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Come in alto così in basso PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo RISTAGNO   
Venerdì 08 Marzo 2013

Uno dei test meno criptici del Tao, Wen Tzu capire i misteri, nell’edizione mondadori “Il libro degli insegnamenti di Lao-Tzu”, scritto più di 2000 anni fa da un discepolo di Lao-Tzu (translitterato anche lao tze o lao tse) che ne riporta fedelmente il pensiero infatti il contenuto del testo è presentato come fosse rivelato pari pari dallo stesso Lao-Tzu. Poco importa quindi se l’autore fosse un discepolo o una scuola esoterica in quanto il testo è presentato con impersonalità assoluta.

Il testo esprime una visione del mondo che, come tutte le visioni del mondo tradizionali, abbraccia tutti i domini dell’esistenza, tutti Uno e Uno in tutti, in tutte tali visioni del mondo tradizionale al di sopra degli uomini stanno la ragione e le volontà divine che tutto dominano e che tutti riconoscono anche se diversi sono i nomi con cui le designano e i culti che a esse rendono. Dalla negazione di questo aspetto sacro nasce il moderno cosmopolitismo egualitario da cui il predominio degli interessi materiali, mentre l’affermazione più nobile del valore politico parte dal ritenere che l’azione vada ordinata secondo i principi che costituiscono la ragione delle cose.

Lao-Tzu disse:

“C’è qualcosa, una totalità indifferenziata, che nacque prima del cielo e della terra. …Dovendo darle un nome, la chiamerò la Via. La Via è infinitamente alta, incredibilmente grande… Nella sua realtà, è infinita. …Essa assicura la sopravvivenza per mezzo della distruzione… Perciò la Via sostiene il movimento dei cieli e la stabilità della terra… Non costringe a fare… Comporta una pacifica felicità che non ha superbia, raggiungendo così l’armonia. …La Via naturale e costante fa nascere gli esseri, ma non li possiede; produce l’evoluzione, ma non la domina.”

Nella visione del mondo tradizionale la rappresentazione del tempo è sempre ciclica, ogni ciclo ha una durata temporale che ha un inizio e una fine, idea che non può prescindere dal tempo qualificato di cui parla Guenon. “Alla fine di un ciclo e all’inizio del ciclo successivo ha luogo una serie di riti che si propongono il rinnovamento del mondo, questa renovatio è una ri-creazione effettuata secondo il modello della cosmogonia” Eliade. Questo vale indipendentemente dalla Via che decidiamo di indagare. Vale in Platone, ultimo epigone della tradizione in occidente, così come vale nel fas romano impregnato di sacro.

La seguente bellissima definizione del sacro di Attilio Mordini unisce la Via alle vie, la tradizione alle tradizioni: il sacro è “la Verità immutabile, l’unica realtà totale, che tutto abbraccia, in quanto è la presenza dell’Altissimo nel cuore delle cose.”

Sugli uomini veri Lao-Tzu disse:

“Viaggiano là dove non c’è strada, vagano là dove non c’è noia, passano là dove non c’è nessuna porta. Con il cielo come tetto, non c’è niente che non sia coperto, con la terra come veicolo, non c’è niente che non sia trasportato. …Quindi essi sono veloci senza agitarsi e vanno lontano senza stancarsi. Con i corpi tranquilli, i loro intelletti sono tranquilli, ed essi vedono tutto il mondo chiaramente. Questo significa attenersi all’essenza della Via ed osservare la terra senza confini. Perciò gli affari del mondo non vanno forzati, ma vanno promossi secondo la loro natura… Sono aperti e spontanei, eppure non c’è niente che non facciano; non hanno nessuna regola, eppure non c’è nessun disordine. Non avere regola comporta non cambiare natura. La mancanza di disordine significa che loro agiscono per la mutua affermazione degli esseri. …

Quindi, quando l’esterno è controllato dal centro, niente viene trascurato. Se ci si attiene al centro, si può governare l’esterno. Attenendosi al centro, gli organi interni sono calmi, i pensieri sono limpidi, i tendini e le ossa sono forti, le orecchie e gli occhi sono sensibili. La grande Via è piana e non è lontana. Coloro che la cercano lontano, prima vanno e poi tornano.”

Gli uomini veri respirano Yin e Yang e indipendentemente di dove come e quando la tradizione si sia espressa in una Via ortodossa si tratta di risvegliati, illuminati, perfetti, ecc ecc, e in ogni Via stanno sempre a rappresentare chi sta al centro.

Lao-Tzu disse:

“La nobiltà non consiste nel rango sociale, ma è una questione di autorealizzazione; se ti realizzi, troverai tutto il mondo in te stesso. La felicità non consiste nella ricchezza o nella condizione sociale, ma è una questione di armonia. I veri uomini sanno quanto importante è il se e quanto poco importante è il mondo… Agiscono senza sforzo, lavorano senza tensione e conoscono senza intellettualismi… Tutte le cose sono misteriosamente le stesse; non c’è né giusto né sbagliato.”

Una certa controcultura moderna ha voluto contrapporre il tao-anarchia al confucianesimo-tradizione e conservatorismo, aldilà del fatto che noi non riconosciamo alcuna separazione, molto semplicemente il Tao è l’esoterismo del confucianesimo, non ci preoccupiamo nel farle nostre entrambe, e se vogliamo entrare nel merito, abbandonando per un attimo l’essenza, come nazionalsocialisti abbracciamo tanto Confucio quanto Lao-Tzu, così come ci sentiamo anarchici, nel senso di D’Annunzio e di Junger, alla maniera dell’individuo assoluto di Evola o dell’uomo differenziato rappresentato da Freda “perfettamente consapevole di essere veicolo di forze extraumane”, metafisiche. Uomo differenziato che si rifà a una cultura integrale del puro, del bello, del buono, del giusto, consapevole di appartenere a una comunità di destino assolvendo a una propria funzione. E’ la guenoniana dottrina della molteplicità degli stati dell’essere dove l’esistenza è concepita come manifestazione del principio trascendente e permanente, in questa visione ogni ente compreso l’uomo riveste un valore particolare essendo realizzazione di un grado preciso dell’Assoluto, valore che dipende dal grado di prossimità al vertice, nella maggiore o minore presenza di forma rispetto all’informe.

Questo è l’antiegualitarismo presente tanto nel Tao tanto in Confucio quanto in ogni espressione della tradizione.

Lao-Tzu disse:

“Gli esseri umani sono tranquilli per nascita; questa è la natura celeste. Sentendo le cose, essi agiscono; questo è il desiderio naturale. Quando le cose si presentano loro, essi reagiscono; questa è l’azione della conoscenza. Quando la conoscenza e le cose interagiscono nascono la preferenza e l’avversione. Quando la preferenza e l’avversione sono formate, la conoscenza va alle cose esteriori e non può ritornare al se; così scompare il disegno celeste. Quindi i saggi non sostituiscono il celeste con l’umano esternamente evolvono con le cose, ma internamente non perdono il loro autentico stato. Così chi realizza la Via ritorna alla chiara tranquillità. Coloro che imparano a conoscere le cose vivono senza sforzi. Chi segue il cielo viaggia con la Via; chi segue le cose umane si mischia con il volgare. Pertanto i saggi non lasciano che i loro affari disturbino il mondo e che i desideri confondano i sentimenti. Essi compiono ciò che è appropriato senza intrigare; danno fiducia senza parlare. Hanno successo senza pensare, raggiungono lo scopo senza sforzarsi.”

Per uscire dal meccanismo azione reazione, non basta quindi trasformare il lavorare in operare, secondo sapienza e non scienza, che è condizione già alta, il Don Juan di Castaneda è oltre, Don Juan è un guerriero che vede. “La vista che rivela all’uomo le ragioni delle cose è indubbiamente un possesso più divino di quella vista che percepisce solo le forme sensibili delle cose stesse.” G. Mead

L’esperienza di Castaneda fagocitato nel sistema di credenze che voleva studiare affronta “La perdita della forma umana e dell’ingresso in un nuovo stato di separazione dagli affari umani” e a cui Don Juan replica “Non cercare di opporti, la nostra reazione naturale è di lottare e facendo così creiamo ostacoli, dimentica la paura e segui passo per passo la perdita della tua forma umana”. L’impeccabilità di tale guerriero sta nell’essere mutevole, a proprio agio in qualunque situazione, uscendo dall’usuale attaccamento alle cose, che è il modo con cui sosteniamo il mondo, nella terminologia induista maya, l’illusione.

Lao-Tzu disse:

“Mentre coloro che apprezzano sono molti, coloro che applicano sono pochi… Il motivo è che i più si afferrano alle cose e si legano al mondo… L’essere nasce dal non-essere, il pieno nasce dal vuoto. Esistono solo cinque note musicali, eppure le loro variazioni sono innumerevoli. Esistono solo cinque sapori, eppure le loro variazioni sono innumerevoli. Esistono solo cinque colori, eppure le loro variazioni sono innumerevoli. Nella Via quando l’Uno è stabilito, nascono tutte le cose.”

L’uomo dell’applicazione della Via, quell’uomo di Burckhardt “che era, è, e sarà sofferente, anelante, operoso” nella sua quotidiana esperienza è soggetto a limitazioni, limitazioni interiori, condizionate dalla stessa energia creatrice che è umana, così come da più facilmente identificabili limitazioni esteriori, tale uomo nell’applicazione della Via dove c’è coincidenza tra necessità e libertà, tra destino e azione, tra l’essere e il dovere, in questa già alta sfera dello spirito finito è comunque ontologicamente differente e inferiore alla suprema sintesi dello spirito. Don Juan insegna anche questo e nel Tao quella realtà delle cose non volute, un limite, una privazione, un non vedere diventano perfezione, non è più l’applicazione della Via che conosce ancora la sua vecchia mente discriminante, è la Via, perché cercare l’applicazione della Via non realizza la Verità. Evola risolve questo superamento nell’atto del suo individuo assoluto, in quell’atto puro che può assumere il significato di “in Potenza”

Lao-Tzu disse:

“Coloro che seguono la Via sono deboli di ambizione, ma forti in azione; le loro menti sono aperte e le loro risposte sono calibrate… Sii flessibile, ma sii fermo e non ci sarà potere che non potrai sconfiggere, nessun nemico che non potrai soverchiare. Rispondi ai cambiamenti, valuta i tempi, e nessuno potrà colpirti. …Se ti basi sui talenti di un'unica persona, ti sarà difficile avere successo; se coltivi le abilità di un’unica persona, potrai al massimo governare una casa e un giardino. Se invece segui la logica della vera ragione e segui la natura del cielo e della terra, allora potrai affrontare l’intero universo… Una mente sincera può abbracciare ogni cosa.”

Noi cerchiamo di seguire la Via ma siccome lo facciamo prendendo iniziative e accorgimenti è solo l’applicazione della Via, ma non è la Via: “la Via è silente perché è vuota, non comporta né agire sugli altri né agire su di se”.

Lao-Tzu disse:

“Senza giustizia, gli uomini superiori non hanno possibilità di vivere, se perdono la giustizia, perdono ciò che li fa vivere. Senza profitto, i piccoli uomini non hanno modo di vivere; se perdono il profitto, perdono i loro mezzi di sussistenza. Dunque gli uomini superiori temono la perdita della giustizia, mentre gli uomini piccoli temono la perdita del profitto. …I più alti sono gli uomini spirituali, gli uomini veri, gli uomini della Via, gli uomini perfetti e i saggi. Poi vengono gli uomini con la virtù, gli uomini sapienti, gli uomini colti, gli uomini buoni e gli uomini con capacità di discernimento. Nel mezzo stanno gli uomini retti, gli uomini fedeli, gli uomini meritevoli, gli uomini giusti e gli uomini cortesi. Quindi vengono gli studiosi, gli artigiani, i boscaioli, i contadini e i mercanti. I più bassi sono gli uomini senza personalità, gli uomini servili, gli uomini stupidi, gli uomini tonti e gli uomini meschini. I saggi guardano con i propri occhi, ascoltano con le proprie orecchie, parlano con le proprie bocche e camminano con i loro piedi. I veri uomini notano senza guardare, sentono senza ascoltare, procedono senza camminare, sono giusti senza parlare. …Ciò che chiamiamo la Via non ha né davanti né dietro, né sinistra né destra: in essa tutte le cose sono miracolosamente le stesse, nessuna è giusta e nessuna è sbagliata. …Ciò che il cielo copre, ciò che la terra sostiene, ciò che il sole e la luna illuminano, è vario nella forma e nella natura, ma ogni cosa ha il suo posto. …Accorda gli uomini con la natura, e tutti obbediranno. Se legge e regolamenti vanno contro natura, non saranno osservati. La virtù della Via è la radice del merito e dell’onore presente nel cuore degli uomini. Quando gli uomini la conservano nel loro cuore, il merito e l’onore trovano il loro fondamento. …La guida della Via è sacerdotale; è solenne e misteriosamente silente…”

Nella tradizione il sovrano è “considerato non solo come il pacificatore, il benefattore, l’educatore, ma come il salvatore e il redentore del mondo” (Civiltà romana di De Francisci), quello che nel testo del De Francisci si evince a proposito della civiltà romana vale anche sia per Platone che per le tradizioni orientali, che non danno vita solo a una nuova dottrina ma a una nuova costruzione politica in quanto sentono la necessità di trovare “una conciliazione fra l’idea dell’umanità e il concetto dello stato” mezzo necessario, gradino, verso l’unione del popolo, che nasce da un corretto rapporto tra uomo e uomo in una comunità di interessi sociali, e lo stato, in questa visione, deve agire in conformità alla volontà divina.

Vico diceva che sapere è fare, e anche questa è una alta testimonianza di fede in quanto afferma una volontà di realizzazione e una volontà di dominare la realtà, noi sappiamo veramente solo ciò che facciamo e ciò che facciamo va ordinato secondo un principio diretto da una ferma volontà di conseguire un fine, e questo fine deve trascendere l’individuo. Saper fare così come saper far fare fanno parte di una condizione già alta ma qui diventano solo un punto di partenza, infatti siamo ancora nell’applicazione della Via, non siamo nella Via. La Via del tao è: “il tao non appartiene al sapere o al non sapere, sapere è illusorio, non sapere è assenza di idee. Se veramente raggiungi il tao del non dubbio è come il grande vuoto così vasto e illuminato. Come può esserci allora il giusto e lo sbagliato nel tao?”

A ognuno il suo.

 
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