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Deutsche Arbeitsfront PDF Stampa E-mail

Dal n° 331 - Agosto 2013

Scritto da Andrea CIOCCA   

Il Deutsche Arbeitsfront (fronte tedesco del lavoro) è l’opera monumentale che il Nazionalsocialismo edificò per impostare l’organizzazione sociale della Germania. Pensata e iniziata ancor prima dell’ascesa al potere (30 gennaio 1933), non fu immutabile nel tempo, ma subì svariati cambiamenti a seconda delle mutevoli esigenze della nazione (variazioni che non “pesarono” quasi mai al popolo grazie alla destrezza della loro realizzazione). Il DAF è un’organizzazione collegata al Partito nazionalsocialista nello spirito della “Legge sulla salvaguardia dell’unità del partito e dello stato” del 1° dicembre 1933. Esso è sotto la direzione politica del Partito, che gli comunica le sue istruzioni e i suoi ordini. Deve essere considerato come il raggruppamento di tutte le persone che si dedicano a un lavoro manuale o intellettuale, senza distinzione di posizione economica o sociale. Di conseguenza comprende tutti i datori di lavoro, tutti gli impiegati e tutti gli operai e riunisce in sé tutti gli iscritti degli antichi sindacati operai, impiegatizi e padronali. Lo scopo del DAF è la costituzione di una “comunità popolare e di lavoro di tutti i Tedeschi”. Deve vigilare affinché ciascuno possa occupare nella vita economica della nazione il posto specifico che deriva dalla sua condizione intellettuale e fisica, in maniera tale che ognuno sia in grado di dare il meglio, garantendo il massimo rendimento possibile utile alla comunità popolare.

Si può paragonare al corporativismo Fascista ove le diatribe tra classi sociali, sorte dall’avvelenamento marxista, sono spazzate via, per un bene decisamente più elevato: la comunità. Lo stesso Adolf Hitler lo sottolinea nel 1936: “Il governo dello Stato nazionalsocialista è talmente sovrano e sta talmente al di sopra di ogni contingenza economica che, ai suoi occhi le nozioni di padrone e salariato non hanno importanza. Davanti agli interessi supremi della nazione, non ci sono padroni né salariati, ma solo degli incaricati al lavoro che operano per tutto il Popolo”.

Il fine del DAF non è quello di cancellare la proprietà privata o il diritto di economia, ma è invece quella di inglobare nella tutela politico-sociale tutti quei settori che con il precedente governo non erano presi in considerazione: contadini, coloni, piccoli imprenditori,artigiani, lavoratori a domicilio; deve rappresentare, per tutti i lavoratori, la “scuola superiore” della Weltanschauung nazionalsocialista. Il suo compito è di educarli al senso di comunità, infatti, l’oggetto principale non è l’individuo fine a se stesso, bensì il Popolo concepito come comunità naturale e legata attraverso il sangue, che è garanzia e conservazione dell’esistenza del Popolo.

Per ottenere ciò, il Reich organizza una serie d’istituti che controllano e impartiscono la Weltanschauung nazionalsocialista. Il 23 maggio 1933 alla prima seduta del nuovo Reichstag, Hitler congeda l’obsoleta confederazione sindacalista di stampo socialdemocratica (Confederazione generale tedesca) e istituisce l’Organizzazione Nazionalsocialista (NSBO) alla quale fu affiancata l’Organizzazione nazionalsocialista dell’artigiano, del commercio e dell’industria (NS-Hago). A queste due organizzazioni sono affidati i compiti e il comando dell’opera che abbraccia tutta la vita lavorativa della Germania. Inoltre s’istituiscono dei servizi di consultazione i quali forniscono consigli, sia ai datori di lavoro sia ai salariati, affinché gli interessi egoistici dei singoli non prevalgano sull’interesse della comunità e risolva rapidamente questioni, che in tempi passati sarebbero sfociate in lunghissimi processi.

Uno dei compiti più importanti del DAF è la formazione e l’istruzione dei suoi membri. Attraverso giornali d’istruzione professionale, che trattano dell’organizzazione, dei compiti, della natura del DAF, di problematiche sociali e generali, dell’autonomia economica ecc...vengono formati sia i lavoratori che l’apparato dirigente. Sono inoltre istituiti degli autentici corsi serali. Nel 1934 nascono le Squadre di lavoro che sono composte di 30/40 volontari. Il loro compito principale è innanzitutto d’ordine etico e politico. Hanno un rapporto diretto con i lavoratori che attraverso un “linguaggio del popolo” esplicano e mediano tutto ciò che i vari uffici del DAF devono far sapere alla massa. Se ne costituiscono tre: una per la sanità pubblica, una per l’istruzione professionale e una terza per l’organizzazione denominata “Forza verso la gioia”. La prima, tutela la salute all’interno delle fabbriche, diffondendo agli individui i principi d’igiene e sicurezza; la seconda, promuove, gestisce e organizza le gare professionali tra aziende e tra lavoratori tedeschi; mentre la terza, esalta la bellezza del lavoro, incoraggia i viaggi, il turismo, elabora programmi delle attività sportive, del tempo libero e dell’istruzione popolare.

L’istruzione e la formazione, sono quindi i princìpi fondamentali del DAF, volti all’insegnamento della Weltanschauung nazionalsocialista. Ogni individuo non è lascito al proprio destino, ma è accuratamente seguito affinché siano esaltate le sue virtù e si creino di conseguenza, una naturale selezione dei migliori e dei più abili, prescindendo dal ceto sociale d’appartenenza. È partendo da questi princìpi che si forma un’altra importante istituzione del DAF: le Gare professionali del Reich. Organizzate una volta l’anno, sono indirizzate a esaltare le capacità e l’esperienza del lavoratore e delle imprese. Superate svariate prove professionali sportive, ma anche teoriche (inerenti alle dottrine nazionalsocialiste), erano poi assegnati dei riconoscimenti che se per l’azienda era di “Impresa modello nazionalsocialista”, per il professionista, era importante per entrare a far parte di quell’élite professionale del Popolo tedesco.

Dal momento che il DAF seguiva ogni individuo in ogni sua forma, non poteva tralasciare il tempo libero. Ispirato all’idea del Dopolavoro fascista, l’organizzazione nazionalsocialista puntava attraverso il periodo di tempo libero e di vacanza, di mantenere vivo il senso e la consapevolezza di lavoratore, membro di una grande comunità, organizzandoli con il fine di riempirli di gioia di vivere, evitando la noia e le distrazioni scadenti. Lo realizza attraverso lo sport: non competitivo, ma sviluppando la concezione di sport di massa e l’allenamento fisico in perfetto cameratismo. Nei viaggi e nel turismo: viaggi all’estero, crociere in mare e viaggi all’interno della propria Patria con l’obbiettivo di conoscerne storia e tradizioni. Organizzando il tempo libero serale con teatri, opere, mostre, musica e canto. Alimentando l’istruzione popolare con conferenze, esposizioni e corsi ma anche visitando biblioteche e collezioni d’arte.

È sopratutto dall’impegno dello Stato nazionalsocialista nel tempo libero che si evince totalmente la dedizione per ogni individuo. Lo Stato non richiede solo con gravità, rigore e ascetismo che ognuno assolva il proprio dovere, ma emergono la volontà limpida e l’esigenza di assegnare un giusto posto alla gaiezza e alla gioia di vivere nella vita.

Attraverso il DAF, il Nazionalsocialismo ha realizzato uno Stato di giustizia sociale paragonabile allo Stato concepito dal filosofo Platone (sistema da sempre considerato utopico), dove ogni uomo era “incanalato” verso la sua più naturale propensione d’agire e d’essere, quindi in aperto contrasto con la libera scelta dei regimi liberali dove ogni individuo è lasciato al proprio “destino” culturale e lavorativo. Secondo il filosofo, infatti, ogni uomo deve rispettare le attitudini che ha ricevuto dalla natura. Partendo da questo presupposto Platone crea sì delle classi sociali (governanti, guerrieri e lavoratori), ma non le descrive immutabili e chiuse come possono essere le caste induiste. Ogni uomo può compiere un percorso di ascesa o discesa tra di esse secondo la propria propensione naturale. Un nascituro di una famiglia di lavoratori, infatti, può compiere un’ascesa alle classi sociali di guerrieri o governanti se ne ha le facoltà, di contro, uno Stato che non controlla/indirizza gli individui verso le sue più idonee virtù, avrebbe secondo il filosofo, delle conseguenze catastrofiche. Da qui, la sua conclusione lapidaria:” Lo scambio dei ruoli e delle professioni tra le classi costituirebbe dunque un danno irreparabile per lo Stato, e non sarebbe errato definirlo un vero attentato”.

 
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