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SEMPRE LA STESSA REGIA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Venerdì 25 Gennaio 2013

Se i sì detti partiti di sinistra o di destra, in Italia o in Francia, sembrano polemizzare su tutto, tranne che in politica estera, è perché essi sono solo degli strumenti. Gli strumenti di un certo artefice possono essere tanti, ma la mano che li utilizza è sempre la stessa.

Se l’ebreo Sarkozy, esponente di un partito sedicente di “destra”, attacca un paese africano (la Libia) e lo riduce in macerie, l’ebreo Hollande, di un partito sedicente di “sinistra”, in teoria, non dovrebbe fare altrettanto: e invece no! Anch’egli aggredisce un paese africano (il Mali) e si impegna a ridurlo in macerie. Perché accade ciò? Evidentemente perché “destra” e “sinistra”, in Francia come in Italia, sono solo nomi, significanti che servono a dividere il bestiame umano votante, ma dietro cui agisce la mano di un medesimo artefice, il quale ha un solo obiettivo: sottomettere il mondo intero al suo potere.

Se si sposta l’attenzione al di là dell’Atlantico, cioè se ci si allontana da un continente –l’Europa- che dal maggio del 1945 –cioè dalla fine della seconda guerra mondiale- non si è più ridestato dal coma, ci si accorge come le cose non cambino minimamente. Eppure, gli Stati uniti d’America, quella guerra l’hanno vinta. Ma allora, tra “vincitori” e “vinti” non esisterebbe alcuna differenza? Certo, perché quella guerra servì a fare dei “vinti” una pura e semplice imitazione del “vincitore”. “Americanizzare” l’Europa ha significato farne un burattino di quello stesso burattinaio che ha manovrato le masse d’oltre Atlantico da sempre.

Solo per attenerci all’ultimo ventennio: nel 1999, Clinton, un democratico, fece fuori in poche settimane la Serbia di Milosevic. Nel 2003, Bush, un repubblicano, si prodigò per ridurre in macerie l’Iraq, completando l’opera che il degno padre aveva cominciato dodici anni prima. Oggi, Obama, un altro democratico, per di più insignito del nobel per la pace, pur mantenendo un profilo più basso, tiene truppe d’occupazione in mezzo mondo, e ha istituzionalizzato la prassi degli “omicidi mirati” in perfetto stile mossad.

 

Dunque, chiunque abbia conservato un briciolo d’intelligenza in corpo, non potrà non intravedere dietro tanti fattori -apparentemente molteplici- un’unica strategia, un identico artefice. Non è un caso che la Francia, nel corso dell’ultimo biennio, sia sembrata sopravanzare la Gran Bretagna quanto ad aggressività imperialista, giungendo, in Libia, quasi a eguagliare le efferatezze statunitensi in Iraq. E che dire di emirati e sultanati arabi, divenuti carnefici dei siriani, dei palestinesi, e di altri popoli apparentemente consanguinei? Possibile che chi governa la patria del Profeta (l’Arabia) sembri essere più sionista degli stessi invasori della Palestina?

Poco più di un anno fa, sopra tutto dalla sì detta “sinistra”, si abbatterono gli strali dell’indignazione sull’allora esecutivo di destra, per il deplorevole atteggiamento assunto nei confronti della Libia. Si ironizzò sui baciamano berlusconiani a Gheddafi, si ironizzò sull’ennesimo voltafaccia di un fenomeno antropologico –l’italiano- che ha il tradimento nel sangue; ma, oggi, a distanza di poco più di un anno, quella stessa sinistra che tante volte ha criticato Berlusconi e soci, quale parvenza di indignazione sta dimostrando nei confronti di Di Paola, ministro dell’esecutivo uscente, il quale affila i coltelli da utilizzare contro i colli della popolazione del Mali, in una guerra nei confronti della quale la colonia Italia potrà solo auto-diffamarsi un po’ più di quanto non abbia fatto finora?

Insomma, è davvero così difficile capire che Italia, Francia, Stati uniti d’America, Gran Bretagna, Turchia, Qatar… sono solo nomi, tratti d’inchiostro tracciati sulle mappe dei plutocrati, entità presiedute da fantocci inanimati che iniziano a muoversi e a parlare solo quando la mano del burattinaio semiocculto comincia a infonder loro la vita?

 
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