--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Le Opinioni nostre VERSO LA DISSOLUZIONE
VERSO LA DISSOLUZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA e Adriana NEGRONI   
Venerdì 08 Marzo 2013

La quantità pura (priva di alcuna qualità) nella realtà quotidiana non esiste. Lo spazio, che Cartesio ridusse a mera estensione, cioè a pura quantità, è invece qualitativamente determinato. La quantità pura, dunque, è un’astrazione e non c’è simbolo migliore del numero puro, cioè del numero intero, per rappresentarla: da ciò deriva l’impossibilità di computare perfettamente la realtà mediante il numero. Oltre a ciò, il numero, essendo quantità discontinua, non potrà mai rappresentare perfettamente lo spazio, per sua natura continuo, sicché sempre una particola infinitesima gli sfuggirà. Il calcolo infinitesimale avrebbe dovuto servire a questo scopo: rendere rappresentabile, mediante quantità discontinue sempre più piccole, la realtà, cioè il continuum spazio-temporale; cercare, fino a un certo punto e nei limiti delle possibilità umane, di ridurre gli intervalli del discontinuo costituito dalla serie dei numeri interi, introducendo fra i suoi termini altri numeri, in primo luogo i numeri frazionari. Si comprende così quale genere di forzatura rappresenti il calcolo in generale, cioè la pretesa di voler descrivere la natura del mondo reale (in sé continua) per mezzo della serie dei numeri, la quale, anche scendendo verso l’indefinitamente piccolo, non potrà che computare discontinuità. Lo stesso calcolo infinitesimale –dunque- non ridurrà mai la natura a semplici quantità numeriche, poiché la natura stessa non è una quantità astratta, né una quantità discontinua. Di ciò s’erano già accorti i Pitagorici. Si comprende pure come questa fisima tesa a voler ridurre lo spazio e tutti i corpi in esso presenti a semplici quantità valichi anche l’orizzonte materialistico, un punto a partire dal quale tale riduzione non tende più nemmeno alla “solidificazione del mondo” (“solidificazione” che dovrebbe essere il punto d’arrivo della visione materialistica), ma alla sua “polverizzazione”, cioè alla sua riduzione a una specie di pulviscolo atomico-matematico all’interno del quale ogni forma, cioè ogni qualità, perde di significato.

Per rendere più comprensibile questo discorso verrà utilizzato un esempio: un cubo e una sfera -aventi il medesimo volume, quindi quantitativamente eguali- permarranno indefinitamente diversi a causa della loro forma. La forma, qui, rappresenta la qualità, ergo: l’uguaglianza quantitativa viene trascesa dalla disuguaglianza qualitativa. Questo semplice esempio illustra la follia di ogni pretesa livellatrice, egalitaria, democratizzante moderna… l’aver voluto ridurre l’uomo -un tempo qualitativamente differenziato- a un individuo-massa senza più alcuna qualità, a un numero “uguale” a miriadi di altri. L’uomo-massa dei tempi ultimi, infatti, viene ridotto esclusivamente alla sua “corporeità” (solo legame tra i sessi, infatti, è il piacere). Nel momento in cui il mondo, continuando la sua discesa verso l’abisso, oltrepassa persino lo stato della materializzazione dei corpi (la loro impenetrabilità), non fa altro che degradare verso l’indifferenziato e l’indifferenziato equivale all’assenza completa di forma, cioè all’assenza di una pur minima qualità (anche se questa funzione va considerata alla stregua di un limite matematico, di qualcosa cui inclinare che, tuttavia, non sarà mai raggiunto). A questo punto, anche un bambino capirebbe che scendere al di sotto della SOLIDIFICAZIONE equivale a raggiungere la DISSOLUZIONE. Beninteso, la stessa solidificazione del mondo devesi intendere alla stregua di una fase del processo di decadimento della manifestazione, processo che avviene analogicamente in ogni singolo individuo e nel Cosmo considerato nel suo insieme. “Ciò posto, è del tutto naturale che, nel corso del suo sviluppo ciclico, la manifestazione cosmica nel suo complesso, e quindi la mentalità umana che vi è necessariamente inclusa seguano di pari passo uno stesso andamento discendente, nel senso di un graduale allontanamento dal principio, e cioè dalla spiritualità primitiva inerente al polo essenziale della manifestazione” (1).

 

Ora, come lo stadio di solidificazione del mondo devesi considerare come intermedio nel processo discendente della manifestazione cosmica, pòsto tra la spiritualità delle origini e il completo dissolvimento dei tempi ultimi (tempi che stiamo vivendo tutti con comprensibile stupore), così, in politica, la partitocrazia da “prima” e “seconda repubblica” (oggi in liquidazione) devesi considerare come fase di transito tra lo Stato sociale fascista e il caos attuale. Il sistema bipolare “secondo-repubblicano” è stato un'invenzione anglo-giudaica: l'Italia attuale, essendo una colonia di questo sistema, ne segue perfettamente gli schemi. Infatti, il PDL ha corrisposto e corrisponde ai repubblicani yankees, mentre il PD è una squallida fotocopia del partito di Obama. E poiché il sistema democratico contempla la “dialettica delle parti”, poiché “destra” e “sinistra”, da più decenni, si sono rivelate come le due proverbiali "facce della stessa medaglia”, sembra evidente che il sistema stesso, per poter sopravvivere, debba escogitare una “terza via” comunque funzionale ai suoi perversi scopi. Il timore che Grillo, in quanto apparente “terza via” al bipolarismo, sia funzionale, in verità, è assai alto. Hollywood stessa, pochi anni addietro, ha prodotto qualcosa di simile nel film “L'uomo dell'anno”, interpretato da Robin Williams: un anchorman televisivo che, osannato dal suo pubblico per la verve polemica apparentemente ostile al sistema, ascende ai vertici della cronaca entrando in lizza per le elezioni presidenziali della Casa Bianca. Un uomo comunque manovrato –e a sua insaputa- dal sistema, il cui destino è segnato fin dagli esordi. Ora, non sono, queste, “coincidenze” un po’ troppo sospette? Quando il sistema giunge a svelare i suoi stessi complotti (Hollywood lo fa da sempre), non dovrebbe esser segno di una eccessiva sicurezza di invincibilità? Grillo potrebbe anche essere in buona fede, ma resta individuo culturalmente e politicamente troppo inconsistente per poter pretendere un briciolo di credibilità e, sopra tutto, dietro di lui si muovono personaggi troppo ambigui, Casaleggio in primis. Non si può diventare improvvisamente degli statisti provenendo dal cabaret. Cosa sarebbe successo ottant’anni fa, se, ad esempio, Ettore Petrolini avesse cominciato a nutrire velleità politiche solo perché capace di sbeffeggiare il sistema dalle tavole di un palcoscenico? Chi mai, tra il suo pubblico, gli avrebbe potuto preconizzare una siffatta trasformazione? Eppure, con Grillo, oggi, sta accadendo ciò. Questo significa che gli italioti sono divenuti a tal punto imbelli, da arrivare a credere che un cabarettista possa salvarli dalla grande usura, cioè da un nemico i cui arsenali traboccano armi d’ogni tipo. Un cabarettista postosi a capo di un movimento più che eterogeneo, che annovera al suo interno tutto e il suo contrario (per esempio: “europeisti” e “nazionalisti”), un movimento che si è posto l’obiettivo di annientare la partitocrazia (e fin qui nulla di male), di ottenere il 100% dei seggi (e anche qui nulla da obiettare); ma per farne che cosa? Semplicemente per questo obiettivo dichiarato: “quando i cittadini diventeranno Stato, il movimento non avrà più bisogno di esistere. L'obiettivo nostro è di auto-estinguerci”. Un “movimento” che, pur straparlando di “stato sociale” e di tante altre conquiste fasciste, per bocca del suo leader ammette la sua totale contiguità al sistema, e in maniera davvero penosa: “se il nostro movimento fallisse, tornerebbe il nazismo!”. Sarebbe, dunque, questo il “cavaliere senza macchia e senza paura” di cui ci si dovrebbe fidare? E allora: chi non ha compreso che qui siamo di fronte a un giacobinismo al cubo, a un carnevale che annovera gente incensurata sì, ma senza nessuna esperienza politica, a una sorta di gara di dilettanti allo sbaraglio, a un guazzabuglio di personaggi più che sospetti come l’ebreo Dario Fo, ebbene, ne subisca le inevitabili, catastrofiche conseguenze. Noi vi abbiamo avvertito.

 

Nota

  1. René Guénon: “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”: capitolo 17: “Solidificazione del mondo” (pg. 113). Edizioni “gli Adelkphi”, Milano 2009.
 
Nessun evento
degrelle_1.jpg
CelticaCPA