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IN MORTE DI UN FILOSOFO (15 aprile 1944-15 aprile 2013). PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Lunedì 15 Aprile 2013

Per comprendere quanto realmente stia accadendo, con tutto il rispetto per le sofferenze umane (carovita, disoccupazione, devastazioni psico-fisiche e ambientali…), è necessario esplicitare quanto segue: l’ipercapitalismo, sistema costruito sulla sperequazione sociale e sulla patologica “finanziarizzazione” dell’economia, è bell’e finito. La democrazia rappresentativa, in quanto maschera di questo stesso sistema, avendo raggiunto la sua massima espansione, non può non implodere: oggi, nessuno rappresenta più nessuno, poiché troppe e troppo contraddittorie sono le esigenze di quantità umane (o subumane?) sempre più vaste e corrotte. Come accade in qualunque àmbito della manifestazione, approssimandosi al proprio limite, ogni fenomeno tende a mutare con sempre maggior rapidità. Per comprendere tutto ciò, è sufficiente confrontare la sì detta “politica” dell’anno in corso con quella di appena un decennio addietro: per sopravvivere a se stesso, per un solo giorno in più, questo sistema “ha bisogno” di corrompere chiunque gli si avvicini, e in maniera esponenziale. Insomma, i “Draghi”, i “Monti”, i “Napolitano”…, non potrebbero non essere più corrotti dei “Carli” o dei “Ciampi”, poiché quanto accade è qualcosa che supera le loro individuali attitudini a delinquere. La sì detta “repubblica italiana”, dunque, in quanto sistema nato dal tradimento di quasi tutte le “Forze Armate” e su quasi tutti i fronti della seconda guerra mondiale (sistema poi perpetuatosi per mezzo del terrorismo atlantico), segue il medesimo corso della manifestazione in generale. E non potrebbe essere diversamente.

Un uomo di mezza età del Mezzogiorno italico, il quale abbia avuto e abbia piena coscienza di sé e dei propri ricordi, non può non trasecolare se solo paragona i costumi della propria infanzia a quelli attuali. Per esporre un solo esempio: la donna siciliana degli anni ’60 del secolo scorso, se messa a confronto con la medesima di quest’epoca dà la corretta misura di un tracollo morale senza precedenti nella storia di tutto il genere umano.

 

Date queste premesse generali e addivenendo all’oggetto di questa breve analisi, c’è da chiedersi quale valenza abbia ancora il “far politica”, secondo “categorie” appartenenti ad appena vent’anni fa; che utilità possa avere l’effettuazione di quotidiani “esercizi ginnici” in un “corpus” sociale completamente agonizzante; in quale “esotico” modo sia possibile tentare di comunicare con masse divenute oramai completamente autistiche. Ulteriore esempio non necessario: milioni di individui abituati a procurarsi il cibo, deambulando esclusivamente nei supermercati sistemici (da almeno quarant’anni), milioni di individui che hanno perfetta conoscenza di come si controlli un derapage da sottosterzo (per le autovetture a trazione anteriore), ma totale inconsapevolezza di come si munga una mucca, potrebbero davvero comprendere cosa significhi “rivoluzione”? E’ possibile che una massa siffatta capisca la reale caratura del fenomeno definito “grillismo”? E’ vero che la storia sia stata scritta dalle minoranze, che sia compito delle élites guidare le masse; ma, ci si chiede come sia possibile far comprendere la differenza esistente tra i quattro toni dell’armonia a un sordo nato. Invero, qui s’ha da fare con elementi che non sanno più nemmeno pensare, se non per categorie consumistiche, che non hanno nessuna cognizione di filosofia, che sono stati spiritualmente devastati da oltre quarant’anni di “berlusconismo” televisivo (sempre codesti stramaledetti “-ismi”!). Altrove abbiamo scritto qualcosa che vorrebbe illustrare il livello di degenerescenza raggiunto oggi: “dal sessantotto alla Gelmini”, apoftegma sul quale non dovrebbe esser necessario aggiungere ulteriore sillaba.

 

Foto: IN MORTE DI UN FILOSOFO (15 aprile 1944-15 aprile 2013).       Per comprendere quanto realmente stia accadendo, con tutto il rispetto per le sofferenze umane (carovita, disoccupazione, devastazioni psico-fisiche e ambientali…), è necessario esplicitare quanto segue: l’ipercapitalismo, sistema costruito sulla sperequazione sociale e sulla patologica “finanziarizzazione” dell’economia, è bell’e finito. La democrazia rappresentativa, in quanto maschera di questo stesso sistema, avendo raggiunto la sua massima espansione, non può non implodere: oggi, nessuno rappresenta più nessuno, poiché troppe e troppo contraddittorie sono le esigenze di quantità umane (o subumane?) sempre più vaste e corrotte. Come accade in qualunque àmbito della manifestazione, approssimandosi al proprio limite, ogni fenomeno tende a mutare con sempre maggior rapidità. Per comprendere tutto ciò, è sufficiente confrontare la sì detta “politica” dell’anno in corso con quella di appena un decennio addietro: per sopravvivere a se stesso, per un solo giorno in più, questo sistema “ha bisogno” di corrompere chiunque gli si avvicini, e in maniera esponenziale. Insomma, i “Draghi”, i “Monti”, i “Napolitano”…, non potrebbero non essere più corrotti dei “Carli” o dei “Ciampi”, poiché quanto accade è qualcosa che supera le loro individuali attitudini a delinquere. La sì detta “repubblica italiana”, dunque, in quanto sistema nato dal tradimento di quasi tutte le “Forze Armate” e su quasi tutti i fronti della seconda guerra mondiale (sistema poi perpetuatosi per mezzo del terrorismo atlantico), segue il medesimo corso della manifestazione in generale. E non potrebbe essere diversamente.     Un uomo di mezza età del Mezzogiorno italico, il quale abbia avuto e abbia piena coscienza di sé e dei propri ricordi, non può non trasecolare se solo paragona i costumi della propria infanzia a quelli attuali. Per esporre un solo esempio: la donna siciliana degli anni ’60 del secolo scorso, se messa a confronto con la medesima di quest’epoca dà la corretta misura di un tracollo morale senza precedenti nella storia di tutto il genere umano.     Date queste premesse generali e addivenendo all’oggetto di questa breve analisi, c’è da chiedersi quale valenza abbia ancora il “far politica”, secondo “categorie” appartenenti ad appena vent’anni fa; che utilità possa avere l’effettuazione di quotidiani “esercizi ginnici” in un “corpus” sociale completamente agonizzante; in quale “esotico” modo sia possibile tentare di comunicare con masse divenute oramai completamente autistiche. Ulteriore esempio non necessario: milioni di individui abituati a procurarsi il cibo, deambulando esclusivamente nei supermercati sistemici (da almeno quarant’anni), milioni di individui che hanno perfetta conoscenza di come si controlli un derapage da sottosterzo (per le autovetture a trazione anteriore), ma totale inconsapevolezza di come si munga una mucca, potrebbero davvero comprendere cosa significhi “rivoluzione”? E’ possibile che una massa siffatta capisca la reale caratura del fenomeno definito “grillismo”? E’ vero che la storia sia stata scritta dalle minoranze, che sia compito delle élites guidare le masse; ma, ci si chiede come sia possibile far comprendere la differenza esistente tra i quattro toni dell’armonia a un sordo nato. Invero, qui s’ha da fare con elementi che non sanno più nemmeno pensare, se non per categorie consumistiche, che non hanno nessuna cognizione di filosofia, che sono stati spiritualmente devastati da oltre quarant’anni di “berlusconismo” televisivo (sempre codesti stramaledetti “-ismi”!). Altrove abbiamo scritto qualcosa che vorrebbe illustrare il livello di degenerescenza raggiunto oggi: “dal sessantotto alla Gelmini”, apoftegma sul quale non dovrebbe esser necessario aggiungere ulteriore sillaba.     Oggi è il 15 aprile, e ricorre l’anniversario del vile assassinio di Giovanni Gentile (portato a compimento da individui “eticamente” paragonabili ai sì detti “ribelli” operanti oggi in Siria). Così si esprime la stessa “wikipedia”: “…appena il filosofo giunse in auto, gli si avvicinarono tenendo sotto braccio dei libri per nascondere le armi e farsi così credere studenti. Il filosofo abbassò il vetro per prestare ascolto, ma fu subito raggiunto dai colpi delle rivoltelle. Fuggiti i gappisti in bicicletta, l'autista si diresse all'ospedale di Careggi per trasferirvi il filosofo moribondo, ma invano”. Dunque: fingersi studenti per far fuori un vecchio indifeso; ma di questo spessore furono tutti i banditi che contribuirono alla “liberazione” d’Italia, e tra qualche giorno ne risentiremo delle “belle”.      Non è nostra intenzione approfondire la visione filosofica di Giovanni Gentile, sebbene non abbiamo mai nutrito simpatie eccessive nei confronti di tutte le “filiazioni” spazio-temporali del sistema hegeliano. E’, invece, nostro intento giustapporre due epoche smisuratamente distanti una dall’altra (l’attuale e la Fascista), sì da liquidare le residue speranze di riscatto di una massa inevitabilmente destinata al macero, anche a costo di fare l’ennesima figura da inguaribili “disfattisti”.       Sit tibi terra levis.Oggi è il 15 aprile, e ricorre l’anniversario del vile assassinio di Giovanni Gentile (portato a compimento da individui “eticamente” paragonabili ai sì detti “ribelli” operanti oggi in Siria). Così si esprime la stessa “wikipedia”: “…appena il filosofo giunse in auto, gli si avvicinarono tenendo sotto braccio dei libri per nascondere le armi e farsi così credere studenti. Il filosofo abbassò il vetro per prestare ascolto, ma fu subito raggiunto dai colpi delle rivoltelle. Fuggiti i gappisti in bicicletta, l'autista si diresse all'ospedale di Careggi per trasferirvi il filosofo moribondo, ma invano”. Dunque: fingersi studenti per far fuori un vecchio indifeso; ma di questo spessore furono tutti i banditi che contribuirono alla “liberazione” d’Italia, e tra qualche giorno ne risentiremo delle “belle”.

 

Non è nostra intenzione approfondire la visione filosofica di Giovanni Gentile, sebbene non abbiamo mai nutrito simpatie eccessive nei confronti di tutte le “filiazioni” spazio-temporali del sistema hegeliano. E’, invece, nostro intento giustapporre due epoche smisuratamente distanti una dall’altra (l’attuale e la Fascista), sì da liquidare le residue speranze di riscatto di una massa inevitabilmente destinata al macero, anche a costo di fare l’ennesima figura da inguaribili “disfattisti”.

Sit tibi terra levis.

 


 

 

 
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