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DIO RICORDA... PDF Stampa E-mail
Scritto da Graziano DALLA TORRE   
Domenica 03 Novembre 2013

Tutte le domeniche, in Piazza San Pietro il Papa recita l''Angelus' di mezzogiorno. L'Angelus è una preghiera che, secondo la liturgia cattolica, andrebbe recitata tre volte al giorno in memoria del mistero dell'Incarnazione di Gesù Cristo. Anche oggi, dunque, il papa Francesco (senza 'primo', chissà perché... ) ha espletato tale incombenza, davanti la solita folla oceanica di fedeli e curiosi. Il tema odierno è stato il commento del brano del Vangelo di Luca che descrive la nota vicenda di tale Zaccheo da Gerico, un pubblicano (cioè un esattore fiscale per conto del governo di Roma) e conclamato peccatore particolarmente odiato dalla popolazione, che si arrampica su di un albero per vedere Gesù che predica. Ricordate? Almeno queste cose, come minimo, dovreste saperle... Il nome 'Zaccheo', ci istruisce Francesco 'unico', in lingua ebraica significa "Dio ricorda". Gesù lo chiama e, tra lo stupore e lo scandalo generali, si fa invitare a casa sua provocando la conversione ed il ravvedimento di Zaccheo stesso.

Commentando la lettura il nostro Francesco conclude pronunciando la seguente, fulminante, frase: "Non c’è professione o condizione sociale, non c’è peccato o crimine di alcun genere che possa cancellare dalla memoria e dal cuore di Dio uno solo dei suoi figli. “Dio ricorda”, sempre, non dimentica nessuno di quelli che ha creato; Lui è Padre, sempre in attesa vigile e amorevole di veder rinascere nel cuore del figlio il desiderio del ritorno a casa. E quando riconosce quel desiderio, anche semplicemente accennato, e tante volte quasi incosciente, subito gli è accanto, e con il suo perdono gli rende più lieve il cammino della conversione e del ritorno."

Bene, direte voi, e allora? Questo ci vuole ammannire una lezione di Sacra Scrittura? No. Semplicemente mi viene in mente come, non più di quindici giorni orsono, la Diocesi di Roma (proprio quella di cui Francesco è vescovo e quindi papa della Chiesa cattolica), abbia negato recisamente il funerale religioso al peccatore Erich Priebke, di religione cattolica romana e deceduto nel territorio della Diocesi di Roma. Il motivo probabilmente rimarrà un mistero, ma non c'è molto da scegliere: o Priebke era un peccatore ben peggiore di Zaccheo e dunque sarebbe stato assai improbabile che Dio se ne ricordasse (perlomeno positivamente), o la curia vescovile è stata opportunamente avvisata che, oltre e come Dio, anche qualcuno altro avrebbe potuto 'ricordare' e 'ricordarsi', in questo caso dello sgarbo (o dello 'sgarro') di una messa funebre a 'loro' per nulla gradita. E visto che, come tra vicini di casa o colleghi di lavoro, bisogna pur convivere sacrificando un po di amor proprio i nostri  uomini di chiesa (con la maiuscola o la minuscola?) hanno preferito ottemperare. Salvo poi, nel migliore loro stile, gonfiarsi il petto e riempirsi la bocca di parole vane, proprio come oggi Francesco 'unico'. Le parole sono pietre, non si dice così? Ma le pietre le si possono scagliare, ma anche ricevere sulla testa. Comunque abbiamo imparato tutti qualcosa dall'Angelus odierno: Dio ricorda...

 
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