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27 GENNAIO: il giorno della menzogna PDF Stampa E-mail
Scritto da Coordinamento Politico di “AVANGUARDIA” della provincia di Messina   
Mercoledì 25 Gennaio 2012

Come oggi è ben raro che un lettore legga tutte le singole parole (o addirittura le sillabe) di una pagina -di venti parole ne estrae circa cinque a caso e « indovina » il senso presumibilmente attribuibile a queste cinque parole- così è altrettanto raro che si veda esattamente e completamente un albero, nelle sue foglie, rami, colore, figura; ci riesce assai più facile abbozzare con la fantasia un tipo approssimativo di albero. Anche nel bel mezzo delle più strane esperienze interiori continuiamo ad agire allo stesso modo: plasmiamo immaginosamente la maggior parte di quella esperienza e difficilmente possiamo essere costretti a non assistere come «inventori» a qualsiasi evento. Tutto ciò significa che fondamentalmente, fin da tempo immemorabile, noi siamo abituati alla menzogna” (1).

Quanto qui descritto -oggi- sembra calzare perfettamente sopra tutto per ciò che concerne la sì detta “STORIOGRAFIA”. Tutti noi ben sappiamo in quale modo sia stata narrata, da sempre, ogni vicenda umana: “la storia”, ebbe a dire qualcuno, “è una sequela di menzogne che il vincitore di turno ha tutto l’interesse a tramandare alla posterità ”. La menzogna, dunque, è ineliminabile dall’àmbito umano, poiché i termini “uomo” e “molteplicità”, in fondo, sono sinonimici.

“Menzogna” per menzogna, non desideriamo più rammentare le decine di milioni di morti della seconda guerra mondiale (appartenenti ai popoli più disparati, i quali, almeno, si sono astenuti dallo speculare su di essi per decenni!) come contrappeso quantitativo agli strapropagandati 6 MILIONI DELLA “RAZZA ELETTA”: non ci interessa farlo. In questo giorno della menzogna (altrui) ci piacerebbe, invece, rammentare il martirio di un uomo, che la putrida stampa occidentale ha sempre e intenzionalmente diffamato -persino la sua cattura fu ricostruita in un set cinematografico- (2). Oggi, desideriamo onorare la memoria del Raìs del popolo iracheno: Saddam HusaynAbd al Majìd al Tikrìti, di colui il quale fece della sua terra il paese più civile del mondo arabo contemporaneo. Desideriamo, sopra tutto, ricordare la vicenda di un “leone del deserto” che, a 66 anni compiuti, RPG in spalla, come un qualunque miliziano del popolo attorniato da un manipolo di fedeli pretoriani, assaltò l’aeroporto di Baghdad occupato dalla preponderante feccia mercenaria ebraico-statunitense per metterla disordinatamente in fuga.

A maledizione e onta perenni dei parassiti del sistema demoplutocratico, della subumana poltiglia infestante Roma, Berlino, Parigi, Londra, Bruxelles, Washington… il cui “coraggio” comincia e finisce in una delazione o in uno scaricabarile, noi -oggi- intendiamo consacrare questo giorno alla (autentica) Memoria di un Combattente che -seppur oltraggiato, torturato e drogato- non ha mai ceduto al nemico, e alla Memoria del milione 455 mila 590 Caduti del glorioso Popolo iracheno, Vittima della brutale aggressione di assassini senza Dio né Onore.

 

Note:

  1. Friedrich Nietzsche: “Per la storia naturale della morale”, tratto da “Al di là del bene e del male”. Edizioni “Adelphi”; Milano, 1977.
  2. Malcom Lagauche: “Saddam Hussein’s greatest legacy”: www.malcomlagauche.com
 
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