo spirituale di un partito di destra che ha avuto cariche influenti nel governo Netanyahu, ed ha aiutato ad implementare sia una politica oppressiva verso i Palestinesi che attitudini razziste nell’esercito israeliano di occupazione” (19).

“L’amministrazione vaticana del ‘liberale, tollerante’ Papa Francesco ha proibito il funerale di Priebke con la tirannia in cui i liberali ipocriti sono particolarmente versati.

Questo è uno dei più grandi allori che possano giungere ad un dissidente del libero pensiero: che anche dopo la morte il suo stesso cadavere venga bandito!” (20).

Questi nuovi capi del Vaticano riceveranno ancora i goyim in udienza?

~~~

Il carro funebre partito dal Policlinico Gemelli alle 15.40 viene assaltato e preso a calci al suo arrivo a destinazione, Albano, alle 17.20, con monetine e sputi all’indirizzo della bara ricoperta di gerbere e rose rosse.

Il Corrierone e compari continuano a barare: “Un funerale d’odio iniziato subito con scontri, lanci di bottiglie e di sassi, i fascisti avanti con cinghie, caschi e catene, la polizia che li tiene a bada con manganelli, scudi e lacrimogeni” (cds 16/X). Ma le fotografie parlano chiaro: il carro funebre è stato assaltato da delinquenti – che tutta la journaille definisce manifestanti. La polizia è riuscita a proteggere don Curzio Nitoglia, consentendogli di entrare senza soverchi danni (c’è il video in Rete). I poliziotti hanno peraltro impedito l’accesso al figlio del defunto, Ingo, e ad altri amici.

Da notare che con la teppaglia ci sono tre sindaci, con fascia tricolore, davanti al cancello del priorato di San Pio X: Nicola Marini di Albano, Flavio Gabbarini di Genzano, Milvia Monachesi di Castelgandolfo. Vogliono che sia visibile la protesta e l’indignazione, scrive il Corrierone (21). Nel sito ‘Chiesa e post Concilio’, il commento di Rosa, 15.10.2013: “Altro che manipoli di neonazisti inneggianti ... qui di tutto c’è, fuorché la svastica, e neanche una croce”.

Così riporta Radio Spada: “Siamo tutti antifascisti”, “Priebke boia”, “il vostro posto è il cimitero”, “10, 100, 1000 Acca Larenzia” ... questi i cori tolleranti, democratici, tranquilli e corretti lanciati ieri sera verso il priorato della Fraternità Sacerdotale San Pio X di Albano Laziale (.). Ma il funerale non si è svolto come era stato previsto, a causa di problemi legati all’entrata di amici e conoscenti all’interno del priorato; entrata tassativamente negata dalla polizia. La situazione non sembra sbloccarsi fin quando don Pierpaolo Petrucci, superiore del distretto italiano della FSSPX ha annunciato che avrebbe comunque celebrato una Messa per il defunto, pur senza la bara presente. È sera ormai, ma i facinorosi là fuori non hanno intenzione di andare via. La tensione aumenta, le urla sono assordanti, si sente un’esplosione: è una bomba carta, si teme il peggio. Due persone riescono addirittura a entrare, ma vengono immediatamente respinte dall’altra parte. La bara resta all’interno del priorato fino all’una di notte, quando la polizia decide di caricarla su una camionetta blindata. La folla fuori impazzisce, a quel punto è il momento di chiudere la faccenda: lacrimogeni e carica della polizia, dispersi i manifestanti. Ritorna la calma (...). Cosa commentare dopo una giornata del genere?

Il Vicariato di Roma ostile, il vescovo di Albano anche, Pacifici delirante, ma soprattutto la Santa Sede in silenzio (...). Dov’è la chiesa del ‘volemose bene’ tutti quanti, dell’ecumenismo sfrenato, della comunione data ai trans buddisti, [dei funerali a sodomiti -ndr] ?” (22).

Roma, mercoledì 16

Il prefetto Pecoraro: “I funerali di Priebke sono stati interrotti perché si stavano trasformando in un raduno nazista” (cds 17/X). Replica Bruno Di Luia: “La verità è che i poliziotti verso l’una sono entrati nella sala dov’era stata portata la bara e ce l’hanno portata via, noi allora ci siamo ribellati, ma quelli erano trenta-quaranta. Hanno rubato un morto” (cds 17/X).

Giachini: “Stanotte la famiglia Priebke mi ha dato mandato per fare chiarezza su dove è la salma: nella notte tra il 15 e il 16 circa trenta persone si sono introdotte nel monastero di Albano, hanno picchiato le quattro persone che stavano vegliando la salma e l’hanno portata via. Da allora non ne sappiamo più nulla. Si dice che sia a Pratica di Mare, ma abbiamo dei dubbi”.

Per l’avvocato “questo è un abuso: non si può prendere con la violenza una salma e trasportarla in un luogo senza che i familiari lo sappiano. Vogliano sapere dov’è e chiediamo certezze. Ci rivolgeremo all’autorità giudiziaria. Ho avuto mandato questa notte di indagare sulla salma: la famiglia di Priebke vuole decidere sulla sua sorte, ci rivolgeremo all’autorità giudiziaria per i reati fatti. Mi sembra di capire che la salma sia in mano dei militari, credo dei Servizi, quindi del governo. La famiglia assolutamente pretende che le autorità non facciano azioni illegittime e illegali (...).

In paesi civili tutto questo non sarebbe accaduto: la colpa è delle autorità ecclesiastiche e statali. La nostra Costituzione all’art. 19 prevede che ognuno ha il suo diritto alle pratiche religiose ed è assolutamente impossibile violarlo”.

“Priebke ha incontrato, in forma privata, familiari di alcuni caduti delle Fosse Ardeatine” (qn.quotidiano.net/cronaca/2013/10/17/ 967213-priebke-giallo-salma.shtml)

“In un video girato nella sua abitazione romana poco prima della sua morte Erich Priebke parla delle Fosse Ardeatine, intervistato dallo stesso avvocato Paolo Giachini. Il racconto inizia parlando dell’attentato di via Rasella e della rappresaglia dei tedeschi, a suo dire “preceduta da un avviso dello stesso Kappler”. “Per noi era terribile fare una cosa così: dice Priebke riferendosi alla strage delle Fosse Ardeatine - il capitano Schultz [recte: Schütz -ndr], delegato da Kappler, aveva fatto la guerra anche in Russia ed era più abituato: per noi, come anche me, era una cosa terribile. Naturalmente non era possibile rifiutarsi”.

“Le esequie di Erich Priebke sono state celebrate”, rivela nel frattempo alla Stampa don Pierpaolo Petrucci, il superiore dei lefevriani in Italia, che ha celebrato la funzione (...) Le esequie sono state celebrate verso le 22.30, con la benedizione della salma al termine della messa funebre. Alla funzione erano presenti Paolo Giachini, l’avvocato, e poche altre persone” (qn.quotidiano, come sopra). L’avvocato di Priebke, Paolo Giachini, annuncia che sarà celebrato anche il trigesimo della morte e che presto sarà pubblicato l’annunciato video-testamento di Priebke.

Roma, giovedì 17

Giachini: “Al momento non vedo una soluzione. Il governo per uscire da questa vicenda avrebbe lo strumento del segreto di Stato ma non è ancora chiaro cosa accadrà. Il giorno del funerale ad Albano è successo di tutto: non hanno voluto fare entrare gli amici che erano arrivati lì con dei pullmini. C’erano due architetti, un colonnello dell’esercito, personppe che avevano stretto amicizia con Priebke. E c’era anche la parente di una delle vittime delle Ardeatine che voleva partecipare alla funzione. Pur essendo anziana aveva affrontato il viaggio perché con il mio assistito si era chiarita da tempo: avevano parlato a lungo. Ho dovuto farla andare via, perché con quello che è successo avrebbe corso un serio pericolo “ (www.gazzettino.it/italia/cronacanera/ i_parenti_di_priebke_senza_funerale_no_alla_cremazione)

La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo sugli scontri a latere del funerale mai svolto, e che ha sollevato un polverone politico travolgendo anche il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro. Il Dr. Giachini rilascia ai giornalisti una prima parte del video-testamento di Erich Priebke. Qual è il titolo del Corrierone? “L’ultimo schiaffo di Priebke – ‘Impossibile dire no a Hitler” (23).

Il defunto Erich Priebke, da schiaffeggiato e vilipeso, diventa schiaffeggiatore, nelle menti malate del Corrierone.

Priebke: “Il GAP, i comunisti italiani fecero l’attentato contro una compagnia di polizia tedesca, erano uomini dell’Alto Adige, dunque italiani. Sapevano perciò [gli attentatori] che dopo l’attentato viene la rappresaglia,. Ma loro fecero ciò di proposito perché pensavano che la rappresaglia poteva provocare una rivoluzione della popolazione”.

Il video è molto più ampio – dice Giachini – ma gli premeva diffondere questo estratto di 3 minuti e 40 secondi per tentare di smontare l’immagine di ‘mostro’ del suo assistito. E alla fine del dvd compare infatti il testo della dichiarazione resa da Priebke al processo del 1996: “Come credente non ho mai dimenticato questo tragico fatto. Per me l’ordine di partecipare all’azione fu una grande tragedia intima. Penso ai morti con venerazione e mi sento unito ai vivi nel loro dolore”. “Io avrei voluto diffonderlo quando lui era ancora in vita – chiosa il suo legale – ma il Signor Priebke pose un veto fermissimo: aveva paura di tornare in carcere a causa delle sue parole, perciò mi disse di aspettare la fine”.

Poi il buon Fabrizio Caccia del “cds”, resuscita anche l’aeronautica del Terzo Reich: “Ora c’è in preallarme una base della Luftwaffe, l’Aeronautica militare tedesca. Dall’aeroporto di Pratica di Mare, la bara di Erich Priebke non si è mai spostata (contrariamente alle indiscrezioni della scorsa notte) e anzi ieri mattina è stata finalmente ‘zincata’” (24).

Sul quotidiano debenedettiano, cha sbava già nel titolo (“‘I comunisti volevano la rappresaglia’ - l’ultimo insulto del boia alla memoria’”), prosegue: “Dal mantra dell’obbedienza ai ‘partigiani terroristi’, così il filmato ribalta la storia”. Vi viene ospitato Antonino Intelisano, che sostenne l’accusa al processo contro Priebke; l’untuoso individuo che andò in Argentina, a Bariloche (a spese del contribuente), entrando in casa Priebke con volto amichevole, salvo poi, quando il suo ospite gli fu davanti al processo a Roma, colpirlo con perfidia.

Così racconta al giornalaccio: “Dal processo di Norimberga in poi, la rappresaglia in quanto tale è stata unanimamente ritenuta dalle corti di giustizia ‘ordine manifestamente criminoso’. Come tale non andava eseguito, perché illegittimo. E che l’ordine fosse criminoso Priebke lo sapeva bene” (rep. 18/X).

Ma Intelisano ciurla nel manico. Infatti: come poteva sapere il capitano Priebke, o chiunque altro, il 24 marzo 1944, che la pratica della rappresaglia, resa legale dalla Convenzione di Ginevra del 27 settembre 1929, Articolo 2, Sezione 3, sarebbe stata proibita dalla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 (e non dal cosiddetto Tribunale di Norimberga, come asserisce Intelisano)? Quanti ufficiali statunitensi o britannici che hanno attuato rappresaglie su italiani, sono mai stati messi sotto accusa dal procuratore Intelisano?

A Biscari, presso Ragusa, gli americani punirono il ferimento di dodici loro soldati con la fucilazione di ottantun italiani e tre tedeschi (cfr. Roberto Ciuni, in ‘il Giornale’ del 31 dicembre 1994). Dopo la cattura di Bengasi, il 20 novembre 1942, per opera della British Eight Army del generale Bernard Montgomery, questi asserì che secondo lui numerose mine e trabocchetti erano stati predisposti dagli italiani nella città. Quindi rese noto che, per ogni soldato britannico che fosse stato ucciso, egli avrebbe giustiziato 10 italiani. Montgomery, secondo Intelisano, stava dando ordini illegittimi ?

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Giachini “intanto ha chiesto che la salma sia riconsegnata alla famiglia e che vengano perseguiti coloro che l’avrebbero sequestrata nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, mentre si trovava nella chiesa di Albano”. Giachini “ha detto che sono in corso contatti con la Germania, tramite l’ambasciata tedesca”, ma “è sempre aperta” anche la strada della tumulazione in un comune italiano nella tomba offerta da un privato.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino fa sapere che il prefetto Giuseppe Pecoraro ha vietato la sepoltura nel territorio della capitale “per motivi di ordine pubblico” e durante l’assemblea capitolina dedicata alla Shoah il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha esortato a non creare “nuovi luoghi di nostalgici: ne abbiamo già uno a Predappio, ci basta e se possibile vorremmo eliminarlo” (25).

“Leggo con attenzione le notizie dall’Italia e da parte mia ribadisco che per noi il caso Priebke è finito”, afferma Maria Eugenia Martini, il sindaco di Bariloche. “È [sic!] un criminale di guerra e qui non può tornare, tanto più perché questo è il posto dove è stato nascosto [sic!] per anni” (26).

Talmente nascosto che dirigeva la scuola tedesco-argentina ‘Primo Capraro’ di Bariloche, riceveva uomini politici della Bundesrepublik, ecc.!

Venerdì 18 ottobre

Giachini: “Sono in corso contatti che sembrano proficui sia con la Germania sia con una persona che in Italia ha dato la sua disponibilità”.

Giachini, dopo il video, produce alcune lettere scambiate tra Erich Priebke e i parenti di tre delle vittime delle Ardeatine: Liana Gigliozzi, figlia di Romolo, Annamaria Canacci, sorella del partigiano Ilario e Adriana Cordero di Montezemolo, figlia del colonnello Giuseppe.

“Feci solo il mio dovere di soldato, per quanto ingrato e terribile”, così scrisse Erich Priebke a Liana Gigliozzi, che firmò per lui una richiesta di grazia. E ancora: “Morire da uomo libero è il mio sogno e lei con la sua firma ha già esaudito il mio sogno. Fino alla fine dei miei giorni non la dimenticherò” (cds 18/X).

Intanto, più a nord, in provincia di Treviso, “Il Gazzettino” comunica che sono state lanciate ‘bombe’ di vernice contro la casa abitata dal sacerdote lefevriano don Floriano Abrahamowicz, che questa sera celebrerà una messa per Priebke. Titolo surreale del caltagironesco Gazzettino: “Assalto dei No-global al prete negazionista” (28).

Sabato 19 ottobre

Alle cinque della sera Paolo Giachini ha dichiarato: “Tutto risolto. Abbiamo trovato un accordo con le istituzioni per il luogo della sepoltura. Sarà un luogo segreto in Italia o in Germania che io non rivelo”.

“Noi volevamo una soluzione che riuscisse a risolvere le problematiche spiritual-religiose e che non fosse degradante per il ricordo di amici e parenti di Priebke. Avevamo escluso la cremazione senza un rito religioso e dunque volevamo una sepoltura dignitosa. Verrà sepolto in un posto che non rivelo, perché questo è un Paese, dove circolano personaggi che vilipendono le salme con il pensiero e le parole, ma addirittura delinquenti che aggrediscono le salme.

La buona novella è che siamo soddisfatti perché abbiamo ottenuto il rispetto della salma e dei sentimenti dei parenti e degli amici”.

“Intanto il sacerdote lefevriano don Floriano Abrahamowicz ribadisce all’Adnkronos di non voler tornare indietro sulla sua decisione di celebrare una messa in ricordo del suo ‘amico’ ex ufficiale delle SS, nonostante ci sia stato un ‘assalto’ alla sua abitazione da parte di una decina di giovani che hanno lanciato uova contenenti vernice rossa e scritto con lo spray insulti nei suoi confronti.

“Io la messa di requiem per Erich Priebke la faccio. Certo, voglio sottolineare che la salma non c’è. Si tratta di una benedizione con assoluzione al feretro. È semplicemente un requiem. Sono intimidazioni stupide perché non colpiscono me ma il proprietario della casa, che non sono io” (29).

Domenica 20 ottobre

Dr. Giachini: “Non ci siamo fatti mettere i piedi in testa né dalle autorità né dalla comunità ebraica. La famiglia di Priebke ha avuto quel che le spettava, il rispetto della salma che anche nei Paesi incivili è garantito, e il diritto alla pratica religiosa. Abbiamo ottenuto quel che volevamo, dopo una settimana di tentativi di prevaricazione.

Non dirò quando la salma lascerà Pratica di Mare né dove andrà, perché sono vincolato al segreto professionale. La famiglia e la prefettura mi hanno chiesto il massimo riserbo. La comunità ebraica voleva fargli fare la fine di Bin Laden [Osama bin Laden], con le ceneri disperse in mare, per non creare un luogo di pellegrinaggio, hanno detto. Invece chi vorrà potrà rendere omaggio a una figura diventata simbolo di dignità, libertà e sopportazione umana” (30).

“Non è una vittoria per noi, quanto la vittoria della civiltà sulla barbarie. Ci siamo battuti contro chi voleva risolvere diversamente le cose, contro le mosse dell’autorità, che avevano posto dei divieti, e anche contro le delinquenze fatte contro la salma e l’impedimento dei funerali.

Sapevamo di avere dei nemici, ma non pensavamo fino a questo punto. La nostra vittoria è intima, è quella di essere riusciti a dare una cristiana sepoltura a Priebke e di sottrarre il suo ricordo al vilipendio”.

L’intesa si è trovata nonostante i “persecutori e gli aggressori”, anche se precisa di non volere “fare polemiche con la comunità ebraica, perché viviamo questa vicenda su livelli differenti”.

“Io compiango tutte queste persone che si sono accanite, sia quelle della comunità ebraica che le altre per odio solo politico. Le compiango perché tutto questo senso di odio e vendetta non è bello da provare” (31).

“C’è stato un accanimento anche da parte della gente contro nostro padre: ora cali il silenzio”. Così, in una lettera al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, i figli di Erich Priebke, Jorge e Ingo, hanno chiesto che sulla vicenda della sepoltura “ora ci sia massimo riserbo” (32).

Domenica 3 Novembre

Ancora un tentativo, incentivato dai quotidiani del Gruppo Espresso, di localizzare la tomba di Erich Priebke. Non è difficile immaginarne lo scopo: spingere altri delinquenti a profanarla.

Insomma, in alto loco, qualcuno aveva deciso che la persecuzione contro Erich Priebke, iniziata con il trucco da legulei di basso conio per estradarlo dall’Argentina ultraottantenne; proseguita il 1º agosto 1996 con il sequestro della corte militare (e dell’imputato, e dei Carabinieri) che ha appena dichiarato l’imputato libero; con l’illegale ordine di riarresto da parte del ministro della ‘giustizia’ Flick; con altro processo che gli commina l’ergastolo, in base ai desiderata della comunità ebraica; con il sottrargli la libertà sino alla morte all’età di 100 anni; tale persecuzione doveva continuare anche contro il suo cadavere, capitalizzando un ritorno su vari livelli: politico, sub-culturale, giudiziario.

Infatti, in quei giorni, tutti i media controllati, di destra, di sinistra, di centro, laici, cristiani, stampati o tramite onde radio e televisive, come a seguito di ordini superiori: anziché parlare/scrivere del feretro di Erich Priebke, scrivono: “Il nazista Priebke se ne va a 100 anni da vero criminale” (Il Fatto Quotidiano, 12/X, direttore Antonio Padellaro); “Alle esequie dell’ufficiale nazista scene di guerriglia” (così la corrispondenza da Albano Laziale, senza firma, nel quotidiano Il Gazzettino (Venezia), 16/X, di Azzurra Caltagirone in Pierferdinando Casini [hanno rimesso la divisa a Priebke dopo 68 anni? Così è secondo il caltagironesco foglio -ndr]; “la salma dell’ex SS” (Fabrizio Caccia, cds, 15/X); “le esequie del capitano Priebke” (Francesco Grignetti, La Stampa 14/X); “la salma del boia delle Fosse Ardeatine” (Fabrizio Caccia, cds 14/X); “avevano preso a calci l’auto che trasportava il feretro del boia delle Fosse Ardeatine” (Antonio Maria Mira, Avvenire 16/X, che prosegue: “...mentre la bara del criminale attende all’aeroporto militare di Pratica di Mare (...) ma i due figli di Priebke – uno in Argentina, l’altro negli USA non solo non sono venuti in Italia per i funerali, ma non si sono interessati alla salma. Per il centro Wiesenthal di Gerusalemme ‘andrebbe cremato e le sue ceneri sparse nel Mediterraneo’. “ [oltre a sproloquiare sulla ‘bara del criminale’, il cattolico Antonio Maria dissemina falsità.

Il Dr. Giachini ha detto invece: Volevo che avesse il funerale che meritava, ma quelle non erano esequie dignitose, sembrava un rito in una catacomba. Il figlio era qui ma non lo hanno fatto passare, perché fuori c’erano persone che picchiavano e non volevano neppure i suoi amici. Quello che è successo è vergognoso” (Libero, 16/X).

Non può mancare il merlo (francesco) di Repubblica 18/X, che sbava per una pagina intera, rabbrividendo perché “i neonazisti sono uno dei pericoli dell’Europa...”.Neppure manca il Colombo Furio(so): “le Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, il capolavoro - delitto per delitto – del capitano Priebke. L’orgoglio di quella missione compiuta non lo aveva mai abbandonato. Priebke era un soldato clonato – sentimenti e onore compresi – dalla intensa produzione di assassini dell’officina nazista” (33). [Di questa colombina affabulatrice ricordiamo quando, dalle onde di Radio Radicale, si arrampicava sugli specchi per dar da intendere agli ascoltatori che in luglio-agosto 2006 gli israeliani non avevano poi fatto tanti danni bombardando Beirut. Già, “solamente” qualche migliaio di civili innocenti ammazzati dal Bene Assoluto...].

Tra i più beceri, Mario Giordano, nel destroide ‘Libero’, 16/X: “le spoglie dell’assassino”, “l’avvocato del massacratore”, “capitano macellaio”, “boia parlante”. Eccovi un estratto del bavoso: “Nella chiesa della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ad Albano Laziale, intorno al feretro, quattro dementi ed un funerale: ci sarebbe quasi da sorridere intorno a tutta questa macabra giornata se non fosse che l’unica cosa che siamo riusciti a seppellire è il lume della ragione (...). Se fossimo un paese normale il capitano Erich Priebke se ne sarebbe andato dentro un tunnel di silenzioso disprezzo. L’avremmo preso e fatto sparire, insieme al suo carico di orrori, senza lasciar spazio ad alcuna baracconata. Gruppi di estremisti hanno deciso di organizzare per l’occasione la loro parata, i cittadini di Albano hanno cercato di impedirlo: così sono volate botte attorno al feretro”.

Ma la “parata” era nella mente bacata di Giordano: nelle foto si vede bene che i delinquenti hanno assalito il carro funebre - e qui si configura anche il vilipendio di cadavere; per di più, come ha raccontato il Dr. Giachini, la stessa gentaglia ha impedito al figlio ed agli amici di Priebke di entrare in chiesa.

Parla un fratello Maggiore, Aharon Appelfeld: Priebke “è un essere umano di seconda classe” (cds 16/X). Appelfeld sì che se ne intende... Anche il fine giurista Flavio Tosi, sindaco di Verona, interpellato nella trasmissione ‘Un giorno da pecora’, non lesina il suo parere: “Priebke? Non si doveva né fargli fare [sic] le esequie né seppellirlo in Italia. È nato in un altro paese, lo seppellissero lì. O bisognerebbe disperdere le ceneri in mare”, forse raccogliendo il suggerimento di Efraim Zuroff, direttore del centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme.

I migliori anni di Erich Priebke? Quelli da prigioniero, secondo Sergio Romano

Non ci risparmia le sue conformistiche considerazioni Sergio Romano, adepto della Trilateral Commission, organizzazione mondialista che, con la sua apparentata-concorrente Bilderberg Group, tiene segreti i conciliaboli tenuti periodicamente dagli associati, i maggiori finanzieri, industriali, politici di USA-Europa-Giappone; tenutario della rubrica dei lettori del corsera: “Non ho mai condiviso l’opinione di chi rimprovera a Rosario Bentivegna [che attese in via Rasella, camuffato da netturbino, con la bomba nel carrettino delle immondizie, l’arrivo della Compagnia del Bozen, poi si dileguò] e ai suoi compagni di non essersi consegnati alle SS. Erano combattenti [traduciamo: terroristi], avevano una visione rivoluzionaria del futuro italiano, volevano che la Resistenza fosse guerra di popolo e avrebbero commesso un errore strategico se avessero sacrificato se stessi per impedire la rappresaglia (..) Ho l’impressione (?) che l’Italia abbia regalato [a Priebke] i migliori anni della sua vita” (34).

Il viscido scritto di Romano potrebbe essere una piccola vendetta in risposta ad una condanna del corsera ottenuta anni fa dal Signor Priebke in sede civile per menzogne scritte sul suo conto dal corrierone dell’alta finanza internazionale. Quelli che l’ex diplomatico Romano cerca di gabbare come “i migliori anni” della vita del Signor Priebke comprendono, innanzitutto, l’incarcerazione dell’ultraottantenne Erich Priebke.

Anche nell’inserto di ‘Avvenire’, ossia “Popotus – giornale di attualità per bambini”, 17/X, c’è un discreto numero di falsità e di frasi al veleno: “Erich Priebke fa paura anche da morto. Da vivo ha ucciso o fatto uccidere centinaia di persone. Primi tra tutti le 335 persone trucidate il 24 marzo 1944 per vendicare la morte di 33 soldati tedeschi, vittime di un agguato dei partigiani in via Rasella, a Roma (...). Le camere a gas nei campi di sterminio nazisti secondo lui “non sono mai esistite”.

“Tanta gente è morta nei campi ma non per volontà assassina”, ha sostenuto, arrivando al punto di raccontare di “enormi cucine in funzione per gli internati”. Tutte bugie [insinua il giornale vescovile nelle menti dei bambini] che aggiungono dolore al dolore degli ormai pochi sopravvissuti”.

“Per aver partecipato alla pianificazione e alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, Erik [sic] era stato condannato all’ergastolo nel 1998: fu rintracciato solo nel 1994 in Argentina (...). Dopo l’attacco partigiano che i Gruppi di azione patriottica misero a segno contro il battaglione ‘Bozen’ in via Rasella a Roma, il 23 marzo 1944, Herbert Kappler, - il suo superiore – lo coinvolse nel piano di organizzazione delle esecuzioni dei 335 ostaggi per vendicare i 33 morti tedeschi...” [fine della citazione da ‘Popotus’].

Quante menzogne in pochi paragrafi. Popotus-Avvenire insinua che Priebke ha ucciso o fatto uccidere centinaia di persone iniziando dalle 335 e continuando ancora, mentre in realtà ha giustiziato due dei prigionieri alle Ardeatine, come da ordine del suo superiore, e basta. Secondo Popotus-Avvenire, “Priebke era stato condannato all’ergastolo nel 1998: fu rintracciato solo nel 1994 in Argentina”.

Popotus-Avvenire nasconde ai suoi piccoli lettori :

a) che al processo del 1948 il ten. Col. Herbert Kappler venne condannato all’ergastolo, non per la rappresaglia in sé, ma per i 10+5 fucilati in più. Tutti i suoi sottoposti (implicitamente anche Priebke, seppur non presente al processo) vennero assolti (J.Graf: “Der Fall Priebke: Anatomie eines Justizskandals”, in: globalfire.tv/nj/13de/zeitgeschichte/15nja_der_fall_erich_priebke.htm.

b) che dopo la guerra Priebke si stabilì a Bariloche in Argentina, dove viveva con il suo nome alla luce del sole, dirigeva l’istituto scolastico tedesco-argentino ‘Primo Capraro’ ed aveva altre attività;

c) scrivendo “fu rintracciato solo nel 1994” Popotus-Avvenire insinua nelle menti dei piccoli lettori che Priebke sia stato scoperto dalla polizia, invece fu una troupe televisiva della rete ABC-TV nordamericana spintavi dai talmudici rabbini Marvin Hier e Abraham Cooper del centro Simon Wiesenthal di Los Angeles.

d) Il giornalista-intervistatore, il goy Sam Donaldson, è stato però l’ultimo anello d’una catena, che comprendeva, dopo i due rabbini, altri confratelli: Svoray, Esteban Buch, Eaton, Phillips, come narrato da Erich Priebke nella sua Autobiografia (vedasi estratto a parte in questo fascicolo di ‘Avanguardia’).

e) Popotus-Avvenire ha scritto “esecuzione dei 335 ostaggi per vendicare i 33 morti tedeschi”.

Popotus-Avvenire non sa che l’istituto della rappresaglia, vigente nel marzo 1944 , è stato autorizzato dalla Convenzione di Ginevra del 27 settembre 1929, non per vendicare ma per scoraggiare altre similari azioni terroristiche contro militari d’un esercito regolare?

Popotus-Avvenire insinua che patrioti-militari attaccarono i poliziotti del Bozen, ossia che una formazione militare ne attaccò un’altra (paramilitare). Tutt’altro: i patrioti non erano militari, erano vestiti da civili – l’esecutore principale Rosario Bentivegna era travestito da netturbino – e agendo come terroristi fecero scoppiare una potente bomba nascosta in un carretto della spazzatura in via Rasella mentre transitava l’11.Kompanie del III Bataillon del Polizeiregiment Bozen. I poliziotti, sudtirolesi tra i 30 e i 40 anni, quindi non erano truppe combattenti, ma erano addetti a compiti di guardia ai ministeri ecc. ed avevano le armi scariche, in quanto il Feldmarschall Albert Kesselring, come prima di lui il governo della Repubblica Sociale Italiana, dopo reiterati pesanti bombardamenti anglo-americani sulla capitale, aveva raggiunto, il 17 settembre 1943, un accordo ufficiale con il vice di Badoglio, generale Carlo Calvi, nel dichiarare Roma “città aperta” ossia che non vi potevano né transitare né combattere truppe di alcun esercito. Oltre alla potente bomba, altri franchi-tiratori nascosti sparavano o lanciavano bombe sui feriti e i superstiti, dai piani alti dei fabbricati nella stretta via Rasella; risultato: l’uccisione immediata di 25 poliziotti, più altri 6 tra i feriti gravi, più uno nella notte; altri nei giorni seguenti. Molti i feriti, taluni disabili, tra cui ciechi in modo permanente.

Al direttore di Popotus-Avvenire ricordiamo che:

1) mentre alle Ardeatine venivano fucilate tre centinaia di persone in maggioranza tra quelle già in prigione per attività eversive (appartenenti o fiancheggiatori di partigiani-franchi-tiratori ecc) ed in minor numero tra gli sventurati arrestati nella via Rasella, fra cui certamente anche persone innocenti (peraltro ciò era concesso dalla Convenzione di Ginevra del 1929);

2) nello stesso tempo migliaia di civili innocenti venivano inceneriti/arrostiti/soffocati/smembrati/mutilati dai bombardieri dei ‘liberatori’ anglo-americani nelle città tedesche, italiane, francesi, giapponesi.

Ci ha mai pensato? Precisa il Dr. Gianantonio Valli: “nei soli mesi di giugno-agosto 1944 furono ben 5000 i soldati tedeschi assassinati dai partigiani, e 30.000 i feriti e i dispersi”.

Scrivendo che i partigiani “attaccarono” la Compagnia del Bozen, il cattolico Popotus-Avvenire ha praticamente adottato la descrizione a suo tempo fatta dai terroristi comunisti, come spiegato nel più approfondito studio del caso da Mario Spataro (vedasi descrizione a parte). Che ne dice il direttore di Popotus-Avvenire, Marco Tarquinio?

Mmmmh, abuso di bambini, direbbe il nostro amico Ernst Zündel, reduce da 7 (sette) anni di galera per Delitto di Opinione, condannato dai Giudici del Pensiero, mentre la clacque del Corrierone e di Avvenire batteva le mani.

Senatori destri e sinistri tentano di far passare la legge anti-revisionista

Inoltre, contemporaneamente al tam-tam giornalistico sull’assalto al carro funebre, nelle stesse pagine compare, come per incanto, la comunicazione data dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma, berlusconico, sfruttando l’emotività del momento, informando che “la commissione Giustizia del Senato ha approvato a larghissima maggioranza un brevissimo disegno di legge che istituisce il reato di negazionismo. Una nuova fattispecie (...) che potrà essere introdotta nell’art.14 del codice penale (...) che già prevede il reato di apologia, punibile con la reclusione da uno a cinque anni”. Anche il Pd, con la senatrice Monica Cirinnà, esprime soddisfazione per questo primo risultato raggiunto. L’approvazione del testo sarà una risposta [sic!] definitiva anche a quanto contenuto nel testamento di Priebke che negherebbe l’esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento. Un atteggiamento [sic!] odioso [sic!] che ora diventa un preciso reato” (cds, 16/X). Ma nei giorni successivi c’è una sollevazione da parte di numerosi storici, pur del Sistema, che si oppongono alla legge-museruola, forse perché ritengono che produrrebbe più danni – in quanto gli storici revisionisti acquisterebbero lo status di perseguitati - ma d’altronde neppure ora dormono tra due guanciali – che vantaggi. Un’altra notizia nella medesima pagina; un altro procuratore militare cerca visibilità, Marco De Paolis, che ha chiesto l’ergastolo per il pericoloso novantenne Alfred Stork, che 70 anni fa, nel settembre 1943 a Cefalonia, avrebbe comandato un plotone tedesco di esecuzione dei militari italiani che avevano rivolto le armi contro i tedeschi coi quali avevano combattuto fianco a fianco per tre anni.

I Colli Albani nel febbraio 1944 e nell’ottobre 2013

Gli sventurati che hanno assalito il feretro di Erich Priebke ad Albano Laziale non sanno, ça va sans dire, che, quasi settant’anni fa, tedeschi ed italiani (ma d’un’altra tempra di quelli odierni), davano il meglio di sé per impedire agli invasori anglo-americani di puntare sui Colli Albani per aggirare la linea Gustav ed arrivare a Roma.

“Poco dopo la mezzanotte del 22 gennaio 1944 un’imponente forza navale [anglo-americana], composta da 33 navi da guerra e 241 navi da trasporto e sbarco, oltre a naviglio minore, giungeva al largo di Anzio sul litorale pontino; pochi minuti dopo i primi mezzi da sbarco carichi di uomini e mezzi facevano rotta verso la costa e la raggiungevano in tre punti diversi: ad Anzio stessa e a nord e a sud di questa cittadina. Iniziava così l’operazione ‘Shingle’ destinata, secondo i piani dell’alto comando anglo-americano, ad aggirare la linea Gustav e a permettere la rapida caduta di Roma e dell’intero fronte tedesco in Italia.

La sorpresa fu totale grazie a manovre diversive durante la rotta di avvicinamento e all’assenza di bombardamenti aeronavali: non solo Anzio era priva di reparti tedeschi, cosicché il porto venne catturato intatto, ma anche nelle varie zone di sbarco non vi fu alcuna resistenza. La via per Roma era aperta e l’aggiramento della linea Gustav, che fino ad allora aveva bloccato ogni progressione [anglo-americana] verso nord, era in procinto di diventare realtà.

I comandi tedeschi in effetti avevano avuto sentore di un possibile sbarco nemico, tanto che il 17 gennaio i reparti germanici nella zona di Roma erano stati messi in stato di allarme, che era però stato revocato il 21 gennaio! Mentre le forze [anglo-americane], debolmente contrastate dalle poche unità germaniche subito accorse in zona,in particolare reparti della Flak e artiglieria, oltre ai pochi mezzi corazzati di una compagnia esplorante, consolidavano la testa di ponte e si muovevano con cautela verso l’interno, la reazione tedesca non si fece attendere: già alle ore 5.00 del 22 gennaio il Generalmajor Westphal, capo di stato maggiore dell’Oberbefehlshaber Südwest, cominciò a emanare i primi ordini volti a inviare nella zona di Anzio tutte le unità disponibili, allo scopo di rallentare la progressione nemica verso i Colli Albani e le principali linee di comunicazione tedesche lungo l’asse nord-sud e guadagnare tempo in attesa di ammassare le forze necessarie a ributtare in mare la forza d’invasione in una drammatica lotta contro il tempo; era aiutato in ciò dall’indecisione del comandante del VI Corpo d’Armata statunitense, il generale Lucas, che non seppe approfittare del momento favorevole per spingere immediatamente e prepotentemente le sue forze nell’interno e isolare così la 10.Armee attestata sulla linea Gustav.

Dopo l’offensiva [anglo-americana] iniziale, contenuta dalle truppe tedesche che erano poi passate al contrattacco il 16 febbraio e che per poco non erano riuscite a ricacciare in mare la forza d’invasione, il fronte si era stabilizzato e si era cominciato a combattere una logorante guerra di posizione, fatta di colpi di mano e pattuglie nella terra di nessuno. L’Ustuf. [Untersturmführer, sottotenente] Flick, gli Uscha. [Unterscharführer, sergenti] Grandi, Orlandoni e Fiaschi e il Legionario Mascitti, furono decorati personalmente dall’SS-Oberführer [grado tra quello di colonnello e quello di generale] Diebitsch durante una breve cerimonia, tenutasi alla fine di aprile 1944 in una vecchia cava ai piedi dei Colli Albani; in mezzo a due reparti schierati, uno italiano, e uno tedesco, una sbrigativa ma significativa cerimonia, coronata da un breve discorso di Diebitsch, segnò un momento estremamente importante nella ancora breve storia delle SS italiane (...) L’Ustuf. Flick fu decorato per aver respinto l’infiltrazione di una pattuglia nemica nelle proprie linee con un improvviso e impetuoso contrattacco condotto alla testa di soli quattro uomini, causando tre morti americani e catturando una mitragliatrice pesante” (S.Corbatti, M. Nava: “Sentire-Pensare-Volere Storia della Legione SS italiana”, Milano, Ritter ed., 2001, p. 79 sgg.).

L’ex ministro Flick di cui dianzi è un indegno nipote del sottotenente Massimo Flick, decorato con Croce di Ferro di II Classe.

Record mondiale italiota: priva della libertà un centenario

Dal 2004 Erich Priebke era il più vecchio prigioniero d’Europa e nello stesso tempo l’ultimo prigioniero di guerra tedesco. Torna a perenne vergogna dei presidenti di questa ‘repubblica’ non aver accolto la domanda di grazia presentata una decina d’anni fa dalla moglie di Erich Priebke, Alicia Stoll, poi deceduta in Argentina senza aver più rivisto il marito.

Rendiamo omaggio ad un uomo di carattere, che non si è piegato davanti a pressioni psicologiche e materiali diaboliche, sia da parte delle istituzioni che della teppaglia, che ha fatto fronte onorevolmente alle rabbiniche perfidie dei Centri Wiesenthal e di più vicini lidi, conservando intatta la sua dignità e restando fedele ai suoi ideali, a dispetto di chiunque, fino all’ultimo.

Sono trascorsi quasi 70 anni da quando l’SS-Hauptsturmführer Erich Priebke ha deposto le armi.

Poi ha avuto una vita diversa ed appagante con la sua amata famiglia in Patagonia, e poi ancora 19 anni privato della libertà, come nemmeno nei paesi incivili, direbbe il Dr. Giachini. Soltanto la journaille finge che anche il cadavere fosse in divisa.

Ma noi ricordiamo sia il soldato che voleva un’Europa libera, che l’uomo di pace, che il prigioniero di guerra, come un vero uomo, un vero tedesco, un vero europeo.

Unser Kamerad Erich Priebke lebt ewig in unseren Herzen!

Il nostro Camerata Erich Priebke vive in perpetuo nei nostri cuori.

 

Note:

  1. La Repubblica, 12.10.2013
  2. La Stampa, 14.10.2013
  3. Chiesa e post concilio: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/10/tensione-ad-albano
  4. Corsera, 14.10.2013
  5. Ibid.
  6. La Stampa, 14.10.2013
  7. Ibid.
  8. Ibid.
  9. Corsera, 15.10.13
  10. Il Gazzettino, Venezia, 15.10.13
  11. Corsera, 16.10.13
  12. Chiesa e post concilio: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/10/tensione-ad-albano
  13. Ex Novo, luglio 2006
  14. www.sanpiox..it/public/index.php?option=com_ content&new=article&id=1097:funerali-priebke-intervista-a-pierpaolo-petrucci
  15. M.Hoffman:Funeral for German WWII veteran Erich Priebke Highlights Papal Hypocrisy, 17.10.13 revisionistreview.blogspot.it/2013/10/riot-at-sspx-funeral-for-priebke.html
  16. La Stampa, 4.11.2006
  17. Corsera, 27.5.2013
  18. VISNews-ita.blogspot.it/2013/10/al-simon-wiesenthal-affrontate
  19. http://revisionistreview.blogspot.it/2013/10/riot-at-sspx-funeral-for-priebke.html
  20. andreacarancini.blogspot.it
  21. Corsera, 16.10.pp2013
  22. radiospada.org/2013/10/dal-nostro-inviato-ad-albano-laziale—quello-che-i-media-asserviti-non-vi-hanno-detto
  23. Corsera, 18.10.13
  24. Ibid.
  25. Il Gazzettino, Venezia, 18.10.13
  26. Ibid.
  27. Corsera, 19.10.13
  28. Il Gazzettino, 19.10.13
  29. Adnkronos: Priebke, il legale: "Accordo con le autorità per la sepoltura. Il luogo sarà top secret"
  30. www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/ 10/11/erich-priebke-morto
  31. www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/ Lavvocato-di-Priebke-Vittoria
  32. ansa.it, cit.
  33. Il Fatto Quotidiano, 12.10.13
  34. Corsera, 27.10.13

 

 
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