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25 APRILE PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Mercoledì 24 Aprile 2013

Ad ogni primavera, sensi intorpiditi dall’inverno si ridestano a nuova vita: malgrado l’ambiente sovrabbondi di veleni, l’ineffabile miracolo si compie di nuovo. Ma come può, l’intero genere umano, giunto nella sua più cupa stagione, avere in dono il privilegio di assistere ancora a una primavera? Come può, l’ultimo uomo, colui il quale non ha occhi che per l’individuale, per il quantitativo, per il conveniente, potere ancora assistere a un siffatto miracolo? Forse che un ultimo spiraglio di sovramondane Altitudini riesca ancora a penetrare questa bruma di infamia terrena? Insomma, in quale modo si potrebbe parlare ancora di “primavera”, eludendo le sue profane festività, le sue “liberazioni”? Come procedere in una qualunque proposizione senza inciampare nella pietra dell’inganno? E poi: chi sarebbe ancora capace di osservare la verità? Come potrebbe scorgerla, chi è nato e cresciuto (senza aver mai veduto altro) nell’èra della bugia eretta a sistema? Forse che qualcuno si adonti ancora del perché una Fiaccola -ogni quattro anni- venga trasportata da anti-tedofori della simulazione -non in Nome della Gloria Olimpica degl’Immortali, ma per placare la bestia che ondeggia i fianchi al ritmo scandito dal mercato? Forse che esista ancora qualcuno che si scandalizzi per queste “piccole”, “impercettibili” bestemmie perpetrate ad ogni piè sospinto da un qualunque idiota scampato all’aborto della propria madre? “Aprilis”, in particolare, è divenuto mese in cui l’oltraggio perpetrato verso ogni tradizione dovrebbe essere divenuto visibile anche a un cieco, e invece no!

In questo mese viene festeggiata una memoria profana che, a bene osservare, illustra -e con disarmante chiarezza- il grado di subalternità di individui nati-schiavi, ai quali lo stato di servitù allo straniero è oramai necessario. Il “25 aprile” non è ricorrenza romana e nemmeno italica: essa è “festa completamente italiana”, ma di un’“italia” nata serva e sopravvissuta schiava di entità finanziarie cosmopolitiche. Entità che l’hanno scientemente oltraggiata, mutilata, e che oggi disfano i suoi musei, saccheggiano le sue biblioteche, devastano siti archeologici di fronte ai quali tutto il genere umano dovrebbe genuflettersi rispettosamente; soggetti psicotici che sbavano millenaria rabbia per gli altorilievi dell’Arcus Triumphalis di Tito Flavio Augusto, e tutto col concorso -più o meno consapevole- di volgari criminali mascherati da politicanti, i quali, nell’esercitare il loro torbido mestiere tentano di evitare con cura una proporzionata partecipazione alle sofferenze delle masse che essi dovrebbero tutelare. Nessun arcobaleno di compassione e di amore misericordioso per chicchessia li ispira: i confini del “mondo” da essi conosciuto coincidono con quelli del loro culo. Ciò dovrebbe chiudere i conti con duemila anni di fraintendimenti cristiano-cattolicheggianti “adattati” alla sì detta “politica”.

Ecco il perché di tanta tragedia, di una tragedia che non potrebbe mai scindersi del tutto dalla commedia (quando non dalla farsa). Ecco perché anche allo scoccare di questo “25 aprile”, mezzi di distrazione di massa diabolicamente orchestrati dall’invasore, cioè dallo stupratore d’Italia, daranno vita alla ennesima baraonda propagandistica, sì da fare accettare agli ebeti di tutte le età la loro oscena putredine mortale come fosse giovanile floridezza, il loro più cupo inverno come fosse PRIMAVERA.

Ma l’uomo-ultimo, in fondo, come osserva Nietzsche, non vive propriamente “attraverso un continuo venire ingannato”? Non è, questo, il suo meritato e definitivo tramonto?

 
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