--> -->
Art.21 della Costituzione italiana: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione."
CPA
Home Le Opinioni nostre UN ALTRO “CAVALLO DI TROIA”?
UN ALTRO “CAVALLO DI TROIA”? PDF Stampa E-mail
Scritto da Mario MARLETTA   
Mercoledì 14 Marzo 2012

Da quando il Medio Oriente si è trasformato in una polveriera pronta a deflagrare, tutta la politica planetaria sembra divenire sempre più un sistema di sfere concentriche ruotanti intorno a Gerusalemme (Quds o Sion, secondo come si voglia chiamare la capitale dei sì detti “tre monoteismi”). A rischio di far la figura dei soliti paranoici “complottisti”, si potrebbe affermare che, da Caracas al Cairo, da Islamabad ad Atene -senza tralasciare la capitale dello “stato” attualmente più filo-sionista al mondo: Roma-, le politiche determinanti il destino di milioni di individui dipenda da ciò che si va compiendo a Gerusalemme e dintorni (a quanto pare, anche in ciò l’“antisemita” Dante aveva visto giusto).

Nel momento in cui il destino di centinaia di milioni di individui si deciderà a seconda che gli usurpatori della Palestina decidano o no di aggredire militarmente la Repubblica Islamica (benché la logica e la più banale strategia impongano il rispetto della concertazione diplomatica), diviene importante dirimere un non ancor risolto dilemma. In Iran, da sempre, vivono pacificamente migliaia di ebrei, ai quali nessuno si sogna di torcere un capello. Lo stesso presidente Ahmadinejad, nel solco della tradizione coranica assegnante agli ebrei (pur con qualche riserva) la dignità di essere comunque considerati “gente del Libro”, non ha mai disdegnato di farsi fotografare coi Neturei Qarta (gli ebrei ortodossi che osservano il sionismo alla stregua di un’aberrazione satanica).

I Neturei Qarta -in aramaico: “i guardiani della città”- gruppo apparentemente antisionista fondato nel 1938, tuttavia, sventolano il “sacro vessillo” della sì detta “shoah” al pari dei loro “nemici” sionisti, anche se non ne fanno un pretesto per finalità estorsive. In un’intervista risalente al 26 marzo 2007, il defunto rabbino Ysrael David Weiss, parlando di un incontro avuto col presidente iraniano, così si espresse: “Ahmadinejad è contrario -come noi- al sionismo; quindi, per noi, lui è un amico. Lui ci ha detto che ama gli ebrei. Il convegno che il leader iraniano ha fatto sulla shoah era per discuterne… Per noi è ovvio che ci sia stata la shoah (mio nonno è morto ad Auschwitz) e siamo andati lì per dirglielo” (1).

Tutti noi sappiamo che la sì detta “shoah” è servita e serve -oggi più che mai- in quanto salvacondotto necessario a massacrare impunemente il Popolo palestinese (come sta accadendo in questa piovosa metà di marzo); dunque, dati questi presupposti, ci troviamo di fronte al seguente paradosso: il presidente Ahmadinejad sembrerebbe essere simultaneamente “pro” e “contro” la shoah. Questa, tuttavia, è una nostra forzatura, poiché Ahmadinejad intende ribadire il suo ANTISIONISMO ma non il suo ANTIGIUDAISMO. Rimane comunque irrisolta la posizione iraniana nei confronti della storia: se il giudaismo è fenomeno composito, l’assetto sociale iraniano lo è altrettanto. Nei fatti, ci troviamo di fronte a un altro apparente paradosso (non diamo la croce addosso solo agli italioti, considerati da sempre la più perfetta manifestazione del “cerchiobottismo”): da una parte c’è “un Iran” che lancia strali contro il Nazionalsocialismo (al punto da vedere, troppo spesso, immagini di imbecilli plagiati dalla propaganda occidentale sventolanti, insieme al sì detto “sigillum salomonis”, lo Swastika); dall’altra “un Iran” che indulge al Terzo Reich (fazione ben più seria e credibile anche dal punto di vista “esoterico”).

Tutto ciò, dal nostro punto d’osservazione, potrebbe esporre la Repubblica Islamica a certi rischi interni, così riassumibili: nell’ora della RESA DEI CONTI (poiché non crediamo che possano sopravvivere per un altro trentennio, anche se reciprocamente in assetto di guerra, Iran islamico ed entità sionista), qualora i terroristi annidatisi in Tel Aviv decidessero di tramutare in atto anni di minacce formulate contro Teheran, siamo certi che i “tollerati” e “tolleranti” ebrei soggiornanti all’interno di uno Stato nemico, come più volte ha insegnato la storia, non metterebbero da parte asperità e contenziosi, per compattare in un batter d’occhio la FRATELLANZA UNIVERSALE GIUDAICA? In fondo, alla luce dell’attuale impasse militare statunitense, è davvero improbabile, come “preconizzato” dall’ex capo del mossad Dagan, un -crollo dall’interno- della Repubblica Islamica?

Siamo sicuri che gli amici di Teheran non abbiano bisogno dei nostri consigli, comunque, pur esortandoli a rispettare i Giudei soggiornanti nella loro amata terra, suggeriremmo loro di dormire con una pistola sotto il cuscino, e col proiettile in canna.

 

Nota:

  1. www.liberopensiero.blogosfere.it

 

 

 
Nessun evento
degrelle_1.jpg
CelticaCPA